In blue capitolo 9 – Tanti auguri (com’è bello far l’amore…)

E siamo tornati con “In Blue”. Capitolo 9. Bologna, dicembre e il natale! Essere sempre fuori tempo! 😛

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In blue
Capitolo 9
Tanti auguri (com’è bello far l’amore…)

 

Cominciava a fare freddo a metà Dicembre a Bologna. La gente faticava ad uscire la sera anche solo per andare a bere una birra. La città, comunque, come ogni anno, si era popolata di studenti provenienti da tutta Italia e spesso anche dall’estero. L’unica consolazione per Lorenzo, Dario, Davide, Andrea, Fabio, Alex, Enrico e Diego, erano i fumetti  e i romanzi tanto amati che, in quel periodo dell’anno, permettevano loro di restare in casa al caldo davanti ad una bella tazza di cioccolata calda fumante immergendosi in mondi fantastici.
“Allora, Alex, verrai alla festa della redazione?” Chiese Lorenzo al suo amico porgendogli la cioccolata calda che gli aveva preparato.
“Se con il vostro casino non mi farete scoppiare la testa prima del giorno della festa, presenzierò! La settimana scorsa c’era qualcuno di voi che saltava e gridava proprio sopra il mio ufficio. Devi chiedere a Diego di smetterla di fare la scimmia per la redazione, Lorenzo!”
“Era Davide! Stavamo parlando e…”
“Eh? Davide? Addirittura parla? In tutto questo tempo credo di avergli sentito pronunciare solo qualche parola e degli strani versi. Credevo si esprimesse a gesti.”
“No, ma ogni tanto compaiono dei sottotitoli quando apre bocca!” Lorenzo rise.
Fabio si avvicinò ad Alex.
“Stava cercando di avere un approccio sessuale come fanno le scimmie!” Spiegò furtivo all’amico.
“Lorenzo! Siete ancora alla fase del corteggiamento?” Alex alzò la testa e spalancò i suoi occhi azzurri.
“Di cosa state parlando?” Sbraitò Lorenzo. “Siamo solo amici adesso!”
I suoi due coinquilini lo guardavano poco convinti.
“Smettetela di guardarmi in quella maniera! Ve lo giuro! Mi stava solamente consolando dopo che Diego mi aveva baciato… Ops! Questo forse non dovevo dirlo!”
“Diego ti ha baciato?” Esclamarono in coro Fabio ed Alex.
“Beh, sì! Una cosa innocente… voleva solo farmi capire che è affezionato a me!”
“Sappi che non crediamo neanche a questo! Anzi, ora chiamo Enrico e gli racconto tutto!” Alex prese in mano il suo telefono.
“No! Non farlo!” Lorenzo con un salto balzò sulla schiena di Alex, aggrappandovisi e lottando con lui per impossessarsi del telefono. Fabio afferrò Lorenzo da dietro facendolo cadere. Alex gli mise un piede sul petto mentre con una mano alzava il telefono in aria. Fabio gli teneva ferme le mani.
“Allora… Giuri di raccontare tutta la verità, solo la verità, nient’altro che la verità, altrimenti chiamerò Enrico? Dì lo giuro!”
“Ok, mi arrendo!”
Alex affondò il piede scalzo sul petto di Lorenzo.
“Devi dire ‘lo giuro’! Allora… Lo giuri?”
“Ok, lo giuro!”
“Così mi piaci!” Gli occhi azzurri di Alex scintillarono. Come al solito, aveva vinto.
Lorenzo raccontò tutto ai suoi due amici.
“Mh, bella storia!”
“In quanti lo sappiamo?”
“Boh? In quattro… Io, voi e Davide.”
“Uffa!” Si lamentò Fabio. “Allora non posso sparlarne con nessuno!”
“Beh, con Davide!”
“E chi è Davide?”
“Il mio ex e nostro collega, ricordi? Quello che l’altro giorno faceva la scimmia!”
“Ah! Lo avevo rimosso. Comunque è tardi! Devo uscire con Gippo!” Fabio si infilò le scarpe. “A proposito, non vi dispiace se viene alla festa, vero?”
“Perché dovrebbe dispiacerci?”
“Magari la scimmia ha qualche problema! È un suo compagno di squadra.”
“Tanto sono finocchi tutti e due! Non c’è niente di cui preoccuparsi, no?” Chiese Alex.
“Non preoccuparti, Fabio, non c’è nessun problema. Portalo pure. Davide non avrà problemi. E tu smettila di usare il termine finocchio quando parli di un gay!”
“Ti ringrazio, Lorenzo!” Fabio andò via di corsa: era in ritardo di mezz’ora. Ma una ragazza dovrebbe sempre farsi aspettare, no?
“Lo hai visto com’è felice?” Lorenzo carezzò un braccio ad Alex.
“Beh, al tempo con Angelo è stato malissimo…”
“Questo Gippo sembra uno bravo…”
“Lorenzo! È un giocatore di Rugby! Non può essere una brava persona. E poi dovresti essere tu quello prevenuto!”
“Davide è una persona meravigliosa.”
“A letto, magari!”
“Devo essere sincero? Non me lo ricordo più!”
“Eh, già! Stiamo invecchiando! La memoria si fa corta e le rughe aumentano! Guarda Lorenzo, ne hai una qua!” Alex colpì  le palle di Lorenzo.
“Ahi! Ma sei pazzo?”
“Mezzasega!”
“A chi hai detto mezzasega, Puttanella?”
Lorenzo afferrò uno dei cuscini del suo divano e cominciò a colpire Alex. E giù piume. Decine, centinaia di piume. Si avvicinava Natale e le piume lo  facevano sempre pensare al Natale.
<<Per fortuna è di nuovo Natale…>> Pensò Lorenzo sorridendo, mentre Alex lo colpiva con i cuscinetti delle sedie della cucina.

