Grattula Beddattula – atto 1: Bella d’estate

E come promesso, da oggi ogni giovedì per 4 settimane troverete le avventure di Rita, l’intraprendente quattordicenne amica di Elvira, Viviana, Roberta e Monia, che nel romanzo principale non avete mai incontrato.
Rita si ritroverà alle prese con un potere magico speciale. 🙂 Come vi ho raccontato qualche settimana fa, questo spin-off dei Guardiani (a cui ne seguiranno moooooolti altri, a quanto pare. Restate sintonizzati!) si svolge nell’estate che trascorre tra il primo e il secondo volume del romanzo. E un elemento fondamentale di tutta la storia lo ritroverete anche nel secondo volume. Spero vi piaccia. Buona lettura! Ci rivediamo giovedì prossimo.

grattula-beddattula copia

Dario aveva appena citofonato a casa di Bruno, il suo migliore amico, ma la madre di questo gli aveva risposto che Bruno era in giro con Gabriele, forse a lavorare. Da quando Bruno era uscito dal coma, il loro rapporto era completamente cambiato: fin da bambini erano sempre stati insieme e si erano messi contro tutti uno a fianco all’altro. Era vero però che durante il coma gli unici a passare il tempo con Bruno erano stati Gabriele e Carlo, che lui odiava profondamente. Non aveva capito il perché della loro continua presenza in ospedale e per non avere quei due intorno aveva evitato di andare a trovare l’amico. Questo aveva avuto conseguenze: Bruno si era allontanato da lui. E poteva capirlo, ma cosa ci trovasse in quei deficienti di Gabriele, Marco e Carlo, proprio non lo capiva.
Già che era lì, decise di andare alla comunità incontro a vedere se gli altri suoi amici stavano giocando a calcio. Magari anche Bruno sarebbe stato lì.
Entrò dentro la comunità, il sole di quella mattina d’agosto abbagliava tutto e faceva splendere ogni filo d’erba. Quell’erba altissima che praticamente lo nascondeva alla vista di chiunque. E fu in quel momento che la vide: una palma da datteri quasi secca. Era sicuro che prima non ci fosse mai stata. Anche se la comunità incontro era un posto grande e spesso ci piantavano di tutto, fino al giorno prima non c’era e lo sapeva bene perché aveva passato tutto il giorno a giocare a calcio lì con i suoi amici. Si avvicinò alla strana pianta e vide che non era completamente secca: un ramo era pieno di frutti. Succosi datteri che aspettavano soltanto di essere colti. Ne prese uno tra le dita e lo tirò con forza, ma il frutto non venne via. In compenso si ritrovò steso per terra con il ramo tra le mani.
“Oddio! L’ho staccato tutto… E ora?” Si alzò e si guardò intorno. Era tutto sporco di terra, ma cominciò a correre veloce e si fermò solo quando fu arrivato dentro il residence in cui abitava.
Si sedette su una delle quattro panchine e fissò il ramo di datteri: “E ora che ci faccio con questo?” disse a voce alta.
Quando entrò in casa c’era solo sua sorella Rita, di due anni più piccola di lui. Rita aveva appena compiuto 14 anni.
“Che cos’è?” Gli chiese vedendo il ramo di datteri che quasi scintillava nelle mani di suo fratello.
“Niente. Un ramo di datteri. Vattene nella tua stanza.”
Rita ignorò l’ordine e si avvicinò al ramo.
“E che ci devi fare?” Fissandolo si vide riflessa nei frutti. Quei datteri la riflettevano in centinaia di modi e aspetti diversi.
“Niente. Non lo toccare!”
“Me lo regali?”
“Sei pazza? Voglio mangiarmi quei datteri. Ma non si staccano.”
Rita provò a tirarne uno, ma non veniva via.
“È vero! Ma allora se non puoi mangiarli regalamelo.”
“Neanche morto. Stasera chiederò a papà come fare.”
“Sei un cretino! Dovresti regalarmelo!”
“No!” Dario prese il ramo e se lo infilò sotto la maglietta.
“Dai! Non te ne fai niente! E invece nella mia stanza ci starebbe benissimo!”
“No!”
“Bene!” Rita fissò il fratello. “Non me lo regali? Allora, che tu non possa andare né avanti né indietro fino a quando non me lo avrai dato!”
Dario rise fragorosamente.
“Ma sei una cretina! Dai, non rompere e vattene in camera.”
Rita lo guardò con disprezzo e poi si chiuse in camera. Cosa costava a suo fratello darle quel ramo di datteri che la rifletteva così bella come lei non si era mai vista? Avrebbe avuto quel ramo a costo di insultare e maledire suo fratello, al quale voleva un bene dell’anima, da qui all’eternità.

