In blue capitolo 7 – Crush

Negli episodi precedenti di In blue:
Lorenzo Vanni è uno dei redattori del portale LGBT Mans men. Al suo arrivo a Bologna, quattro anni prima dell’inizio di questa storia, Lorenzo conosce Davide Manetti, aitante giocatore di rugby che gli rapisce il cuore e che, nonostante la brevità della loro relazione, rimane per il ragazzo l’uomo più importante con il quale abbia mai avuto una storia. Ma ecco che, inaspettatamente, Davide rientra nella vita del nostro protagonista andando a lavorare proprio per Mans men.

Davide: “Lorenzo… Non ci vediamo da quattro anni…”

Lorenzo: “E non potevamo continuare la nostra relazione così?!”

Nonostante l’iniziale ostilità, Lorenzo si scopre ancora innamorato del suo primo amore a Bologna e vorrebbe riconquistarlo, ma scopre che Davide convive con il grazioso Andrea. A dispetto di tutto, Lorenzo ed Andrea diventano amici con conseguente gelosia di Davide. Quando tutto sembra volgere al peggio, Davide e Lorenzo trovano un momento per stare da soli riuscendo così finalmente a chiarirsi: dalle macerie del loro amore potrebbe nascere una stupenda amicizia.

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In blue
Capitolo 7
Crush

 