 

                                           ***

“Allora, Lorenzo, dobbiamo cominciare i preparativi per la festa. Manca solo una settimana a Natale e vorrei essere sicuro che tutto vada per il meglio!”
“Ok, Luciano, tanto quest’anno con Leonardo, Barbara e Claudia in redazione, sarà facile! Mi aiuteranno loro!”
“Fa’ un po’ come ti pare, ma sbrigatevi, ok?”
“Ascolta…” Chiese Claudia. “ Ma il 24 o il 25?”
“Il 24 sera.”
“Ehi, amico!” S’intromise Barbara. “Ma dobbiamo esserci per forza?”
“Ma va là! Che se non ci saremo altro che lavoro, questo è capace di farci licenziare in tronco!”
“Che spirito, Leonardo!”
Dario entrò nella stanza di Lorenzo con un’espressione cupa.
“Ah, perdonami, Lorenzo. Non sapevo fossi occupato!” Disse.
“Non preoccuparti, Dario. Si parlava della festa di Natale. Ci sarai?”
“Sì…”
“A proposito, potete portare chi volete!”
“Posso portare Marina?” chiese Barbara.
“E chi è?”
“Mah, una persona che mi sta molto a cuore. Allora, posso portarla?”
“Sì che puoi.”
Lorenzo notò negli occhi di Barbara un brillio. Chissà chi era questa Marina?
Dario si sedette sulla scrivania di Lorenzo e pensò che, se fosse riuscito a rintracciarlo, avrebbe potuto invitare Emiliano.

 

