In blue capitolo 3 – Grigio

E via con il terzo capitolo! Questa volta le location sono: Alessandro distribuzioni, la stazione di Bologna e la Salara. Bologna è sempre più centrale nella storia. Mi sembra sempre tutto banalissimo, beh… Lo è.

adfavola

In blue
Capitolo 3
Grigio

 

In redazione la situazione si era fatta di nuovo tesa e Davide non riusciva a spiegarsi perché: non si era comportato male la sera prima, né aveva infastidito Lorenzo in ufficio. Forse era lui che si sentiva a disagio adesso.
“Lorenzo?”
“Che vuoi?” L’interpellato rispose senza alzare la testa.
“Cos’hai? È tutta la mattina che sei strano. Se hai un problema parliamone: magari posso aiutarti.”
Lorenzo sentì una fitta al cuore: come poteva aiutarlo la causa dei suoi problemi? Decise che non gli avrebbe detto niente.
“È per quello che hai detto ieri…” Le sue labbra si aprirono senza che lui lo volesse.
“Su cosa? Sugli anziani? Ma dai…”
“Intendo quando ti ho lasciato sotto casa.” Lorenzo giocherellò con un braccio del modellino di Buffy.
“Lorenzo… Ho parlato del mio ragazzo. Cosa c’è di strano?”
Lorenzo alzò la testa: era in lacrime.
“Di strano c’è che in questi quattro anni non ti ho dimenticato. Sono ancora innamorato di te e speravo…” Si alzò per andare via ma Davide lo afferrò per un braccio e lo avvicinò a sé.
“Che significa?”
“Quello che ho detto!”
“Lorenzo… Non potremo mai stare insieme. Io sono innamorato di un altro.”
“Lo so benissimo questo!” Le lacrime di Lorenzo, mentre si divincolava, bagnarono il viso di Davide.
“Mi dispiace, Lorenzo, ma non c’è futuro per noi. Non vedi che ti offro solo lacrime?”
Davide mollò la presa mentre Lorenzo fuggiva via. Restò immobile. Come poteva essere stato così stupido da non accorgersi che Lorenzo provava ancora qualcosa per lui?
Si sentì un imbecille.
“Che sta succedendo?” Luciano irruppe nella stanza.
“Mi accompagni a prendere un caffè?” Davide lo stava quasi implorando.

 

***

 

“… E questa è tutta la storia!”
Alla fine i caffè diventarono cinque, un panino ed un dettagliato racconto della storia di Lorenzo e Davide.
“C’è un punto che non mi è chiaro: perché è finita tra voi?” Chiese Luciano.
“Non lo so. Me lo sono chiesto spesso.”
“Ma… Lo hai lasciato tu! Dovresti saperlo!”
“Sì…” Davide si vergognò.
“Non lo amavi?”
“No. Credo.”
“E adesso?”
“Men che meno! È passato troppo tempo e sono successe tante cose. No, non lo so.” Davide indugiava sulle sue parole. “Non credo che funzionerebbe. Io e Lorenzo, ormai, siamo troppo distanti. Riprovarci sarebbe un’inutile forzatura.”
“Permettimi di contraddirti! Sai, io non credo nell’amore fra due uomini. Ho visto troppe coppie annullarsi a vicenda. Però Lorenzo ci crede.”
“Luciano…”
“Lasciami finire! Sono sicuro che, in tutti questi anni, per Lorenzo non sia cambiato nulla. Lo conosco da quando aveva dodici anni e sono sicuro che ogni volta in cui ha pronunciato le parole ‘Ti amo’, le ha dette perché le sentiva veramente. E così è con te.” Luciano sorrise pensando a quanta strada era riuscito a fare quel timido ragazzino che leggeva fumetti per ragazze e che oggi era così pieno di forza e di coraggio.
“Lo so. Ma questo non cambierebbe le cose: ormai ho un’altra vita, ed amo il mio ragazzo veramente.”
“Ma?”
“ ‘Ma’ che?”
“Hai troncato a metà, come se avessi avuto altro da dire.”
“No, nient’altro.”
<<Come faccio a dirgli che quello che provavo per Lorenzo era immenso, e che lo è ancora oggi, ma che il suo amore così travolgente e totale mi ha fatto scappare da lui per paura che mi schiacciasse?>>

