La prima fan fiction!

Ed infine, eccoci qua con la prima fan fiction. Io sono emozionatissimo e nel leggerla mi sono commosso tante volte. Una fan fiction, per chi non lo sapesse, è una storia non canon scritta dai fan di una determinata serie. Ne esistono di ogni serie, da Sailor Moon ad Harry Potter a Buffy fino a Star trek e i Cavalieri dello zodiaco, quindi è un onore per me che anche i miei modesti personaggi abbiano colpito qualcuno così da tanto da scriverne. Sappiate che sono orgoglioso di avere fan come voi. 🙂 

La trama e i personaggi de “I Guardiani della Luce” sono di proprietà intellettuale di Nino Giordano. Questa fanfiction non è stata scritta per fini di lucro, ma solo per diletto.

La natura ambigua dell’amore

di Releuse

“Grazie della bella serata! Era da un sacco che non mi divertivo così!” Esclamò Marco rivolto ai compagni, porgendo il casco a Ersilia.

“È proprio vero, bisogna rifarla!” sorrise Gabriele. “Era da tanto che non ci ritrovavamo tutti!”

Marco ci pensò un attimo su. “In effetti…”

“Hm, e chissà di chi è la colpa…” Carlo gli lanciò un’occhiata obliqua. “Qui c’è qualcuno che da quando si è fidanzato si dimentica degli amici!” Era ovvio che Carlo stesse scherzando, ma Gabriele si lanciò in difesa dell’amico, manco fossero sul campo di battaglia. “Dai, Carlo, è normale. Marco ed Ersilia stanno insieme da poco, hanno bisogno di stare un po’ da soli! Non sei d’accordo anche tu, Bruno?” Domandò, cercando l’appoggio del Guardiano dell’Oscurità che, purtroppo, non poté assecondarlo, visto che stava già ridacchiando per come i due chiamati in causa erano arrossiti. Trovava proprio divertente vedere Scardella in difficoltà. Monia, Elvira, Roberta e Viviana evitarono a fatica d’imitare Bruno.

Marco mise una mano sulla spalla del compagno. “Grazie, Gabriele. Per fortuna che almeno tu mi capisci!” Sospirò in maniera così teatrale che alla fine scoppiarono tutti a ridere. Dopo i consueti saluti, Marco ed Ersilia si allontanarono in sella al motorino. Il resto del gruppo si avviò verso via Pietro Scaglione: ormai era quasi mezzanotte e le ragazze dovevano tornare a casa. Con la scusa che erano tutti insieme, quella sera erano riuscite ad avere il permesso per stare fuori più a lungo, a condizione, però, di non rincasare oltre la mezzanotte.

Mentre passeggiavano sotto un cielo stellato, Bruno pensò che aveva trascorso davvero una bella serata: si era divertito ed era stato bene. Da quando frequentava Gabriele e i suoi amici, aveva scoperto il piacere di una vera compagnia, toccato con mano l’affetto e il rispetto che legava tutti, senza distinzioni.Si era poi reso conto che non era così male rientrare a casa a un’ora decente, mettersi subito a letto e dormire sonni tranquilli. A parte quando qualche demone decideva di dar loro un po’ di rogne.

Ormai erano passati poco più di due mesi da quando avevano salvato Palermo, risolvendo il mistero di Laura Lanza. Dopo quegli eventi, avevano affrontato solo un paio di demoni, cavandosela alla grande. Privi di una guida, quelli rimasti in circolazione parevano allo sbaraglio e quindi particolarmente vulnerabili. Nonostante la minaccia incombente del Demiurgo, la vita dei Guardiani della Luce scorreva tranquilla e abbastanza pacifica.

Senza accorgersene, Bruno aveva rallentato il passo, distanziandosi da Gabriele e gli altri. Non colmò subito quello stacco, ma preferì soffermarsi a osservare i suoi amici. Carlo dissimulava il dolore per il rifiuto di Loredana; era evidente, nonostante cercasse di nasconderlo. Non doveva essere facile accettare di essere respinto da colei che gli aveva giurato amore eterno, rinunciando alla propria vita da sirena per una da umana. Ma Bruno, Gabriele e Marco, erano convinti che ben presto Loredana si sarebbe ricordata di essere stata Solabella e di aver amato Carlo, quindi lo incoraggiavano e gli stavano vicino, non solo a parole. Anche Viviana e le altre facevano del loro meglio per confortare l’amico, seppure non conoscessero i dettagli della situazione. Tuttavia, ai loro occhi, Carlo era ‘semplicemente’ stato respinto, come accadeva a tanti ragazzi della loro età, perciò speravano solo che Loredana cambiasse presto idea o che Carlo rivolgesse altrove i propri occhi.