                                                             ***

La casa della madre di Davide si trovava poco distante dalla redazione. Davide se ne stava con il naso attaccato al vetro delle finestre. Da lì era possibile ammirare un bel parco solitamente popolato da vecchietti in cerca di riposo, da ragazzini che si sfidavano in partite di basket e da bambini vivaci che ‘facevano starnazzare le loro starnazzanti madri’. Rise. Questa frase gliel’aveva detta Lorenzo, quattro anni prima, proprio in quel posto. Davide ricordava, guardando dalla finestra, che Lorenzo amava quel parco e che andava sempre lì a leggere o a scrivere. Diceva che gli dava ispirazione. Lui sapeva che era tutta una scusa per stargli vicino, ma reggeva comunque il gioco: il romanticismo di Lorenzo lo lasciava senza parole e completamente disorientato, oggi come allora.
“Davide, è già pronto.”
“Grazie, mamma.”
Si sedettero a tavola. Il telegiornale annunciava precipitazioni su tutta Bologna. Gli spaghetti al pesto della signora Manetti erano veramente buonissimi: Davide ne associava l’odore a quello della sua cucina. Gli riportava alla mente le estati di tanti anni prima in cui lui, suo padre e sua madre erano insieme e felici. Non che adesso mancasse la felicità: Davide aveva perso suo padre a diciotto anni, età in cui poteva già cavarsela da solo, e sua madre era riuscita a mantenerlo nonostante la mancanza del marito, dimostrandosi una donna forte e sicura. Una donna che era riuscita ad andare avanti solo come le donne sanno fare, serbando nel cuore il ricordo dell’adorato marito ma continuando a vivere. Aveva sì portato il lutto, ma, grazie all’amore per suo figlio, così incredibilmente identico a suo padre, sempre con il sorriso sulle labbra. Ed oggi, era orgogliosa di quel figlio che per lei era tutto. Era consapevole che non avrebbe mai avuto i nipotini che tanto desiderava ma era altrettanto felice che il suo Davide fosse una persona che si era fatta da sola e che avesse accanto una persona meravigliosa come Andrea, che ormai era diventato un secondo figlio. E poi, dopo tanti anni, era riuscita a riformare una famiglia, con un altro uomo vedovo con una figlia a carico.
La decisione di risposarsi  era stata ponderata a lungo ed aveva deciso di parlarne a Davide solo nel momento in cui tutto sarebbe stato sicuro. Purtroppo suo figlio non l’aveva capita: non aveva fatto scene drammatiche, ma lo conosceva, e sapeva che certi atteggiamenti di Davide, come l’andarla a trovare più raramente, erano dettati dal disappunto. Ma non poteva rischiare di restare sola negli anni più difficili della vita di un essere umano.
“Davide, c’è qualcosa che non va?”
“No, niente…”
“So che non condividi la mia decisione. Ma vorrei che tu capissi.”
“Hai ragione, non avevo capito la tua decisione. Non la ritenevo giusta e, tutt’ora, non sono felicissimo della tua scelta.”
“Ma perché? Tu e Mario siete sempre andati d’accordo.”
“Mamma, sai che non è per Mario. Sono molto affezionato a lui. Il fatto è che ho pensato…” Davide si zittì. Non poteva dire a sua madre che il suo era stato solo egoismo. Che la sua paura era dettata dal pensiero di perderla.
La signora Manetti capì.
“Hai pensato di perdermi, vero?”
Davide alzò la testa e la fissò. Sua madre gli leggeva dentro.
“Ma non sarà così. Tu sei mio figlio. Sei con me da 32 anni, e sei stato dentro di me per nove mesi. Come faccio a lasciarti? Io non ho mai dimenticato tuo padre…” Per la prima volta dopo quindici anni il volto della signora Manetti si rigò di lacrime davanti a suo figlio. “…Ma anche Mario è molto importante. Siamo entrambi soli. Abbiamo dei figli, è vero, ma voi avete le vostre vite.”
Davide si alzò ed abbracciò la madre. Il cielo si scurì.
“Dovresti lasciarmi parlare. Sei sempre così frettolosa nelle tue decisioni…” Le sorrise. “Sono capitate delle cose in questi giorni al lavoro. Delle cose che mi hanno fatto capire che una persona non può restare sola… Per nessun motivo. Quindi, non sono più contrario alle tue seconde nozze. Non posso essere così egoista nei tuoi confronti.” Per un momento Davide fece silenzio e strinse ancora di più a sé la madre. Finalmente parlò. “Permettimi di essere il tuo testimone.”
La signora Manetti era rincuorata. Adesso sarebbe andata all’altare senza nessun pensiero.
“Lo vorrei immensamente.”
Cominciò a piovere.

                                                                  ***

Al bar, Lorenzo, Barbara, Claudia e Leonardo stavano chiacchierando.
Lorenzo era affezionato a tutti e tre. E mentre parlavano si ricordò della sera in cui li aveva conosciuti. Quella sera, Davide si trovava davanti al pub nel quale Lorenzo lavorava e, dopo aver incontrato un ragazzo, era scomparso. Lorenzo non si sarebbe accorto di niente se Alex non glielo avesse detto. Dopo quasi due ore Davide ancora non tornava, e lui era incazzatissimo: avrebbe distrutto tutto il locale ed ucciso uno per uno i clienti se avesse potuto. Uscì fuori per svuotare il bidone della spazzatura. Davanti al locale Barbara stava fumando una sigaretta e lo fissava. Lorenzo se ne accorse ed alquanto infastidito sbraitò verso la ragazza: “Lesbica! Cos’hai da guardare?”
“Ma… Io non sono lesbica… Cioè, insomma, dovrei spiegarti…” Si apprestò a giustificarsi Barbara, ma quello sbraitava ancora.
“Ma cosa dici! Siete tutte lesbiche! Tutti froci e lesbiche! E non ti illudere: non troverai mai l’amore!”
Barbara era scioccata.
Lorenzo rideva di nascosto.
Poi, nessuno ricorda come, Lorenzo cominciò ad uscire con Barbara, Leo e Claudia. E da allora la loro amicizia si era protratta nel tempo.
“Ah! E dire che adesso ci lavoro fianco a fianco! Se al tempo avessi incontrato Davide per strada lo avrei preso a pugni insultandolo! Per colpa sua mi hai dato della lesbica!”
“Beh, perché, cosa sei?” esordì Leonardo.
Risero.

