In blue capitolo 5 – Jealousy

Bentrovati! Ancora un nuovo capitolo di “In blue”. Sta per arrivare la fine del primo arco narrativo. E niente, beccatevi questo capitolo di gente indecisa.

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In blue
Capitolo 5
Jealousy

 

L’odore del caffè si era sparso per tutta la casa. Alex aveva lasciato che si raffreddasse un po’ e lo aveva portato a Lorenzo che stava ancora dormendo.
“Non ci credo.” Disse assonnato il giovane redattore. “Che ti prende, Carusa?”
“Bevi che si raffredda! Volevo solo fare qualcosa di carino. Sei stato molto gentile ad uscire con il ragazzo di Davide. Non me lo aspettavo, ecco, è molto maturo da parte tua. E allora ho pensato che anche tu hai bisogno di qualcuno che sia gentile con te ogni tanto.”
“Sei un tesoro, amica.” Si abbracciarono.
Lorenzo prese la tazzina blu e sorseggiò il caffè.
“È buonissimo.” Disse.
“Lo sai che so fare tutto, no?” Rise Alex. “Ti va se andiamo insieme al lavoro oggi? Non ho voglia di fare la strada da solo.”
Lorenzo annuì con un cenno della testa e continuò a sorseggiare il caffè, contento del gesto dell’amico.

 

***

 

Non avevano neanche girato l’angolo di via San Felice che Lorenzo si accorse di Davide che si stava dirigendo da solo verso il bar.
“Ti dispiace se vado con lui, Alex? Sono un po’ preoccupato. Non vorrei ce l’avesse con me per non averlo invitato.”
“No. Vai pure, tanto siamo arrivati.”
Alex non aveva neanche finito di parlare che già Lorenzo si era precipitato sul suo vecchio amore.
“Buongiorno!” Gli disse raggiante.
“Oh, Lorenzo!” Esclamò sorpreso l’altro.
“Che c’è? Non sei contento di vedermi?”
“Non potrei proprio affermare di sì.”
Lorenzo si portò una mano alla tempia.
“È perché ieri sono uscito con Andrea?”
“Se vuoi proprio saperlo, sì. E non soltanto perché non sono stato invitato…”
“Ah, no?”
“No. Sembra che il mio adorato ragazzo abbia nei tuoi confronti una specie di venerazione malata. C’è il rischio che possiate scappare insieme.”
Lorenzo scoppiò a ridere facendo voltare tutte le persone nel giro di cento metri.
“No! Tu sei pazzo! Ma come ti viene in mente? Io e Andrea insieme? Sei completamente fuori strada!”
“Lorenzo…” Fece scocciato Davide. “Non è che io ci creda veramente al fatto che vi possiate innamorare, ma mi infastidisce lo stesso il sapervi amici.”
“Cazzi tuoi.” Esclamò Lorenzo baciandolo su una guancia.
“Sei un ragazzino di sedici anni!” Borbottò Davide.
“No, altrimenti staresti con me!”  E rise ancora abbracciando il suo ex e trascinandolo verso il bar.

 

***

 

Dario aspettò invano un messaggio o una telefonata che, però, non sarebbe arrivata.

 

***

 

Diego aspettava Lorenzo. Enrico si era appena tolto il giubbotto e aveva acceso il computer.
Fabio se ne stava seduto alla scrivania con aria annoiata.
“Pensate che Lorenzo e Davide si metteranno insieme?” Esordì Diego con aria malinconica.
“No. È storia vecchia.” Gli rispose Fabio. “Ieri sera siamo usciti con il ragazzo di Davide. Se Lorenzo si metterà con qualcuno quello è lui.”
“Bene!” Urlò Barbara comparendo dal nulla. “È il momento del toto-frocio! Come ogni volta in cui Lorenzo è single, c’è da scommettere sulla persona con cui finirà!”
“Ti ricordo che l’ultima volta è finito con Giorgio.” Le rispose Enrico sorridendo. “E non era certo uno di quelli su cui avevamo scommesso.”
“Scusa, tesoro.” Fece Diego abbracciandolo. “Ma avevi scommesso su di me quella volta.”
“Non sono mica io quello che colleziona tutti gli oggetti che appartengono a Lorenzo!” Enrico sorrise e baciò il suo ragazzo.
“Tutti i torti non hai…” Rispose l’altro sorridendo.
“Secondo me, questa volta resterà da solo per molto tempo.” Leonardo era appena entrato, ma aveva già capito di cosa stessero parlando i suoi colleghi.
“Solo? Lorenzo non sa stare da solo!” Fece Claudia, che era dietro di lui.
“E chi lo dice? Per adesso non ha occhi che per Davide. Non credo che andrà con nessuno fino a quando non se lo toglie dalla testa.” Dario si sedette su una delle sedie dell’atrio sorseggiando il suo caffè. Il suo cellulare non aveva ancora squillato e lui continuava a fissarlo.
“Forse hai ragione tu.” Barbara si lasciò cadere su una sedia. “Ma così non è divertente!”
Il campanello della redazione squillò debolmente.
Enrico rispose e in un attimo tutti si accorsero che il suo viso era diventato bianco come un cadavere.
“Chi era?” Chiese Diego preoccupato.
“Quello su cui scommetterò.” Rispose Enrico mentre la porta dell’ufficio si apriva rivelando il volto della persona su cui aveva scommesso il segretario.