“Non vorrai darmi a bere che adesso tu e Davide avete deciso di essere soltanto amici?” Dario non riusciva a credere alle sue orecchie: per quanto tempo Lorenzo gli aveva rotto le scatole a causa di Manetti? Quante volte aveva rischiato di prendersi sonore sberle per farlo smettere di parlare di lui (ed una volta era pure successo!)?
“Stenterai a crederci… Ma è così!” Lorenzo alzò il mento sprezzante.
“Scusa e tutti i tuoi discorsi sul riconquistarlo?”
Gli occhi di Lorenzo si rabbuiarono per un attimo.
“Beh, ci ho rinunciato. Preferisco così.”
“Eppure, ero sicuro che, prima o poi, sareste tornati insieme.”
“Sicuramente, da qualche parte, in qualche altra dimensione, ci sono un Davide ed un Lorenzo che si amano… Ma non qui! Ho scelto la dimensione sbagliata, non credi?”
Dario sorrise: come poteva Lorenzo riuscire a scherzare su una cosa così delicata? Sicuramente, dal tempo in cui l’aveva conosciuto, era cresciuto molto: una volta si sarebbe pianto addosso fino a rendersi ridicolo e patetico. Ma non oggi: questo Lorenzo era molto forte. Molto più di quanto quegli occhiali che portava lasciassero trasparire. Sì, almeno qualcuno che riusciva a lasciarsi il passato alle spalle c’era.
Che Lorenzo non avrebbe mai dimenticato Davide era palese, ma comunque, ormai aveva scelto di essergli vicino come un amico e non si sarebbe tirato indietro per quanto questo fosse stato doloroso. Dario ammirava il coraggio di Lorenzo, non aveva altre parole per descrivere quel sentimento.
“Buongiorno!” Davide entrò in ufficio sorridendo.
“Ciao!” Gli occhi di Lorenzo si illuminarono.
“Tutto ok?”
“Sì, perché?”
“Non si può chiedere ad un amico come sta?” Rispose Davide facendo una smorfia.
“Sì…” Lorenzo vide chiaramente la parola amico sulla sua testa.
“Che ne dici di un caffè?”
“Magari! Ma la macchinetta della redazione si è rotta. Io e Dario è da stamattina che tentiamo di farla funzionare, ma non va!”
“E il problema dove sta? Andiamo al bar!”
“Ma, Davide… Io veramente dovrei lavorare. E poi devo parlare con Luciano per la festa di Natale.”
“Organizzate anche le feste di Natale qui dentro?”
“Già! In ogni caso, ho un sacco di cose da fare! Che ne dici se telefoniamo e ce lo facciamo portare su?”
“Eddai! Non mi va di stare rinchiuso in redazione oggi!” Gli occhi di Davide imploravano Lorenzo.
“Sei nervoso, che ti prende?” Rispose sospettoso il ragazzo.
“Andiamo al bar che te lo dico!”
“Ok! Ma solo perché sono troppo curioso!”
Il bar vicino alla redazione. Davide e Lorenzo avevano dei bellissimi ricordi legati a quel posto: quando uscivano insieme, ed entrambi lavoravano proprio vicino al piccolo bar, si incontravano sempre là davanti visto che quel punto si trovava proprio a metà strada fra i loro due posti di lavoro. E quando Lorenzo usciva dalla redazione per la quale lavorava allora e trovava la moto di Davide parcheggiata davanti al bar, sfiorava il sellino sul quale stava seduto il suo amore e parlava con la moto chiedendole se il suo padrone stesse lavorando e se quel giorno si era svegliato bene. Lorenzo non ricordava di quanto adolescenziale fosse stato l’amore che aveva provato per Davide, ma ricordava benissimo la felicità.
Aveva cominciato a piovere. Sotto i portici l’acqua non riusciva ad arrivare ed i due amici erano arrivati completamente asciutti dentro al bar.
Presero due caffè macchiati.
“Allora, che cosa c’è?” Lorenzo era curioso come una scimmia.
“Tu sai che mio padre è morto quando io avevo diciotto anni, no?” Davide mescolò lo zucchero nel caffè.
“Sì.”
“Mia madre sta da ormai otto anni con Mario, te lo ricordi?”
“Ah, sì! Quello con la figlia pazza! Com’è che si chiamava, Anastasia o Genoveffa?”
“Lucia, si chiama Lucia! E non è pazza. Solo un po’ esaltata!”
“Scusa, Cenerentola, stavo scherzando!”
“Non è il momento.” Sorrise. “Ma almeno mi fai ridere!”
Lorenzo era perplesso.
“Allora, dicevo, mia madre sta con questo Mario. Una brava persona, è sempre stato molto gentile con me. Molto… paterno.” Un sorso di caffè. “Ma il vuoto lasciato da mio padre. No, quello non può colmarlo nessuno. Ho avuto modo di affezionarmi a Mario, ma non è mio padre. Non so se capisci.”
“È ovvio. Ma non riesco ad inquadrare il tuo problema. Non ti sarai mica innamorato del fidanzato di tua madre?”
“Sei pazzo?”Davide quasi saltò su dalla sedia.
“Ma scusa! Sei lì che parli ma non arrivi al punto ed io ho fatto le mie congetture!”
“Come al solito, quando si tratta di parlare di un mio problema a qualcun altro, non riesco ad esprimermi, ad arrivare alla questione. È inutile, non ce la faccio, lascia stare! Dai, che pago e torniamo in redazione!”
Lorenzo afferrò Davide per un braccio.
“Eh, no! Io ti ho seguito perdendo del tempo prezioso ed ora tu mi dici cosa sta succedendo! Forza!”
“Lascia stare, sul serio, è una stronzata.”
“Davide!” Lorenzo lo guardò storto.
“Ok…”
Ci fu un lungo silenzio: un autobus si fermò davanti alla fermata vicina, scesero delle persone, ed un ragazzo entrò nel bar.
I baristi lo salutarono.
Lorenzo distolse gli occhi da Davide solo per un attimo.
Il ragazzo appena entrato era stupendo: una figura lunga e snella dai capelli castani lisci e lunghi fino alle spalle, il naso pronunciato ma assolutamente perfetto. Sorrideva ai due baristi suoi amici, zuccherandosi il caffè. Il movimento lento della mano che rigirava il cucchiaino nella tazzina aveva un che di sensuale.
Lorenzo distolse gli occhi da Davide solo per un attimo, e finì per non prestargli più attenzione.
Lo sconosciuto dai lunghi capelli castani lo guardava.
Lorenzo abbassò gli occhi ed arrossì.
“Ehi, ma mi stai ascoltando?” Brusco ritorno alla realtà.
“Eh? Oh! Scusa, Davide. Stavi dicendo?”
“Ho detto che mia madre si sposa!”
“Oh, che bello! E tu non sei felice? Dovresti esserlo!”
“Tu non capisci! Pensavo che mia madre avesse bisogno di me. Ed invece, sposandosi con Mario, mi sta dicendo che tutto ciò che pensavo, che lei avesse bisogno di me, che io fossi per lei tutto, non era vero!”
“Davide, io…” Lorenzo si accorse di non riuscire a prestare l’attenzione che desiderava al suo amico. I suoi occhi erano per il ragazzo dai capelli lisci che stava uscendo dal bar.
Lorenzo non seppe mai se fosse stata fortuna o se il tizio lo avesse fatto apposta, ma gli cadde una delle monetine che i baristi gli avevano dato di resto e uscì dal bar senza neanche farci attenzione.
“Davide, io…” Lorenzo si alzò. “…Non posso aiutarti adesso!”
Balzò dalla sedia in un lampo, raccolse la monetina e corse fuori.
“Ehi, senti! Ti è caduta questa!”
Il ragazzo si voltò. Era ancora più bello da vicino.
“Guarda, ti è caduta!” Lorenzo aveva corso per raggiungerlo.
“Ma è una monetina da 10 centesimi. Non c’era bisogno di correre per restituirmela…”
“Beh, sai, non sta bene appropriarsi delle cose degli altri! Sei un amico dei ragazzi del bar?”
“Eh?”
“Ti ho visto prima… Sai sono un cliente abituale!”
<<Stupido! Ma che c’entra?>> Pensò Lorenzo sentendosi improvvisamente impacciato e fuori posto.
“Ah, sì! Da domani sostituirò Luca in alcuni turni.”
“Ah!” Domani. Lorenzo non vedeva l’ora che arrivasse.
“Mi chiamo Nico, piacere!”
“Lorenzo.”
Si strinsero la mano.
<<Dio, cosa farei con quelle dita! Ma che cavolo sto pensando?>>
“Allora, ci vediamo domani!” Nico se ne andò dicendo solo questo.
L’altro restò sotto il portico. Pioveva ancora.
Baciò la monetina da 10 centesimi.
“A domani…” Disse a voce bassa.