                                                      ***

“Almeno sono finite le lezioni fino a Gennaio!”
Andrea, al bar dell’università, stava parlando con i suoi colleghi, quando squillò il suo cellulare.
“Pronto?”
“Andrea?”
“Sì, sono io…”
“Sono Enrico della Cannatella. Tu non mi conosci.”
“Già…”
“Ascolta, faresti un salto in redazione?”
“È successo qualcosa a Davide?”
“No. Abbiamo bisogno di te!”
“O-Ok…”

                                     ***

Quando Andrea si presentò in redazione, Enrico lo accolse a braccia aperte e, con fare sospetto, lo condusse nell’ufficio di Luciano.
“Ma… Vorrei salutare Davide…”
“Lascialo stare, sta lavorando.”
Entrarono nell’ufficio vuoto. In realtà, ad Enrico non interessava far incontrare Andrea con l’editore: quello che doveva dirgli avrebbe potuto dirglielo da sé.
“Che ne dici di posare per il mese di Febbraio di Man’s men?” esordì.
Andrea lo fissò come se non avesse capito. Dopo circa dieci minuti riacquistò la parola.
“Ma come mai proprio io? Cioè, in Man’s men ho sempre visto servizi fotografici con ragazzi stupendi… Per esempio, la squadra di Rugby di questo mese…”
“Sì, ma tu non sottovalutarti! Hai un fisico slanciato ed asciutto, faresti andare fuori di testa un etero. Hai degli occhi molto espressivi…” Enrico si avvicinò ad Andrea e gli mise una mano su una spalla.  “…E poi, sei tu quello che stavamo cercando!”
“Dì la verità, è stato Davide a chiederti un cosa simile!”
“In un certo senso…”
“Che vuoi dire?”
“Che oggi è uscito. Mentre usciva gli è caduto il portafogli. Lui non se n’è accorto ed io l’ho preso e l’ho portato nel suo ufficio. Ma volevo guardarci dentro… Beh, l’ho fatto! E, parliamoci chiaro, chiunque lo farebbe qui dentro! C’era una tua foto. Mi ha folgorato. Ho chiesto alla Chiappara di rubare il tuo numero di telefono a Lorenzo… Il resto lo sai!”
“Chi è La Chiappara?”
“Fabio. L’altro segretario! Io e lui ci occupiamo di trovare i modelli per la rivista, anche se sembra che il tuo caro ragazzo voglia soffiarci il lavoro!”
“Davide?”
“Sì, tesoro!”
“Ma lui…”
“Nessun ‘ma’! Io e Fabio abbiamo fatto i salti mortali per rintracciarti!”
“Deduco che a questo punto non posso rifiutarmi!”
“No! Non puoi!” Dopodiché Enrico condusse Andrea fuori dalla redazione e lo mise alla porta.
Davide uscì dal suo ufficio.
“Parlavi con qualcuno?”
“Testimoni di Geova!”
“Qualcosa contro?”
“Non sono religioso!”

                                                                     

***

 

