In blue capitolo 8 – World without love

Lunedì! Torna “In blue”! Eccovi un capitolo lunghissimo. Lo so, dovrei accorciarli. ma vabbè. In questo capitolo: il T.P.O. e altre sorprese! A lunedì prossimo!

IMG-20170930-WA0012

In Blue
Capitolo 8
World without love

 

Lorenzo correva disperatamente. La sera era stato insieme alla Svalilla, che faceva la fotografa per tutti gli eventi della Bologna antagonista. Erano andati al T.P.O. a sentire gli Holiday Inn e alla fine si erano trattenuti fino alle tre di notte insieme a Valentina Blu, Flavia e altri ragazzi di Radio Kairos.
Era già mezzogiorno e non si era ancora presentato in redazione.
L’autobus era proprio dietro di lui: no, non ce l’avrebbe fatta a raggiungere la fermata. Ma doveva correre se voleva avere anche la minima speranza di riuscire a salire su quel dannato 19. All’improvviso si ritrovò con il culo per terra.
“Ah, scusami! Mi sei venuto addosso! Lo so, non dovrei stare in mezzo alla strada fermo, ma aspetto un amico. E tu mi sei venuto addosso… Scusami!” Un uomo gli stava parlando mentre il 19 gli passava davanti senza fermarsi.
“No, figurati.” rispose Lorenzo rialzandosi  senza guardare l’ uomo che si era appena scusato. “Sono io a doverti chiedere scusa. Stavo correndo per non perdere l’autobus.” La voce gli si bloccò in gola: caspita, che bell’uomo! Era bellissimo ed almeno sulla trentina. Si sentì improvvisamente contento di aver perso l’autobus.
“A- Arrivederci!” Riuscì a dire imbarazzato.
“Ciao!” L’uomo sorrise.
Lorenzo si allontanò guardandosi dietro ogni tanto. L’uomo lo stava ancora fissando.
“Lorenzo… Ancora…” Mormorò l’uomo.

 

                                                        ***

 

“Come al solito, arrivi in ritardo!”
“Scusami, Luciano, ma mi sono addormentato!”
“Ma è sempre così!”
“Oh, Luciano, perdonami. Lo sai che ti amo!”
“Mi manca solo questa!” Luciano alzò le braccia al cielo.
“Per farmi perdonare ti offro una tazza di caffè! Vieni con me?”
“No… Portamelo su!”
“Agli ordini!”
C’era qualcosa fra Luciano e Lorenzo: qualcosa che nessuno avrebbe potuto capire. Un rapporto unico. In un certo senso, erano come padre e figlio. La differenza d’età fra loro era notevole: Luciano era un bell’uomo sulla cinquantina, Lorenzo aveva solo ventiquattro anni. Eppure fra loro non esisteva alcun muro. Tutto era così vivo nella loro amicizia, ormai decennale, che nonostante i reciproci difetti, non avrebbero potuto fare a meno l’uno dell’altro. Luciano aveva assistito alla crescita di Lorenzo e quando lo aveva visto partire un po’ gli si era spezzato il cuore.
Lorenzo amava Luciano come un padre. E gli era stato vicino quando aveva intrapreso un’avventura così rischiosa come quella di aprire una start-up digitale in una città che non era la sua. Certo, la Cannatella avrebbe potuto sopravvivere anche senza Lorenzo ma sentiva che doveva essere con Luciano in quell’impresa. Gli sarebbe rimasto accanto anche se lui non avesse acconsentito ad aprire un portale di notizie gay e lo avesse messo a lavorare in un altro settore. In fondo aveva anche scritto, con pseudonimo femminile, per Donna Forever. Sì, sarebbe, comunque, rimasto a lavorare con Luciano a qualunque condizione.
Mentre pensava e ripensava all’affetto che lo legava al suo capo, Lorenzo arrivò al bar.
Nico stava servendo dei clienti. Che fortuna, era da solo.
“Ehilà, Lorenzo! Caffè macchiato?”
“Sì, due da portare via!”
“Subito!”
“Ma gli altri dove sono?”
“Mh, sai, è periodo di visite mediche. Così il novellino viene lasciato solo.”
“Capisco…”
Nico continuò a preparare il caffè.
<<Devo! Siamo soli! Devo invitarlo fuori! Ok! O la va o la spacca!>>
“Nico… Che posti frequenti di solito?”
“Mh, non esco molto. Se esco vado in discoteca ma fuori Bologna.”
“Che ne dici se una di queste sere si esce insieme?”
“Perché no? Si va a mangiare una pizza e poi a bere qualcosa!”
“Ti va Sabato?”
“E’ il giorno perfetto!”

