In blue capitolo 4 – Do something

E niente. Oggi è lunedì e “In blue” è tornato puntuale come un orologio! In questo capitolo: gente che si vanta di saper fare sesso, un’intera squadra di rugby, la Salara (ancora!) ma questa volta con la Roboterie, Senape e altra gente che guarda… Vi basta?

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In Blue
Capitolo 4
Do  something

 

Non era ancora spuntato il sole. Dario si sdraiò a pancia sotto e si accese una sigaretta.
“Com’è stato?” La voce di Emiliano sembrava risuonare distante.
“Cosa?” Dario alzò leggermente la testa.
“Ti è piaciuto?”
“Che razza di domande sono? Lo sai che non si chiedono queste cose…”
“Lo so, ma mi piace sentirmi dire che ci so fare…”
“Spero che tu non dica sul serio.”
“E perché dovrei scherzare in un momento simile?”
Dario in quel momento capì che Emiliano sarebbe dovuto essere l’amante di una notte e nient’altro. Uno che gli chiedeva se gli era piaciuto fare sesso con lui doveva essere un megalomane. Poi pensò, però, che la maggior parte degli esseri umani era così narcisista che su questo avrebbe anche potuto passare sopra. Decise che lo avrebbe richiamato: in fin dei conti, gli era piaciuto.

 

***

 

“Ieri ho incontrato Andrea.” Lorenzo alzò la testa dal computer per guardare Davide.
“Me lo ha detto.” Rispose il ragazzo.
“È simpatico.”
“Lorenzo… Non devi sforzarti di essere gentile con lui solo perché è il mio ragazzo e non vuoi ferirmi.”
“Lo penso davvero.”
“Se è così, ti ringrazio, ma non devi fare qualcosa che non ti va solo per farmi piacere.”
“Per farti capire che sono sincero, ti dico che abbiamo deciso di uscire insieme una sera.”
“Da soli?”
“Bè, sì.”
“Perché?”
“Così. Per conoscerci…”
Davide stava per rispondere, ma un urlo proveniente dall’atrio della redazione fece sussultare sia lui che Lorenzo.
“Che vi è preso?” Disse Lorenzo a Fabio ed Enrico, trovandoli entrambi con le mani ai capelli.
“Guarda qua!” Fabio trascinò Lorenzo davanti al computer. “Il ragazzo che doveva posare per un servizio fotografico ha mandato un’e-mail per avvisarci che non verrà.”
“Dico io… Una telefonata, no? Le mail le guardo pochissimo!” Enrico girava nervoso intorno alla grande scrivania.
“Che possiamo fare? Se non troviamo qualcuno entro mercoledì è un casino!” Fabio era serio per una volta.
“Non per voler fare il vostro lavoro, ma i modelli che dovremmo chiamare in caso di bisogno?” Lorenzo non capiva il perché di tanta agitazione.
“Quali?” Enrico sembrò cadere dalle nuvole.
“Scusate.” Si intromise Davide. “Ma non dovrebbero esserci delle agenzie per questo genere di cose?”
Lorenzo batté una mano sulla spalla dell’amico.
“Lascia stare. Il loro metodo è: ce ne andiamo in giro una volta alla settimana, adeschiamo qualcuno che ci sembra carino e se ci sta lo facciamo posare per il sito.”
L’espressione di Davide era fra l’incredulo e lo schifato.
“E il problema dove sta? Potete fare come al solito.” Rispose pensandoci un attimo su.
“No. Non capisci. È un lavoro lungo! Solo carne di prima scelta.” Fabio non lo guardava neanche.
Improvvisamente, il viso di Davide si illuminò.
“Ho io quello che fa al caso vostro! E non è un modello, sono dodici.” Disse raggiante.
“In che senso?” Enrico non capiva.
Lorenzo sembrava, invece, aver capito tutto e si portò una mano alla tempia.
“Vi ricordo che io gioco a rugby… E i miei compagni di squadra sono i migliori.”
“Non accetteranno mai!” Disse Enrico.
“Non ci giurerei.” Davide era convinto.
Lorenzo annuì. Si ricordava delle sue passate avventure con i rugbisti: dopo Davide erano diventati il suo feticismo sessuale. Dario lo definiva un rugbystasessuale.
“Bene.” Enrico si lasciò convincere. “Se però domani neanche uno di loro si presenterà, dovrai posare tu nudo per  il portale.”
“Affare fatto.” Si strinsero la mano.
“Spero per il bene dei miei occhi che tu vinca la scommessa, come ti chiami…” Fece Fabio noncurante mentre si controllava le mani.

