Pergamena extra – Looking for an angel

Ho scritto una nuova Pergamena. Questa volta non l’ho scritta per tutti noi, anche se è un’avventura dei Guardiani come tutte le altre. Questa Pergamena è per un caro amico che è venuto a mancare proprio ieri. Il mio amico Manlio era un appassionato di supereroi ed era un grande lettore. Nella vita reale, io e Manlio non ci siamo frequentati tantissimo. Io ho lasciato Palermo che lui era un bambino, ma ci tenevamo in contatto su Facebook. Sono addoloratissimo per questa perdita. Non voglio dire che fosse speciale: era Manlio, con tutti i suoi difetti e i suoi pregi, e tanto basta. Stanotte, però, stavo male. Avevo bisogno di tirare fuori questo dolore ed allo stesso tempo di inserire Manlio in un mondo fantastico come quelli di cui parlavamo sempre. E se è vero che creo mondi, allora Manlio ne farà parte e gli regalerò l’eternità.

Leggetevi questa storia, che arriva al posto di quelle promesse di Natale e San Valentino (che arriveranno!), e mandate un pensiero al mio amico, che al contrario della sua controparte letteraria non aveva 16 anni ma 30.
Per chi arriva su queste pagine perchè ho scritto del nostro comune amico, sappia solo che “I Guardiani della Luce” è una storia di supereroi ambientata a Palermo. Dentro, chi più chi meno, ci siete tutti.
Ho scritto questa storia, che si svolge tra il primo ed il secondo volume della serie, di getto, stanotte e non l’ho riletta, quindi perdonatemi gli strafalcioni.
Il titolo l’ho preso da una canzone di Laura Pausini che chiudeva il cd “La mia risposta”. Lo ascoltavo sempre passando spesso sotto casa di Manlio per andare dal Marco reale. Non è un caso che abbia scelto una di quelle canzoni.
Via Pietro Scaglione sempre nel cuore.