 

***

 

Giorgio entrò sbattendo la porta in maniera impacciata.
“Scusate. Mi è scappata di mano…” Disse salutando i ragazzi della redazione.
Questi agitarono le mani per salutarlo con evidente imbarazzo.
“Come… Come mai da queste parti?” Claudia, che era quella con cui Giorgio aveva parlato meno nei sei mesi in cui era stato con Lorenzo, tentò un approccio di conversazione.
“Volevo vedere Lorenzo. È passato un po’ di tempo e sono curioso di sapere come sta…”
“Di sicuro non male.” Fabio non lo guardava neanche.
Alex e Luciano entrarono in redazione e trovarono il gruppetto al completo con Giorgio in mezzo che sembrava una vergine sacrificale.
Alex avrebbe voluto urlare ma si trattenne.
“Come mai da queste parti?” Chiese Luciano.
“La domanda più gettonata dell’ultimo quarto d’ora!” Rispose Giorgio arrossendo. “Posso aspettare Lorenzo o qualcuno deve chiedermi qualcos’altro?”
Luciano sorrise.
“Ma certo che puoi aspettare Lorenzo. Credo che sarà molto contento di vederti.” Evidentemente nessuno aveva avvisato Luciano del ritorno di fiamma a senso unico che aveva investito il loro amico.
Giorgio si sedette su una sedia fissando il pavimento.
“Lorenzo ce l’ha con me?” Chiese a Fabio quando gli altri tornarono alle loro postazioni di lavoro.
“Con te? No, con Davide.” Rispose Fabio come se si fosse appena accorto della sua presenza.
Giorgio per un attimo pensò di non aver capito bene, poi si ricordò che Fabio era sempre stato un po’ strano e gli sorrise come avrebbe fatto con un pazzo.

 

***

 

Lorenzo e Davide arrivarono di lì a poco. Nel momento in cui Lorenzo si trovò faccia a faccia con il suo ultimo ex-ragazzo, sentì il viso avvampargli.
“Giorgio…” Disse come se non avesse pronunciato quel nome per anni. “Come mai da queste parti?”
“Un altro!” Rispose Giorgio. “Volevo vederti.”
“Ah… Perché?” Lorenzo non guardava il suo ex in faccia, ma sentiva gli occhi del ragazzo, quegli stessi occhi nei quali si era perso per decine di notti, fissarlo intensamente.
Davide con un caffè in mano assisteva divertito alla scena.
“Non ci siamo più sentiti. Ero molto preoccupato.” Lorenzo sentiva la sincerità in quelle parole. “Non sto scherzando.”
“No, no… Ci credo. Sono solo… Sorpreso. Tutto qua.”
“Ti sto infastidendo? Vuoi che me ne vada?”
Istintivamente, Lorenzo lo afferrò per un lembo della camicia.
“No. Perché? Hai fatto così tanta strada.” Disse.
“Abito qua dietro…”
“Oh, fa lo stesso! Sei stato gentile a pensare a me…”
“Sei mesi non si cancellano come se fossero tracce di gesso su una lavagna, sai?” Giorgio sorrise e pensò che per perdere il controllo in quella maniera, Lorenzo doveva proprio sentirsi in imbarazzo.
“Vuoi un caffè?” Lorenzo non sapeva che dire. “Non è un granché quello di questa macchinetta, ma se non ci fai caso…”
“No. Lascia stare. Magari ce lo prendiamo in settimana, ok? Adesso che so che stai bene, è il caso che vada. Ti chiamo stasera.” Così dicendo si girò verso la porta. “Ah!” Disse bloccandosi. “Io sono Giorgio.” Porse la mano a Davide.
“Dav..e M.n.t.i, piace.e.” Rispose l’altro.
Giorgio non aveva capito nulla di quello che Davide aveva detto. Fortunatamente, Lorenzo arrivò in suo soccorso.
“Oh, sono uno stupido. Giorgio, lui è Davide. Davide, lui è Giorgio.”
“Davide… Davide…” Giorgio ricollegò quello che aveva detto Fabio a un nome che Lorenzo pronunciava sempre quando stavano insieme. “Tu sei Davide Manetti? Non hai idea di quante volte ti ho sentito nominare! Finalmente ci incontriamo!”
Davide era sorpreso. Per un attimo pensò che quel ragazzo fosse un fan del rugby. Venne riportato bruscamente alla realtà.
“Ho sentito tanto parlare di te da Lorenzo! Gli hai proprio spezzato il cuore… Sai che non si è ripreso fino a quando non è stato con me? E anche allora non ha fatto altro che dire sempre ‘Davide qua, Davide là…’. Mi faceva impazzire di gelosia. Bè, ora che ti guardo capisco perché!” E lo squadrò da capo a piedi come se Davide fosse stato nudo.
Lorenzo afferrò Giorgio per un braccio mentre Davide affondava la bocca nel bicchierino del caffè arrossendo come un sedicenne.
“Ok, allora ci sentiamo stasera.” Disse Lorenzo sbattendo Giorgio praticamente fuori dalla porta.
L’altro stava ancora annuendo che si ritrovò fuori dalla redazione a sorridere da solo.

