Grattula Beddattula – atto 2: I’m every woman

Bentornati! Eccoci al secondo episodio del primo (di molti) spin-off dei Guardiani della Luce. 🙂 Se non avete letto il primo episodio, niente paura! Lo trovate qui!
Ma adesso è il momento di tornare in via Pietro Scaglione e scoprire cosa farà Rita con il suo ramo di datteri. 🙂 Ci ritroviamo giovedì prossimo!

grattula-beddattula 2

L’indomani mattina, dopo aver infilato il dattero dentro una sacca di quelle di Hello Kitty che teneva nell’armadio e che non usava da tempo, Rita andò alle quattro panchine dove trovò Elvira e Viviana, due delle sue amiche più care, che sembravano agitatissime.
“Che è successo?” Chiese alle sue amiche. “Avete una faccia…”
“Quella scema di mia madre!” Elvira era tutta rossa in viso.
“Che ha combinato?”
“Ha venduto al mercatino della chiesa la nostra roba…”
“E allora? Lo fate sempre, no?”
“Ma non doveva, questa volta!” Si intromise Viviana. “Ha venduto il ditale che mia nonna ci ha regalato!”
Rita guardò le sue amiche come se fossero impazzite.
“Un ditale? E voi siete così agitate per un ditale?”
“Non è un ditale qualsiasi!” Elvira avvampò ancora di più e si lasciò andare sulla panchina.
“Mia nonna dice che quel ditale ha fatto conoscere lei e il nonno. Ed è sicura che sarà così anche per noi. Ci farà conoscere il nostro futuro fidanzato.”
“Ma… Lo sapete che questo è imp…” Ma pensò al ramo di datteri nello zaino e si zittì: se lei poteva trasformarsi allora forse anche la superstizione sul ditale aveva un fondamento. “…Importante!” Concluse guardando le sue amiche.
“Lo sappiamo.” Fece Viviana pensando che la sua amica fosse pazza. “Per questo siamo agitate.”
“Io lo rivorrei indietro, ma ormai è perduto.”
Rita si sedette su una delle panchine e pensò che forse poteva provare se il dattero serviva a qualcosa oltre che a imbellettarsi inutilmente chiusa in camera sua.
“Niente è perduto.” Esclamò abbracciando forte lo zaino. “Forse posso essere utile. Oggi pomeriggio andrò a trovare padre Salvino e magari lui ne sa qualcosa.”
“Oh, Rita!” Le sue amiche le presero le mani. “Veramente?”
“Sì, dai. Ci penso io. Voi non preoccupatevi e tornate a casa. Il ditale lo trovo io.”
Quel pomeriggio andò verso il fondo Petix, dove si trovava la parrocchia frequentata da tutte le ragazze di via Pietro Scaglione e quando fu sicura di non essere vista prese il ramo di datteri e disse in un sussurro: “Grattula Beddattula, sali su e vesti Rita. Falla più bella di com’era prima.”
Pensò intensamente a diventare una donna adulta e quale meraviglia quando guardandosi nello specchietto di una macchina parcheggiata vicino alla chiesa, vide che continuava a somigliare a se stessa, ma visibilemnte più grande e questa volta dotata di caschetto e di un meraviglioso vestitino con pantalone con decorati dei datteri in rilievo. Doveva avere sui venticinque anni ed era bellissima.
“Ehi, Penelope Cruz!” Le urlò un ragazzino sulla bici. Lo riconobbe: era Fabio Cartavetro, il fratello di una delle ragazze che frequentava la chiesa.
“Cretino!” Gli urlò, ma quello le fece un gestaccio lasciando il manubrio e andò via continuando a pedalare.

