In blue capitolo 1 – Forgiven not forgotten

Come promesso, eccovi il primo capitolo del mio romanzo “In blue”. L’ho scritto davvero tantissimo tempo fa ma ho deciso di condividerlo con voi per non farvi più sentire l’attesa del prossimo volume dei Guardiani. Anche la storia breve dei Guardiani sta per arrivare. 🙂 “In blue” è vecchio, scritto male e anche abbastanza banale, ma mi sembrava ingiusto lasciarlo nel cassetto. Quindi, eccovelo. 🙂

IMG-20170118-WA0033La foto non c’entra niente.

In Blue
Capitolo 1
Forgiven not forgotten

 

“…E questo è tutto! Non me la sento di andare avanti, Lorenzo!”
Era tutto finito. Era tutto finito così. Nella testa di Lorenzo, quelle parole erano chiare. Non riusciva ad afferrarle, ma erano chiare. Giorgio era stato chiaro: era finita. Eppure…
“Che cavolo significa? Mi lasci così, senza neanche darmi una spiegazione? Non te la senti di andare avanti, ok, ma perché?”
Giorgio, sedendosi sul divano, emise un profondo sospiro.
“Non me la sento più! Non c’è altro da dire. La nostra relazione è senza senso… Non ti amo!”
Lorenzo si aggiustò gli occhiali, un gesto che faceva sempre quando era nervoso, e guardò per terra.
“Ma che senso ha? Stiamo insieme da sei mesi! Com’è possibile che tu sia rimasto con me così tanto se non mi amavi?” Rispose deluso.
“E va bene! Non volevo affrontare questo discorso, ma a questo punto… ” Giorgio si alzò dal divano con fare teatrale. “In questi sei mesi mi hai asfissiato! Sei troppo soffocante! Ci ho provato ad innamorarmi di te, sul serio! Ma non vai dai tuoi a Palermo perché io non vengo con te, non esci con i tuoi amici se io sono stanco e ho voglia di restarmene a casa, non muovi un passo senza prima conoscere il mio parere. Non hai personalità! Dipendi totalmente da me! Io non posso prendermi una responsabilità così grande come quella di farti da padre! Sono stanco. Non ce la faccio più.”
Lorenzo si appoggiò al muro del salotto e si lasciò scivolare.
Passarono alcuni minuti, il silenzio li stava divorando entrambi: doveva andare via da casa di Giorgio.
“Forse è il caso che vada adesso…” Disse quasi sottovoce. Esitò un attimo passando accanto a quello che fino a qualche minuto prima era il suo ragazzo, che continuò a restare seduto sul divano senza guardarlo in faccia. Lorenzo si rese conto che Giorgio non lo avrebbe fermato. Non si sarebbe mosso. Si chiuse la porta alle spalle e prese l’ascensore. Notò che aveva gli occhiali appannati. Ma non stava piangendo. Non una lacrima. Eppure, si sentiva così triste.
“Ragazzo… Una monetina!” Una ragazza che poteva avere sì e no sedici anni gli agitò davanti un barattolo.
“No, grazie. Ce l’ho già.” Strano. Riusciva ancora a scherzare. Voleva quasi congratularsi con il sé stesso cinico che sembrava voler venire fuori.