Ma a preoccupare Bruno non era Carlo, bensì Gabriele. Il giovane Guardiano del Vento aveva sorriso tutta la sera; aveva riso alle battute di Marco, scherzato con lui ed Ersilia, lanciato sguardi ai ragazzi che gli erano passati di fianco, facendo spesso commenti su quanto fossero “decisamente carini.” Ormai era dalla fine dell’ultima battaglia che si comportava in quel modo. Adesso che il clima si era disteso e il gruppo era tornato più unito che mai, anche le ragazze erano giunte alla conclusione che la cotta di Gabriele per Marco fosse finalmente passata. Così come lo credevano anche Marco stesso e Carlo. E forse anche Nico.

Se Bruno fosse stato un ragazzo qualunque, avrebbe probabilmente malgiudicato Gabriele e ritenuto superficiali i suoi sentimenti, visto il modo repentino in cui erano scomparsi, come spazzati via dallo stesso vento tanto caro all’amico. Ma era un telepate e, quindi, sapeva ciò che si celava nel cuore di Gabriele, anche perché tra loro si era creato un rapporto tutto speciale, che prendeva vita nella mente del nuovo RuaH. Bruno sapeva che dietro quel viso sorridente, dietro quell’ atteggiamento da amico buono e comprensivo, Gabriele nascondeva la sofferenza per il rifiuto di Marco. Aveva cercato di farsene una ragione, lo sapeva che lui e il suo migliore amico non sarebbero mai potuti stare insieme, eppure soffriva ancora per quella delusione d’amore. Nonostante Bruno non avesse mai sofferto per amore, né si fosse mai innamorato davvero, ogni volta che entrava in contatto telepatico con Gabriele, sentiva e comprendeva quanto tali delusioni fossero amare e difficili da metabolizzare

La sua fame d’amore era totalizzante.

Forse era vero che Gabriele si era sentito attratto da Marco perché nel passato erano stati un’unica persona e la sua anima smarrita aveva cercato di tornare a quel tutto che, divenuto molteplice, si era perso nell’universo. Anelava a ricreare la perfezione di quell’unità che era stato Ermete Trismegisto. Ma Gabriele viveva nel presente e in questo tempo lui era una persona singola che provava sentimenti veri nei confronti di un’altra.

Bruno sospirò. Leggere la mente di qualcuno era come leggerne il cuore, sfogliarne le pagine e scoprirne i sentimenti più nascosti. Lui ormai conosceva ogni singolo anfratto di quello di Gabriele.

Era il proprio, invece, che non riusciva a decifrare.

Cominciava a pensare che quel dono di Afela, si stesse rivelando una maledizione. Già. Perché anche se fingeva di ignorarlo, a forza di osservare Gabriele, di essere dentro la sua mente e di conoscerne anche i pensieri più proibiti, lui…

Strinse i pugni, serrando denti e occhi. Un fremito gli attraversò il corpo.

“Bruno, che fai lì impalato?”

Quando riaprì le palpebre si rese conto di essersi fermato. Vide così il sorriso spontaneo e sincero che Gabriele gli stava regalando. E il suo cuore perse un battito.

“Forza, andiamo!” Lo spronò afferrandogli una mano per trascinarlo, ma nell’esatto momento in cui avvertì il contatto con l’amico, Bruno indietreggiò di scatto, allontanando la propria mano. L’espressione di Gabriele da serena si fece turbata. Bruno sentì che stava cercando un contatto telepatico con lui, ma non glielo concesse. Non in quel momento, mentre nella sua testa si stavano mescolando i pensieri più confusi. “Io…” balbettò e la vista della porta di casa gli sembrò l’unica via d’uscita. “Sono molto stanco…” Si defilò abbassando gli occhi, evitando quelli accusatori di Carlo e delle ragazze e fuggendo da quelli feriti di Gabriele.

“Che diavolo gli è preso?” Domandò Viviana interdetta, ma nessuno seppe darle una risposta. Gabriele continuava a fissare l’ingresso della casa oltre il quale Bruno era scomparso. La mano comprensiva di Carlo si posò saldamente sulla sua spalla. “Non preoccuparti, Gabriele. Lo sai che Bruno è un po’ lunatico…”Il ragazzo annuì con poca convinzione. Non capiva perché Bruno si fosse comportato in quel modo, anche se nel suo cuore cominciava a serpeggiare un vago sospetto. Aveva già visto quello sguardo, era simile a quello che gli aveva rivolto Marco quando si era dichiarato: sconvolto e di rifiuto.