“Vieni con me alla Salara, questa sera?” Dario e Lorenzo fissavano le vetrine del bar.
“No, Dario, sai che d’inverno preferisco stare a casa. E poi, devo organizzarmi per la festa di Natale!”
“Tu e la tua maledetta festa di Natale! La tua vita è una routine!”
“Ok, ma non vengo lo stesso! E smettila di fissare il barista tanto è etero!”
“E tu come lo sai?”
“Ci sono uscito!”
“Cosa?”
“Ssh! Non gridare! Piuttosto: perché non ti porti dietro Alex?”
“Sì, magari si sblocca!”
“Già!”
“È possibile che non voglia dirci che è gay?”
“Dario, tesoro, dalla sua bocca non lo sentiremo mai. Lo conosco da tanto e non ha mai fatto cenno alla cosa.”
“Certo che è un bel mistero…”
“Già! Allora, torniamo in redazione o no?”
“Sì, dai!”
Davanti all’entrata dell’ascensore, una persona stava aspettando.
“Salve!” Salutò i due ragazzi.
“Buongiorno!” Lorenzo gli sorrise: era l’uomo contro cui era andato a sbattere qualche mattina prima. Dario, nel frattempo, continuava a fissarlo: aveva già visto quell’uomo, ma dove?
Finalmente arrivarono al secondo piano del palazzo e l’uomo scese. Li salutò di nuovo.
“Lorenzo… lo conosci?”
“È bello, vero? Ci ho sbattuto contro l’altra mattina!”
“Sbattere, eh?” Dario si ricordò di dove avesse già visto quell’uomo. “Ti ricordi la sera in cui siamo usciti con … Come si chiamava? Ah, sì! Andrea?”
“Sì, ma che c’entra?”
“Quel tipo, alla Salara, ci ha chiesto il tuo nome!”
Lorenzo trasalì.
“Era lui?”
“Sì. Ed ha anche aggiunto che sei molto carino!”
Lorenzo non poteva crederci: un uomo così bello aveva detto che era carino e lui lo aveva incontrato ben due volte e questo non si era fatto avanti.
“Che occasione sprecata…” Si disse. “Magari è l’uomo della mia vita!”

 

                                                                  ***

Ormai Dario non si aspettava più che Emiliano chiamasse, eppure non poteva fare a meno di fissare il telefonino. No. Non doveva pensarci. Comunque, quella sera, non sarebbe potuto restare a casa: aveva progettato di andare al Cassero e ci sarebbe andato. Non sarebbe rimasto appeso al filo del telefono aspettando una chiamata che, sapeva, non sarebbe mai arrivata.
“Alex? Sono Dario!”
“Dimmi tutto…”
“Ti va di uscire con me stasera?”
“Sto andando via adesso dall’ufficio. Devo fare una doccia ed andiamo. Dove andiamo, a proposito?”
“Alla Salara!”
“Mi conduci sempre là alla fine, ma non posso negarti la mia compagnia: ti devo almeno dieci emicranie in meno. Sei l’unico in quella cazzo di redazione che non fa una confusione continua!”
Dario rise.
“A dopo, allora.”
E dopo un’ora, stupendi e splendenti, fecero il loro ingresso alla Salara. Sfoderarono in faccia al cassiere le loro tessere ARCI come agenti dell’FBI ed entrarono. Avevano gli occhi di tutti puntati addosso: non si vedevano spesso alla Salara quei due. Dario restava sempre per non più di dieci minuti e Alex  faceva la sua apparizione trionfale solo in occasioni speciali e scortato da tutta la redazione.
Per metà della serata tutto filò liscio: nessuna traccia di Emiliano ed Alex non aveva scatenato nessuna rissa fra lesbiche, come l’ultima volta.
Non c’era molta gente, ma la musica di DJ Domo era quanto di migliore si potesse ascoltare. Alex e Dario ballavano senza sosta. Ognuno immerso nei suoi pensieri, ma trascinati dallo stesso ritmo.
“Vado a prendere da bere!” gridò Dario la cui voce veniva soffocata dalla musica.
Alex gli fece cenno di aver capito.
Leonardo li vide e si avvicinò a loro.
“Anche voi qua?” gridò ad Alex.
“Beh, ci si dovrà pur divertire!” gridò Alex a sua volta.
“Non mi sembra che lui si stia divertendo tanto!”
Leonardo indicò il bancone del bar: Dario aveva incontrato Emiliano ed i due avevano cominciato a litigare. Dario uscì fuori ed Emiliano lo seguì.
Barbara osservò tutto dalla parte laterale del bancone: merda, i suoi colleghi avevano più problemi di quanto lasciassero ad intendere.
Comunque continuò a fare quello che stava già facendo.
“Marina?”
Marina, la barista, continuò a sistemare le birre nel frigorifero senza guardarla.
“Cosa c’è Barbara?” Rispose in maniera gentile. Barbara avrebbe voluto incontrare i suoi splendidi occhi azzurri. Gli occhi che l’avevano fatta innamorare.
“Mi vergogno un po’ a chiedertelo… In fondo, non ci conosciamo così bene…”
“Dai, dimmi! Non preoccuparti!” Gli occhi di Marina. Barbara sentì il cuore accelerare.
“Cosa fai per Natale?”
“Mh… Non lo so! Stai organizzando qualcosa?”
“Sì, nella redazione in cui lavoro organizziamo un festino di Natale. Ti va di venirci?”
“Perché no? Si può fare!”
“Sul serio?” Barbara  stava scoppiando di gioia, ma si trattenne.
“Certo!”
Tornò in pista gridando “Sì!Sì!Sì!” e si buttò nella mischia.
“Che ti è preso?” chiese Leonardo.
“Viene alla festa!”
Barbara pensò che forse, quella volta, sarebbe riuscita a dichiararsi.