Pergamena Extra
Looking for an angel

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Non era un giorno freddo, ma in via Pietro Scaglione il sole sembrava non voler arrivare mai. E dire che di solito su tutta la via risplendeva una luce accecante che mai avrebbe fatto pensare che proprio in quella strada dimoravano centinaia di creature demoniache o magiche, consapevoli della loro natura o meno.
Gabriele, Marco, Carlo e Bruno avevano scoperto nell’ultimo anno di essere parte dei Guardiani della Luce, un antico esercito di guerrieri del popolo degli Psichici, esseri nati prima dell’avvento dell’uomo sulla Terra. I quattro ragazzi non potevano essere l’uno più diverso dall’altro, eppure l’affetto e l’amicizia che li univano erano veri e sinceri ed ogni volta in cui durante le battaglie contro i demoni si trovavano in pericolo, sapevano di poter contare l’uno sull’altro e che comunque si sarebbero guardati le spalle a vicenda.
Quella mattina Carlo e Gabriele si erano decisi ad andare a trovare finalmente il loro amico Manlio. Manlio era di salute cagionevole e fin da piccolo soffriva di una malattia che non gli permetteva di uscire di casa. Per questo motivo erano più le volte in cui i ragazzi andavano a trovarlo che quelle in cui Manlio poteva effettivamente andare a trovare i suoi amici.
Marco e Carlo lo conoscevano fin da piccoli e con lui e Fabrizio, il fratello di Manlio, avevano un rapporto molto speciale, anche se finivano sempre per litigare sulle più banali cavolate. Inoltre, almeno da bambini, Marco e Carlo non capivano perchè Manlio non potesse uscire e quindi lo consideravano diverso. Negli anni si erano resi conto della gravità della situazione e avevano preso ad andare a trovarlo più spesso. Quando gli avevano presentato Gabriele, che aveva la loro stessa età e a cui piacevano i fumetti, Manlio trovò nel ragazzo un amico che non lo prendeva in giro per la sua passione per i fumetti e per le action figure. Manlio e Gabriele erano capaci di passare ore ed ore a parlare di chi fosse più forte fra Flash e Quicksilver o di quanto quel mese fosse deludente la storia degli X-men che avevano letto. Manlio non aveva mai giudicato Gabriele perchè era gay, anzi la cosa non gli dava il minimo fastidio. Ogni tanto, però, gli chiedeva come fosse possibile che non gli piacessero le ragazze. Gabriele sospirava ed ogni tanto se lo chiedeva anche lui., pensando a quanto questo gli avrebbe reso la vita più facile.
Da quando Gabriele, Marco e Carlo avevano salvato Bruno sul Monte Pellegrino, erano riusciti raramente ad andare a trovare Manlio, che però passava la maggior parte del suo tempo con Piero, il suo migliore amico. Piero era tutto il contrario di Manlio. Era forte tanto quanto Manlio era cagionevole, era biondo tanto quanto Manlio era castano, era alto, divertente e non si tirava indietro di fronte a nulla. Insomma, era l’amico perfetto per Manlio.
Quando Carlo e Gabriele entrarono a casa di Manlio, Piero era lì e i due ragazzi stavano giocando all’X-box.
“Manlio.” Fece Carlo. “Ti ho portato la sciarpa del Milan che mi hai chiesto.”
“Quella nuova?” Manlio lasciò andare il mouse sul divano e si alzò per salutare i suoi amici.
“Quella nuova!” Carlo agitò il pacchetto come se fosse stato un trofeo.
Gabriele rise. Portare a Manlio le cose che non poteva andarsi a comprare da solo era un sollievo per lui e per sua madre e suo fratello che non avevano mai tempo.
“Oh!” Fece Piero. “C’è ancora buio fuori? Siamo quasi a luglio e sembra ottobre! Ma per voi è normale?”
“Sembra che da lunedì torni il sole.” rispose Gabriele. “Ma non ci giurerei.” e guardò Carlo rassegnato. Era evidente che qualcosa non andava e che forse c’era di mezzo qualche demone.
“Vabbè, giocate anche voi!” Manlio si rimise a sedere.
“Ma no, Manlio. Stiamo un po’ e poi andiamo. Marco è con suo padre, torna tra un po’ e dobbiamo studiare per non perderci l’estate studiando.” Carlo comunque prese una delle sedie del salotto e si sedette scomposto, seguito da Gabriele che lo imitò.
“Penso spesso a Gioacchino.” Disse Manlio di punto in bianco.
Gabriele si chiese di chi stesse parlando.
“Da quando i suoi si sono trasferiti alla fine delle elementari non ne abbiamo avuto più notizie.” Carlo sembrava conoscere quel nome.
“Dicono Sandra e Alessia, le tue bonissime vicine di casa, che dovrebbe tornare a vivere nella sua vecchia casa. Ora vive a Tusa.” Pietro a pensare a Sandra ed Alessia quasi sbavò sulla X-box.
“Lo diceva anche Marzia ad Ersilia l’altra sera.” Carlo sorrise. “Ma sono solo voci. Roba che hanno letto su Facebook. Non è sicuro.”
“Comunque, vorrei vederlo.” Manlio sospirò. “Mi divertivo un casino. Mi faceva ridere.”
Piero rise. “Faceva divertire anche me!” disse, e uccise uno dei demoni sullo schermo.
“Oh, Gabriè! Ci vai domani in fumetteria?” Manlio non staccava gli occhi dallo schermo e faticava ad uccidere un grosso demone che sembrava identico a quello che i Guardiani avevano combattuto al Politeama in uno dei loro primi combattimenti. “Esce Lanterna Verde!”
“Sembrerà un miracolo, ma è già uscito!” Gabriele lo tirò fuori dalla tracolla. “L’ho preso da Altroquando stamattina!”
Manlio staccò gli occhi dallo schermo e sobbalzò per l’emozione. Il demone uccise il suo personaggio.
“Wow!” Fece prendendolo in mano. “Appena l’hai finito passamelo! Io prima di lunedì non posso andare!”
“L’ho preso anche per te.” Gabriele gli fece l’occhiolino. “Non volevo venire qui a mani vuote!”
Manlio strinse Lanterna verde come se fosse stato il più grande tesoro della Terra.
“Grazie, compare!” Gli disse e lo abbracciò con tutta la forza che aveva.
Al momento di andare, Fabrizio era appena rientrato.
“Domani lo ricoverano.” disse a Gabriele e Carlo. “Sta male. Ha bisogno di un trapianto di polmoni.”
“Non… Non ci saranno problemi, vero?” Gabriele quasi sussurrò.
“No, non dovrebbe…”
Ma quando i ragazzi uscirono dall’appartamento, Gabriele sfiorò la maniglia e si rese conto che Fabrizio, per non preoccuparli, non gli aveva detto tutto: se il trapianto non fosse arrivato in tempo, e le probabilità c’erano, Manlio quella volta non ce l’avrebbe fatta. I suoi occhi diventarono lucidi.
“Che… Che c’è? Gabriele?” Carlo si preoccupò ma Gabriele decise di stare zitto. Non c’era bisogno di mettere in allarme nessuno.

