Grattula Beddattula – atto 4: Real girl (finale)

Con un po’ di ritardo, dovuto ai miei impegni per Lucca comics, ce l’abbiamo fatta! 🙂 Ecco il gran finale di “Grattula Beddattula”.  Se ritroveremo Rita nelle prossime avventure dei Guardiani non lo so, ma mai dire mai! Grazie per aver seguito questa storia del Guardianverse e sappiate che ci sono molte altre storie che mi piacerebbe raccontarvi, due in particolare sono in via di realizzazione… Vi dico solo che una sarà totalmente “on the road” e l’altra  sarà tutta al femminile… Ma ci sarà tempo per svelare le carte. Intanto, buona lettura!

grattula-beddattula 4

Tornare a mani vuote a Palermo era una sconfitta: Elvira e Viviana ci sarebbero rimaste malissimo. Ma non poteva tornare da Roberto: era scappata da lui in preda alla paura. Quel bel ragazzo sorridente si stava innamorando di una ragazza che non esisteva. Se l’avesse vista con il suo vero aspetto, con la goffaggine che la contraddistingueva e che la faceva sentire così diversa dalle sue amiche, lui non l’avrebbe degnata di uno sguardo. Come con i suoi amici sedicenni: nessuno di loro la degnava di uno sguardo, la consideravano troppo piccola o non sufficientemente interessante. E d’altronde, lei li odiava tutti per quanto erano noiosi e presi dalle loro discussioni su calcio, fumetti e ragazze.
Salì sul treno e scrisse a Elvira un messaggio.

-Io a cercare il ditale ci ho provato ma nessuna traccia.-

La risposta non si fece attendere:

– Grazie, ma lo sapevo che mia madre aveva fatto un casino. Sei una vera amica. –

Sorrise. Almeno qualcuno la considerava importante.
La prima cosa che fece, per non farsi ritrovare in nessuna maniera da Roberto, fu mettere delle limitazioni al suo profilo Facebook.
Quando tornò a casa sfinita, mise il ramo di datteri in un vaso e lo guardò con nostalgia.
“Meglio se da questo momento la smetto di fare danni.” Disse fissando i frutti che le restituivano centinaia di se stessa una più bella dell’altra. Si sentiva tentata di continuare a usarlo ma non era il caso.
Sorrise pensando a quella specie di strambo principe azzurro che aveva conosciuto: non l’avrebbe mai più rivisto, ma quella serata non l’avrebbe dimenticata mai.

***

Arrivò a Palermo che il sole era già alto nel cielo, ma sapeva esattamente dove andare: con molto sforzo era andato a chiedere a Maria Assunta dove avesse trovato il ditale. Il posto era abbastanza distante dalla stazione centrale, si trovava in una delle più estreme periferie della città e ci vollero quasi due ore per arrivarci tra cambi di autobus e attese interminabili alle fermate, ma alla fine Roberto arrivò esattamente nel punto nel quale doveva andare.
Entrò in chiesa e c’era una signora riccia e grassoccia che stava pulendo le panche.
“Signora, mi scusi. Vorrei restituire questo ditale.”
“Ancora con ‘sto ditale?”
“Eh?”
“L’altro ieri una ragazza lo stava cercando e quando le ho detto che l’ha comprato la Di Liberto se n’è andata rassegnata.”
“Può… Può dirmi chi era questa ragazza?”
“Boh? Una che sembrava Penelope Cruz, l’attrice, l’ha capito? Quella bella.”
“Sì, sì, ho capito…”
“Avrà avuto… che ne so… venticinque anni…”
“Venticinque? No, signora, quella che cerco io avrà si e no sedici anni.”
“E che ne so? Questa più grande sembrava. Se aveva sedici anni proprio se li portava male.”
“Signora, ma lei lo sa come si chiama?”
“No, non lo so. Com’è venuta se n’è andata.”
“Vabbè, grazie lo stesso.” E uscì senza dire una parola.
“Ma che hanno ‘sti giovani? Non salutano manco più.”
Roberto tornò sulla strada principale e si sedette su una panchina di fronte a un ristorante. Non sarebbe stato facile trovare Rita. Poteva essere dovunque e non era neanche detto che abitasse nel quartiere dove si trovava il ditale.

