In blue capitolo 13 – Lamette

Questa settimana “In blue” arriva in ritardo. Significa che il prossimo episodio ce lo avrete prima. Gente che si lascia, gente che si mente, gente che piange e gente che dice la verità. Sotto i portici di Bologna i nostri ragazzi si muovono come in mezzo a una palude. Ma tranquilli, è esattamente come nella vita vera.

20180417_191221.jpg

 

In Blue
Capitolo 13
Lamette

 

Alex bussò alla porta di casa di Dario. Doveva assolutamente parlare con lui. Da troppo tempo si teneva dentro questo sentimento soffocante. Da troppo tempo vedeva Dario soffrire per uomini che non erano lui e da troppo tempo si sentiva solo. Troppo solo.
“Cosa dovevi dirmi di tanto urgente?” Dario chiuse la porta dietro di sé e fece accomodare l’amico.
“Non saprei neanche come cominciare. Il fatto è che…” Alex tremava.
“Forse è meglio se ti siedi…” Dario cominciò a preoccuparsi: qualcosa decisamente non quadrava. Non aveva mai visto Alex tremare in questa maniera.
“Sì, forse…” Rispose Alex sedendosi.
“Allora?”
Alex alzò la testa e chiese a Dario di aspettare.
“Aspetterò… Ma sono le due di notte… Domani dobbiamo anche lavorare…”
“Luciano non avrà niente in contrario se non ci vai!”
“Non avrebbe niente in contrario se io non fossi tornato da tre giorni! Non posso assentarmi ancora!”
“Scusa… Sono un egoista!”
Dario sorrise.
“Sei un pazzo!”
“Uno a cui piaci tu può soltanto essere un pazzo!” Alex non alzò lo sguardo mentre sussurrava quelle parole.
Dario fece cadere la tazza di thè caldo che aveva preparato, rovesciandone tutto il contenuto sul tappeto a cui sua madre teneva tanto e che glielo aveva donato, seppur a malincuore, facendogli mille raccomandazioni.
“Che significa?”
“Io non sono bravo con le parole…” Cominciò Alex. “Figurati che per dire a Fabio che sono gay ci ho messo degli anni…”
Dario si sedette sulla poltrona come in preda ad uno svenimento.
“So che il modo in cui mi sono espresso può essere stato  brutale…”
“Lo è stato…”
“Scusa. Ma non riesco a dire le cose in altro modo. Evidentemente a ventisei anni sono ancora un bambino.”
Dario alzò gli occhi al cielo ed annuì con rassegnazione.
“Non penso che fra noi due potrebbe funzionare…” Disse poi.
Alex avvertì una fitta al cuore.
“Perché dici così?”
“Perché sì. Sai, noi due ci conosciamo da troppo tempo ormai…”
“E allora?”
“E allora non posso! Ti confesso, e bada di non dirlo a nessuno o ti sgozzo, che quando sei arrivato a Bologna, quattro anni fa, mi piacevi… Mi piacevi tanto…”
“Allora…”
“Ma adesso sono successe talmente tante cose. Tu forse più degli altri, visto che sei il mio miglior amico, hai  vissuto insieme a me tutti i dolori e tutte le situazioni terribili che ho affrontato. Tu mi conosci come pochi. Tu…”
“Proviamoci…”
“Eh?”
“Proviamo a stare insieme… Cosa ci costa?”
Dario alzò la testa.
“Un’amicizia.”
Alex tacque. Che avesse ragione Dario? In fondo, lui aveva Fabio e Lorenzo. Ma Dario, a parte lui, chi aveva? Non c’era nessuno con cui era riuscito a condividere qualcosa. Nessuno. Soltanto lui. Che diritto aveva di privarlo di quell’unico conforto? Eppure, avrebbe dato qualunque cosa pur di baciarlo. Avrebbe voluto baciarlo. Stringerlo. Baciarlo. Stringerlo. Baciarlo. L’immagine di quelle labbra gli turbinava nella mente. Quelle labbra, sempre. Da sempre.
Forse doveva andarsene. Forse doveva restare.
Si alzò.
Dario restò immobile.
Le sue labbra incontrarono quelle dell’amico. Dario non riuscì a resistere. Lasciò che Alex facesse tutto ciò che voleva. Forse anche lui, da troppo tempo, stava aspettando il momento giusto per amare veramente il suo amico.