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“Al diavolo!”

Entrato in camera propria, Bruno frenò l’istinto di prendere a calci la prima cosa che gli capitasse a tiro. Era notte e se avesse fatto casino, avrebbe svegliato sua madre e i suoi fratelli e in quel momento non aveva voglia di dare spiegazioni a nessuno. Si gettò sul letto, coprendosi il viso con un braccio. L’unica cosa che desiderava era spazzare via dalla sua mente l’espressione contrita di Gabriele. “Sono un idiota!” Si ripeté più volte a voce e dentro di sé. Non poteva credere di aver ferito proprio la persona che l’aveva salvato dal male in questa vita e nella passata, quello che era diventato il suo migliore amico perché aveva sempre creduto in lui, anche quando tutti gli altri avevano pensato che nel suo corpo non sarebbe più scorsa una goccia di sangue umano.

“Bruno, tu pensi che arriverà mai qualcuno da amare sul serio?”

“Ne arriveranno, sicuramente. E io voglio proprio vederli quei pazzi che proveranno ad avere una relazione con te!”*

Nel ripensare alle parole scambiate con Gabriele, Bruno si girò su un fianco rannicchiandosi più che poteva. Avrebbe voluto sparire. “Devo scusarmi il prima possibile…” sussurrò in un lamento.

Contrariamente a quello che si sarebbe aspettato Gabriele, nei giorni successivi Bruno non scomparve, continuò a uscire col gruppo, ma tagliò ogni contatto telepatico con lui. La distanza che si era creata fra loro era palpabile. Gabriele avrebbe voluto parlare, ma non trovava mai un momento adatto, anche perché Bruno faceva di tutto per eluderlo.

Marco aveva Ersilia. Carlo pensava costantemente a Loredana. Bruno lo aveva abbandonato. Il vuoto che Gabriele sentiva dentro gli faceva più male di qualsiasi ferita inferta dal più efferato dei demoni.

“Sembra che io faccia a gara per allontanare gli amici” sospirò Gabriele, sbocconcellando un dolce senza gustarlo. Quel pomeriggio era andato a casa di Nico. Ormai era l’unica persona con cuipoteva parlare.

“Hai fatto una dichiarazione anche a lui?” chiese il padrone di casa, mentre armeggiava con caffettiera e tazzine, prendendolo in giro affettuosamente.

“Certo che no…”

“L’hai offeso?”

“Nico, io non ho fatto niente!” esclamò il Guardiano del Vento. “O almeno credo…”

“Beh allora smettila di darti colpe che non esistono” Lo rimbrottò con dolcezza il ragazzo.“Magari è Bruno ad essere in un momento ‘no’.” Nico gli mise sotto il naso una tazzina di caffè bello fumante. “Capita a tutti!”

Gabriele lo guardò incerto, poi riabbassò gli occhi. “Io… mi manca il nostro legame telepatico. Era qualcosa che apparteneva solo a noi due. Ogniqualvolta mi sentivo triste o ferito dall’atteggiamento di Marco, lui era sempre qui” poggiò un dito sulla fronte “a incoraggiarmi. Mi manca la sua amicizia… lo sento così distante.” Gabriele era confuso. Nico lo osservò, scrollando le spalle. “Adolescenti…” borbottò. “Probabilmente voi due dovete fare chiarezza nel vostro cuore…” Sorrise poi, ma Gabriele non gli prestava attenzione.

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“Se lo desideri tanto, dovresti farlo tuo…” Quella voce cavernosa rimbombò nella sua testa con suadente ironia.  La riconobbe: era quella di Astaroth. Il demone stava ridendo di lui.

“Taci, bestiaccia!” gridò Bruno. Era seduto sul letto e si teneva la testa. “Gabriele è il mio migliore amico e io…”

“E tu lo desideri, no?” continuò il duca dei demoni, con il tono di chi vuol farsi beffe di qualcuno. “Lo so che lo vuoi…”

“Gabriele è innamorato di Marco!” ribatté Bruno col pensiero.

La risata di Astaroth echeggiò in tutta la sua testa. “E tu vorresti curare il suo cuore ferito? Non farmi ridere, il suo è un amore distrutto. Per quanta colla il giovane RuaH voglia mettere al proprio cuore, i cocci rimangono sempre cocci, stupido umano. E se proprio non vorrà donarti il suo amore,” la risata si fece sottile, “puoi sempre prenderti lui…”

“Non dare ascolto alle parole di quell’essere.” Stavolta fu Afela a parlare. La sua voce era severa, ma comunque umana. “Hai consacrato la tua vita a RuaH e di lui devi avere rispetto.”