 

***

“Quindi… Stavi con quello?” Davide fissava Lorenzo come se stesse imitando Cher che ballava su una scrivania.
“Sì. C’è qualcosa di male nello stare con uno che si chiama Giorgio?”
“Lo sai che non è questo che intendevo.”
“Se mi stai chiedendo quanti ce ne sono stati dopo di te, ti risponderò come ha fatto Alex con me quando gli ho detto che tu stavi con Andrea… ‘E potevo stare ad aspettare te in questi quattro anni’?”
“Ottima risposta. La Carusa ha la lingua più velenosa di quella della Chiappara.”
“D’altronde è lei quella col serpente.” Rispose Lorenzo.
Davide sorrise e guardò fuori dalla finestra.
“Comunque, quella scrivania marrone deve sparire.” Continuò Lorenzo.
“Non hai tutti i torti. Non c’entra niente con l’arredamento di questa stanza.”
“Vedi che hai capito?”
Silenzio.
“Ma ti ho fatto veramente così male?” La voce di Davide era ancora più bassa del solito, ma Lorenzo capì perfettamente quello che gli aveva detto come se lo avesse scandito sillaba per sillaba a rallentatore. Quella era la domanda che sperava che Davide non gli facesse mai.
“No…” Mentì. “Non conosci Giorgio. Tende sempre a esagerare.” Non osava guardare l’altro negli occhi. “Non è vero che parlavo sempre di te e non è vero che mi hai spezzato il cuore. Bah, forse un po’… Ma giusto un filino.”
Davide sospirò.
“Non volevo.” Disse senza staccare gli occhi dalla finestra.
“Lo so.” Lorenzo riprese a lavorare sperando che Davide cambiasse discorso.

 

***

Lorenzo si sentì improvvisamente travolgere dai ricordi della storia con Giorgio. Uscì fuori dall’ufficio che divideva con Davide e si chiuse in bagno. Nella sua testa regnava la confusione più totale: era ancora innamorato di Davide ma non poteva averlo, Giorgio, l’ultimo ragazzo di cui credeva di essere stato innamorato era così gentile da fargli quasi decidere di volersi gettare ai suoi piedi e implorarlo di tornare insieme. Eppure gli ronzava in testa solo e sempre Davide.
Voleva trovare una soluzione, ma mettersi a piangere, per adesso, sembrava l’unica cosa capace di calmarlo.

 

***

Diego sentì un debole singhiozzo provenire dal bagno. Attraverso la porta a vetri smerigliata intravide la figura di Lorenzo. Voleva bussare, entrare e consolare il suo amico, ma non lo fece. Si appoggiò con la schiena alla porta e attese, sperando che almeno i suoi pensieri potessero arrivare a Lorenzo ed essergli di conforto.