***

“Signorina, siete venuta qui per chiedermi di un ditale venduto durante il mercatino di qualche giorno fa? Cosa vuole che ne sappia, io!” Padre Salvino, sempre sorridente comunque, liquidò Rita di fretta. Era sicuro di aver già visto quella ragazza in chiesa ma proprio non riusciva a identificarla.
“Senta, non si ricorda niente? Neanche un particolare?”
“Mi dispiace, ma no.”
La ragazza si disperò ma non lo diede a vedere. Anzi, sorrise e salutò il prete pronta a dire alle sue amiche che aveva fatto un buco nell’acqua.
“Signorina!” Una delle signore che aiutavano Padre Salvino a pulire la chiesa le si avvicinò quasi rotolando. Era tonda e riccia e, Rita se la ricordava, era una di quelle che ti guardava male se la domenica non lasciavi dei soldi nel cestino delle offerte. Sicuramente, lei sapeva qualcosa.
“Mi dica.” Rispose Rita sorridendo a trentadue denti.
“Io lo so chi ha comprato quel ditale.”
“Ah, sì?” Le si illuminarono gli occhi.
“Sì. Una signora di Marsala. Diceva che sua figlia ne voleva uno per non so che rappresentazione teatrale. Si figuri. Un ditale. Che se ne devono fare in teatro di un ditale. Manco si vede dal palcoscenico.”
“Grazie.” Ma quella notizia non le fu di nessun aiuto: ok, il ditale era a Marsala. Ma non sapeva chi potesse averlo.
“La signora si chiama Maria Assunta Di Liberto e sua figlia Maria Luisa. Vivono a Marsala tutte e due, ma vengono ogni domenica a Palermo.” Rita era talmente concentrata nel dover trovare una scusa con le sue amiche che quasi non aveva sentito.
“Signorina! Ma mi ascolta? Di-Li-Ber-to! Maria Assunta e Maria Luisa!”
“Grazie! Le farò sapere se lo ritrovo!” Rita uscì dalla chiesa quasi correndo.
“Ma l’ha vista come corre quella signorina?” Chiese la signora a Padre Salvino. “Pare che ha quattordici anni!”
Padre Salvino scosse la testa rassegnato e rientrò nella canonica mentre la signora ricominciò a spazzare il portico.
Rita, senza pensarci due volte, prese un autobus, e poi un altro, e oltrepassò tutta la città. Infine prese un treno per Marsala e si diresse verso quella cittadina sconosciuta e così lontana. Non si era mai avventurata così lontano da casa prima d’ora e il cuore le batteva fortissimo ma era talmente grande il desiderio di veder contente le sue amiche che mise in un angolo dei suoi pensieri la paura, strinse il ramo di datteri a sé e si gustò voracemente tutto il paesaggio che le offriva la sua bella isola.
Quando arrivò a Marsala si chiuse in un bar e cercò un elenco del telefono. C’erano solo sei famiglie Di Liberto e lei avrebbe potuto trovarle tutte in giornata se fosse stata veloce.
Ma guardandosi attorno si rese conto che con l’aspetto da ragazza venticinquenne non poteva continuare a girare inosservata: una faccia nuova era una faccia nuova, se fosse stata leggermente più giovane, tipo diciassettenne, forse non l’avrebbero disturbata. Così, infilato un vicolo dove nessuno poteva vederla, si specchiò nei frutti e ripeté la formula magica. In men che non si dica si ritrovò con l’aspetto che aveva quando aveva provato la magia dei datteri nella sua stanza.
Per tutto il pomeriggio girò in cerca di qualche Di Liberto, ma nessuna di quelle interpellate era la famiglia della signora Maria Assunta, finché non arrivò davanti a una casa gialla a due piani con degli scalini in terracotta. Dalla casa uscì di un ragazzo prima che lei potesse bussare, che senza neanche guardarla scese gli scalini superandola.
“Scusa?” Gli chiese Rita.
Il ragazzo si girò ed era bellissimo: aveva gli occhi a mandorla marroni e i capelli color sciroppo d’acero. Rita sentì mancarle il fiato e le gambe. Lui le si avvicinò sorridente.
“Ciao! Hai bisogno?” Le rispose sorridendo.
“Io… Ecco…” Rita non si ricordava più neanche perché era venuta a Marsala. “Senti, sto…cercando una famiglia. I Di Liberto.”
“Questa è la casa della famiglia Di Liberto. Sei un’amica di Maria Luisa?”
“No… Ecco… Io so che è assurdo… Ma devo chiederle un’informazione di vitale importanza.”
“Puoi chiedere a me, se vuoi. Maria Luisa mi odia perché ci siamo appena lasciati e non dovrei farmi vedere qui, ma… Vabbè, non ti annoio più. Dimmi.”
Il ragazzo si sedette sugli scalini e fece a Rita segno di sedersi accanto a lui.
“Sto cercando un ditale. É di proprietà di due mie amiche e siccome è un oggetto importante, vorrei poterglielo restituire. So che la signora Maria Assunta lo ha acquistato a Palermo.”
“Ah!” Il volto del ragazzo si illuminò. “Il ditale! Ma certo! Però… Sarà un po’ difficile recuperarlo adesso.”
Il volto di Rita venne completamente adombrato dalla disperazione. Che significava ‘difficile’?

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