In blue capitolo 12 – Denying

Siamo al capitolo 12. Febbraio, il freddo, bugie, gente che si prende e gente che si lascia ma comunque tutti  continuano a negare, negare selvaggiamente ed omettere.

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In Blue
Capitolo 12
Denying

Lorenzo si addormentò sulla scrivania: si era alzato molto presto, quella mattina, per accompagnare Davide in aeroporto. Non lo aveva mai accompagnato da nessuna parte quando stavano insieme. Si sentì felice: segno che qualcosa era cambiato.
Bussarono alla porta.
Benny, capo-redattrice di Donna Forever, entrò in redazione infuriatissima: si lamentava, bla, bla, del festino che si era tenuto il pomeriggio prima, del fatto che dal piano di sotto sembrassero delle bestie impazzite e che sia loro che Alex non ne potevano più del continuo frastuono che arrivava da quell’ufficio.
“Ne parlerò con Barbarella e Vera e presenteremo le nostre lamentele a Luciano!”
Lorenzo, sfinito, la ascoltava senza dargli troppa importanza e limitandosi ad annuire.
“Cos’hai, stai male?”
“No, Benny, ho solo sonno!”
“Ti va un caffè?”
Questa proprio Lorenzo non se l’aspettava: fino a un momento prima quella pazza sbraitava e ora gli stava chiedendo di prendere un caffè insieme. Quella tipa era proprio strana!

***

Irene, la barista, posò i due caffè sul tavolo e rivolse a Benny e Lorenzo un sorriso. I suoi lunghi capelli castani brillavano nella luce di quella mattina. Lorenzo pensò che fosse veramente bella.
“La fissi ancora?”
“Benny, non la sto fissando!”
“L’ho sempre detto io che tu non sei un defect!”
‘Defect’. Benny la usava per indicare i gay. A Lorenzo quella parola, che aveva un che di offensivo, ma allo stesso tempo di simpatico, piaceva.
“Ma cosa dici? Ho un fidanzato, io!”
“Già, quel bel manzo! Ah, quanta carne sprecata!”
Lorenzo rise pensando che in fondo stavano insieme da soli quattro giorni. Benny pensò che non ci fosse niente da ridere. Poi riprese a parlare.
“E con Davide come va?”
Lorenzo trasalì: cosa ne sapeva lei?
“Chi te lo ha detto?”
“Che avete una tresca? Mh, vediamo… Fabio, Dario, Alex e Diego!”
“Io li ammazzo! Non abbiamo affatto una tresca!”
“Oh, povera Monaca di Monza! E chi vuoi che ci creda?”
“Siamo soltanto amici, adesso!”
“Quel povero universitario con cui sta mi fa pena! Si vede che Davide è un tipo irrequieto! Mi chiedo come faccia a sopportarlo!”
“Davide e Andrea si amano!”
“Non ne dubito. Ti sei mai accorto di come ti guarda?”
“Benny, smettila, ti ho già detto che…”
“Sì, ho capito! Da parte tua è finita, ma da parte sua?”
“Senti, ho sofferto tanto per questa storia di Davide…”
“Lo so! Ricordati che ci hai fatto due palle grandi quanto una casa, quando lavoravi per Donna Forever! ‘Davide qua, Davide là!’ . Che palle che eri! Io, Vera e Barbarella ti avremmo ucciso!”
“Lo avrei fatto io stesso, credimi!”
Benny sorrise. Sembrava un demonio.
“Comunque fra me e Davide non c’è nessuna tresca! Ok?”
“Ok, ok, ti credo! Ora bevi quel caffè, prima che diventi un ghiacciolo.”
“L’ho amato tanto…”
“Ti prego! Non ricominciare con questa storia!”