Percorrendo la strada verso casa si chiese dove sbagliasse: tutti gli uomini con cui era stato fuggivano sempre lontano da lui. Tutte le volte. Eppure, era una persona realizzata: era carino, almeno così dicevano, gentile e con una carriera avviata, redattore di uno dei portali gay più importanti d’Italia, Man’s men.
Non era stato facile riuscire a realizzare il suo sogno di diventare un giornalista: era arrivato a Bologna cinque anni prima solo e senza un soldo e si era dovuto cimentare nei lavori più disparati prima di riuscire a raggiungere il suo sogno.
Ma non si era arreso e l’occasione era arrivata quando Luciano, il proprietario di una piccola casa editrice di Palermo, si era trasferito nella città delle tette, delle torri e dei tortellini, dopo aver fatto il colpaccio: aveva aperto una start-up digitale nella quale far confluire dei portali tematici.
L’idea di Man’s men era stata di Lorenzo, dopo che Luciano gli aveva bocciato quella del portale sui fumetti. E a dirla tutta, il signor Cannatella non era proprio convinto di un portale sulla tematica gay, ma mal che fosse andato, avrebbe attirato un’attenzione mediatica maggiore di un portale solo sulla nona arte. Preso dall’entusiasmo, Lorenzo aveva voluto al suo fianco tutti i suoi amici in questa splendida avventura. Per un po’ si era accontentato di scrivere articoli per Donna forever, il portale dedicato al mondo delle donne, firmandoli con lo pseudonimo di Dorella Vannini, ma con Man’s men voleva osare di più.
Il lancio del sito era stato un successo ed in breve tempo, con la giusta attenzione alla cultura e ad un certo tipo di politica, ma soprattutto allo sport ed alle mille sfumature del mondo omosessuale, Man’s men si era conquistato i suoi lettori fedeli ed aveva raccattato un bel po’ di sponsor pubblicitari.
Insomma, Lorenzo era felice del suo lavoro. Allora perché cavolo doveva essere così sfortunato in amore?
Quando si accorse di dove era arrivato perso tra i suoi pensieri, sentì il fiato mancargli: il parco di fronte al palazzetto dello sport. Non osava passarci spesso perché quel luogo racchiudeva davvero troppi ricordi e non voleva farli tornare, ma questa volta non si era neanche reso conto di come ci era arrivato.
Quei ricordi, che di solito teneva distanti, erano parte di una storia risalente a quasi cinque anni prima. Erano le lacrime versate per Davide Manetti. Erano il pallone da rugby che scintillava alla luce del sole.
Quei ricordi, uniti, formavano l’uomo che aveva amato più di tutti. Il suo Mr. Big.
E quel parco, dal quale si poteva scorgere l’appartamento del suo vecchio amore, era pieno di ricordi.
Il suo primo ragazzo a Bologna. A Palermo ne aveva avuti tanti, ma le relazioni a Bologna avevano un sapore diverso. Davide aveva un sapore diverso. Forse perché non erano mai stati veramente assieme. Si sedette su una panchina e pianse. Ma Giorgio, che lo aveva appena lasciato, non c’entrava niente.