***

Nico era sul letto. Le ferite che gli erano state inferte durante la sua prigionia lo avevano ridotto in condizioni molto gravi e per la prima volta quel giorno era riuscito ad alzarsi.
“Quei Pupi siciliani colpiscono a fondo quando lo fanno.” Disse sorridendo debolmente a Marco, Carlo, Gabriele e Bruno.
“Avresti dovuto utilizzare i miei poteri.” Carlo lo guardò storto.
“Ero già conciato male quando siete arrivati. Non sarebbe servito a niente. Piuttosto, dato che sappiamo per certo che esistono altri Guardiani, speriamo che uno di loro sia un guaritore.”
“Guariremmo Manlio così!” Rise Gabriele.
Marco, Carlo e Bruno lo guardarono come se avessero visto un alieno.
“Bè? Non lo vorreste anche voi?”
“Sì. Però non è che Manlio ha ferite fisiche.” Marco era stato praticamente in silenzio fino a quel momento. “Un guaritore sarebbe dovuto intervenire anni fa.”
“Invece per come la vedo io un guaritore ce la può fare!” Gabriele stava diventando insistente.
<<Ehi, voi due!>> Bruno urlò nelle loro teste con i suoi poteri psichici. “Ho combattuto contro un demone stamattina, mentre voi eravate a fare shopping.” continuò parlando ad alta voce.
“Ancora demoni?” Gabriele sospirò.
“Attendiamo la venuta del Demiurgo. Ce ne saranno ancora.” Nico guardò distrattamente lontano.
“Non ho finito.” Bruno era brusco come al solito. “Ho scoperto che ci sono annidati sotto la comunità incontro, dei demoni del gelo che stanno continuando a fare incantesimi per far sì che l’estate non arrivi mai. Non potevo attaccare da solo. Avevo bisogno, e lo dico a malincuore, almeno di Marco.”
“Ehi!” Marco protestò.
“Non mi interrompere. Quei demoni sono sotto casa mia, bisogna che li staniamo. Il mio palazzo sta praticamente gelando. Ora, se venite con me stanotte possiamo distruggere il nido, altrimenti quest’anno scordiamoci l’estate e il ferragosto con i baci, le ubriacature e le feste al mare.”
“Sai che non devi convincermi.” Gabriele sorrise.
“Siamo i Guardiani della Luce, proteggiamo il mondo. Io ci sono.” Rise Carlo.
“Ti aiuterò, idiota.” Marco sorrideva beffardo.
“Ah, quanto vorrei venire con voi!” Nico si innervosì.
“Eh, no, bello mio.” Marco gli mise una mano sulla spalla. “Tu non puoi venire. Mi spiace. Non ho nessuna intenzione di perdere il nostro mentore.” Per la prima volta Nico e Marco si sorrisero.