***

Dario si tolse il ramo da sotto la maglietta e lo sistemò dentro un vaso con dell’acqua in camera sua. Si stese sul letto e si addormentò profondamente, anche se non era ancora mezzogiorno.
Quando riaprì gli occhi e guardò l’orologio di Guerre Stellari che era appeso nel muro di fronte al suo letto fin da quando era bambino, si accorse che l’ora di pranzo era passata da un pezzo.
Guardò sulla scrivania e il ramo era ancora lì. Rita non era entrata di nascosto a rubarlo. Bene.
Quindi provò ad alzarsi dal letto ma il suo corpo era completamente paralizzato. Provò a muovere le gambe ma non ebbe nessuna risposta. Nè le sue mani, né le braccia rispondevano ai comandi del cervello. Com’era possibile? A quel punto provò a parlare e almeno constatò che la bocca rispondeva. Parlava normalmente.
“Che cavolo sta succedendo?” Disse a voce alta. Poi si ricordò della maledizione di Rita. Ma non era possibile: sua sorella non era di certo una maga, si era lasciato suggestionare. Anzi, stava ancora dormendo e quello era un brutto sogno. Non c’era altra spiegazione. Richiuse gli occhi e provò a girarsi, ma non si mosse.
“Rita!” Urlò a quel punto con tutte le forze che aveva. “Rita! Vieni immediatamente in camera mia!”
Quella si precipitò in camera.
“Che cosa c’è? Non c’è bisogno di farmi spaventare così! Dimmi tutto.”
“Non riesco a muovermi!”
“Cosa?” Rita trasalì.
Dario provò qualche movimento ma non si muoveva. Era paralizzato dal collo in giù.
“Spera che tutto questo sia solo suggestione, perché se ti prendo ti ammazzo.” La minacciò lui.
Rita si mise ai piedi del letto.
“Credo che tu sia davvero suggestionato. Dai, alzati!”
Dario prese tutte le forze che aveva in corpo e spinse. Non ottenne nessun risultato se non quello di diventare tutto rosso in viso.
“Niente. Non mi muovo.”
“Mi regali il dattero?”
“Ma ti sembra il momento?”
“Prova a dire di sì.”
Dario sospirò. “Sì.” Disse, e improvvisamente, le sue gambe e tutto il suo corpo ricominciarono a rispondergli.
Rita si alzò e prese il dattero con tutto il vaso.
“Sei una strega!” Gli urlò suo fratello mentre lei usciva dalla stanza.
“Macché, sei tu che ti lasci suggestionare! Grazie per il dattero!” E corse in camera sua chiudendosi a chiave.
“Bene. Ora a noi.” Rita si specchiò nei frutti luccicanti che le restituirono centinaia di se stesse sorridenti e una più bella dell’altra. “Vediamo che succede. Sei un ramo di datteri… E probabilmente sei magico, visto quello che è successo a Dario.”
Prese il ramo in mano e urlò: “Magia dei datteri.” Ma non successe niente.
“Magico dattero fatato.” Niente.
“Potere del dattero stellare, vieni a me!” Niente.
“Dattero magico, azione!” Nessuna reazione. Forse si era sbagliata.
A quel punto fissò intensamente il ramo, si concentrò sul frutto che le restituiva una immagine di se stessa truccata e disse in un sussurro: “Grattula beddattula, sali su e vesti Rita, falla più bella di com’era prima!”
In quel momento una luce avvolse la ragazza, che si ritrovò truccata di tutto punto e visibilmente più adulta di quello che era. Si avvicinò allo specchio per vedersi meglio e non c’era dubbio: si era trasformata. I suoi capelli erano più folti e le sue guance più piene. Dimostrava circa 17 anni e i suoi vestiti erano diventati molto più belli di quanto lo fossero in realtà.
Cosa avrebbe fatto di quella magia? Non poteva certo andarsene in giro per via Pietro Scaglione con l’aspetto di una diciassettenne di punto in bianco. Avrebbe trovato il modo di impiegare quel ramo magico, ma doveva pensare al come.

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