Grattula Beddattula – atto 3: Baby, you’re a trip

E bentornati al terzo appuntamento con il primo spin off dei Guardiani della Luce! 🙂 Torna Rita, con il ramo di datteri, sempre alla ricerca del ditale. E forse ha anche trovato aiuto per la sua non tanto facile ricerca… Se avete perso i primi due episodi li trovate qui e qui.
Ci rivediamo dopo il salto con l’episodio 3 e vi aspetto per l’epilogo della storia giovedì prossimo! 🙂

grattula-beddattula 3

“Cosa significa ‘difficile’?” Chiese Rita al ragazzo in un fiato. “Perché vengo da Palermo e se ho fatto tutta questa strada per niente…”
“Significa che dovremo cercarlo in mezzo agli oggetti di scena della compagnia teatrale per cui lavoro. E non è che sia un’impresa facile. Oltretutto, non posso andarci prima di stasera, perché stanno organizzando una festa in teatro e ci è vietato l’ingresso.”
“Ma a me serve adesso… Non possiamo fare niente?”
Il ragazzo sorrise furbetto.
“Vieni con me alla festa e cerchiamo insieme questo fantomatico ditale.”
“Con te? Non so neanche chi sei!”
“Mi chiamo Roberto.” Le tese la mano.
“Io sono Rita. Piacere.” Strinse la mano del ragazzo e un brivido l’attraversò dalla testa ai piedi.
“Il ditale me lo ha regalato Assunta per lo spettacolo.”
“Io… Spero che lo ritroveremo. É importante.”
“Questo credo di averlo intuito. Senti…” Roberto si alzò di scatto. “Devo scappare al lavoro. Sai, se fai solo l’attore di teatro non campi. Ci vediamo stasera al teatro! Non mi dare buca!” E la salutò con un bacio sulla guancia. Rita arrossì fino alla punta dei capelli.
“C-ci sarò…” Disse e vide il ragazzo inforcare la bicicletta e sparire all’orizzonte. Certo che se trovare il ditale non si stava rivelando un’impresa difficile, di sicuro quel ragazzo le avrebbe portato non pochi problemi: i suoi denti bianchi e perfetti le ballavano in testa e avrebbe voluto vederlo sorridere ancora.