 

                                                                         ***

Alex uscì fuori di corsa scusandosi con Leonardo. Nessuna traccia di Dario. Fremeva di rabbia: cosa aveva fatto quel bastardo al suo amico? Decise di cercarlo, ma non lo trovò. Tornò dentro e chiese  a Leonardo e Barbara di avvisare Dario, se fosse tornato, che lui se n’era andato a casa.

 

                                                                     ***

 

“Ti prego, Dario! Fermati! Ti scongiuro! Lasciami almeno spiegare!”
“Spiegare?” Dario si avventò contro Emiliano. “Spiegare? Cosa c’è da spiegare dopo che mi hai detto che non t’interesso e che non mi hai chiamato per questo motivo?”
Emiliano lo afferrò per un braccio e lo attirò a sé.
“Purtroppo è la verità: non ho sentito la tua mancanza dopo che me ne sono andato… Non ho provato niente. Volevo convincermi, ma non ci sono riuscito. Non provo niente. E poi, non sono fatto per stare con qualcuno, tu… Ti sei fatto strane idee!”
“Strane idee? Sei pazzo! Io non ho pensato proprio niente! Sei tu che ti stai creando mille paranoie!”
“Presto o tardi, avresti cominciato ad illuderti…”
Dario  lo osservò con disprezzo. Poi, finalmente, parlò.
“Sai cosa ti dico? Che forse è meglio così: sei così convinto di essere al centro del mondo da non accorgerti che, per gli altri, non esisti solo tu! Bene! Così, ho finalmente capito di che pasta sei fatto…” Esitò. La sua voce tremava. “Mi fai schifo! Addio!”
Prese a camminare e, dimentico di aver abbandonato Alex, continuò la sua solitaria camminata verso casa.

                                                                ***

“Ma chi ti ha messo questa follia in testa?” In casa Manetti-Ferrari, era scoppiato un putiferio. Davide era assolutamente contrario all’idea che Andrea potesse posare per Man’s Men.
“Davide, adesso basta! Praticamente non ho una vita sociale! La mia vita è costituita da te e l’università! Sono stanco! Ho bisogno di fare qualcosa per me stesso! E l’idea di fare il modello, anche solo per un numero di Man’s men mi alletta e non ho nessuna intenzione di farmela sfuggire!”
“Parlerò con Luciano e lui sicuramente avrà il buonsenso di spiegarti che NON puoi posare per la rivista!”
“Luciano sa già tutto! Insomma: sono maggiorenne e vaccinato ormai da un pezzo, non posso continuare così! Praticamente dipendo da te: uso i tuoi soldi, la tua carta di credito… E se i soldi non sono i tuoi sono quelli dei miei genitori! No! Da adesso in poi, sarò io a gestirmi! Non dovrò dipendere da nessuno!”
Davide restò in silenzio: non sapeva cosa dire. Non pensava che Andrea provasse tanto disagio nel non essere completamente indipendente.
“E va bene…” Lo abbracciò. “Ma solo per questa volta, ok?”
Andrea esultò. Finalmente cominciava a camminare con le sue gambe. Chiamò Enrico e gli diede l’ok: la settimana dopo sarebbe stato alla Cannatella a posare.

 

                                                                        ***

Quel 24 Dicembre per le strade di Bologna non si incontrava anima viva. Luciano salì le scale con i regali per tutti i suoi dipendenti. Quando aprì la porta non trovò nessuno: erano ancora le quattro del pomeriggio, ed i ragazzi non potevano essere arrivati. Si sedette sul davanzale di una finestra e si chiese cosa stessero facendo sua figlia e sua moglie in quel momento. Le aveva chiamate ma non avevano risposto: probabilmente erano andate in montagna dalla suocera. Il pensiero gli corse a Lorenzo: quel ragazzo si dava veramente tanto da fare ogni anno per non lasciarlo da solo. Aveva invitato tutti e tre gli staff della casa editrice: i ragazzi di Sport oggi, le ragazze di Donna Forever e i ragazzi di Man’s man.
La porta si aprì ed entrarono Lorenzo, Fabio ed Alex pieni di pacchi colmi di regali e decorazioni natalizie che, inevitabilmente, non sarebbero sopravvissute fino a Capodanno.
“Luciano, sei già qui?”
“Non avevo niente da fare… mi sono detto: andiamo in redazione. Ed eccomi qua!”
“Bene. Potrai aiutarci con le decorazioni!”
“Sono troppo vecchio…Non posso sforzarmi a mettere decorazioni sul soffitto!”
“Hai 52 anni! E sembri mio figlio! Non morirai mica se attacchi qualche palla all’albero!” Sbraitò Lorenzo.
“Ok, ma solo le palle!”
“Tanto vi interessano solo quelle!” Fece con aria pensierosa Fabio mentre sistemava i regali sotto l’albero.