***

Quella sera i ragazzi si ritrovarono sotto casa di Bruno, il cui palazzo era proprio davanti alla comunità incontro dove si ritrovavano per giocare a calcio quasi tutti i giorni.
“Il nido dei demoni è una buca, all’apparenza normalissima, che sembra un covo di talpe. Ho costretto uno dei demonietti stamattina a portarmici. Ed io, che sono stato un arciduca dei demoni, ho avuto paura.” disse il ragazzo agli amici mentre percorrevano il familiare sentiero di alberi che li avrebbe condotti davanti al campetto. Ma quando furono nel punto indicato, Bruno si rese conto che il buco non c’era più e che uno dei muretti si era spostato come a proteggere l’entrata del nido.
“Non è che hai avuto le allucinazioni?” Marco si accese una sigaretta.
“La buca c’è.” Una voce nel buio della comunità fece sobbalzare i quattro amici.
Marco accese l’accendino per vederci meglio e davanti a loro c’era Manlio, vestito con una maglietta di Lanterna verde ed un paio di pantaloni neri eleganti. Tra le mani aveva la sciarpa del Milan che gli aveva portato Carlo.
“Manlio, tu… Non dovresti uscire di casa!” Gabriele si avvicinò.
“No, tranquillo.” Sorrise il ragazzo. “Non c’è problema.”
“Ti sei portato la sciarpa…” Carlo sorrise.
“E secondo te, la lasciavo a casa?” Manlio ricambiò il sorriso. “In ogni caso…” Continuò saltando giù dal muretto con un’agilità disarmante. “La buca si è spostata ma c’è.” A quel punto, sorprendendo i ragazzi, Manlio impose le sue mani per terra ed una luce color smeraldo proveniente dalle sue mani tracciò un sentiero, anch’esso smeraldo, sul terreno.
“C’è qualcosa che non va.” Marco si avvicinò a Bruno.
“Gli ho già letto nella mente ed è Manlio, non ci sono dubbi.” Bruno si strinse nelle spalle, ma comunque seguì pieno di fiducia il sentiero tracciato da quel ragazzo che non conosceva bene ma di cui si fidava ciecamente, e così fecero gli altri tre Guardiani.
Nel giro di pochi attimi si ritrovarono davanti all’entrata del nido di demoni e Manlio, i cui occhi brillavano di verde, sorrise.
“Dovreste trasformarvi adesso.”
“Alt!” Marco a quel punto voleva vederci chiaro. “Come fai a sapere che possiamo trasformarci?”
“Fate troppe domande, Guardiani. Vi sto aiutando. Vi basta, compari?”
Gabriele e Carlo sorrisero. “Ci basta.” dissero in coro mentre Marco si stringeva nelle spalle.
A quel punto, la luce verde di Manlio si affievolì.
“Dovete entrare.”
I quattro Guardiani si presero per mano ed ognuno di loro sussurrò il proprio elemento di appartenenza.
“Esh!” Fuoco, disse Marco.
“Maiym!” Acqua, disse Carlo.
“RuHa!” Vento, disse Gabriele.
“Afela!” Oscurità, disse Bruno.
E tutti e quattro diventarono adulti e nelle loro vesti di Guardiani della Luce sorrisero a Manlio.
“Grazie.” Disse Gabriele. “Sei la nostra Lanterna, Manlio.”
I due ragazzi si strinsero le mani e le diverse sfumature di verde delle rispettive auree si fusero in una sola.
“Piero non ci credeva che sarei diventato anche io un supereroe.” Manlio guardò altrove.
“Piero va convinto.” Sorrise Carlo. “Adesso andiamo, compare. Dobbiamo far fuori questi demoni.”
“Io vi aspetto qui. Il mio compito è guidarvi.” Lo sguardo di Manlio era vivo più che mai, sembrava che tutte le energie dei Guardiani lo stessero rinvigorendo.
Prima di andare, i quattro Guardiani misero tutti una loro mano su quella di Manlio e nella notte sembrava fosse nata una nuova stella.
“Andate.” Manlio sorrideva.
I quattro ragazzi diedero uno sguardo all’amico infilandosi nella tana dei demoni e pensarono che ci sarebbe stato tempo per le spiegazioni. Via Pietro Scaglione aveva riservato più di una sorpresa ai Guardiani, la luce di Manlio non era sicuramente l’ultima.
Quando si trovarono nel centro del nido, i ragazzi si trovarono davanti uno spettacolo agghiacciante: centinaia di radici congelate e un iceberg infuocato sostenuto da centinaia di demoni ghiacciati.
