In blue capitolo 6 – Can we still be friends

Come ogni lunedì, rieccoci qua con “In blue”. Questa volta ci sono praticamente solo Lorenzo e Davide e ci addentriamo nelle loro anime.

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In blue
Capitolo 6
Can we still be friends

 

A novembre faceva già freddo a Bologna. Luciano si era preso un raffreddore e per alcuni giorni non era riuscito a presentarsi in redazione.
“Considerato che Luciano non c’è, qualcuno dovrà fare gli straordinari!” Dario esordì così durante una delle riunioni redazionali.
Tutti puntarono gli occhi su Lorenzo.
“E va bene! Resterò a lavorare in redazione anche la notte, se volete!”
“Sei l’unico che è sempre in ritardo con le consegne… Non pensi di meritartelo?” Dario rideva.
Lorenzo sbuffò e poi scoppiò a ridere anche lui.

 

***

 

“Mi sa che resto ad aiutarti!” Dario aveva richiuso la porta della redazione nel momento esatto in cui stava uscendo.
“No, Dario, lascia stare!” Lorenzo stava per tornare al suo posto, quando l’altro lo aveva fermato.
“Ma…”
“Questo straordinario mi sarà pagato, quindi non c’è problema.”
“Beh, ok. Però se hai bisogno di una mano, chiama!”
“Ok!”
Si diedero un rapido bacio di saluto sulla guancia.

 