                      

***

 

A casa lo aspettavano i suoi due coinquilini, Fabio Chiappara, detto La Chiappara, ed Alex Caruso, detto La Carusa.
Fabio lavorava come segretario per Man’s men ed era totalmente fuori di testa. Non si legava mai a nessuno sentimentalmente, ma i suoi incontri sessuali erano quanto di più sconvolgente le orecchie di Lorenzo avessero mai sentito. In realtà, dietro il cinismo di Fabio si nascondeva una profonda sofferenza: Angelo, l’unico ragazzo di cui si fosse mai veramente innamorato, aveva giocato con lui per anni, senza mai concedersi. Uno di quegli etero a cui piace farsi desiderare.
Alex lavorava come commercialista in uno studio che si trovava proprio sotto la redazione ed anche se era un amico d’infanzia di Fabio ed erano cresciuti insieme, i due erano diversissimi.
Appassionato di serpenti ne possedeva uno chiamato Bacco, che sfoggiava come una cintura di pelle. Non amava molto parlare della sua sessualità, e gay, etero o bisex che fosse, non ne avrebbe mai parlato con nessuno. Il mistero lo avvolgeva, ma a tradirlo era il suo miglior amico: l’eyeliner. Solo che nessuno osava dirglielo.
I tre ragazzi si conoscevano da dieci anni ed era stato naturale andare ad abitare insieme una volta che anche Alex e Fabio avevano deciso di  trasferirsi a Bologna dopo che Lorenzo aveva millantato loro le mille favolosità della Vecchia signora dai fianchi un po’ molli. Quei tre amici sapevano di poter contare l’uno sull’altro nonostante le diversità dei loro caratteri e fino a quel giorno la loro amicizia era stata autentica.
Le note di Everybody hurts echeggiavano per tutta la casa.
“Magari se abbassassi la radio potremmo parlare di quello che è successo.” Alex comparve davanti alla porta della stanza di Lorenzo.
“Cos’è? Lo sanno già tutti?” Lorenzo si tolse la maglietta.
“Hai una faccia!” Nel frattempo era arrivato anche Fabio.
“E va bene. Io e Giorgio ci siamo lasciati. Vi risparmio i dettagli: non ce ne sono.”
“Era ora!” Esordì Fabio. “Quella era una cretina!”
“Ma…”
Alex si sedette sul letto dell’amico.
“Fuori uno! Forza, Lorenzo, il mare è pieno di pesci! Certo, tu ne hai già pescati un bel po’… Ma che significa?”
“Grazie. Sapete sempre come consolarmi.” Rispose ironico Lorenzo sistemando i suoi vestiti.
Fabio lo abbracciò.
“Dai! Adesso potrai venire a battere con me la sera!”
“Declino l’offerta, cessa Non mi va di indossare un paio di tacchi a spillo, una parrucca e adescare padri di famiglia.”
“Bè, potresti sempre nasconderti dietro i cespugli e intervenire quando qualcuno mi chiede la tariffa, urlando ‘CENTO! CENTO!’.”
Risero tutti e tre.
“Ti ringrazio, ma stasera non posso. E poi, sicuramente domani Luciano avrà qualche orrenda novità da comunicarci, come ogni Lunedì. Quindi, vi saluto e vado a letto.”
Ma quella notte, Lorenzo non riuscì a chiudere occhio.