                                                                  ***

“E chi è questo?”
“Oh, Diego, sapessi! È bellissimo! È il nuovo barista! Lo hai visto, no?”
“Ma parli di quello con i capelli lunghi?”
“Proprio lui!” Lorenzo arrossì.
“Mh, non è male ma non sta bene che esci con uno che conosci da quattro giorni!”
“Perché no? In fin dei conti sono uscito anche con gente che conoscevo da tre ore!”
“Appunto! Ed hai visto la fine che hanno sempre fatto i tuoi rapporti?”
“Almeno io non me li vado a cercare su Internet!” Lorenzo, per la prima volta, fu velenoso con il suo amico.
“Senti, sto con Enrico da cinque anni!”
“Non parlo di Enrico! Parlo di tutti quelli con cui lo hai tradito in questi anni!”
“Lo ha sempre saputo!”
“Dopo, però!”
“Ma…”
“Niente ‘ma’, Diego! Sono stanco di essere giudicato perché i miei rapporti non funzionano!”
“Veramente io… Non ti ho mai giudicato!”
“No, certo! Ma tutti gli altri sì! Ed ora lo stai facendo anche tu!”
“Calmati, io…”
“Non voglio starti a sentire! Sentimi tu piuttosto! Io esco con chi mi pare e piace. Ed uscirò con Nico, ok?”
“E va bene! Ma non venire a piangere da me, poi! Io sono stanco di vederti così! Stanco! Hai capito?”
“Non preoccuparti! Non ti cercherò!”
“Bene!”
“Bene!”
Sbatterono l’uno all’altro in faccia le porte dei rispettivi uffici.

 

                                                                  ***

Cosa stava succedendo? Sul serio, Diego si era stancato di Lorenzo? Non era possibile, erano amici da anni. Non avevano mai avuto un litigio: anzi, Diego ed Enrico erano sempre stati vicini a Lorenzo in ogni momento.
“Lorenzo?”
“Enrico! Dimmi tutto!”
“Che è successo poco fa? Ho sentito te e Diego gridare. Gli ho chiesto cosa fosse successo ma ha detto solo che sei un idiota!”
“Il tuo ragazzo è un coglione!”
“Ok, ne parliamo dopo!” Enrico si fermò sulla porta. “Lorenzo…”
“Sì?”
“Non far caso a quello che ti dice per adesso. In questi giorni è un po’ strano. È sempre incavolato. Io… Non so più cosa fare per aiutarlo.”
“Ho capito, Enrico. Chiedigli scusa da parte mia.”
“Non volevo dire questo.”
“Siete in crisi?”
“Non lo so. Non parla più e tratta male chiunque. Me compreso.”
“Vuoi che gli parli?”
“Mi faresti un grande favore.”
“Lo sai che per te farei qualunque cosa.”
“Grazie…”
Lorenzo si chiese ancora cosa stesse succedendo. Enrico e Diego erano sempre andati d’accordo anche quando Diego lo aveva tradito. Anche quando si separavano per lungo tempo visto che abitavano in due città diverse. E ora?
Sì, era vero, non erano più quelli di una volta. Nessuno in quella redazione aveva resistito al trascorrere del tempo non mutando. Tutti. Persino Fabio, che era quello più restio ai cambiamenti, che restava sempre uguale a sé stesso, era cambiato. Lorenzo si chiese se lo staff di Man’s men sarebbe sempre rimasto unito.