                                                   ***

Lorenzo era rimasto solo. Assorto nel suo lavoro non si accorse che la porta dell’ufficio si era aperta ed era entrato Davide.
“Che ci fai ancora qui?” Disse il ragazzo che era tornato per recuperare la borsa da rugby che aveva dimenticato.
“Hai presente lo straordinario di cui si parlava qualche giorno fa?”
“Ah, già. Ti serve una mano?” Davide si avvicinò a Lorenzo e si chinò leggermente. Il suo profumo arrivava dritto alle narici del ragazzo. Davide guardò la pagina di Indesign sulla quale Lorenzo stava lavorando. “Ah, ma non ci vuole molto ad impaginare questo articolo. Ok, ti aiuto io!” Disse tenendo la mano sul mouse premendo delicatamente su quella di Lorenzo.
Lorenzo non lo ascoltava nemmeno. Era sprofondato nei suoi ricordi: ricordi di labbra vicine e di corpi nudi che si univano nelle calde notti di Luglio. Non era più successo che si sentisse così nostalgico in presenza di Davide.
“Mi stai ascoltando?”
“Eh?!” Venne bruscamente riportato alla realtà.
“Resto ad aiutarti.”
“No… Non ce n’è bisogno!” Allontanò Davide posandogli una mano sul petto.
“Ma se sei una frana con i programmi di grafica! Di questo passo ti sbrigherai domani mattina!”
Risero.
Per molto tempo l’unico suono che si udì in tutta la redazione fu quello del silenzio, interrotto dal ticchettio delle dita sui tasti del computer.
Davide ruppe il silenzio.
“Ti ricordi di quante volte restavamo così quando stavamo insieme?”
Lorenzo pensò di non aver capito e guardò perplesso il suo vecchio amore.
“Sai cosa ricordo benissimo? La prima volta che ti ho visto…” Davide continuava a parlare. “A quel tempo facevi ancora il cameriere in quel pub. Eri così bello nella divisa da cameriere. Mi colpì molto il tuo correre dovunque così preso dal tuo lavoro. Volevo parlarti…”
Lorenzo ascoltava come se quelle parole provenissero da lontano e lui si trovasse solo nel suo ufficio.
Guardava Davide ma non lo vedeva: riusciva a scorgere soltanto quelle labbra conosciute che continuavano ad emettere un suono simile a una canzone: l’inizio della loro storia d’amore.
“Finalmente, una sera, mi hai degnato di uno sguardo quando io e Jacopo ci presentammo insieme al pub. Mi avevi guardato! Non riuscivo a crederci. In quasi un mese non lo avevi mai fatto! Riuscii solo a presentarmi. Ed invece… Invece tu…” Silenzio. “Tu riempivi tutto il pub con il suono delle tue parole. Ogni volta in cui aprivi bocca per confermare le ordinazioni, speravo che parlassi con me.”
Lorenzo ascoltava rapito abbassando lo sguardo.
“La tua voce… E i tuoi occhi dietro il vetro degli occhiali erano così luccicanti. Non so se potrò mai dimenticare la sensazione provata in quel momento: volevo abbracciarti. Lo volevo con tutto me stesso.”
Lorenzo alzò gli occhi e fissò Davide. Stava per dire qualcosa, ma l’altro fu più veloce di lui.
“Non chiedermi perché proprio adesso ti sto dicendo questo. Non lo so… Lo sento e basta. E tu? Cosa provavi? A cosa hai pensato quando mi hai visto la prima volta?”
Quella domanda inaspettata lasciò Lorenzo un po’ basito.
“Cosa ho pensato?” Rispose come se stesse parlando da solo. “Niente. Ero così contento di vedere Jacopo al locale che quasi avevo dimenticato la tua presenza. Poi ero troppo preso da Dario al tempo!”
“Da Dario?” Davide fece una smorfia.
“Già, Dario. Non era amore ma ne ero molto attratto. Poi di punto in bianco…”
“E’ vero! Non me lo ricordavo più. Sai, sono stato geloso di Dario. Vi vedevo sempre assieme: il pomeriggio, se ti incontravo per strada, al locale… Sempre! Anche per il giorno del tuo compleanno: eravate insieme alla Salara. Quando mi hai visto e mi hai salutato… Ero così felice!”
“Quella volta ho pensato ‘allora è gay!’.”
“Eh?!”
“Ti credevo etero. Sai, non hai nessun atteggiamento ‘a favolosa’… Se uno non ti conosce non ci pensa. So che è insensato quello che dico, so che non dipende dall’atteggiamento, ma non ci avevo nemmeno pensato che potessi essere gay.”
“Ma ti piacevo?”
“No, neanche un po’.” Ridacchiò.
“Allora…”
“Vuoi la verità?” Lorenzo sorrise. “Ti vedevo tutte le sere da solo al locale e mi sorridevi. Mi piaceva il tuo sorriso. Non mi sono nemmeno accorto di essere attratto da te fino a quando non ti ho messo le mani addosso.” Il silenzio, ancora. Uno sguardo.
Davide uscì la lingua mentre il suo viso si torceva in una smorfia: Lorenzo adorava quando faceva così.
“Ricordo che mi ero dichiarato a Dario. Lui non era pronto a legarsi e sapeva che non avrebbe funzionato fra noi. Oggi penso che avesse pienamente ragione. E tu eri là, sempre pronto a sorridermi…” Lorenzo si vergognò ma decise comunque di dire quello che il cuore gli dettava. Con uno sforzo gigantesco disse: “E una sera ho sperato che mi chiedessi di uscire. Ma neanche mi piacevi.”
Davide lo guardò e scoppiò in una risatina che subito soffocò.
“Allora ho vinto io! Speravo che fossi tu a chiedermi di uscire!”
“Presi la palla al balzo durante la presentazione alla libreria Igor il 30 Giugno e ti dissi che, se ti interessava, avrei potuto procurarti una copia di quel fumetto gratis…”
“Non mi interessava il fumetto. Volevo soltanto uscire con te. C’era qualcosa che mi impediva di dirtelo, però. Lo sai: non sono mai stato bravo ad esternare i miei sentimenti e tu eri sempre circondato da un sacco di persone.”
“Già.”
“E il primo di Luglio, uscimmo…”
“Ti ricordi? Prima alla Salara con i miei amici. Poi, alle tre di notte, a casa mia. Ti feci salire con la scusa di prendere un caffè. Ma, credimi, non avevo nessuna intenzione ‘bellica’. Lo giuro!”
“Lo so. Ero io, semmai, che non vedevo l’ora di averti!”
“Mi hai chiesto di farti un massaggio per via dello ‘stiramento del muscolo durante le partite di Rugby’!”
“Che cretino che ero! E tu che non hai smesso di massaggiarmi le spalle fino alle sei del mattino!”
“Eravamo proprio idioti!”
Risero e risero per un sacco.
“Quando ti ho detto che dovevo andare… Avrei voluto non dirlo e passare la notte con te! Anzi, la mattina! Erano già le sei! Mi ricordo i tuoi dolcissimi occhi sulla soglia di casa…”
“Io ricordo che stavi per andare:

<<Lorenzo, se c’è qualcosa che posso fare per te, per ringraziarti del massaggio, dimmelo. Farò qualunque cosa!>>

Ed io, che avevo capito quello che ‘volevi fare per me’: <<No, grazie, Davide! L’ho fatto volentieri, sul serio!>>

<<Allora… Ciao!>>

E cos’hai fatto davanti alla soglia di casa? Ti sei chinato e mi hai baciato. Non me l’aspettavo! L’unica cosa che ebbi il coraggio di dire fu:

<<Ok, Davide, ti chiamo domani!>>

Ti chiusi la porta in faccia. Ero in estasi!  Svegliai la Chiappara e la Carusa per raccontare loro tutto. Ero al settimo cielo!”

Risero e risero. Una risata che sembrò eterna.
“E l’indomani sui colli di Bologna?”
“Già! Sei arrivato con pantaloncini e magliettina, sulla tua moto enorme. Io ero in camicia e jeans. Mi dicesti che mi avresti educato a magliettina e pantaloncini! Non ti nascondo che mi eccitai. Quell’ordine impartito così naturalmente come se fossi una tua proprietà: ero felice. Volevo essere una tua proprietà!”
“E quanto mi eccitava avere la tua testa sul mio petto nudo, distesi sull’erba. Ma ti ricordi quella notte in cui rimanemmo sul divano di casa tua convinti di essere soli e, mentre stavamo facendo sesso, entrò la Chiappara e, come se niente fosse, se ne uscì con un <<Non preoccupatevi! Continuate pure!>>. I tuoi amici mi sconvolgevano. Specialmente la Chiappara!”
“Eh, eh!”
Continuarono a raccontarsi tante cose.
“Ma come abbiamo fatto a finire così?” Chiese Lorenzo a un certo punto.
“Non lo so. Anzi, lo so… Mi spaventavi.”
Lorenzo restò in silenzio e continuò ad ascoltare il suo più grande amore raccontargli la verità.
“Mi stavo innamorando di te, ma ero al punto di partenza. Tu eri troppo avanti: mi sentivo troppo indietro rispetto a te. Alla tua capacità d’amare… Mi  sentivo schiacciare: io avevo bisogno di tempo, non potevo amarti quanto mi amavi tu!”
“E la notte di San Lorenzo mi hai lasciato. Volevo andare a vedere le stelle cadenti ed esprimere un desiderio: volevo che il nostro amore durasse in eterno. Ma tu hai distrutto i miei sogni…