                                                                 ***

Tutto fu pronto entro le sette, orario in cui arrivarono gli invitati. Pian piano la redazione si popolò di gente. C’erano tutti: i ragazzi di Sport oggi, le ragazze di Donna Forever, ovviamente tutta la redazione di Man’s men. Lorenzo scoppiava di gioia: era riuscito a radunare tutte quelle persone per Luciano.
“Posso parlarti?” Diego, inaspettatamente, gli rivolse la parola. Lorenzo rimase in silenzio, ma poi pensò che era Natale e che non si sarebbe rovinato la festa. Si appartarono nell’ufficio di Luciano.
“Parla pure.”
“Dopo quello che ho fatto l’altro giorno non credo che mi perdonerai.”
“Non credo che mi perdonerò!”
“Che vuoi dire?”
“Che non posso perdonarmi di essermi lasciato andare ai sentimenti, nonostante la mia amicizia con Enrico. Io sono molto attratto da te, ma non posso. Non possiamo essere amanti. Io ho già abbastanza problemi e rovinare due amicizie, quella con te e quella con Enrico, non me lo posso permettere. So che suona ipocrita, ma non vedo altre soluzioni.”
Diego restò seduto a giocherellare con delle matite. Non disse una parola, si alzò e si diresse alla porta.
“Ma se io ed Enrico ci lasciassimo…” Disse rivolto verso la porta. “…Tu staresti con me?”
“Non credo proprio. Quella che provo verso di te è una passione enorme ed infuocata e non va bene. Sono già stato scottato una volta, anzi, più di una. Non lo farò ancora.”
“E se fossi l’uomo della tua vita?” A Diego tremava la voce.
“Avrò perso l’unica vera occasione che mi è stata donata.”
Diego uscì senza chiudere la porta. Mentre lo guardava allontanarsi, Lorenzo pensò che quella che sarebbe dovuta essere una discussione riparatoria aveva solo contribuito ad allargare la profonda frattura che si era creata fra loro due. Non si sarebbe riparato un bel niente. Lo rincorse: non potevano distruggere il loro rapporto.
“Io… Ti voglio bene, Diego. Non voglio che fra noi finisca così…” Diego lo tenne per le braccia, ma Lorenzo continuò nonostante la stretta fosse molto forte. “E poi tu hai accanto una persona che ti ama tantissimo. Ed è Enrico. Non sono io. Non sprecare quello che hai…”
Diego lo strinse più forte.
“Lo so… Ci ho pensato molto prima di dirtelo! Ma sono esploso: sono cinque anni che mi tengo tutto dentro…”
“Mi dispiace, amico mio… Mi dispiace…”
“Cosa state facendo voi due?”
Enrico passò dal corridoio proprio in quel momento.
“Enrico! Meno male che sei arrivato!” Lorenzo gli si avvicinò all’orecchio. “Gli ho parlato. Era solo un periodo di stress. Non preoccuparti!” Lorenzo si allontanò rapidamente dai due ragazzi e sparì nel mezzo della festa.

 

                                                                           ***

“Lorenzo mi ha detto tutto…”
“Tutto… di cosa?”
“Che sei stressato e nervoso a causa del troppo lavoro.”
“Ah, sì?” Diego era commosso: anche in un momento simile, Lorenzo lo aveva protetto ed aveva protetto l’unica sua vera relazione umana: quella con Enrico.
“Che ne dici di farci una vacanza? Solo io e te…”
“E dove andremmo?”
“Decideremo.” Diego sorrise. Sapeva che Enrico aveva capito, ma che aveva perdonato. Sì, non sarebbe stata una cattiva idea quella di allontanarsi per un po’.
“Ok, Si parte la settimana prossima!”
Enrico lo abbracciò e lo baciò. Sicuramente si sarebbe sistemato tutto. Quella era la speranza che aveva nel cuore e l’unico regalo di Natale che potesse desiderare.
“Buon Natale…”
“Buon natale anche a te, amore mio…”