 

                                                              ***

Ancora una volta il sabato era arrivato. Lorenzo si svegliò presto quella mattina con l’obiettivo di andare a comprare dei nuovi vestiti e svegliò anche Fabio ed Alex, che lo avrebbero aiutato a scegliere i vestiti da comprare. Inutile dire che farlo fu un’impresa: Fabio era impossibile da risvegliare, mentre Alex dava di matto ogni volta che si sentiva chiamare. E dire che di solito le parti erano invertite! Ma era quello che si meritava: quante volte aveva promesso ai suoi due amici che li avrebbe accompagnati a fare spese e poi si era addormentato profondamente e nessuno era più riuscito a svegliarlo? Sarebbe andato da solo.
Erano già le quattordici quando si decise su cosa comprare: se ci fossero stati Fabio ed Alex sarebbe stato diverso. Loro gli avrebbero consigliato qualcosa di stupendo e lui l’avrebbe comprata.
Arrivò di corsa a casa: quei due stavano ancora dormendo. Si chiuse in bagno e si guardò allo specchio: sì, aveva bisogno di rasarsi la barba. E quei capelli? Osceni! Doveva tagliarli.
Andò dal barbiere. Tornò a casa. Si lavò e si cambiò pregustando già l’attimo in cui Nico lo avrebbe riaccompagnato a casa e sulla soglia lo avrebbe baciato e poi, lui lo avrebbe invitato ad entrare e quella notte sarebbe stata stupenda.
Finalmente arrivarono le otto. L’appuntamento era in via San Felice davanti al ristorante indiano. Lorenzo era splendente con addosso la camicia ed i pantaloni blu. Per quella sera aveva tolto gli occhiali e messo le lenti a contatto. Si sentiva sicurissimo di se.
Un ragazzo si girò ad osservarlo. Lorenzo gli sorrise. Certe cose potevano succedere solo a Bologna.
Perso nei suoi pensieri vide Nico arrivare verso di lui. Un balzo al cuore! Era un Dio greco con la camicia nera ed i pantaloni color ghiaccio.
“Ciao! Aspetti da molto?”
“Eh, un po’!” Lorenzo fissò le scarpe del ragazzo.
“Ti presento la mia ragazza!”
Accanto a Nico c’era una ragazza. Lorenzo, così preso da lui, non l’aveva neanche vista.
“Eh? Ragazza?”
“Piacere, mi chiamo Mariangela.”
<<Non ci posso credere!>> pensò Lorenzo osservandola. <<Si presenta qui con una ragazza stupenda! E io che mi immaginavo già a convivere!>>
Sarebbe stata una serata da incubo.