***

 

Alex lasciò che il telefono continuasse a squillare. Dovevano essere i soliti rompiscatole e le loro stupide ricerche di mercato su qualcosa di cui, alle otto del mattino, e specialmente di Lunedì, non gli sarebbe potuto importare di meno. Ma ormai il danno era fatto: sapeva che non sarebbe più riuscito a prendere sonno. Si alzò e si diresse verso il bagno. Quella mattina di Febbraio era così fredda! Si infilò sotto la doccia e lasciò che la sua pelle si scottasse lentamente a contatto con l’acqua calda.
Sì, quella mattina aveva preso una decisione che, forse, gli sarebbe costato l’orgoglio. Ma era troppo stanco di tutta quella situazione e, soprattutto, era stanco della sua vita: avrebbe voluto essere come Lorenzo o Fabio che vivevano assecondando esattamente i loro desideri e senza curarsi di quello che la gente avrebbe potuto pensare. Non poteva continuare così. E poi non era giusto: a Lorenzo, in dieci anni, non aveva mai detto la verità. Non gli aveva mai confessato di quanto fosse invidioso e di quanto avrebbe voluto essere sincero come lui che si metteva continuamente in gioco. Sì, Lorenzo lo aveva fatto: aveva rischiato. E continuava a rischiare ogni giorno, infilandosi in relazioni che una dopo l’altra andavano sempre a finire male, ma dalle quali lui riusciva a trarre il meglio. Adesso era giunto il suo momento: era scappato troppe volte. Questa volta non si sarebbe tirato indietro e avrebbe parlato chiaramente. Niente più falsità. Non sapeva perché volesse finalmente gridare al mondo la sua omosessualità. O forse lo sapeva: si era finalmente innamorato.
Ma quanto di quell’amore poteva essere ricambiato? Eppure doveva dirglielo: si incontravano tutti i giorni e prendevano il caffè insieme, stavano ore ed ore a parlare nei rispettivi uffici, uscivano insieme la sera. Ed era sicuro che Lorenzo avesse cominciato a sospettare qualcosa: persino Claudia, che di solito si interessava poco agli affari degli altri, sembrava essersene accorta. Certo, non si era proprio comportato con discrezione nell’ultimo periodo, anzi, aveva cominciato ad essere troppo trasparente. Ma, prima o poi, quella maschera sarebbe dovuta cadere, no? In ogni caso avrebbe dovuto parlargliene: non poteva restare tutto così in sospeso. Diamine, si conoscevano da cinque anni! Sì, avrebbe detto a Dario che si era innamorato di lui.