Bruno provò a controllare il respiro. Non era la prima volta che gli capitava di sentire Afela e Astaroth nella sua testa. Ora che sapeva di avere dei poteri superiori dava un significato più profondo a quelle ‘allucinazioni uditive’, visto che di solito un simile fenomeno si chiamerebbe schizofrenia.

“Non l’hai ferito abbastanza nel passato?” continuò l’inclemente Afela.

Bruno trasalì. Era vero. Nella vita precedente, quando era ancora Astaroth, aveva ucciso la famiglia di RuaH, eppure quest’ultimo lo aveva accettato come suo compagno senza la minima remora. E anche nella vita attuale, ogniqualvolta veniva assalito dai sensi di colpa, Gabriele era pronto a rassicurarlo, dicendogli che non era stata colpa sua. Lui…non voleva ferirlo ancora una volta.

“Segui i tuoi istinti…” Ancora la voce lugubre di Astaroth alla quale si sovrapponeva quella autorevole di Afela. “Rispetta la luce che ti ha reso un’anima pura…”

“Basta! Smettetela di condizionarmi l’esistenza!” stavolta Bruno gridò, alzandosi di scatto dal letto e mettendosi in posizione d’attacco, quasi avesse voluto affrontare Afela e Astaroth in uno scontro diretto. Li stava per mandare mentalmente al diavolo quando, però, la voce che udì non era quella dei due. “Gabriele!” esclamò. “Sta combattendo!”

“Dannazione!” Gabriele calciò via due dei cinque demoni che lo avevano assalito: degli esseri antropomorfi per metà animale, con delle squame ossee sulla schiena e dei terribili denti aguzzi esibiti in sorrisi abietti. “Sembra di essere sul set di Jurassic Park!” esclamò, scagliandone via uno con una sferzata di vento. Subito dopo, però, un altro gli artigliò la schiena e azzannò una spalla. Il Guardiano del Vento gridò di dolore. Provò a scrollarselo di dosso caricando un pugnoma, prima che potesse colpirlo, vide la testa di quell’essere schizzare via e dissolversi nell’aria.

“Bruno!” esclamò con stupore, vedendo l’amico brandire la propria spada.

“Sei ferito?” domandò il Guardiano dell’Oscurità, scaraventando via l’ennesimo demone.

Gabriele si toccò la spalla e, vedendo che non c’era sangue sulle dita, tirò un sospiro di sollievo. “No, meno male. Ma come facevi a…”

“Ti ho sentito!” rispose l’altro, affiancandolo. Gabriele fu felice di sapere che il loro contatto telepatico non era stato chiuso definitivamente. “Certo che no, stupido!” gli rispose a voce Bruno. “Ma se l’altro giorno… ehi!” Gabriele evitò per un pelo la zannata di un demone.

“Senti, ne parliamo dopo, ok? Prima liberiamoci dell’Era Glaciale!” Lo esortò Bruno sarcastico, piazzandosi spalla contro spalla a lui. “Va… va bene…” Rispose Gabriele, richiamando la propria spada. “E io che credevo di essere a Jurassic Park!” In men che non si dica, i due ragazzi riuscirono a distruggere tutti e cinque i demoni. Distratto dall’ansia di confrontarsi con Bruno, Gabriele tornò troppo velocemente alle sue fattezze da diciassettenne. In quel momento, un demone rimasto nascosto fino ad allora si materializzò dal sottosuolo, colpendo alle spalle il ragazzo e facendolo rovinare in terra.

“Gabriele!” gridò Bruno, raggiungendolo. “Cavolo, che male…” Il Guardiano del vento sentiva dolore ovunque. Vedendo il braccio dell’amico sanguinare e i suoi occhiali incrinati, Bruno sentì la rabbia montargli alla testa. “Maledetto!” Con un balzo felino, si avventò sul demone sguainando con cieco risentimento la Spada dell’Oscurità che, sotto la luce della luna, sfavillava come un diamante.

“Tu… non gli farai del male!” ingiunse con voce grave. La violenza dei sentimenti che ardevano nel cuore di Bruno accompagnò la sua lama, che tagliò in due l’orrida bestia. Il sorriso di trionfo del Guardiano, insieme alle ombre della notte che gli fregiavano il viso, deformavano i suoi tratti tanto che a Gabriele sembrò di riconoscere i lineamenti di Astaroth. Eppure, quando lo raggiunse, Bruno era tornato quello di sempre. Gabriele, peraltro, giudicò la sua preoccupazione eccessiva.