 

***

 

Lorenzo e Davide non si erano più parlati. Quando Davide gli chiedeva qualcosa, Lorenzo rispondeva a monosillabi. Davide ci aveva anche provato a cominciare una conversazione ma Lorenzo non ne aveva voluto sapere. Si rassegnò. Non credeva che quel ragazzo così gentile e carino fosse diventato con il passare degli anni tanto testardo. Ma era pur sempre Lorenzo e gli dispiaceva davvero per quella situazione così imbarazzante.
“Che c’è? Di nuovo mestruato?” Dario si era avvicinato a Davide così silenziosamente che lui neanche lo aveva sentito.
“Ma chi?”
“Lorenzo.”
“Eh, sì. Purtroppo, gli ho detto che ho già un ragazzo ed è andato fuori di testa. Ma cosa dovevo fare?”
“Niente. Hai fatto bene. Gli passerà, dagli tempo.”
“Sì. Hai ragione. Grazie mille.”
“Figurati. Comunque, mi servirebbe a breve una nuova grafica per le risposte ai lettori. Ce la fai a farmela avere per domani?”
Davide annuì.
“Non è facile lavorare con Lorenzo, ma porta pazienza.”
“Ci proverò.”
Ma quando rientrò nel suo ufficio e trovò Lorenzo ancora furibondo, Davide pensò che forse non ce l’avrebbe fatta.

 

***

 

E finalmente arrivò il Sabato tanto atteso: una doccia e poi di corsa verso Alessandro distribuzioni per acquistare i fumetti che erano usciti il mercoledì ma che quella settimana non era riuscito ad andare a prendere. Finalmente si sarebbe rilassato immergendosi in quei mondi fantastici che tanto amava.
Arrivato da Alessandro si liberò di qualunque pensiero per  far spazio a tutto ciò che avrebbe comprato da leggere. Sì, anche quello era amore.
Mentre si diceva finalmente che per la felicità la strada non era poi così lunga, sentì qualcuno chiamarlo.
“Lorenzo!”
“Davide!” Il cuore gli arrivò in gola.
<<Anche il sabato!>> Pensò.
“Sempre le stesse vecchie abitudini, eh?” La voce bassa del ragazzo aveva un che di ovattato.
“Anche tu…”
“Già!” Davide gli mostrò un numero di The Invisibles, uno dei fumetti che aveva comprato.
Da dietro di lui emerse una figura: un bel ragazzo, che non poteva avere più di diciannove anni, con folti capelli color biondo cenere e degli occhi castani intensissimi. Le labbra erano molto pronunciate ma, nell’insieme, rendevano quel ragazzo pericolosamente bello.
“Lorenzo, lui è Andrea Ferrari, il mio ragazzo. Andrea, lui è Lorenzo Vanni, un mio collega di redazione.”
<<Collega? Che cazzo…>> Pensò Lorenzo.
I due ragazzi si scambiarono una stretta di mano.
Andrea sorrise a Lorenzo gentilmente.
Lorenzo fece finta di nulla.
“Ok! Adesso io devo andare! Ciao!” Pagò i suoi fumetti di corsa senza neanche salutare Luigi, il cassiere, che era un suo caro amico, lasciando Davide e Andrea davanti alla cassa della fumetteria.
Finalmente si era trovato faccia a faccia con il suo rivale in amore. Ma poteva veramente Andrea essere considerato un rivale? O forse aveva già perso fin dall’inizio? Non avrebbe pianto. Ormai nella vita di Davide non c’era più spazio per lui: avrebbe dovuto farsene una ragione. Ma allora perché il cuore sembrava scoppiargli?
Quando entrò in casa lanciò i suoi fumetti sulla poltrona verde del salone.
“Che ti prende?” Alex era là in mutande con l’aria di chi si era svegliato da poco.
“Se indovini vinci un orsacchiotto con vibratore…”
“Non ci tengo!” Fece per andarsene ma Lorenzo lo seguì.
“Ma io devo dirtelo!”
“Parla, allora…”
“Ho incontrato Davide!”
“E quindi? Ci dividi l’ufficio!”
“Ma era con il suo nuovo ragazzo!”
“Te l’ho detto! Poteva stare ad aspettare te in questi quattro anni?”
“Insomma, Alex, mai una parola di conforto!”
“Lorenzo, hai ventiquattro anni e sembri un adolescente al suo primo amore!”
“Ma…”
“Smettila di fare il bambino e cresci: le situazioni non si risolvono lamentandosi!” Alex chiuse la porta del bagno proprio in faccia a Lorenzo.
“Hai le tue cose?!” Sbraitò il ragazzo verso la porta chiusa.
“Potreste smettere di fare casino?” Fabio apparve silenziosamente dietro Lorenzo.
Aveva i lunghi ricci castani completamente arruffati. Sulla bocca tracce di rossetto.
“Ma che hai fatto? Sei sporco di rossetto! hai ancora limonato a caso con le ragazze?”
“Macchè, sono stato con le mie amiche travestite. Mi hanno truccato.”
“Tu sei pazza.”
“Dovrò pur divertirmi in qualche maniera!”
I due amici si guardarono e scoppiarono a ridere.
Alex appena uscito dal bagno fissava i suoi amici.
“È proprio vero che certe cose non cambiano mai!” Esordì mentre i capelli neri gli gocciolavano ancora.
“Vedo che la doccia ti ha calmato!” sorrise Lorenzo.
“Ho solo cambiato l’assorbente!”
Le risate dei tre amici si sentivano per tutto il palazzo.
<<Per fortuna che ci sono loro!>> pensarono tutti e tre.