 

***

 

“Uno nuovo?”
“Già, un bellissimo esemplare di barista!”
“E com’è?”
“Non ci crederai, Fabio, è bellissimo!”
“Ma dai! Come tutti quelli bellissimi che hai conosciuto tu?”
“Che vorresti dire?”
“Davide non è un granché! E neanche tutti gli altri! Non mi piacciono gli orsi, lo sai!”
“Parla per te e per i tuoi Angelo, Gippo e mostruosi vari! In ogni caso, domani verrai con me al bar e vedremo se ho ragione o no!”

 

                                                                  ***

 

Andrea era appena uscito dalla doccia. Si asciugò i capelli velocemente e stava per rivestirsi quando entrò Davide.
“Ciao, tesoro!”
“Ciao…” Davide lo baciò dolcemente e si gettò sul letto sfilandosi il nodo della cravatta.
“Cosa c’è? Ancora il matrimonio?”
“Io… Non sono normale…”
“Che stai dicendo?”
“Dovrei essere felice ed invece…”
“Ma è naturale che una cosa come il secondo matrimonio di tua madre ti faccia soffrire.”
Andrea mise le sue mani su quelle di Davide. In quel momento avrebbe voluto dire qualcosa in grado di tranquillizzare il suo ragazzo e renderlo meno infelice. Eppure, si sentiva inutile: non c’erano parole che avrebbero potuto lenire la sofferenza del suo uomo.
“Oggi ho chiesto un consiglio a Lorenzo e anche lui non ha dato alla cosa più di tanta importanza e, come se non bastasse, mi è sembrato distante. Molto distante. Insomma non c’è nessuno che riesca ad ascoltarmi o a starmi vicino.”
“Ed io?”
“Tu sei un’ altra cosa.”
<<Già!>> pensò Andrea. <<Sono un’altra cosa. Ma sono una cosa importante?>>
Sprofondò la testa nel petto di Davide. Era quasi alle lacrime. Si sentiva inutile e, ma forse era solo una sua impressione, poco desiderato.
Lo squillo del telefono li divise.
“Pronto?”
“Andrea? Ciao, sono Lorenzo!”
“Ciao! Come stai?”
“Non c’è male! E tu?”
“Ah, io bene!”
“È Davide quello che non va, vero?”
“Già!”
“Scusami, ho chiamato per dirvi due cose. Intanto, scusati da parte mia col tuo fidanzato: oggi non gli ho prestato la dovuta attenzione e sono andato via improvvisamente. È che avevo visto una persona che non vedevo da tempo e dovevo fermarla assolutamente. E poi, cosa fate per Natale? In redazione organizziamo una festa. Sai, è per Luciano. È solo qui a Bologna. Sua moglie e sua figlia sono a Palermo e gli restiamo solo noi. Voi siete liberi?”
“Veramente… Dovresti parlare con Davide. Per me va benissimo, ma non so se lui ha altri progetti. In fondo manca ancora un mese.”
“Meno. Mancano tre settimane!”
“Beh, te lo passo?”
“Se puoi…”
“Aspetta.”
Davide prese il telefono del suo fidanzato.
“Ciao, Lorenzo, dimmi.”
“Volevo sapere se per Natale tu e Andrea avevate impegni.”
“No. Non abbiamo progettato niente. In fondo manca ancora un mese!”
“Tre settimane!”
“Sì, ok, tre settimane.” La solita smorfia di Davide. “Ma è comunque presto. Però se a te fa piacere verremo sicuramente!”
Gli occhi di Davide brillavano: Andrea si chiese se quando dall’altro lato del telefono c’era lui, gli occhi del suo ragazzo brillavano nella stessa maniera. Si chiese, a quel punto, se fosse geloso di Lorenzo. No, non era possibile. Lorenzo era un suo amico. Perché mai avrebbe dovuto esserne geloso? Era anche vero che usciva con Davide quattro anni prima, ma Lorenzo era una persona leale e non avrebbe mai potuto provarci con Davide. No, non era possibile. Doveva togliersi quell’idea assurda dalla testa.
Eppure continuava a martellargli nel cervello l’immagine di Davide e Lorenzo insieme.