***

Quella sera, dopo che ebbe telefonato a sua madre per dirle che sarebbe rimasta a dormire da un’amica, Rita prese il ramo di datteri e lo fissò a lungo. Voleva un bel vestito per presentarsi alla festa ma con l’aspetto da diciassettenne, senza apparire più grande, o avrebbe dovuto dare a quel ragazzo sconosciuto più spiegazioni di quante sarebbe stato lecito. E già era assurda tutta quella situazione con il ramo di datteri magico e con lei che come una pazza si era allontanata da casa senza avvisare nessuno, ci mancava soltanto che qualcuno venisse a sapere che stava giocando con la magia. Ma non doveva perdere tempo: bisognava focalizzarsi per trovare l’abito adatto alla serata. Quando trovò tra i datteri quello che faceva al caso suo si concentrò e disse a voce bassa: “Grattula Beddattula, sali su e vesti Rita, falla più bella di com’era prima!” e in meno di un istante, riflessa tra i datteri, si ritrovò vestita di tutto punto, ma con un trucco leggero che non la appesantiva.
Davanti al teatro, Roberto la stava aspettando e il cuore le prese a battere fortissimo.
“Wow!” Le disse vedendola arrivare. “Non dirmi che l’hai comprato per questa festa di svitati.”
“Diciamo che ho le mie risorse.”
“Che sarebbero?”
“Mai chiedere a una ragazza di rivelare i propri segreti.”
“Comunque, sei bellissima.”
Lei col cuore in gola sorrise e ringraziò il ragazzo, che le porse il braccio. Si sentiva in un film romantico di quelli classici, dove lui accompagna lei al ballo e poi la sposa.
Quando entrarono, però, si ritrovò davanti una serie di persone vestita una peggio dell’altra e che parlavano soltanto di teatro, postura e dizione, che quasi non la degnarono di uno sguardo e che sembravano interessati, più che alla festa, a farsi belli gli uni agli occhi degli altri.
“Certo che non sembra nemmeno una festa. Sono tutti ingessati!” Rita guardò Roberto preoccupata.
“Te l’avevo detto che sono svitati.” Roberto rise. Sembrava non fare altro.
“Ma non credevo così!”
La musica comunque non era male e i ragazzi si ritrovarono a ballare in men che non si dica, sotto gli sguardi ammirati dei presenti.
Alcuni mormoravano che forse Roberto non avrebbe dovuto portare un’altra ragazza alla festa dato che aveva rotto con Maria Luisa da pochissimo e che comunque la madre della ragazza era una delle più accanite finanziatrici delle attività teatrali di Marsala.
Rita non aveva idea di quegli sguardi che le si erano cuciti e addosso e se anche fosse stato così non gliene sarebbe importato più di tanto. Continuava a guardare negli occhi quel ragazzo così affascinante che le stava facendo perdere la testa.
“Quanti anni hai?” Gli chiese mentre ballavano.
“Ho 17 anni.” Rispose lui. “Cioè, devo ancora farli… E tu?”
“Non si chiede l’età a una signora.”
“Non sei una signora, sei una ragazza. Potresti almeno dirmi quanti anni hai, ragazza del mistero.”
“Ho la mia età.”
Roberto esplose in una risata fragorosa e la guardò intensamente.
“Sei fantastica, Rita. Davvero.”
Lei sorrise e lo guardò negli occhi, quasi dimentica di cosa era venuta a fare veramente a Marsala. Si lasciava guidare dalle mani di lui che la conducevano in un ballo senza fine.
“Il ditale!” urlò poco dopo come se si fosse appena svegliata da un sogno.
“Ah, già!” Roberto la prese per mano e la trascinò dietro le tende rosse del teatro, conducendola in una stanza immensa e piena di cianfrusaglie che sembravano una più inutile dell’altra. Ovviamente Rita gli fece notare quante cose inutili ci fossero in quel posto.
“Oh, inutili all’apparenza!” Roberto si sedette su una barra da ginnastica. “Tutto quello che vedi qui viene utilizzato di continuo!” Aprì le braccia. “Non c’è un singolo oggetto che non sia stato usato e non c’è un secchiello che non sia diventato una torre di un castello o uno schiacciamosche non sia diventato la bacchetta magica di una strega.”
Rita rise. L’immaginazione di quel ragazzo la lasciava meravigliata. Non era la prima volta che incontrava un ragazzo così, ma l’altro, Gabriele, non solo era gay ma parlava soltanto di fumetti e a lungo andare diventava noioso.
“Con queste cianfrusaglie rotte abbiamo rappresentato Shakespeare e Cats, abbiamo portato in questa buia cittadine il Rocky horror e Grease e ci siamo immaginati Peter Pan e anche Mary Poppins. Non c’è una singola cosa che non abbia utilità.” Roberto saliva e scendeva scale e scalini e si appendeva a liane fatte di corda ridendo come un matto.
Rita rideva come una pazza e cominciò a cercare il ditale in mezzo a centinaia di buffi oggetti all’apparenza inutili. Saltava di qua e di là con lui che la seguiva e continuava a ridere. Indossava cappelli e sciarpe, maschere e oggetti di scena assurdi e fantasiosi. Le sarebbe piaciuto fare l’attrice: quante vite avrebbe potuto vivere senza neanche muoversi da dov’era. Magari rientrata a Palermo avrebbe potuto cercare una scuola di recitazione.
Roberto le si avvicinò con un portachiavi a forma di orsetto, prese la catenina e glielo mise al dito.
“E questo è un anello alla più bella.”
Rita arrossì violentemente e lo guardò negli occhi: come poteva quel ragazzo farle battere il cuore così? Le loro teste si avvicinarono e senza che se ne rendessero conto si ritrovarono a baciarsi profondamente.
“Io… Non posso…” Rita fu la prima a staccarsi.
“Che vuol dire? N-non ti piaccio?”
“Mi piaci, ma… Io non sono quella che hai visto. Sono diversa… Non sono la ragazza che conosci tu…” E con un gesto veloce spinse via Roberto, che rovinò tra i vestiti utilizzati per rappresentare Cenerentola mentre lei fuggiva via.
“Ma…” Roberto si alzò. “Rita! Ferma!” Fra le mani aveva il ditale che Rita stava cercando.
La inseguì fuori dal teatro ma della ragazza di cui si stava innamorando non c’era nessuna traccia.
Si sedette rassegnato sul marciapiede.
“Il ditale…” Fu tutto quello che riuscì a dire prendendosi la testa tra le mani.

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