***

“Allora sei di turno stasera?” Lorenzo stringeva il cellulare come se fosse stato la cosa più importante del mondo.
“Purtroppo sì! Mi dispiace. Ci vediamo così raramente…” Eugenio, dall’altro capo del telefono, sorseggiava il suo caffè.
“Beh, praticamente non ci siamo quasi visti da soli da quando stiamo insieme! Te ne rendi conto, no?”
“Sì! E sai che mi dispiace!”
“Lo so, scemo, lo so!” Ed invece, non lo sapeva per niente. E non riusciva a capire perché un uomo che prima, quando era un perfetto estraneo, incontrava dovunque ed in qualsiasi momento della giornata, adesso non trovasse mai il tempo anche solo per un caffè. Diamine, lavoravano uno di fianco all’altro!
Enrico entrò senza bussare.
“Sei di malumore?”
“No, affatto! Sono solo stanco…”. Lorenzo si sforzò di sorridere.
“Come sta Eugenio?”
“Bene. Ma cambiamo discorso… Diego? Si può sapere perché cavolo non si vede in redazione?”
“Questa settimana deve dare un esame in facoltà… Sta veramente studiando tanto.”
Lorenzo sorrise ancora: sapeva quanto grande fosse il desiderio di Diego di diventare un dottore. Sapeva che la sua strada non era quella del redattore di siti web, ma quella che gli avrebbe permesso di realizzare il suo sogno. E lui credeva in Diego.
“Mi raccomando, Lorenzo, questa settimana tornano i giocatori di Rugby. Devi esserci!”
“Cercherò di non dimenticarlo, ok?”
“Oltretutto, ce ne saranno di nuovi, non solo quelli della squadra di Davide!”
“Come mai?”
“Abbiamo deciso di pubblicare un calendario.”
“Calendario? Ma… Siamo quasi a Marzo! Dovevate pensarci per Dicembre!”
“Beh, gli altri lo fanno a Dicembre… Noi no!”
“Sei pazzo!”
Il viso di Enrico si rabbuiò.
“Forse sì…”. Disse.
Lorenzo colse la malinconia nella voce del suo amico.
“Che sta succedendo?” Chiese.
“Mah, non lo so… In questo periodo è tutto troppo confuso. Non sono più sicuro di niente. Fino a qualche giorno fa, tutto mi sembrava splendido. Adesso…”
“Si tratta di Diego?”
Enrico non rispose.
“Che è successo questa volta?”
“In realtà… Non è successo proprio niente…”
“E allora dov’è il problema?”
“Non lo so. Forse monotonia. Ma io… Niente, lasciamo stare…”
Lorenzo chiese all’amico cosa intendesse dire. Monotonia? Eppure erano appena tornati da un viaggio a Parigi.
Mentre Enrico parlava, Lorenzo si chiese cos’è che porta una grande passione fra due persone a spegnersi così improvvisamente.
Enrico si sistemò sulla poltrona blu dell’ufficio di Lorenzo. Crollò.
“In realtà, ormai, io non provo più niente per Diego. E questo l’ho capito a Parigi. Può sembrare una frase fatta, ma avrei dovuto prendere una decisione molto prima. Ora non so più se posso prenderla… Ma nel momento in cui lo facessi, sarebbe drastica e definitiva.”
Lorenzo era senza parole.
“Non guardarmi così! Lo so cosa stai pensando. Che sono uno stronzo e che Diego non se lo merita. Ma io…”
“Eh, no. Diego se lo merita tutto.” Provò a scherzare. “Mi stavo solo chiedendo perché la passione fra due persone si spenga improvvisamente. Cosa viene a mancare? Sai, anche con tutti i ragazzi che ho avuto, non ho mai capito perché tutto finisse… Cosa viene a mancare? Dimmelo!”
“La magia…”
“Magia?”
“È quando sei sicuro che vicino ad una persona riuscirai a fare di tutto. Potreste addirittura riuscire a volare. E quando la magia finisce, molto spesso, non c’è più nulla che tenga legate due anime. Ecco quello che succede. Magari soltanto ad uno dei due.”
“E voi?”
“Evidentemente ho continuato a far finta che la magia non fosse finita. Facevo finta di non accorgermi dei tradimenti di Diego. Facevo finta di non accorgermi di quello che Diego prova per te…”
Lorenzo trasalì: ma veramente tutti sapevano tutto di lui, in quel posto?
“Non pensavi che lo sapessi, vero?”
“No…”
“Non preoccuparti! So che non è colpa tua!”
“Allora, forse c’è una cosa che devi sapere a questo punto…” La pausa di Lorenzo sembrò interminabile.  “Vedi… Io e Diego… Ci siamo baciati…”
“Non mi stupisce. Sospettavo qualcosa del genere.”
“Mi dispiace…”
“A me no! È questo il punto: non me ne frega niente. Non sono geloso! Adesso vado… Non si sa mai che qualcuno degli altri ci senta parlare!”
“Ma cos’hai intenzione di fare?”
“Prima di tutto… Lasciarlo. E poi lasciare questo lavoro. Me ne torno ad Erba…”
“Ma non puoi!”
“Lorenzo, nonostante l’amicizia che ci lega, non sarai certo tu ad impedirmi di fare quello che decido. Non è facile, credimi. Ma non ho altra scelta! Non posso continuare a fingere di amare qualcuno che in realtà non amo. E se lo lascio, non posso continuare a lavorare insieme a lui! Sarebbe un inferno.”
Lorenzo abbassò gli occhi.
“Scusami, hai ragione. Ma ho fatto tanto per mettere su questo team. Se cominciate ad andarvene…”
“Come al solito, sei un egoista…”
“Ma…” Lorenzo sentì il suo viso andare in fiamme.
“Ti ho aperto il cuore e tu continui a pensare soltanto alla redazione e ai tuoi interessi! Mi dispiace, ma, a questo punto, non ho più nulla da fare qui. Vado a parlare con Luciano.” Enrico sparì dietro la porta. Lorenzo continuò per una buona mezz’ora a fissare il punto del suo ufficio in cui era stato Enrico. Dopodiché continuò a lavorare ad uno dei suoi articoli.
Prese una decisione: non sarebbe mai diventato triste come molte persone che lo circondavano. Non avrebbe mai avuto quegli occhi spenti che aveva conosciuto in sua madre e in molta gente che aveva incontrato. Lui avrebbe cercato ad ogni costo la felicità.
Chiamò Eugenio e lo costrinse ad andare a prendere almeno un caffè: aveva bisogno di parlare con qualcuno.