“Sto bene… sto bene!” Ripeté per l’ennesima volta all’amico, che voleva accertarsi delle sue condizioni.

“Hai un braccio che sanguina!” Gli fece notare Bruno, tornato alla sua fisionomia reale.

“Sì, ok. Ma è un graffio.” Gabriele guardò poco convinto la lunga escoriazione che faceva bella mostra di sé sulla sua carne.“Sto in piedi, vedi?” Si alzò da terra, ma un’improvvisa fitta alla schiena lo fece cadere sulle ginocchia.

“Vedo, sì!” Lo rimbeccò l’altro, sarcastico.

“È stato un caso!” Replicò Gabriele, provando ancora una volta ad alzarsi. Stavolta, Bruno gli cinse la schiena con un braccio, aiutandolo a sorreggersi. “Ti porto a casa!” sbuffò, senza guardarlo negli occhi. Gabriele si stupì di quel gesto. “Sei… sicuro?” chiese timoroso. In fondo, l’ultima volta che avevano avuto un contatto, l’amico l’aveva respinto.

“Certo, scemo!”

Il cuore di Gabriele si alleggerì. “Ok, allora ne approfitto…” Disse, aggrappandosi alle spalle di Bruno e lasciandosi condurre dalla sua presa salda.

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“Ahia!” Gabriele cercò di sottrarsi a Bruno che faceva di tutto per immobilizzarlo. “Vuoi stare fermo?” Esasperato, il Guardiano dell’Oscurità gli afferrò il braccio e, con tutta la forza che aveva, pigiò il cotone imbevuto di disinfettante sulla sua ferita.

Gabriele strinse i denti. “Brucia…” biascicò.

“Certo, lo so. Ma se mi lasci fare finirà prima!” gli ringhiò contro l’amico.

Erano a casa di Gabriele, seduti sul divano del soggiorno. Quel week end la sua famiglia non c’era. “Sono andati alla laurea di mia cugina a Bologna…” gli aveva detto il ragazzo e Bruno, nel sapersi solo con lui, aveva avvertito una sensazione stranissima che, però, aveva messo subito da parte.

Alla fine Gabriele cedette e porse il braccio all’amico. “Non sapevo te la cavassi in queste cose…” disse, osservando l’abilità dell’altro nel maneggiare l’occorrente.

Bruno sfoggiò un risolino sornione. “Beh, sai… quando si ha a che fare con spacciatori e delinquenti ogni tanto il cazzotto ci scappa, così ho imparato il primo soccorso. Altrimenti chi la sentiva mia madre se mi vedeva tornare ogni volta con graffi e lividi tanto evidenti!”

Gabriele sorrise. L’occhio gli cadde sulle mani di Bruno che lo stava medicando con dedizione. Non riusciva a credere che pochi giorni prima il suo amico lo avesse allontanato, proprio come aveva fatto…

“Non paragonarmi a quell’idiota di Scardella!”

Il Guardiano del Vento sobbalzò, arrossendo per l’imbarazzo. “Marco non è un idiota!”

“Uh, lo è eccome!” ribadì Bruno, più per principio che per reale antipatia. Sapeva bene il tipo di persona che era Marco. Lo considerava in gamba, dopotutto.

“E comunque non leggermi nel pensiero!” si lamentò Gabriele, mentre l’altro terminava la fasciatura.

Bruno scrollò le spalle. “Tsk. È più forte di me.”

“Ma se l’altra volta ti sei schermato!” Gabriele si tappò la bocca, pentendosi all’istante delle proprie parole.

“Io… non è come pensi.” Il Guardiano dell’Oscurità abbassò lo sguardo. “Non ti ho respinto perché… sei gay.”

“Allora perché?” La voce amareggiata di Gabriele non faceva altro che aumentargli il rimorso.

“… è difficile da spiegare…”

“Provaci, no?”

Bruno aprì la bocca per dire qualcosa, ma subito dopo la richiuse. Non era tipo da dare grandi spiegazioni per le proprie azioni, non era bravo con la retorica. Aveva sempre preferito i fatti alle parole. Agire piuttosto che parlare. Forse, a volte, somigliava più ad Astaroth che ad Afela. Così, anche questa volta, quasi seguendo l’istinto del demone che era in lui lo fece: agì.