 

***

 

Il cellulare di Lorenzo squillò. Era Giorgio.
“Dimmi.” Fece finta che il cuore non gli fosse arrivato in gola.
“Ti chiamo per quel caffè…”
“Ah… Sì…” La voce sicura di Lorenzo stava cominciando a cedere.
“Senti, non mi va di dire cazzate. Non voglio prendere un caffè. Ti va di uscire una sera?”
“Uscire?” Lorenzo balbettava.
Davide drizzò le orecchie.
“Sì. Mi manchi, Lorenzo.”
“A-Anche… Tu…”
“Che ne dici di una cena e poi andiamo dalle Poppen?”
“Quelle pazze! Non andiamo a ballare da loro da un sacco di tempo.” Il cuore di Lorenzo stava per esplodere, ma si sentì improvvisamente sicuro.
“Domani sera?”
“Domani sera.”
Si salutarono.
“Cos’hai da guardarmi così?”
“Ma ci esci sul serio?” Davide non poteva crederci.
“E’ solo un mio ex, non è Pacciani! E poi andiamo solo dalle Poppen!”
“Quanto sei scemo? Fingi sempre di non capire.”
“Non è che sei geloso?” Lorenzo lo guardò maliziosamente.
“Io?” Davide negò. Ma il dubbio era venuto anche a lui.

 

***

“No. Non mi piace…” Davide parlava solo davanti alla macchinetta del caffè.
“Cos’è che non ti piace? Il caffè?” Leonardo aspettava il suo turno per usarla. “Perché se è così, io ne ho un disperato bisogno, quindi ti chiedo di andare se non vuoi usare questa macchinetta.”
“Parlavo di quel Giorgio.”
“Ah! Questo è decisamente più interessante.”
“Non mi piace che lui e Lorenzo escano insieme.”
“Sei geloso?”
“Io?”
“No, io!”
“Ti sembro geloso?”
“Giusto un po’.”
“Ma non sono geloso.”
“No, non lo sei. Ma se continui a ripetere la parola geloso comincerò pensare che tu lo sia davvero.”
“Ma…”
“Davide… È già un miracolo che io capisca quello che dici, potresti lasciarmi preparare il caffè? Sto perdendo la mia favolosità pezzo per pezzo.”
“Come trovare conforto nei colleghi di lavoro.”
“Ma se non ci conosciamo nemmeno!”
“Non te ne frega niente di conoscermi.”
“Comincio a capire cosa ci trovi Lorenzo in te… Il senso dell’umorismo ipersviluppato.”
Sconfitto, Davide si ritirò nel suo ufficio. Cominciò a chiedersi se fosse davvero geloso. Aveva solo un modo per scoprirlo: quella sera anche lui sarebbe andato dalle Poppen.

 

***

L’Estragon avrebbe visto il ritorno di Davide Manetti. Si sentiva completamente deficiente: non amava molto andare a ballare e se poteva evitare lo faceva volentieri. Si era portato anche Andrea che era rimasto fuori a parlare con l’altro Andrea, detto Il Rosso, Beppe, Falcon, Lady Oscar e altri amici.
Li vide: Giorgio e Lorenzo fecero il loro ingresso nel locale sorridendo.
Il viso di Davide prese fuoco: Lorenzo era completamente diverso rispetto al solito e sorrideva come se l’intero creato fosse stato ai suoi piedi.
“Ora capisco perché sei voluto venire.” Andrea lo colse di sorpresa distogliendolo dai suoi pensieri.
“In che senso?” Davide fece finta di non capire.
“Lorenzo. Sei voluto venire per Lorenzo.”
“Sono solo preoccupato, tutto qua.”
“Non ne capisco il motivo.”
“Vedi quello che è con lui? È un suo ex. O meglio, è il suo ultimo ex. E non mi piace molto… ”
“Anche tu sei un suo ex.”
“Sì, ma io l’ho lasciato in pace per quattro anni. Con questo Giorgio ci sono altri tipi di complicazioni.”
Andrea sorrise.
“Ci tieni proprio ai tuoi amici, eh?”
“Forse un po’ troppo.” Rispose Davide rivolto più a sé stesso che al suo ragazzo.
Lorenzo ballava scatenato contro Giorgio, che rideva come un matto e si divertiva. Per un secondo, Davide immaginò di essere al posto di Giorgio.
“Ma sei qua!” Lorenzo si precipitò su Davide quando si accorse della presenza del ragazzo, lasciando il suo accompagnatore in pista da solo.
Gli sguardi di Davide e Giorgio si incrociarono. Giorgio non era affatto contento della presenza dell’aitante giocatore di rugby.
“Bè, non sapevo cosa fare…” Davide arrossì.
“O volevi farmi da angelo custode?”
Risero.
“Magari sì. C’è anche Andrea, vuoi salutarlo?”
Lorenzo fece cenno a Giorgio di avvicinarsi e insieme andarono a salutare Andrea.
“Davide è qui solo per te.” Disse il ragazzo a Lorenzo, mentre gli altri due erano lontani.
“Ne ero sicuro. Comunque pensa che io e te finiremo insieme.”
“Gli ho già detto che non sono lesbica.”
“Vai a spiegarlo al tuo ragazzo.”
“Ti vuole bene davvero ed è preoccupato che Giorgio ti faccia soffrire di nuovo.”
Lorenzo restò in silenzio.
“Non mi rispondi?”
“Andrea… Non credo che succederà. Volevo capire, uscendo con il mio ex, come mi sarei sentito. Ma non ho reazioni strane. Mi sto solo divertendo.”
Solo?”
“Intendo dire che di solito se sto vicino alla persona che mi piace, sono felice e mi diverto. Però provo sempre una punta di tristezza che neanche io riesco bene a spiegare. Bè, questa sera non provo quella punta di tristezza.”
“Tu hai letto troppi manga.”
“O forse vedere Topazio e la Donna del mistero con mia nonna mi ha fatto male…”