 

***

 

Il bello di prendere l’autobus a fine estate a Bologna è quello che, se ancora nessuno è tornato dalle vacanze e gli studenti universitari non sono ancora tornati in città, ci si può sedere dove si vuole e fare quello che si vuole.
Lorenzo, con le cuffie nelle orecchie, si accomodò tranquillamente al centro dell’enorme vettura arancione e si perse nella musica.
Il tragitto del 19 da Porta San Vitale fino all’ultima fermata di via Rizzoli era abbastanza corto, ma lui quasi si dimenticò di scendere alla fermata, così corse fino alla redazione che si trovava in via San Felice.
Quando entrò, a parte Fabio, erano già tutti là, ognuno nella sua parte d’ufficio.
Enrico, l’altro segretario, lo salutò con un gesto della mano.
Da sotto la scrivania di Enrico sbucò una mano che si agitava salutando Lorenzo.
“È  Diego.” Si giustificò il ragazzo.
“Non voglio neanche sapere quello che stavate facendo.”
“Non è come pensi!” Diego, che era uno dei grafici del portale, sbucò per intero con in mano una penna. “Stavo cercando questa!”
Diego ed Enrico stavano insieme da sei anni. Il primo era napoletano, l’altro di Erba.
Per i primi due anni la loro era stata una relazione a distanza, solo quando si erano trasferiti prima a Piacenza e poi a Bologna avevano cominciato a convivere. Sembrava che le cose funzionassero, c’erano solo un paio di problemi: Diego non era molto incline alla fedeltà e più volte si era fatto beccare da Enrico con altri ragazzi, e inoltre sembrava provare una sorta di feticismo verso Lorenzo, tanto che collezionava tutto quello che il ragazzo gettava via. Il suo ufficio era strapieno di roba che Lorenzo non si ricordava neanche di aver mai posseduto. Enrico non era particolarmente felice della cosa, ma la prendeva a ridere e così non si creavano tensioni.
L’altro problema erano i genitori di Enrico: odiavano il sud Italia, erano dei leghisti vecchio stampo, e quindi il loro figlioletto non gli aveva mai confessato di stare con un napoletano. Questo era causa di litigi continui nella coppia, ma i ragazzi avevano tirato  avanti.
Lorenzo salutò Dario, il caporedattore di Man’s men. Dario aveva praticamente vissuto sulla sua pelle tutte le passate esperienze sentimentali di Lorenzo da quando era arrivato a Bologna. Inizialmente, fra loro sembrava potesse esserci qualcosa, ma tutto era esploso come una bolla di sapone, un po’ perché Lorenzo non era “sentimentalmente maturo”, un po’ perché Dario era una persona molto difficile a concedersi e nel mezzo della loro conoscenza, era comparso Davide Manetti facendo perdere a Lorenzo la testa. Oggi entrambi erano consapevoli che stare insieme avrebbe rovinato quel legame speciale che sembravano condividere.
Lorenzo sbucò con la testa nell’ufficio di Barbara, Claudia e Leonardo, che facevano  i correttori di bozze.
Anche loro avevano conosciuto Lorenzo proprio durante la sua relazione con Davide, anche se non avevano avuto il tempo di conoscerlo perché i due si erano separati poco dopo.
Luciano, l’editore, si diresse verso Lorenzo con fare un po’ frettoloso.
“Dov’è Fabio?” Chiese.
“Buongiorno anche a te, Luciano! Dormiva… Credo…”
“Senti, digli che gli aumenterò lo stipendio, ma deve smetterla di fare quello che fa.”
“Batte…”
“Io… Non volevo dirlo.” Luciano arrossì.
“Riferirò.”
“Comunque, quando arriva, presentatevi tutti nel mio ufficio. Ho delle novità da comunicarvi!”
<<Come volevasi dimostrare!>> Pensò Lorenzo sorridendo e inserendo una cialda nella macchinetta del caffè.
Lorenzo sorseggiò il suo caffè ed entrò nel suo ufficio, le cui pareti erano completamente blu, come anche i mobili. Vari modellini di personaggi dei cartoni animati e dei telefilm facevano bella mostra sulla scrivania. Tutto in quell’ufficio ricordava a Lorenzo le sue passioni. Tra tutte quelle cianfrusaglie che Lorenzo non era capace di tenere in ordine, su tutte una era la sua preferita: il pallone da rugby che Davide gli aveva regalato quando uscivano insieme che si trovava proprio sulla sua scrivania, accanto a una foto di Giorgio sorridente. Prese la cornice nella quale si trovava la foto e pensò che magari un giorno Giorgio sarebbe tornato sui suoi passi.
“Credici…” Si disse e gettò foto e cornice nel cestino.
Poco dopo, l’intera redazione di Man’s men si ritrovò  nell’ufficio di Luciano.
La comunicazione fu breve: dal giorno dopo sarebbe arrivato in redazione un nuovo grafico che avrebbe aiutato Diego.
“Ok. Potete andare.”
Lorenzo restò a fissare Luciano come uno stoccafisso.
“Che parte di ‘potete andare’ non hai capito?” Gli chiese l’editore.
“Devo chiederti un favore.”
Luciano alzò le braccia al cielo, rassegnato.
“Sarebbe un problema se io lavorassi a casa per qualche giorno? Da lunedì tornerei, ma ho bisogno di stare un po’ da solo.”
“Un’altra delusione d’amore?”
“L’hai presa in pieno!”
“Ti conosco da quando avevi dodici anni ed è da allora che ti chiedo di stare attento, ma tu sei recidivo, oltre che pericoloso. Ti fai coinvolgere troppo.”
“Lo so…”
“Comunque, va bene. Non c’è problema. Prenditi tutto il tempo che ti serve.”
Lorenzo baciò Luciano su una guancia.
“Sei un angelo!” Gli disse.
“Sei un danno!” Rispose l’altro  sorridendo.
Il ragazzo uscì dall’ufficio e pensò: <<Tutto da rifare>>.

                               

***                

 