                                                                     ***

Eugenio riappese il telefono. Gli piaceva proprio sentire la voce di Lorenzo e, soprattutto, avrebbe voluto vederlo più spesso. Purtroppo, i suoi numerosi impegni gli impedivano di uscire con lui ogni sera. Però gli bastava quel minuto al telefono o quei dieci minuti al bar, davanti ad un caffè. Gli bastava anche soltanto aprire le finestre e scorgere il palazzo in cui si trovava la Cannatella ed immaginare Lorenzo immerso in chissà quali pensieri e lavori. Si perdeva ad osservare quello che non riusciva a vedere e che era costretto soltanto ad immaginare. Lo immaginava litigare, lavorare, mangiare, bere un caffè. Immaginava che Lorenzo lo pensasse. Voleva che ogni pensiero di Lorenzo fosse rivolto a lui.
Già, lo voleva. Ma non poteva pretenderlo, d’altronde neanche lui si sarebbe potuto permettere di avere sempre pensieri per l’amato. Pensò che prima o poi avrebbe dovuto parlargli. Non poteva continuare a vivere così. Avrebbe dovuto confessare a Lorenzo quello che non era ancora riuscito a dire… Ma sì, prima o poi glielo avrebbe detto. Forse quel pensiero opprimente lo avrebbe lasciato in pace almeno un po’.
Prese le chiavi dell’ufficio e si diresse al bar per poter finalmente toccare, o magari soltanto guardare, quel ragazzo che gli aveva preso il cuore e che lo aveva inconsapevolmente costretto addirittura a mentire per poterlo avvicinare.

                                                                  ***

“Ah ah ah ah ah!”
“Ma guarda che non c’è niente da ridere! Sono serio!”
“Certo che ti ha dato dell’egoista! Hai solo pensato al fatto che se andava via, saresti rimasto senza un collaboratore!”
“Ma, scusa, non è importante?”
Eugenio smise di ridere e fissò Lorenzo negli occhi.
“Lorenzo…” Disse dolcemente. “…Nella vita, non esiste soltanto il lavoro…”
“Ma non è questo il punto!”
“Vuoi smetterla con questo ‘ma’?”
“Ma…”
“Lo hai detto di nuovo!”
“Ok, scusa! Solo che mi dispiace. Non voglio perdere ancora una volta una persona a cui voglio bene. Non posso farci niente se mi dispiace e ci sto male!”
“D’accordo! Ma devi capire che ognuno prende la sua strada. Ti faccio un esempio.” Si bloccò e riprese a ridere. “Dio, mi sembra di parlare con un sedicenne!”
“Eugenio? Potresti tornare all’esempio?”
“Va bene, va bene! Scusami! È che sei talmente ingenuo! Allora, l’esempio, bene! Se io ti dicessi di andarcene, per sempre, alle Bahamas. Tu non lasceresti tutto e verresti con me?”
“Ma non puoi chiedermi una cosa del genere così su due piedi!”
“Uff! Dai! Rispondi! Sì o no? Mica partiamo sul serio, eh?”
Lorenzo esitò.
“Beh, forse sì! Anche se ti conosco da una settimana.”
“Bene! Non ti importerebbe di quello che lasci, perché comunque andresti a trovare qualcosa di meglio. Ed è così anche per la gente che ti sta attorno: nessuno può vivere in funzione di te! Ognuno prende la sua via, te l’ho detto! Non si può restare per sempre insieme!”
Per la prima volta nella testa di Lorenzo fu chiaro il concetto: ‘Non si può restare per sempre insieme’.
“Il problema è che… Non riesco a capire come facciano le persone a mentirsi in quella maniera. Insomma, Enrico covava la cosa da un po’. Perché non lo ha mai detto a Diego o a me? Non capisco!”
“Lorenzo…” Il viso di Eugenio si rabbuiò. “Tutti hanno qualcosa da nascondere. Non conosci mai completamente le persone che ti stanno attorno. Tutti mentono. E non per cattiveria: magari si vergognano soltanto di quello che sono.”
Lorenzo abbozzò un sorriso. Forse aveva ragione Eugenio.
Irene guardò Nico.
“Oggi sono in vena di filosofia quei due, eh?” Disse al collega.