***

Rita girando l’angolo tra via Pietro Scaglione e via Brunelleschi trasalì: Roberto era seduto nella panchina di fronte al ristorante in cui lavorava il suo amico Gabriele. Si nascose d’istinto e poi scappò via: non voleva vederlo e non voleva mostrargli il suo vero aspetto.

***

Roberto dopo aver rimuginato un po’ entrò nel vicoletto che costeggiava il ristorante e si comprò una pizza. La fame lo stava divorando. Si sedette su uno degli enormi vasi di piante che adornavano lo spiazzo e divorò la sua pizza in un baleno.
“Posso farti una domanda?”
Roberto alzò la testa e vide una bella ragazza, bionda con gli occhi azzurri e dall’aspetto minuto, che lo fissava intensamente.
“S-sì?” Disse poco convinto.
“Quel ditale… Dove lo hai preso?”
Lui fissò il ditale: se lo era tolto dalla tasca perché così seduto gli dava fastidio.
“Me lo ha regalato la mia ex… ma ho scoperto che è di una ragazza e allora sono venuto a restituirglielo.”
“Sì, infatti è mio e di mia sorella!”
“No, è di una ragazza che si chiama Rita.”
“Rita?” Viviana scoppiò a ridere. “Sì, la mia amica Rita è andata a cercarlo in parrocchia per me ma non l’ha trovato.”
A quel punto, il cuore di Roberto cominciò a battere velocemente.
“La tua amica Rita… Vorrei ringraziarla. Non è che mi porteresti da lei?”
Le diede intanto il ditale. Viviana lo guardò con sospetto.
“Non so neanche come ti chiami, ma se conosci Rita non devi essere male. Prendo la pizza anch’io e andiamo.”
Lui si offrì di portarle la pizza e poco dopo Viviana lo condusse da Rita, che quando se lo ritrovò davanti arrossì e perse completamente le parole.
“Vi lascio soli.” Viviana si dileguò.
Il silenzio tra loro sembrò lunghissimo e imbarazzante. Poi Roberto prese la parola.
“Sei… diversa senza trucco.”
“Ora che hai visto come sono realmente puoi anche andartene.”
“Ma… Non ho detto che non mi piaci, solo che sei diversa.”
Rita alzò gli occhi.
“Ho quattordici anni. Sei troppo grande per me.”
“Cosa vuoi che siano due anni di differenza!”
“Tu giri il mondo, hai una vita favolosa.”
“Ma io tutti gli spettacoli che faccio li faccio a Marsala. Non conosco niente del mondo…” Si alzò e le prese la mano. Poi si inginocchiò. Rita a trovarsi quegli occhi a mandorla davanti ebbe un sussulto.
“…E vorrei vederlo insieme a te questo mondo. Mi sono innamorato di te dal primo momento che ti ho vista. Dammi una possibilità.”
Rita rise e lo guardò negli occhi.
“Solo se prima o poi mi fai salire su quel palco.”
Lui annuì con la testa. Rita lo afferrò con entrambe le mani e lo baciò forte.
Il lunghissimo bacio li lasciò senza fiato entrambi.
“Però, ricordati che io non sono una principessa indifesa.”
“No. Sei una meravigliosa regina magica.”
Poi si baciarono di nuovo e da quel momento continuarono a stare insieme per sempre.
In breve, anche Elvira, grazie al potere del ditale incontrò un principe azzurro dal carattere impossibile. Viviana si disse allora che per trovare quello giusto c’era tempo e conservò il ditale.

EPILOGO

Era appena arrivato ottobre, ma ancora il caldo palermitano si faceva sentire.
Rita prese il ramo di datteri e lo portò alla comunità incontro. Si specchiò per l’ultima volta in quei frutti che la riflettevano bellissima, e che le avevano resa magica l’estate. Poi, poggiò il ramo in mezzo al milione di spighe che la coprivano tutta dalla testa ai piedi.
“Sei stato fenomenale, mio bel dattero. Spero che qualcuno un giorno possa fare buon uso di te.” E si allontanò muovendosi tra altissime spighe.
Quella notte, nel silenzio della comunità incontro, un ragazzo dalla corporatura minuta e gli occhi di ghiaccio si avventurò nel buio tra le spighe: sembrava vederci benissimo, nonostante la luna fosse coperta. Odorò l’aria e in breve arrivò davanti al ramo di datteri.
“Bene, bene. Cominciamo.” Disse afferrandolo e tornando da dove era venuto a tutta velocità.

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