“Se non vuoi parlare a voce almeno facciamolo a ment…” Gabriele non terminò la frase, trovandosi la bocca serrata da quella di Bruno. Colpito da quel gesto inaspettato, tentò di dire qualcosa ma, così facendo,schiuse le labbra autorizzandola lingua del compagno a travolgere la sua. Bruno gli artigliò le spalle e il Guardiano del vento si trovò, come per istinto, a ricambiare finché, quello stesso istinto, gli regalò un pensiero tutt’altro che casto. Nell’attimo in cui Gabriele si rese conto della presenza dell’amico nella sua testa, ebbe la forza di staccarsi.

“Non volevo, non volevo, scusa!” Esagitato, si portò le mani alla testa. “… sono gli ormoni, è l’adolescenza…” continuava, ripetendo parole che uscivano spesso dalla bocca di Nico.

“Non preoccuparti… è colpa mia…” borbottò Bruno, diventato rosso fino alla punta delle orecchie.

“Si può sapere che ti ha preso?” Il Guardiano del Vento non riusciva a capire. “Perché l’hai fatto?”

“Perché mi andava, tutto qui.” Bruno finse noncuranza. “Sei parecchio sorpreso, vedo.”

Gabriele fece un grosso respiro, mentre si grattava la nuca, imbarazzato. “Beh… è che non me l’aspettavo. Non avevo mai pensato a te in questi termini… quindi mi hai preso alla sprovvista…”

“Beh, io ho cominciato ora. O meglio, da un po’ di tempo a questa parte.” La risposta perentoria di Bruno sorprese Gabriele ancora di più.

“Non sapevo che tu fossi…”

“Non lo sono! Non sono frocio!” lo aggredì Bruno, ma gli occhi feriti dell’amico lo frenarono dal proseguire la sceneggiata.  “Io… non lo so cosa sono.” disse, sentendosi all’improvviso disarmato. Bruno fissava i palmi delle proprie mani che poi chiuse in un pugno. “So solo che ho iniziato a provare questa cosa per te ultimamente… e sono andato di fuori. Non capivo più nulla… per quello ti ho allontanato l’altro giorno. Avevo paura di combinare un casino. Anzi, l’ho combinato davvero…” Il tono di voce era talmente sofferente che a Gabriele venne voglia di abbracciare l’amico. Sapeva benissimo cosa provava, ci era passato anche lui, molto, molto tempo prima. Non era facile accettare. E accettarsi. Certo non si sarebbe mai aspettato di essere causa delle pene d’amore di qualcuno. Nel pensare questo, avvertì uno sfarfallio nello stomaco.

“Ti… do fastidio?” domandò Bruno guardandolo negli occhi, pronto a tutto, anche a un suo rifiuto.

Gabriele gli sorrise. Un sorriso dolce, scevro d’imbarazzo. “Oh, no. È che è la prima dichiarazione che ricevo da un maschio. È… bello.” Posò le mani sulle ginocchia, per scaricare la tensione. Bruno lo ascoltava in silenzio. “Anche io sono un po’ confuso. So solo che in questa settimana che mi hai lasciato solo sono stato male.”

“Tsk, perché non avevi una spalla su cui frignare!”

“Quanto sei scemo! Non è così!” si difese Gabriele. Negli ultimi giorni era stato davvero male. Aveva anche pianto.

“Allora cos’è?” Il Guardiano dell’Oscurità lo scrutò e Gabriele non si sottrasse. Gli era già capitato di perdersi nello sguardo dell’amico. Solo che, a quei tempi, nessuno di loro era ancora un Guardiano e nessuno sapeva ancora che il destino li avrebbe legati indissolubilmente. Ma così come allora, dentro quelle iridi azzurre, Gabriele scorse un bagliore intermittente, ma stavolta non c’erano luci nere a offuscarlo. Forse era davvero il suo cuore pulsante* ormai divenuto puro e privo d’ombre brumose.

Gabriele ormai n’era sicuro. Qualcuno gliel’aveva detto: a volte l’Amore non era un colpo di fulmine. Non era passione immediata per qualcuno. Talvolta era un sentimento nascosto che germogliava piano piano fra gli intrecci di un’amicizia sincera, crescendo insieme alle persone che lo coltivavano.

Nel ripensare a quelle parole, vide tutti i dubbi dissolversi e prese finalmente coraggio. “Bruno… ti andrebbe di rifarlo?”

L’amico alzò gli occhi confuso. Il Guardiano del Vento si sporse verso di lui. “È stato bello…” Sussurrò, facendo scorrere le proprie dita sulla mano dell’altro. Senza fretta, Bruno gli sfilò gli occhiali, scheggiati durante la battaglia.

Sorrisero, con le labbra e con il cuore, per poi baciarsi ancora.