                                                                              ***

La casa era completamente immersa nel silenzio.
<<Eppure quei due dovranno pur essere in casa visto che la porta non è chiusa a chiave!>> Pensò Lorenzo mentre poggiava per terra uno dei sacchetti della spesa. Che brutta giornata! Lui ed Enrico si erano salutati e l’amico sarebbe tornato a Erba quella sera stessa.
La luce della stanza di Alex era accesa. La porta chiusa.
“Che? Vuoi dirglielo?” La voce di Fabio. Allora erano a casa. Lorenzo stava per aprire la porta ma si fermò.
“Dario mi piace da un sacco! Ma se non ho mai detto a nessuno di essere gay…” Alex aveva appena pronunciato le parole ‘essere’ e ‘gay’ nella stessa frase.
Lorenzo restò pietrificato. Quello che aveva sentito dire ad Alex lo aveva sconvolto: non che non lo avesse mai sospettato ma non pensava che Fabio lo sapesse e che lui ed Alex glielo avessero tenuto nascosto. Cavolo! Erano amici da dieci anni!
“Tutti hanno qualcosa da nascondere e tutti mentono.”. Improvvisamente le parole di Eugenio gli rimbombarono nella testa. In quel preciso istante comprese il vero significato di quelle parole. Prese velocemente un pacco di merendine da uno dei sacchetti e si chiuse nella sua camera.
Ma allora non si fidavano proprio? Loro avevano sempre saputo tutto di lui! Tutto! Si sentiva tradito. E il peggio era che non avrebbe potuto parlarne con nessuno. Solo una persona sarebbe stata capace di mantenere il segreto e questa persona al momento si trovava a Londra: perché cavolo Davide non c’era mai quando Lorenzo aveva bisogno di lui?

***

“Allora hai proprio deciso?”
“Sì.”
“Eppure… Eppure, proprio nel momento in cui ho maggior bisogno di te…”
“Diego, tu ti sei mai chiesto in quanti momenti io ho avuto bisogno di te e tu non c’eri perché troppo preso da altro… O da altri?”
Diego non rispose. Enrico chiuse la valigia.
“Ho già salutato Lorenzo, se è questo che vuoi chiedermi!”
“Non stavo affatto pensando a Lorenzo!” Sbraitò Diego. “Solo una cosa: tornerai?”
“No. Diego, non hai capito: ti ho amato tanto, ma questa volta il mio addio è definitivo.”
Diego cadde in ginocchio e si strinse ad Enrico: la persona che amava se ne stava andando e lui non avrebbe potuto fermarlo. Mollò la stretta e baciò il suo ragazzo.
“Mi dispiace…”
“Non è colpa tua. Doveva finire. Lo sapevamo entrambi, no?”
Diego annuì. “Ti ho amato tanto…” Disse con la voce spezzata dalle lacrime.
“Lo so…”
Il taxi portò via Enrico. Diego chiamò Lorenzo. Il telefonino dell’amico continuava a squillare ma Diego non ebbe nessuna risposta.