                                                                     ***

Lorenzo passò a rassegna i suoi amici: Leonardo era stato abbordato da uno sconosciuto (probabilmente qualche collaboratore di Sport oggi), Barbara e Marina si parlavano sorridendo e Lorenzo le vide scambiarsi i regali. Sorrise: qualcuno di felice c’era. Claudia era impegnata in una gara di ‘lancio delle palle di Natale su Dario’ insieme ad Alex: stavano facendo di tutto per tirarlo su dopo la brutta esperienza con Emiliano. Ma gli occhi di Dario parlavano chiaro: lo avrebbe voluto vedere alla festa.
Vide Gippo e Davide discutere. E assistette anche una scena buffa: Fabio incavolato che si portava via Gippo.
Luciano guardava fuori dalla finestra.
“Cosa fai?”
“Lorenzo… guarda, sta nevicando.”
“Bello, eh?”
“Già!”
“Sai, ormai è da cinque anni che abito a Bologna, ma non riesco ancora ad abituarmi alla neve. È uno spettacolo troppo meraviglioso…”
“Immagino che ‘troppo meraviglioso’ sia una tipica espressione da Lorenzo!”
“Già!”
“Lorenzo, questo è il mio regalo…”
Luciano tirò fuori dalla tasca della giacca un pacchetto verde.
“È un fermacarte blu con decorato il tuo nome…”
“Luciano… Grazie!” Lorenzo era in lacrime. “Lo terrò con cura.”
Prese da sotto l’albero un grosso pacco rosso.
“Questo è per te. Sono dei maglioni. Fa freddo quest’anno…”
“Ti voglio bene.”
“Te ne voglio anch’io. Buon Natale.”
“Buon Natale.”
Alcune ragazze della redazione di Donna Forever si avvicinarono a Luciano per dargli il loro regalo. Lorenzo ne approfittò per andare da Gippo e Fabio e scambiarsi gli auguri.
Davide lo chiamò.
“Buon Natale, Lorenzo!”
“Buon Natale, Davide!”
Si baciarono. Un bacio veloce. Un lampo. Ma bastò. Si volevano bene e questo era tutto quello che importava.
Dopo aver fatto gli auguri a tutti, Lorenzo si appoggiò alla scrivania dell’androne. Non era riuscito a fare gli auguri ad Andrea che era andato a prendere delle bibite dall’ufficio di Alex con Claudia ed Alex.
I tre tornarono.
Andrea si avvicinò a Lorenzo.
“Come va?”
“A parte i miei soliti disastri in campo amoroso… direi che va tutto bene…”
“Hai saputo?”
“Cosa? Sei incinta?”
Andrea rise.
“Quanto sei scemo! Farò il modello per voi.”
“Bene. Entri anche tu a far parte della nostra grande famiglia. Sono contento!”
“Sapessi io! Dimostrerò a molte malelingue che so cavarmela anche da solo senza Davide alle spalle.”
“La gente è veramente stronza.”
“Già!”
Un ragazzo della redazione di Sport oggi stava andando via con la fidanzata e passò davanti ai due ragazzi.
“Ciao Ally! Ciao Georgia!” Li salutò.
Andrea e Lorenzo si guardarono.
“Ci ha chiamati… Ally e Georgia?”
“Se non sono definitivamente impazzito, direi di sì!”
Cominciarono a ridere.
“Comunque… Buon Natale, Lorenzo…”
“Buon Natale anche a te, amico mio…”
Si abbracciarono.
Lorenzo pensò che, ormai, si era veramente affezionato alla persona che aveva preso il suo posto nel cuore di Davide. Sapeva che il più grande amore della sua vita era felice e sapeva che anche Andrea lo era nonostante Davide non fosse granché espansivo. Ma Lorenzo conosceva Davide e si rendeva conto che con le persone che amava diventava un altro e quella maschera da duro cadeva sotto i colpi dell’amore. Girò gli occhi verso di lui: stava parlando con qualcuno che, forse era un vecchio amico. Si sentì improvvisamente sereno: non poteva fare a meno di preoccuparsi per i suoi amici, ma sentiva che almeno Davide ed Andrea erano felici. Anche se non poteva fare a meno di chiedersi come e quando anche lui lo sarebbe stato.

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