Stringendosi l’uno all’altro approfondirono i baci, mentre le mani vagavano sui reciproci corpi, a volte intimidite, altre più audaci. L’imbarazzo cominciava a dissiparsi come nebbia vinta dalla luce, lasciando il posto al piacere delle carezze e alle piccole risate per il brivido di un solletico inatteso. Si spogliarono, mal camuffando la vergogna per i gesti maldestri e inesperti, eppure nessuno dei due vide scherno negli occhi dell’altro, ma soltanto il medesimo desiderio di conoscersi davvero. Le remore emersero nuovamente quando si scoprirono ambedue eccitati, ma fu Bruno il primo a sfidarle, spingendo Gabriele a sdraiarsi sul divano, concedendo alle proprie mani di esplorargli il torace, mentre gli imprimeva lungo il collo una serie di baci profondi. Gabriele sospirò appagato. Il modo in cui l’amico lo toccava, a tratti rude, a tratti estremamente dolce, rispecchiava la sua duplice natura di demone e Guardiano.

Come aveva fatto a non accorgersi prima dei sentimenti che provava per lui? Non aveva finito di fare quella riflessione che il cuore gli partì a mille, vedendo Bruno chinarsi fra le sue gambe. Provò un’improvvisa sensazione di piacere e stordimento, che azzerò qualsiasi indugio. Così artigliò la testa del compagno, guidandolo nel movimento, premendolo verso di sé. All’improvviso, però, Bruno si sollevò per guardarlo negli occhi. Gli piacevano gli occhi di Gabriele. Aveva uno sguardo limpido, sereno come quello della creatura più pura della Terra. Non voleva più vedere quegli occhi afflitti a causa dell’amore. Quello stesso amore che il Guardiano del Vento voleva donare a tutto il mondo, ma di cui rimaneva sempre orfano.*

Il Guardiano dell’Oscurità si rivolse mentalmente ad Astaroth, ringraziandolo per avergli dato la spinta giusta ad affrontare i suoi sentimenti per Gabriele, anche se non nel modo in cui lui avrebbe voluto. Ebbe parole di conforto anche per Afela il quale, era risaputo, non voleva che RuaH soffrisse ancora per colpa delle sue azioni. E nemmeno lui voleva ferire Gabriele, fare qualcosa che potesse essere frainteso o metterlo nella condizione di pentirsi di quegli istanti. Quindi si rivolse all’amico, parlandogli con una calma e franchezza disarmanti:

“Vorrei che fossi tu a farlo.”

Gli occhi di Gabriele si riempirono di stupore, mentre una miriade di emozioni si unì al concerto nel suo petto. “Ma io… non l’ho mai fatto…”

Bruno inarcò un sopracciglio. “Beh, se per questo nemmeno io. Con un ragazzo, poi… sei tu l’esperto! Avrai visto qualcosa… i video su internet, una rivista…”

Gabriele arrossì vistosamente. “Smettila di scherzare! Almeno tu con qualche ragazza…”

“Gabriele…” Bruno scosse la testa. “Alle ragazze non piacciono i teppisti che frequentano gli spacciatori… almeno a quelle cui ho fatto il filo io!”

“Vuoi dire che…” Il Guardiano del Vento era sorpreso, mentre l’amico annuiva.

“Senti, non è importante…” Bruno gli prese il viso fra le mani. “Io mi fido ciecamente di te…”

La luce calda dell’abat-jour illuminava appena i loro corpi imperlati di sudore. Erano sul letto della camera di Gabriele e, quest’ultimo, era sdraiato sul corpo del compagno. I loro gemiti riecheggiavano fra le pareti, insieme a frasi sussurrate con affetto. Bruno accolse Gabriele dentro di sé combattendo i primi istanti di dolore, serrando occhi e denti. Gabriele intrecciò una mano alla sua, stringendola con forza, mentre si spingeva nel suo corpo. Essergli dentro gli procurò sensazioni confuse di piacere, paura di non essere all’altezza e consapevolezza dei propri sentimenti.  Ma anche brama di prendersi tutto. Era questo fare l’amore con qualcuno? Nel darsi una risposta positiva, Gabriele si sentì travolto da un’intensa sensazione di felicità, perché ora tutto gli era più chiaro. E nell’istante in cui le emozioni sue e di Bruno diventarono una cosa sola, sublimando nell’apice della passione, il vento spirò nella stanza e i loro corpi si inondarono di luce, trasformandosi.

“RuaH…” Chiamò Bruno, in stato di trance.