                                                               ***

Alex voleva chiamare Dario. Aveva pensato a come dire o non dire ciò che sentiva. Si era preparato tutto. Aveva deciso: glielo avrebbe detto entro quella giornata. E invece, gli tremavano le gambe. Eppure doveva soltanto prendere quello stupido telefono e chiamare! Cazzo! No! Non se la sentiva! Decise di lasciar perdere ed uscì di casa per andare a comprare le sigarette.
Lorenzo era in camera: strano, non si erano incrociati per tutta la sera. Probabilmente, il suo coinquilino aveva litigato con il bel poliziotto con cui stava: forse era meglio non disturbarlo.

                                                                ***

Si avvicinò piano a casa sua. Parcheggiò il suo furgone azzurro all’interno dello spiazzo semi-coperto adibito a garage. Pensava e ripensava. Forse stava facendo la cosa sbagliata: posare per un calendario virtuale da scaricare da un sito gay non era certo l’obiettivo della sua vita. E poi, cosa avrebbe pensato sua madre? In fin dei conti, mica era finocchio lui! Eppure, si diceva, se lo avevano fatto altri giocatori di Rugby, di posare per quel sito,  perché non avrebbe potuto farlo lui che era sicuramente più affascinante di tutte quelle masse di muscoli? E poi, aveva anche un cervello, non come la maggior parte dei suoi compagni di squadra o dei suoi avversari. Sì, lui era bello e intelligente: avrebbe avuto un successo immenso. Lo sapeva. Eppure, si chiedeva se questa situazione non lo avrebbe messo in cattiva luce: e se poi nessuna ragazza lo avesse degnato di uno sguardo perché convinta che fosse un gay?
In ogni caso, ormai era fatta. Aveva dato l’ok ai ragazzi della squadra che aveva già posato. Era solo un modo per far soldi facilmente, gli avevano detto. E questo era il suo obiettivo: far soldi facilmente. Non che odiasse lavorare, anche se il suo lavoro era stressante e fare il meccanico non era proprio il massimo a sentire sua madre.
Eppure adorava l’odore dell’olio e delle gomme. In fin dei conti, le macchine erano la vera grande passione della sua vita. Si sentiva libero solo al volante. Soltanto quando sentiva il pedale dell’acceleratore sotto il suo piede, riusciva veramente ad esaltarsi.
Sì, lui amava il suo lavoro ed anche il rugby. L’adrenalina che gli scorreva nelle vene quando si trovava faccia a faccia con l’avversario, lo faceva esaltare. Lo faceva sentire vivo. Neanche scopare una ragazza gli dava tante soddisfazioni. Ma, d’altronde, per un ragazzo di ventitre anni, il sesso era sì una componente importante, ma non era l’unica cosa che veramente contava e lui lo sapeva. Lo sapeva benissimo. Sapeva sempre tutto lui. Entrò in casa. Accese il suo computer ed inviò una e-mail alla Cannatella in cui confermava la sua presenza per la settimana seguente.

***

Eugenio fissò il grande parcheggio che stava alle spalle della caserma.
“Se hai bisogno di vedermi, vediamoci. Solo che dovrai aspettare quando finisco alle tre del mattino.”
“Va bene qualunque orario, Eugenio. Ho bisogno di parlare con qualcuno…”
“Ma che è successo?”
“Te lo spiego dopo…”
Lorenzo riattaccò. Si sedette sul davanzale della sua finestra e prese a guardare le stelle.
Erano soltanto le undici. Le tre sarebbero prima o poi arrivate, si disse.

                                                         ***

Alex comprò due pacchi di sigarette. Faceva freddo, eppure in cielo le stelle erano visibili come in una notte d’agosto. Non voleva tornare a casa. Squillò il cellulare.
“Fa’ che non sia lui…” si disse.
DARIO. Il nome era comparso sul display del telefonino. Alex esitò: si vergognava a parlargli. Poi si decise: in fondo non si era ancora dichiarato, no? Cosa aveva da temere? Forse quella telefonata poteva rappresentare l’occasione giusta per dichiararsi.
Sì, se Dario lo aveva chiamato, significava che il destino aveva deciso. Tanto, gli aveva ripetuto spesso Lorenzo, decide sempre lui.
Tirò un sospiro e premette l’ok.