 

***

“Allora, ti stai divertendo?” Davide parlò a Giorgio senza neanche guardarlo.
Giorgio era perplesso.
“A fare cosa?” Chiese a Davide.
“A prendere in giro Lorenzo.”
“Non lo sto prendendo in giro!”
“No?”
“No. Mi mancava. Tutto qua.”
“Non farlo soffrire perché ti spezzerei l’osso del collo.”
“Mi fa piacere che l’unico uomo nell’universo che gli abbia spezzato veramente il cuore si preoccupi così per lui, ma ti assicuro che Lorenzo non è così fragile come pensi. È molto forte e ce la farà anche da solo. Lui, a differenza di noi, costretti a recitare una parte, ce la può fare rimanendo sé stesso come ha sempre fatto. Lorenzo non ha bisogno di cambiare o nascondersi, non è come gli altri. Ed è forte, anche se tu non te ne accorgi e stai facendo il cavaliere in armatura.”
Davide era ammutolito: c’era qualcun altro che la pensava come lui.
“E per me…” Continuò Giorgio. “… Non è stato facile rinunciare a uno come lui. Ma gli risucchiavo tutte le energie. Era diventato l’ombra di sé stesso. Non era più il ragazzo che avevo conosciuto. Non era giusto. Ho dovuto lasciarlo.”
Davide sorrise.
“Non ci credo! Hai sorriso!”
“Bè?”
“Non lo hai mai fatto in tutta la sera.”
“Forse è perché non sei l’idiota che pensavo.”
“Pensi sul serio che Lorenzo potrebbe mai stare con un idiota?”
“Sì. È stato con me.”
Giorgio batté una mano sulla spalla di Davide come a dire che lo capiva perfettamente. Dopodiché offrì una birra al ragazzo per dimostrargli solidarietà.

 

***

La luna era coperta da grosse nuvole quella notte. Giorgio aprì lo sportello della macchina per far salire Lorenzo.
“Pensi che pioverà?” Chiese aggiustandosi gli occhiali.
“Mh… Non saprei. Sei tu quello che sente le vibrazioni.'”
“Io spero che non piova. Mi sento sempre triste quando piove.”
“Me lo ricordo.” Giorgio prese la mano di Lorenzo. “Posso farti una domanda?”
“Certo.”
“Questa sera… Eri felice di essere con me?”
“Mi sono divertito.”
“Lorenzo, ti ho guardato negli occhi per tutta la sera e l’unico momento in cui li ho visti brillare veramente è stato quando hai abbracciato Davide.”
“Giorgio, lo sai quello che Davide ha significato per me.”
“Quello che significa, mi viene da dire a questo punto.”
Lorenzo restò in silenzio.
“Ti piace ancora, eh?”
“Sì. Non credo di averlo mai dimenticato. Anzi, vorrei che tutto tornasse come era una volta. Ma, come hai visto, ha un ragazzo al quale sono molto affezionato anche io anche se lo conosco da pochissimo e non mi sognerei mai di ferirlo.”
“Sei sempre lo stesso.”
“È passato un mese da quando ci siamo lasciati, non dieci anni…”
“Sembra una vita.”
“Già.”
Restarono mano nella mano.
“Allora, sentiamoci. Eh, Lorenzo? Anche se non è andata bene fra noi, possiamo sempre…”
“Ok. teniamoci in contatto.”
Lo dissero, ma non ci credeva davvero nessuno dei due. Entrambi sapevano benissimo che forse non si sarebbero mai più incontrati. L’indomani, il cielo si svuotò di tutte le sue lacrime.

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