 

***

 

Un fine settimana infernale: il sabato sera, senza preavviso, Lorenzo si ritrovò fra i piedi un vecchio amico delle scuole superiori che non vedeva da secoli che lo aveva rintracciato tramite Facebook.
Una volta partito l’amico, il giovane redattore si accorse di quanta tensione aveva accumulato. Si sedette su una delle panchine della sala d’attesa della stazione e si rese conto, guardando fuori, che aveva cominciato a piovere.
“Ma tu sei Lorenzo!” Fece una voce maschile dietro di lui.
Il ragazzo si voltò e vide, seduto con le gambe aperte e un libro in mano, Andrea, il ragazzo di Davide.
“Oh, ciao.” Rispose gentilmente. “Come va?”
“Male. Sono appena tornato dopo essere stato a Milano a trovare degli amici, ma sono rimasto bloccato qui in stazione perché piove.”
“Bè, tu e Davide non abitate lontano e i portici ti riparerebbero dalla pioggia.”
“Non ho voglia di bagnarmi.” Andrea aveva un sorriso bellissimo.
“Che viziato!” Rise Lorenzo.
Per uno che sta con Davide il minimo è essere viziato, no?” Andrea gli fece l’occhiolino.
Lorenzo continuò a ridere.
“Davide mi ha detto che uscivate insieme qualche anno fa.”
“Sì. Ma non è durata molto. Sai, avevo appena compiuto vent’anni, mi avviavo per i ventuno… Stavo per andare fuori target per La Morte. Quando compirai vent’anni, mettiti ai ripari!”
“Ma io ne ho appena fatti ventitré.”
Lorenzo trasalì: avevano solo un anno di differenza ma Andrea poteva sembrare suo figlio.
“Mi prendi in giro?”
“Non lo farei mai! Non hai idea di quanto ho desiderato conoscerti!”
“Adesso mi stai davvero prendendo in giro, però!”
“No! Seguo sempre Man’s men e sono un tuo fan, praticamente. E poi, Davide parla sempre di te! Gli ho chiesto un sacco di volte quando ti avrei potuto conoscere. Ma lui diceva che non vi vedevate da quattro anni e allora…”
“Davide parla sempre di me?” Lorenzo fece una smorfia stizzita.
Ad Andrea brillarono gli occhi. “Non hai idea di come e quanto ti adora! Dice sempre che sei speciale. Mi aveva messo addosso una curiosità…”
Lorenzo arrossì.
“Aveva ragione! Davide è stato felicissimo quando lo hanno assunto da voi. Non stava più nella pelle all’idea di rivederti.” Continuò Andrea.
Il giovane redattore si sentì in colpa: Davide in questi quattro anni aveva continuato a pensarlo, come aveva fatto anche lui, in silenzio. Come aveva potuto essere così stupido e averlo trattato male come se fosse stato una persona qualunque?