“Non sono nati qui e non so come ci siano arrivati, ma non sono creature demoniache siciliane. Sta succedendo qualcosa.” Bruno sussurrava ma desiderava essere chiaro con i suoi amici. “Adesso, dobbiamo utilizzare tutti i nostri poteri e distruggere quell’iceberg definitivamente. Se non lo facciamo, su Palermo calerà il ghiaccio, e allora…”
“Bah!” Lo interruppe Marco. “Lo sappiamo che succede senza estate!” E a quel punto scagliò un fascio di fuoco direttamente sull’Iceberg. Nello stesso istante in cui il fuoco colpì la gigantesca formazione, centinaia di demoni di ghiaccio cominciarono a muoversi come tanti piccoli scarafaggi in direzione dei Guardiani.
“Bravo il cretino!” Urlò Bruno. “Adesso ci toccherà combattere!”
“E quindi?” Carlo sorrise, pensando che forse anche Manlio era uno dei Guardiani e scagliò una fortissima scarica d’acqua sui demoni che presero a sciogliersi.
Gabriele utilizzò tutta la forza dei suoi venti e vide che l’effetto ottenuto era lo stesso di Carlo.
Marco con il suo fuoco ne bruciò centinaia.
Bruno utilizzò le sue stalattiti oscure per ridurli in mille pezzi.
La battaglia finì in pochi minuti e i quattro ragazzi si concentrarono sull’Iceberg, richiamando le loro spade e colpendolo all’unisono.
“E’ stato facile.” Gabriele non ci credeva.
“Andiamo da Manlio. Starà gelando.” Gli rispose Carlo.
Ma quando i Guardiani emersero in superficie, di Manlio non c’era neanche l’ombra ed erano ormai le tre di notte, quindi andarono a letto e decisero che l’indomani mattina sarebbero andati a casa sua a capire cos’era successo.
E quella mattina Gabriele, Marco, Carlo e Bruno si diressero a casa di Manlio e Fabrizio, ma dei ragazzi nemmeno l’ombra. Quando si avvicinarono al bar trovarono Piero seduto su uno dei tavolinetti che di solito condivideva con Fabrizio.
“Ehilà, compare!” Fecero in coro Marco e Carlo, ma quando Piero alzò la testa entrambi ebbero un sussulto. La faccia dell’amico era rigata di lacrime.
“Se n’è andato. Stanotte se n’è andato.” Continuava a ripetere Piero.
I quattro Guardiani si sedettero accanto al ragazzo.
“Ma stanotte lo abbiamo visto alla comunità incontro. Stava bene.” Disse Gabriele fissandosi le scarpe verdi.
“Non è possibile. Lo hanno portato in ospedale d’urgenza ieri sera. Aveva bisogno di un trapianto polmonare, ma il trapianto non è arrivato in tempo.” Piero, con gli occhi rossi e gonfi, si sforzava di guardare Gabriele, che lasciò cadere il discorso e si connesse a Bruno mentalmente.
<<C’era, vero? Non me lo sono sognato.>>
<<Sì che c’era. Era lui. Senza ombra di dubbio.>> rispose l’amico.
Gabriele si prese la testa tra le mani.
<<é stato il nostro faro, Bruno.>>
<<E lo sarà sempre.>>
Poi, silenziosamente, Bruno toccò con la punta delle sue scarpe la punta delle scarpe di Gabriele e i cinque amici rimasero in silenzio per un tempo che sembrò lunghissimo.

***

A dare l’addio a Manlio, quella mattina, c’era tutta via Pietro Scaglione: si erano presentate Elvira, Viviana, Roberta e Monia, c’erano Ersilia e Loredana con la loro cugina Serena, Piero con suo fratello Daniele, Sandra, Rita e Alessia, Marzia, Nico, i genitori e i fratelli di Bruno, i genitori di Gabriele ed anche quelli di Marco e Carlo, c’erano Giuseppe e Claudio e tutti i loro amici. Ognuno dei ragazzi presenti, sotto idea di Carlo, indossava una sciarpa della sua squadra preferita, per ricordare Manlio e le lunghe discussioni sul calcio. Gabriele stringeva un numero di Lanterna verde, il supereroe preferito di Manlio e quando guardò verso l’amico vide chiaramente una luce verde smeraldo. Dovunque fosse avrebbe continuato a lottare e di sicuro avrebbe dato il suo aiuto ai Guardiani e questo i suoi amici lo sapevano e per la sua forza Manlio sarebbe rimasto sempre nei loro cuori. Gabriele si strinse a Bruno, Marco e Carlo.
Quella mattina il sole splendeva nel cielo. Il caldo stava arrivando.

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