                                                                    ***

“Allora, com’è andata?”
Enrico era curiosissimo ed anche Fabio e Alex.
“Mah, così! Ci siamo divertiti!” <<Sì, come no!>>
“Ci hai scopato?” Fabio insisteva.
“Cazzi miei!”
“Appunto! Ma diccelo!”
“Siete stressanti! Vado nel mio ufficio!”
Diego era stato ad ascoltare da lontano. Seguì Lorenzo nell’ufficio.
Era indeciso se bussare o no alla porta. Dopo il loro battibecco forse a Lorenzo non andava di parlare con lui.
Restò per un po’ davanti alla porta. Doveva decidersi: poteva arrivare qualcuno che li avrebbe disturbati e chissà quando avrebbero avuto la possibilità di parlare tranquilli, per una volta che Davide non era in ufficio.
Aprì la porta con decisione.
“Lorenzo?”
Quello era davanti alla finestra con lo stereo acceso.
“Cosa vuoi?” Non si girò neanche.
“Cosa stai facendo?”
“Guardo la strada.”
“Cosa stai ascoltando?”
World without love di Vonda Shepard. È la colonna sonora di Ally Mc beal.”
Un lungo silenzio scese su di loro. Diego avrebbe voluto parlare ma non sapeva cosa dire. Era andato lì per fare pace ed invece non riusciva a trovare le parole adatte. E poi, sicuramente la sera prima non doveva essere stata bella per Lorenzo. Lo capiva dalla canzone che stava ascoltando. Chissà cos’era successo? Magari quel Nico era uno stronzo che voleva soltanto portarselo a letto.
“Com’è andata ieri sera?” azzardò.
Lorenzo si girò e lo guardò con sguardo accusatorio.
“Mi avevi detto di non venire a piangere da te, no?”
“È andata male.”
“Senti, Diego, non sono tenuto a darti nessuna spiegazione, va bene?”
“Ma…”
“Ho bisogno di stare da solo.” Il tono della voce di Lorenzo si addolcì. “Quindi, per favore, esci da qui…”
“No!”
“Allora se hai qualcosa da dirmi, fallo in fretta, perché non avrei la forza per risponderti a dovere! E poi so già cosa mi dirai: ‘te lo avevo detto!’ ‘Cresci!’ e le tue solite frasi per dimostrare la tua superiorità sugli altri!”
Diego restò in silenzio con la testa bassa.
“Ma cosa stai dicendo?” La voce gli tremava. “È questo che pensi di me? Che tutto quello che dico è solo per dimostrare la mia superiorità nei tuoi confronti?”
“Vuoi proprio saperlo? Sì. Lo penso da anni! E sono veramente stanco di te e dei tuoi atteggiamenti, non soltanto con me, ma con tutti quelli che ti circondano! Sono veramente stanco!”
“Ma…”
“Lasciami finire! Devi sempre sputare sentenze su tutto! Anche quando è arrivato Davide in redazione hai avuto da ridire! Quando sono uscito con Andrea! Ed anche adesso che sono uscito con Nico. Insomma, niente di quello che faccio ti sta bene!”
Diego restò in silenzio, ma lo fissò senza abbassare lo sguardo.
“Che cos’hai adesso? Non sai più cosa dire?”
“So che sei nervoso: Davide è tornato dopo quattro anni e tu stai malissimo perché sai che non potrai mai averlo. Esci con chiunque ti faccia un sorriso, non selezioni. Sei… lasciamo stare! Capisco la tua sofferenza ma devi smetterla di comportarti così!”
“Esci… per favore…”
“Come vuoi.” Diego uscì di fretta sbattendo la porta. Lorenzo si sedette. Il cuore gli faceva male: la gente intorno a lui non poteva capirlo.
La porta dell’ufficio si riaprì violentemente. Diego la sbatté per la seconda volta.
“Vuoi sapere perché non mi sta bene il fatto che tu esca con chiunque?”
“Sentiamo!” Lorenzo si alzò dalla sedia con aria di sfida.
“Non mi sta bene perché non fai altro che piangere! Non mi sta bene perché non fai altro che deprimerti e trattare male tutti, me per primo! Non mi sta bene perché…” Diego si avvicinò a Lorenzo rapidamente, lo afferrò per le braccia e prima che il ragazzo potesse fare qualunque mossa lo baciò. Un bacio forte e prepotente. La barba di Diego pungeva il viso di Lorenzo che non ci mise troppo a  lasciarsi andare. Lo sentiva forte, e lo voleva. Voleva Diego. Lo voleva ancora come tanti anni prima, quando per gioco, o forse no, si erano consolati l’uno nelle braccia dell’altro.
Eppure, non poteva. Non poteva fare un torto così grande ad Enrico. Non di nuovo. Non poteva assolutamente. Doveva fermarsi, e doveva farlo in quel momento.
Scacciò Diego con violenza. Poi le lacrime.
“No! Non possiamo, Diego! Non possiamo! Ho sempre criticato quelli che venivano con te! Non posso diventare come loro e, soprattutto, non posso diventare un numero della tua collezione!”
“Un numero? Perché non capisci? Non sei un numero. Io da sempre, fin da quando ti ho conosciuto cinque anni fa, ho sempre desiderato averti. Ho sempre sperato che un giorno ti saresti accorto di me.”
“Allora, quella notte a Piacenza, quando ero disperato, quando piangevo per Davide… Tu non mi hai baciato per consolarmi.”
“No. Volevo che capissi che per me contavi… E conti ancora…”
“Non possiamo. Enrico è un mio amico! E dire che mi ha pure chiesto un consiglio: mi aveva chiesto di parlarti. Di chiederti perché eri diventato così scostante. Non riusciva più a comunicare con te ed ha chiesto consiglio a me! A me che ti ho baciato.”
“Secondo te perché sto così? Sono geloso! Dall’arrivo di Davide, sono geloso! Ed i miei sentimenti per Enrico sono stati messi in discussione.”
Davide entrò nell’ufficio, ma non riuscì ad afferrare bene quello che Diego aveva appena detto. L’unica cosa di cui si accorse era Lorenzo in lacrime. La scena era sicuramente equivoca ma si limitò a chiedere scusa e ad uscire.
“Davide…”
“Dimmi, Lorenzo…”
“Aspetta. Resta!”
“Sbaglio o stavate discutendo?”
“Non preoccuparti. Diego se ne stava andando.”
“Sì, ha ragione. Stavo giusto andando via.” Si diresse alla porta ma si fermò. “Non dire niente a Enrico.”
“No, non lo farò.” Rispose Lorenzo.
Diego chiuse la porta.
“Che è successo?” Chiese Davide.
Lorenzo gli si avvicinò e poggiò la testa sul suo petto.
Scoppiò a piangere nuovamente.
Davide chiuse la porta a chiave e strinse Lorenzo. Non lo avrebbe lasciato: qualunque cosa fosse successa, Lorenzo aveva bisogno di conforto e lui, questa volta, non si sarebbe tirato indietro. Non avrebbe fatto come quattro anni prima, non avrebbe lasciato Lorenzo ancora solo. Questa volta il suo ruolo non era quello di amante ma di amico e non avrebbe deluso Lorenzo per la seconda volta. Avrebbe vinto questa battaglia contro sé stesso: se come amante era stato un fallimento, come amico sarebbe stato il migliore che il suo vecchio ragazzo avesse mai avuto.