“Sai, l’ho trattato molto male.” Disse istintivamente, con le parole che gli salivano alle labbra da sole. “Non sono riuscito a reprimere la rabbia che mi ha lasciato quattro anni fa, quando abbiamo smesso di frequentarci. Non avevo la benché minima idea dell’affetto che prova per me. Ho sempre pensato che il mio sentimento fosse a senso unico.”
“No. Non lo è mai stato.” Andrea stringeva forte il libro che aveva in mano. “Anzi, credo proprio che se un giorno dovesse finire tra noi, saresti la prima persona che andrebbe a cercare. Ti vuole davvero molto bene.”
Restarono entrambi, imbarazzati, a contemplare il pavimento sporco della sala d’attesa. Lorenzo fu il primo a parlare.
“Sei un bravo ragazzo. Sono contento che Davide stia con uno come te.”
Andrea sorrise.
“Senti.” Disse poi. “Ti andrebbe di uscire da soli una sera? Senza Davide, né nessun altro. Solo io e te.”
Lorenzo lo guardò come se quello stesse ballando nudo al centro della sala d’attesa.
“Così, per conoscerci meglio…” Continuò Andrea.
“V-va bene. Sentiamoci, allora. Ok?”
“Ok! Ti aggiungo su Facebook!” Andrea si alzò, baciò Lorenzo su una guancia abbracciandolo e incurante della pioggia si diresse verso casa sorridendo.

 

***

Quella sera la Salara era deserta.
Dario prese posto su uno sgabello davanti al bancone del bar.
Non si aspettava granché. Di sicuro, non pensava che vi avrebbe conosciuto l’uomo della sua vita. Anche perché la sua idea era che ‘l’uomo della vita’ non esiste. È solo una mera illusione per dimenticarci che siamo nati soli, siamo soli e soli ce ne andremo. O almeno questo era ciò che pensava.
Ma quella sera qualcosa sarebbe successo. Chiese alla barista una birra.
“Sei da solo?”
Una voce alle sue orecchie. Si girò e vide un ragazzo che lo stava osservando sorridendo.
“Come tutti.” Rispose afferrando la bottiglia di birra.
“Io mi chiamo Emiliano.”
“Dario, piacere.”
“Vieni spesso?”
“Beh, sì…”
“Già, ti vedo sempre.”
“Allora, se lo sai, perché me lo hai chiesto?”
“Così, per parlare…”
“Ah, ho già capito il tipo!” Dario sorrise.
“Posso chiederti una cosa?” Emiliano avvicinò il suo sgabello a quello di Dario, fino a sfiorargli le ginocchia con le sue.
“Spara!” Un sorso di birra.
“Stai con il ragazzo con gli occhiali?”
“Ma chi, Lorenzo?”
“Boh… Forse.”
“Ma no. Lo conosco da una vita. Siamo come fratelli!”
“E… sei impegnato con qualcuno?”
“Tutti e nessuno.”
Emiliano si avvicinò.
“E hai bisogno di compagnia?”
“Dimmelo tu.”
Le labbra dei due si sfiorarono. Le loro lingue si incontrarono. Neanche si erano conosciuti che uscirono abbracciati.

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