                                                     ***

Lorenzo s’infilò dentro la grande auto del suo ragazzo. Il freddo di quella notte era abominevole.
“Sembra che da un momento all’altro debba venire a nevicare!” Disse Eugenio.
“Accendi il riscaldamento, ti prego!”
Eugenio strinse Lorenzo a sé.
“Ti basta questo come riscaldamento?”
Lorenzo, per risposta, scivolò fra le grandi braccia del suo uomo.
“Mi dici che è successo?”
Lorenzo gli raccontò tutta la situazione, o almeno quello che era riuscito a capirci.
“Si vede lontano un miglio che Alex è gay!”
“Ma da cosa?”
“Si trucca!”
Lorenzo sussultò. Già, Alex si truccava! Ma era proprio possibile che lui non ci avesse mai fatto caso e l’avesse sempre considerata una cosa normale?
“Lorenzo. Anch’io ho bisogno di confessarti una cosa. Però devi promettermi che non ti arrabbierai. Ok?”
“Non è affatto ok! Se è grave…”
“Non lo so se è grave! Però ho paura lo stesso!”
“Cazzo, Eugenio, hai trentacinque anni! Sembri un adolescente!”
“In realtà sono quarantatré!”
Lorenzo cambiò espressione. Cosa aveva detto?
“Era proprio di questo che volevo parlarti. Ti ho mentito. Io non ho trentacinque anni, ne ho quarantatré. Ti giuro che non avrei voluto mentirti, ma ho avuto paura che un ‘quasi cinquantenne’ non ti andasse bene e io… Io ti volevo tanto. Ti voglio tanto, Lorenzo. Credimi.”
Lorenzo sentì un pugno allo stomaco. Ecco cosa voleva dire la frase che Eugenio stesso gli aveva detto: ‘Tutti mentono e tutti hanno qualcosa da nascondere. E certe volte lo fanno soltanto perché si vergognano di ciò che sono…’.
Restarono in silenzio per un po’. Persino il cielo sembrava nuovamente essersi oscurato. Nella testa di Lorenzo giravano mille pensieri. E mille e mille domande.
Eugenio pregava: non voleva perderlo. Il cuore gli faceva male: se non voleva rinunciare a Lorenzo avrebbe dovuto confessare tutto il resto. Eppure, non ce la faceva. Non riusciva a dire tutta la verità.
Alzò con la mano il viso di Lorenzo afferrandolo dal mento.
“Non dici più niente?”
“Non saprei cosa dire…”
“Dimmi che non vuoi perdermi. Dimmi che mi perdoni… Dimmelo, ti prego!”
Lorenzo vide il volto di Eugenio in lacrime. Se quell’uomo era arrivato a mentire pur di stargli vicino, forse era quello giusto. Forse la notte avrebbe diviso il letto con qualcuno. Forse avrebbe potuto perdonarlo. In fondo, quante volte lui aveva mentito? Tante. Troppe. Sì, si disse, non vale la pena perdere qualcuno così speciale per una bugia.
“Non voglio perderti, Eugenio. Non m’interessa la tua età. Io ho bisogno di te.”
Si strinsero l’uno nell’altro.
“Non tornare a casa stanotte.” Sussurrò a un orecchio di Lorenzo.
“Torniamoci insieme.” Rispose quello affondando nel maglione.
Eugenio sentì il sangue fluire al cervello. Finalmente avrebbero dormito insieme. Avrebbe avuto il suo Lorenzo veramente tutto per sé.
<<Finalmente…>> Pensò mentre scoppiava di nuovo a piangere. Il cuore continuava a fargli male. Doveva dire tutto a Lorenzo. Ma sapeva che la confessione finale glielo avrebbe fatto perdere definitivamente. No, non poteva dirglielo.

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