                                                            ***

Diego era davanti alla fotocopiatrice. Ci si metteva anche quella adesso: si era inceppata!
La prese a pugni sbraitando.
Fabio gli passò accanto.
“Nervosetto, eh?”

                                                             ***

“E così infrangi i cuori?” Davide rise.
“Non scherzare! Non è il caso. Sono veramente confuso.”
“Ma tu, esattamente, cosa provi per Diego?”
“Ma che ne so? Sono sicuramente affezionato a lui e il suo bacio mi ha scosso… Come se qualcosa dentro di me si fosse risvegliato.” Fece un gesto teatrale.
“Sei molto  volubile…”
“Forse hai ragione.”
“Eppure… Quando sono arrivato qui, Luciano mi ha detto che, ogni volta che hai pronunciato le parole ‘ ti amo’, le hai pronunciate perché le sentivi veramente. Ed io ci credo. So che lo senti veramente. E so anche che sai distinguere l’amore per un fidanzato, per un amico… Sai distinguere i diversi tipi d’amore… Devi solo capire per chi è l’amore che ti infiamma… Quello, insomma che viene chiamato amore per convenzione. Quello che… Hai provato per me.”
Lorenzo sorrise.
“E me lo ricordi anche?”
“E poi, come fa a piacerti quella scimmia pelosa?”
“Ha detto anche lui di te una cosa del genere, quando ti ha visto per la prima volta!”
“Ah, sì? E tu… Immaginati: scopi con lui e comincia  a comportarsi come una scimmia! Uh uh uh! Bingo bongo!” Davide cominciò a saltellare per la stanza gridando e muovendosi come una scimmia.
Si spalancò la porta. Fabio restò basito sulla soglia.
“Dopo questo…” Riuscì a dire soltanto. “… Scordati che io entri ancora nel tuo ufficio, Lorenzo! Ecco il significato di ‘Giungla metropolitana’: un giocatore di Rugby finocchio che è diventato un gorilla!” Si avvicinò a Lorenzo. “Ti ha mica danzato intorno come fanno certi uccelli per conquistare la femmina?”