 

***

 

L’indomani mattina dodici giocatori di rugby fecero il loro ingresso in redazione.
“Che ti avevo detto?” Davide si sentiva un Dio per essere riuscito a sistemare la situazione in pochissimo tempo.
“Avevi ragione, Manetti.” Rispose Enrico. “Sei in gamba. Ma loro sono boni, quindi se mi vuoi scusare, dobbiamo cominciare a scattare foto.”
“Sono tutti vostri.” Davide si diresse nel suo ufficio.
Lorenzo restò a contemplarli uno per uno. Si immaginava travestito da Madonna nel video di Material girl a ballare con tutti e dodici. Li contò. Erano undici.
“Davide?” Chiese raggiungendo l’amico nel loro ufficio. “Perché sono undici? Dovevano essere dodici!”
“Dodici, sì. Non sono dodici?”
“Ti assicuro di no.”
Davide tornò dai ragazzi, seguito da Lorenzo.
“Hai ragione!” Esclamò dopo averli contati più volte. “Sono undici. Ma chi manca?”
Uno dei ragazzi, il cui corpo avrebbe fatto invidia a Colosso degli X-men, finalmente parlò.
“Manca Gippo. Credo sia andato a cambiarsi.” Esclamò con un espressione giuliva.
Davide si voltò verso la scrivania di Fabio.
“Penso di sapere dov’è.” Disse a Lorenzo alzando un sopracciglio.
Come una furia si diresse verso il bagno, aprendo la porta con uno scatto veloce.
Una scena folgorante: Gippo aveva la testa di Fabio fra le gambe.
“Lo sapevo che eri qua!” Esclamò Davide senza scomporsi.
“Dio!” gridò Gippo. “Se questo è il tuo posto di lavoro, voglio venirci a lavorare anche io!” Venne senza curarsi della presenza del compagno di squadra.
Davide chiuse la porta sconcertato.

 

***

 

“Cazzo! Erano favolosi!” Lorenzo, Fabio ed Alex erano tornati a casa e stavano finalmente cenando.
“Ma chi?” chiese Alex.
“I compagni di squadra di Davide! Oggi hanno posato nudi, con i loro uccelloni svolazzanti, per Men’s man! Ed indovina cosa ha fatto questa troia?” Lorenzo indicò Fabio con la forchetta. “Si è scopato quello col cazzo più grosso!”
“Ma fai veramente schifo!” disse Alex con un’espressione di finto disgusto.
“E’ solo invidia!” rispose Fabio continuando a mangiare la sua fetta di carne.
“Sì, come no! Ammetti pure che sei una zoccola!” Alex gli lanciò una forchettata di purè addosso.
“Amica, sei lenta! Quanti anni sono che ci conosciamo noi due? Ventisei! Ci hanno pure battezzato insieme!”
“E allora?”
“Sai che sono una troia da quando, a cinque anni, hai tentato di rubarmi un giocattolo ed io ti ho afferrato per i capelli, con una mossa degna delle migliori trans!”
Suonò il telefono di Fabio.
“È Gippo!” disse Lorenzo che aveva sbirciato il display.
Un pensiero attraversò la mente di Lorenzo in quell’istante: ma quale uomo? Ma quale Davide? Tutto l’amore e la felicità lui ce li aveva già a due passi di distanza.
Quella notte i tre ragazzi si addormentarono sul pavimento ridendo delle loro vite.

 

***

“Ti va di uscire stasera? È mercoledì, alla Salara c’è la Roboterie.” Andrea aveva chiamato Lorenzo prima di cena.
“Technusi… Ma se non c’è problema per te, non dovrebbe essercene nemmeno per me.”
Quando Lorenzo riattaccò il telefono, Fabio stava dietro di lui.
“Sei sicuro di volerci andare?” Fabio era preoccupato.
“Certo! Andrea è una persona molto gentile. Non vedo cosa può esserci di così inquietante ad uscire con il fidanzato di un mio ex ragazzo!” Il sarcasmo.
“Comunque veniamo anche io e Dario.” Fabio fece una smorfia ed andò via.
“Mai che io possa fare qualcosa da solo!” Urlò Lorenzo alzando le braccia al cielo.
“Oh, c’è la techno! Non ti piace ma a me e Dario sì!”
“Ogni scusa è buona per farvi i fatti miei…”

 

***

“Spiegami perché devi uscire con Lorenzo!” Sbraitava Davide.
“Non c’è nessun perché! Stiamo cercando di diventare amici!”
“Amici? Ti rendi conto che è il mio ex ragazzo?”
“Per fortuna che non c’era niente di ufficiale!”
Davide si accorse della gaffe che aveva fatto.
“Comunque sia, non mi piace che usciate da soli!” Disse girandosi verso la finestra.
“Amore…” Andrea si avvicinò a Davide. “Devo fare della vita sociale anch’io. Non posso stare sempre in casa dall’università, ok?” Lo baciò. “Tornerò tardi! Tu chiama i tuoi amici del rugby e organizzate un festino!”
“Sì, un’orgia!”
“Ci tieni alle palle?”
La porta di casa si chiuse. Davide era geloso e lo sapeva. Lo sapeva benissimo.
Si sedette sul divano e pensò a Lorenzo: perché non si fidava di lui? Eppure gli voleva così bene. Forse poteva andare anche lui, ma meglio di no: c’era la Roboterie e di tutti quei rimastini se ne era fatti un bel po’. Avrebbe passato la serata a salutare gente. Non era il caso.