L’indomani, Luciano presentò agli altri ragazzi il nuovo grafico. Questo sembrava visibilmente a disagio con alcuni di loro, ma l’editore pensò che fosse dovuto alla tensione, o forse lavorare per un portale dedicato alla comunità gay lo metteva in soggezione, o che fosse Fabio a metterlo in soggezione? Si sarebbe abituato.
“Dario? Volevo presentarti il nuovo grafico.”
Dario alzò la testa dal computer.
“Oh, sì, Luci…” Trasalì. La persona che aveva davanti era una di quelle che si augurava di non rivedere mai più. “…ano.”
“Ciao, Dario.” Fece il ragazzo.
“Quanto  tempo…” Rispose l’altro alzandosi.
“Ah, bene!” esclamò Luciano festoso. “Vi conoscete già! Dario,  lui lavorerà con Lorenzo. Il suo ufficio è abbastanza grande per due. Fagli vedere la sua postazione.”
Così dicendo, si allontanò contento.
Dario prese l’altro per un braccio e lo trascinò davanti alla macchinetta del caffè.
“Perché sei qua?”
“Ho man…o u. curr….um.” Rispose il ragazzo a voce bassa.
“Non capisco. Puoi parlare più alto?”
“Homandatouncurriculum.” Troppo veloce.
“Eh?”
Il nuovo grafico fece un gesto con la mano che significava “aspetta”, sfilò la penna dal taschino e scrisse la sua risposta su una bustina di zucchero.
“Ah. Hai mandato un curriculum. Non posso crederci! Eppure sai benissimo che non dovresti essere qua!”
“Dario, io e te non ci…”
“Non parliamo di me e di te, ora. Piuttosto, hai pensato alle conseguenze del tuo folle gesto?”
“Pensi che ci siano ancora problemi?”
“Sì. Direi di sì.”
“Anche per Lorenzo?”
“Sicuramente non farà dei salti di gioia. Secondo me ti conviene mandare altri curriculum in giro, sai? È un consiglio, non una minaccia.”
“Vedremo. Adesso potresti mostrarmi il mio ufficio?”
“Cosa? Non ho capito.”
Il ragazzo aprì bocca, ma Dario lo interruppe.
“Oh, non fa niente. Vieni con me. Ti mostro il tuo ufficio.”
Il nuovo grafico si strinse nelle spalle.
Dalla porta dietro di lui, spuntarono gli altri ragazzi della redazione.
“Lo sapevo che sarebbe successo!” Disse Alex che si trovava in redazione per sistemare dei conti per Luciano.
“Ma chi è?” Chiese Barbara.
“Ah, è vero che voi non lo avete mai visto…” Enrico pulì la macchina del caffè.
“È un elemento molto pericoloso.” Disse Diego che già avvampava di gelosia.
Fabio non osò esprimere commenti e riprese a limarsi le unghie.

 

***

“Allora, com’è andata oggi al lavoro? È successo qualcosa di interessante?” Chiese Lorenzo ai suoi due coinquilini, dopo aver servito in tavola dei fusilli con pesto siciliano.
I due ragazzi trasalirono.
“Niente. Proprio un bel niente.” Rispose Fabio abbassando gli occhi sul piatto fumante.
“Già.” Rinforzò Alex.
“Siete strani. Che vi prende?”
“Niente…”
“Se avete incontrato Giorgio potete dirmelo, si vede che è successo qualcosa! Siete… Strani!”
“Lo hai già detto. Comunque no, non è successo nulla di particolare.” Alex continuò a mangiare.
A metà della cena Lorenzo riprese a chiedere notizie del lavoro.
“Allora, com’è il nuovo grafico?”
“Terribile! Un represso! Guarda, Luciano ha detto che non va bene! È  troppo brutto!” Fabio era isterico.
“Ma dai! Luciano non licenzierebbe mai una persona perché è brutta.”
“No! Fabio non voleva dire che è brutto lui…” Si intromise Alex. “Ma che la prova di grafica per Man’s men che ha fatto è brutta. ”
Fabio scuoteva la testa.
“Non vedo l’ora di conoscerlo.” Rispose Lorenzo.
“Non ti perdi niente!” Fece Alex.
“Già, già.” Fece eco Fabio.
“Che stronze! Non lo conoscete neanche!” Rispose Lorenzo alzandosi per sparecchiare.
I suoi due amici si guardarono preoccupati e poi si strinsero nelle spalle.

 

***

 