 

                                                                       ***

Dario chiamava, e chiamava ancora.

“… MESSAGGIO GRATUITO. IL CLIENTE DA LEI CHIAMATO POTREBBE AVERE IL TERMINALE SPENTO O IRRAGIUNGIBILE!”

E questo dalla sera dopo in cui erano stati a letto. Emiliano non lo aveva più richiamato e il suo telefonino era sempre irraggiungibile. Non era nato ieri, Dario. Sapeva benissimo che questo, nel 90 per cento dei casi, significa che l’altra persona non vuole più sentirti.
Si alzò dalla sedia con questo pensiero nella testa. Aprì uno dei cassetti della scrivania e né tirò fuori la fotografia di un uomo alto e dal fisico scolpito. Un uomo che aveva fatto parte della sua vita per molto tempo. Un uomo con il quale, alla fine, non aveva realizzato niente. Un uomo al quale non aveva mai confessato veramente di amarlo. Un uomo etero che non lo avrebbe mai amato per quello che Dario era. Si ritrovò a chiedersi se le cose sarebbero andate diversamente se lui non si fosse sposato. E sorrise al pensiero che avrebbe potuto impedire quel matrimonio. Ed invece, l’unica cosa che aveva saputo fare era stato scappare. Scappare da Pesaro, per dimenticare. Per dimenticare tutto. Si rese conto che erano tutti uguali anche i suoi colleghi: tutti, in passato, erano fuggiti dalle loro città per confluire a Bologna e poter ricominciare da zero. Ripose la fotografia nel cassetto. Aveva bisogno di distrarsi.
“Enrico… Vado un attimo al bar. Hai bisogno di qualcosa?”
“No, grazie, Dario.”
Anche Enrico era pensieroso forse fra lui e Diego le cose non andavano bene. Dario li aveva sorpresi più volte a litigare. Per un attimo, si chiese se Enrico avvertisse il bisogno di parlare con qualcuno: magari proprio con lui. Ma si fermò. Non erano mai stati amici. Che senso aveva chiedergli di sfogarsi con lui? Si chiuse la porta della redazione alle spalle ed entrò nell’ascensore.
Al bar, Irene gli preparò un cappuccino. Dario ne bevve alcuni sorsi. Cavolo, quel nuovo barista era uno schianto. Lorenzo aveva proprio ragione. Nico gli sorrise. Dario ricambiò. Irene e Luca si guardarono e gli occhi di lei sembravano voler dire “Ci risiamo!”.

                                                                               ***

 

Davide tornò a casa sfinito. Andrea stava già preparando la cena.
L’altro entrò, gettò la ventiquattrore sul divano e si fiondò sul suo ragazzo baciandolo.
“Davide, lasciami cucinare!” Fece Andrea agitando il cucchiaio di legno che aveva in mano.
“No! Questa sera non cucini! Andiamo al giapponese!”
“Ma ho già cominciato a…”
“Nessun ‘ma’!”
“Che ti prende?” Andrea rise.
“Ti amo! Ti amo tantissimo! Giura che non mi lascerai mai!”
“Ma… Cosa stai dicendo?”
Davide lo strinse forte. Aveva molto riflettuto: Andrea era la persona che amava e doveva smetterla di trascurarlo perché preso da altro. C’era già troppa gente che soffriva, intorno a lui. Non avrebbe fallito questa volta: non sarebbe diventato un infelice e non ne avrebbe reso Andrea, perché era la cosa più importante che aveva. Non poteva, ancora, distruggere ciò che aveva creato. Non poteva, ancora, far soffrire qualcuno che amava. C’era già chi aveva pagato e stava pagando tutt’ora. Non avrebbe fallito ancora.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...