***

Andrea e Lorenzo, dato che era ancora presto, passarono da Senape, il vivaio urbano del Pratello. Giovanni, il proprietario, quando vide Lorenzo lo salutò festoso.
“Bella!” Gli disse Giovanni. “Era ora che ti facessi vedere! Lavori qua dietro e non vieni mai!”
“Ma mica posso uscire solo con le orrende come te!” Lorenzo abbracciò l’amico.
“Cessa! E lui chi è?” Giovanni squadrò Andrea. “Giri sempre con dei gran boni!”
Andrea arrossì e Lorenzo si accorse che l’amico era a disagio.
“Lascialo stare che è piccolo!” Lorenzo afferrò Andrea per un braccio. “Dammi delle birre, piuttosto, scema! E smettila di guardare o Alberto si ingelosisce!”
Andrea rise di cuore. Si vedeva che Lorenzo era in confidenza con chiunque.
“Oh, la cessa!” Alberto, il fidanzato di Giovanni, arrivò trafelato.
“Cretina!” Lorenzo lo baciò. “Come va?”
“Una giornata di merda. Tu stai a far danni?”
“Uh?”
“Quello non è il fidanzato del tuo ex?”
“Ma lo sapete tutti?”
“Il paese è piccole e le cesse mormorano.”
Andrea e Lorenzo durante la serata parlarono di tantissime cose trovandosi in sintonia su quasi tutto, poi si precipitarono alla Salara.
Lorenzo salutò un sacco di gente e ci misero quasi un’ora ad arrivare al piano di sotto, mentre la tecno spingeva.
Andrea osservava Lorenzo chiedendosi cosa avesse questo ragazzo di tanto speciale da far ‘innamorare’ di lui chiunque lo conoscesse. Ma non era il momento di pensare, dovevano solo divertirsi e cominciarono a ballare.
“Ti  stai divertendo?” chiese Andrea.
“Se puoi finire le tue giornate ballando, non hai nulla di cui lamentarti!”
Fabio e Dario avevano raggiunto i ragazzi.
“Ma li vedi?” Disse Fabio. “Sembrano due vecchi amici!”
“Sei geloso?” Dario non faceva altro che guardare il cellulare.
“Che hai? Sei nervoso?”
“Sì. Aspetto un tipo, ma non si vede. Non so che pensare…”
“Balliamo. Arriverà, vedrai.”
“Forse hai ragione.”
Un uomo si avvicinò a Dario prima che potesse entrare in pista.
“Sono tuoi amici quelli che stanno ballando sotto la cassa?”
“Sì.”
“Quello con gli occhiali….”
“Ah, Lorenzo!”
“È molto carino! Non trovi?” Dario non aveva mai pensato che Lorenzo potesse essere carino. Era Lorenzo. Ma quando guardò l’uomo per ribattere si rese conto che quello osservava Lorenzo con un’espressione assolutamente candida sul viso. A quel punto si strinse nelle spalle e si buttò in pista.

 

***

Tornando a casa, i ragazzi si misero a discutere animatamente.
“Ma dai! Non ci credo!” Lorenzo era arrossito.
“Ti giuro che è vero! Mi ha abbordato solo per sapere il tuo nome!” Dario sghignazzava.
“E non ti ha detto il suo?” chiese Lorenzo.
“No…”
Lorenzo pensò che non poteva importargli poi molto di un tizio sconosciuto, bello per quanto Dario lo descrivesse.
Arrivarono sotto casa di Andrea.
“Grazie della bella serata, Lorenzo. Spero ti sia divertito anche tu.”
“Certo!”
Risero.
Davide li stava osservando dalla finestra.
Andrea entrò in casa.
“Sei ancora sveglio?” Chiese al suo ragazzo. Davide, con il suo bianco e muscoloso corpo, stava seduto completamente nudo sul divano.
“Non avevo sonno. Ti sei divertito?”
“Lorenzo è fantastico!”
Davide sorrise.
“Lo sapevo che lo avresti detto!” Sentiva una punta di gelosia, ma abbracciò Andrea che si era seduto sopra di lui. “Spero, almeno, che non te ne innamorerai!”
“Non sono mica lesbica.” Affondarono la lingua l’uno nelle labbra dell’altro e si lasciarono andare sul divano.

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