<<Dobbiamo parlare.>> hai detto. Ed io ero già preparato al peggio. Le tue mani che mi asciugavano le lacrime ed io che ti gridavo di non toccarmi…”
“Forse non te lo ricordi, ma cominciò a piovere fortissimo quando mi hai gridato di non avvicinarmi a te!”
“Me lo ricordo… Ricordo tutto… Ancora oggi quella sensazione di angoscia soffocante la sento come se non fosse mai andata via. Come se quell’istante doloroso continuasse a ripetersi all’infinito. Quella volta mi sentii così solo. Dovevo fuggire da Bologna. Andai a Piacenza da Diego ed Enrico.”
“Mi dispiace… Mi si spezzava il cuore a vederti in lacrime. Ma non potevo fare altro in quel momento!”
“Il fatto è che, in questi quattro anni, non ho più incontrato nessuno che mi facesse sentire come mi facevi sentire tu. E anche prima di stare insieme…”
Lorenzo lanciò i file da stampare e si alzò. Camminarono verso il balcone dell’ufficio: la notte aveva avvolto tutto.
“Anche prima… Nessuno era riuscito a farmi provare sensazioni intense come quelle provate con te, Davide.”
Davide non alzava lo sguardo.
“Non so cos’è. Quando le altre mie storie, inevitabilmente, arrivavano alla fine, anche se non lo accettavo, sapevo che non aveva senso andare avanti. Tutto finiva lì. Non posso dire di non aver sofferto in quei momenti ma, dopo un paio di giorni, tutto tornava a posto. Con te invece…”
“Questo perché sai che ti ho voluto bene.” Si guardarono negli occhi. Il ‘ti ho voluto bene’ di Davide echeggiava ancora intorno a loro.
“Lo so.” Lorenzo sentì il fiato mancargli: non aveva più parole.
Un abbraccio. I loro corpi, dopo tanto tempo, erano vicini come lo erano stati una volta. Si muovevano come se avessero voluto frenare i sentimenti che nessuno dei due, nonostante la lontananza, aveva mai dimenticato.
Le loro teste si muovevano su e giù lente. Davide sentiva il naso ed i capelli di Lorenzo sfiorargli delicatamente il volto.
Lorenzo aveva dimenticato tutto il mondo intorno: c’era soltanto Davide.
Le labbra del giocatore di rugby si posarono sulla fronte di Lorenzo, che lo strinse a sé con forza. Inaspettatamente, si accorse che Davide ricambiava l’abbraccio e lo stava stringendo con altrettanta forza. Nessuno dei due seppe mai quanto rimasero in quella posizione.
Il silenzio. Finalmente si guardarono. I loro sguardi dicevano che, per loro, non era più tempo per amarsi.
“Va bene così…”  Lorenzo riuscì a parlare distruggendo il muro di silenzio che stava venendosi a creare ancora, pronto a dividerli di nuovo.
Rientrarono.
“C’è una cosa che non ti ho detto…” Disse Davide chiudendo le imposte.
Lorenzo lo guardò con aria sospetta.
“Non pensare, adesso, che io ti abbia ingannato o che non ti abbia mai voluto bene…”
Lorenzo non sapeva cosa aspettarsi.
“Si tratta di me ed Andrea.”
Lorenzo continuò a guardare Davide: a questo punto avrebbe ascoltato fino alla fine quello che il grande amore della sua vita gli stava confessando come se stesse scoccando delle frecce che miravano dritte al cuore e che lo colpivano inesorabilmente.
“Lo conosco da sei anni. Era il ragazzo di un mio amico. Non l’ho frequentato mentre noi due uscivamo insieme, però, poco dopo che ci siamo lasciati… Io e lui abbiamo ripreso a frequentarci…”
Ancora Lorenzo lo guardava fisso, come se Davide non avesse parlato.
“Io e Andrea stiamo insieme da quattro anni.”
Nel silenzio Lorenzo si avvicinò di nuovo a Davide.
“Hai fatto bene a dirmelo. Almeno so di non potermi mettere in mezzo e dividervi.” La sua mano destra sfiorò la pallida guancia sinistra di Davide. “Sono contento per voi…”
“A-adesso devo andare.” Davide chiuse gli occhi e tenne fermo Lorenzo come se volesse catturare per sempre il calore della mano sul suo viso.
La stampante continuava a stampare senza sosta. Se ne accorsero che già la stanza era piena di fogli sparsi da tutte le parti. Un prato bianco fatto di carta.
“Allora vado.” Disse Davide quasi sussurrando.
“Sarà meglio. Io sistemo ‘sto casino e torno a casa.” Lorenzo guardò per terra.
“Sicuro di non volere un passaggio?”
“Sicuro!”
Davide fece per andare via. Raccolse la sua borsa ed uscì dall’ufficio.
Pochi secondi dopo, la sua testa fece nuovamente capolino nella stanza.
“Lorenzo…Volevo dire… Possiamo comunque essere amici?”
Lorenzo sorrise.
“Ma certo.” Disse dolcemente.
“Allora, buonanotte.”
“’Notte!”
La porta della redazione si chiuse.
Lorenzo restò solo.
La luna illuminava la stanza, mentre lui si chinava per raccogliere i fogli.
Pensò, allora, che dalle macerie dell’amore che aveva unito lui e Davide sarebbe potuta nascere una stupenda amicizia.

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