                                                                   ***

 

Fabio e Lorenzo si incamminarono verso il bar. Lorenzo era visibilmente agitato. Tremava. E non per il freddo.
“Allora! Ti avviso: se è osceno dovrai offrirmi una cena al giapponese. Se non è osceno te la offro io!”
“Ok! Ma non dare a vedere che siamo andati lì, stamattina, solo per lui, ok?”
“Ok!”
Ma Lorenzo, dell’ok di Fabio, non era tanto sicuro: lo conosceva bene e sapeva che le sue emozioni trasparivano dal suo viso come se le esprimesse a parole e che anche le parole gli uscivano dalla bocca senza che avesse il tempo di afferrare che quello che stava dicendo poteva essere imbarazzante per gli altri.
“Ho cambiato idea! Torniamo indietro!”
“No! Se non vieni con me, ci vado da solo!”
Lorenzo si fermò. <<Sì, che vada solo!>> Pensò.
Ripensandoci, se Nico gli fosse piaciuto, Fabio ci avrebbe provato con lui e questo non poteva assolutamente permetterlo! Era finalmente arrivato un ragazzo fuori da ogni giro abituale, redazione o locali, e non se lo sarebbe lasciato sfuggire per nulla al mondo.
Entrarono insieme dalla graziosa porta di vetro del bar.
“Ciao, ragazzi!” Fecero in coro i due redattori.
“Ciao, Lorenzo! Come mai così mattiniero?”
Cominciamo bene. Se anche i baristi facevano domande alle quali Fabio avrebbe potuto rispondere in maniera equivoca, Nico avrebbe capito subito quello che c’era dietro la loro visita.
“Ciao Fabio! Anche tu! Come mai così presto? Sono solo le otto. Di solito prima delle dieci non vi si vede in giro!”
“Eh, sai! Impegni di lavoro!” Rispose Lorenzo prima che Fabio potesse dire qualunque cosa.
Nico spuntò dal ripostiglio del bar.
“Ehilà!” Disse alzando una mano mentre con l’altra teneva uno stock di lattine di coca cola.
“Ciao. Allora era vero che saresti venuto qui a lavorare!”
Irene, la barista, guardava Lorenzo perplessa: c’era qualcosa che non andava.
“Per favore, ci faresti due caffè macchiati?”
“Subito!” Nico si portò il dito indice e il medio alla testa come un militare.
Fabio era sconvolto. Quel tipo era veramente bellissimo: per la prima volta Lorenzo aveva ragione. Non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Che favola! Sembrava un personaggio dei manga con quella sua aria un po’ efebica.
Lorenzo, come Fabio, fissava intensamente il bellissimo sedere di Nico, mentre questo preparava il caffè. Se solo avesse potuto toccarlo.
I due ragazzi si avvicinarono e si dissero: “Che favola!”.
La barista sorrise: aveva capito perché quei due erano stati così mattinieri.

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