Infine, il sussurro caldo del Guardiano del Vento: “Afela…”

********************

I primi raggi del sole che filtravano dalla serranda semiabbassata li scoprirono abbracciati, infagottati nel lenzuolo. Bruno schiuse le palpebre lentamente, un po’ perché infastidito dalla luce, un po’ perché era ancora stordito dalla notte appena trascorsa. Nella magia di quel risveglio rievocò lo sguardo intenso di RuaH, che sperò stesse ancora riposando al suo fianco ma quando, spalancati gli occhi, si trovò puntati addosso quelli di Gabriele, sobbalzò. “Che diamine…”

“Scusa, non volevo spaventarti!” Il ragazzo era un po’ impacciato. “Ti stavo fissando…”

“Appunto…” rispose Bruno, perplesso. Scrutò il compagno, il quale sembrava turbato da qualcosa. Però era buffo con i capelli tutti scarmigliati e quello strano broncio. Sì, buffo, nonostante ciò che era successo fra loro. “Che c’è?” domandò, ancora incapace di connettere bene cervello e voce. Figurarsi leggergli nella mente!

“Ahem… ecco, mi chiedevo…” Gabriele si morse un labbro. “Ma si può sapere cosa ti piace di me?”

Bruno non credeva alle proprie orecchie. Da quanto Gabriele era lì a scervellarsi su quelle paturnie? Forse era ancora nel mondo dei sogni. “Tutto.” Rispose, malgrado gli fosse venuta voglia di tirargli un cuscino addosso e tornare a dormire.

“Anche se sono un appassionato di fumetti, manga e anime giapponesi come Sailor Moon? Anche se non vesto alla moda e spesso sono insicuro?”

“Gabriele… ma ti senti? Stai dicendo un mucchio di stronzate…” Bruno si passò una mano fra i capelli, sbuffando. Poi cercò un appoggio, puntando il gomito sul materasso e guardò l’altro con un sorrisetto sghembo.  “Primo: non sei così insicuro come la gente crede. Anzi. Secondo… la vuoi sapere una cosa? Ma non dirla a nessuno…” Gabriele annuì senza fiatare. “Renato da piccolo lo guardava Sailor Moon. E così qualche episodio l’ho sbirciato anche io. Non era poi così male!”

Gli occhi del Guardiano del Vento si illuminarono, facendo il paio con il sorriso che gli si allargò sulle labbra. “Allora dobbiamo assolutamente vedere gli episodi più belli! Dai!” Esclamò entusiasta, liberandosi dalle lenzuola con foga.  “Maratona Sailor Moon stamattina?”

Bruno spalancò gli occhi allibito. Di sicuro quel risveglio se l’era immaginato diverso. Normalmente non avrebbe avuto tutta questa voglia di stare davanti alla tv, figurarsi Sailor Moon. Ma, visto che per Gabriele era pronto a dare la vita, perché non vedere con lui un innocuo cartone animato? Lo guardò scendere dal letto tutto esaltato e tendergli una mano per invitarlo ad alzarsi.

“Ho proprio perso la testa…” ammise fra sé il Guardiano dell’Oscurità. Ma non si stava biasimando, tutt’altro. Era felice di provare quei sentimenti puramente umani. E per non dimenticarsi di ciò che era diventato, non poté fare altro che afferrare quella mano tesa,stavolta senza fuggire, aggrappandosi ad essa come se Gabriele fosse stato l’unico appiglio sicuro.

Il Guardiano del Vento lo aveva sempre riportato indietro. Ogniqualvolta aveva smarrito la via. Tutte le volte che le ombre del male gli avevano ottenebrato mente e cuore. A lui, quindi, aveva affidato la sua vita. E per sempre sarebbe stato al suo fianco.

E se anche il Demiurgo si fosse risvegliato e avesse preteso i servigi del duca dei demoni, Bruno era certo che la sua anima non avrebbe vacillato. E se anche fosse stata offuscata dal dubbio, Gabriele lo avrebbe di nuovo redento.

Questo perché lui era la sua ancora di salvezza. Lo era stato nel passato, lo era nel presente e lo sarebbe stato nel futuro.

FINE

*I Guardianidella Luce, pag.193.

*I Guardiani della Luce, pag. 15. Gabriele guarda negli occhi Bruno e dice di aver visto per un attimo “una luce nera, con un bagliore bianco intermittente proprio al centro, che batteva come fosse stato un cuore pulsante”.

*I Guardiani della luce, pag. 219. Alla fine della battaglia, Gabriele dice che vorrebbe salvare il mondo donando l’amore a tutti coloro che lo desiderano. Bruno lo prende in giro dicendogli che, intanto, l’unico a rimanere senza amore è proprio lui.

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