Per tutta la settimana, Lorenzo si sentì evitato dai suoi amici e colleghi. Non riusciva a spiegarsi perché, tanto che desiderò tornare al lavoro immediatamente, convinto che ce l’avessero con lui perché non era in redazione. E così, il lunedì si presentò in redazione alla mattina presto.
“Lorenzo! Come mai così mattiniero?” Enrico si stava limando le unghie.
“Ho un sacco di lavoro da fare. Se penso a quello che mi aspetta…”
“Oh, non puoi nemmeno immaginartelo.” Diego, come al solito, era sbucato da sotto la scrivania di Enrico.
Lorenzo lo guardò perplesso.
“Sempre spiritoso, eh?” Enrico fulminò il suo ragazzo con lo sguardo.
Lorenzo sorrise e si diresse verso il suo studio.
Da dietro la scrivania, saltarono fuori Fabio, Alex, Dario e gli altri. Tutti tranne Luciano.
“Sentite il botto.” Disse Fabio.
Entrando nel suo ufficio, Lorenzo si trovò davanti una enorme scrivania marrone, dietro la quale stava lavorando qualcuno nascosto da un computer gigantesco che lo copriva completamente.
“Buongiorno! Questo è il mio ufficio. Tu devi essere il nuovo grafico…” Disse gentilmente posando le riviste che aveva con sé sulla propria scrivania.
“Mi hanno sistemato qua. Adesso è anche il mio ufficio.” La voce bassa e lenta proveniente da dietro il computer suonava familiare. Lorenzo si avvicinò.
E lì, seduto beato e tranquillo, c’era il nuovo grafico. A Lorenzo il cuore arrivò in gola: quella nuca era una nuca che conosceva bene, quelle mani grandi che stringevano il mouse e quel naso rotto durante una partita di rugby, appartenevano a Davide Manetti.
“Tu!” Urlò Lorenzo. (“Sentito?” fece Fabio nell’altra stanza).
“Lorenzo?” Davide non si aspettava quella reazione isterica. Anzi, sperava che Lorenzo dopo quattro anni che non si vedevano, lo avesse perdonato. Era evidente che gli altri colleghi non gli avevano detto niente della sua presenza qui, altrimenti l’incontro sarebbe stato molto diverso.
“È uno scherzo, vero? Non sei il nuovo grafico. Sei venuto per riparare i computer, vero?”
Davide lo guardava perplesso.
“No, eh?” Lorenzo sospirò.
“Ma ti sembra il modo di accogliermi?” Davide si pentì di quella frase non appena l’ebbe pronunciata. Voleva essere carino e simpatico, ma stava sbagliando tutto.
“Quanti anni sono passati?” Chiese Lorenzo senza guardarlo.
“Più di quattro.”
“Quattro! E in questi quattro anni… Non ho fatto altro che chiedermi dove fossi finito! Ho sempre continuato a mettere tutti i ragazzi con cui uscivo a confronto con te!” Si avvicinò a Davide e lo fissò dritto negli occhi. “Ed ora che sono riuscito a sbatterti fuori dalla mia vita, riuscendo nell’impresa di avere una relazione che durasse più di due notti, una scopata, un film in streaming ed un sms d’addio… Tu cosa fai? Ti ripresenti appena questa si è chiusa! Perfetto tempismo!”
“Lorenzo… Non ci vediamo da quattro anni.”
“E non potevamo continuare la nostra relazione così?!” Urlò Lorenzo, sbattendo la porta e andandosene.
Davide restò a fissare la porta. Non sapeva che dire. Era consapevole di aver ferito Lorenzo, ma era passato tanto di quel tempo che ormai… La porta che si riapriva lo distolse dai suoi pensieri.
Lorenzo era di nuovo là e lo stava afferrando per il colletto della camicia.
“E, per inciso, fai sparire quella maledetta scrivania marrone! Questo è il mio ufficio! È in blu! Ed in blu deve restare!”
“È solo momentanea.” Rispose Davide.
“Falla sparire!” Urlò l’altro sbattendolo al muro.
“Che cavolo avete da guardare?!” Sbraitò Lorenzo contro i suoi colleghi che erano ancora tutti insieme nel corridoio. Si diresse verso l’ufficio di Luciano e aprì la porta con violenza.
“Bussare è passato di moda?” Fece l’editore alzando gli occhi dai fogli che stava compilando.
“Cosa ci fa lui qui?” Gli occhi di Lorenzo erano pieni di rabbia.
Lui… Chi?”
“Davide Manetti!”
“È il nuovo grafico.”
“È il mio ex ragazzo!”
Luciano impallidì.
Lorenzo uscì sbattendo anche quella porta.
<<Siamo nella merda.>> Pensò Luciano portandosi una mano alla testa.

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