 

                                                            ***

Lorenzo si risvegliò fra le coperte ancora calde e piene dell’odore del suo uomo, che si era alzato e, probabilmente, era sotto la doccia. O forse era in cucina a prepararsi un caffè. Forse, prima o poi, Lorenzo si sarebbe risvegliato tutti i giorni fra quelle coperte ed ancora con l’odore di quell’uomo sul corpo.
Si mise le ciabatte pensando che voleva proprio svegliarsi sempre con lui.
“Ehi, cosa fai?” Lorenzo trovò Eugenio sul balcone, mentre spegneva il telefonino. “Rientra!Con questo freddo rischi di ammalarti!”
“Mh, non importa! Ho chiamato al lavoro e mi sono fatto dare un giorno libero!”
Gli occhi di Lorenzo scintillarono.
“Che poliziotto irresponsabile! E che ne sarà di tutte le povere vecchiette che devi salvare ogni giorno dagli scippatori?”
“Le vecchiette possono benissimo essere difese da qualcun altro!” Eugenio prese il suo ragazzo in braccio. “ E poi, io svolgo del semplice lavoro d’ufficio!”
Un bacio.
“E va bene, cattivo tenente, ce ne stiamo barricati in casa tutto il giorno o ce ne andiamo da qualche parte?”
“Considerando che domani é Sabato e che né tu, né io dobbiamo essere presenti al lavoro, che ne dici di un bel fine settimana lontani da tutto e da tutti? Potremmo andarcene a Riccione o da qualche altra parte. Che mi dici?”
Lorenzo si limitò a sorridere e a baciarlo. Capiva benissimo che, anche volendo cercare le parole per dire ad Eugenio quanto fosse felice di poter stare da solo con lui, sarebbe risultato banale e, forse, ridicolo. Pensò che sarebbe stato meglio non dire nulla e così fece.

 

                                                          ***

L’albergo era completamente vuoto: chi sarebbe andato a Riccione in pieno inverno? Si chiedeva Lorenzo. Ma non aveva importanza: lui era là con il suo uomo che aveva prenotato una camera doppia. Non si ricordava di averlo mai fatto con i suoi altri ragazzi.
Continuava a pensare al ‘segreto’ che gli aveva rivelato Eugenio. Eppure non riusciva ad odiarlo. Pensava che forse non ne valeva la pena e che, in fin dei conti, non era che un uomo onesto disposto a costruire qualcosa con lui. O almeno sperava che fosse così.
Lo osservò mentre disfava le valigie. Come poteva accorgersi che un uomo così giovanile potesse avere quarantatré anni? Non che fossero molti, ma lui non gliene avrebbe dati neanche i trentotto che Eugenio gli aveva detto d’avere.
“Cos’hai?” Disse dolcemente l’affascinante poliziotto. “Perché mi fissi in quel modo?”
Lorenzo lo baciò.
“Perché sono innamorato di te, perché sei un’anima limpida e sincera ed io ti amo. E per tanti altri motivi.”
‘Anima limpida  e sincera’. All’udire quelle parole, Eugenio avvertì una stretta al cuore. Non era affatto un’anima limpida e sincera. Anzi, forse un’anima non ce l’aveva neppure. No, doveva parlare con Lorenzo. Non poteva continuare a tacere.

 

                                                              ***

Claudia era arrivata in redazione. Leonardo e Barbara non c’erano ancora e degli altri che erano là gliene fregava ben poco. A parte Dario, che comunque gli stava simpatico,  e Lorenzo, che adorava, non gli piaceva quasi nessuno in quel posto.
Quei Diego ed Enrico litigavano sempre e l’avevano stufata.
Fabio lo conosceva solo superficialmente, visto che non avevano mai avuto una conversazione seria che fosse una, e che lui si limitava a vari suoni onomatopeici che erano tutti un zà zà e Trun trun veramente incomprensibili e fastidiosi.
Davide lo detestava. O meglio non riusciva a perdonargli l’essere stato uno sconosciuto comunque sempre presente nella sua vita per quattro anni, a causa di Lorenzo. Ma non poteva incolpare Lorenzo: lo adorava! Nessuno poteva dir male di Lorenzo.
E poi? Chi altro c’era? Mah, le ragazze di Donna Forever gli risultavano insopportabili, mentre quelli di Sport oggi non se li sarebbe filati neanche se fossero stati uomini favolosi, visto che il loro stato mentale si era fermato all’uomo di Neanderthal.
Luciano non solo era un bell’uomo, ma anche molto intelligente ed, a parte l’insopportabile accento catanese, era un uomo veramente interessante. Avevano cenato un paio di sere insieme e non era affatto male. Peccato che fosse sposato e che si togliessero almeno vent’anni. Mah, sì! Prima o poi, un uomo interessante sarebbe arrivato. Per adesso la sua vita era presa da quelli che lei definiva ‘la sua famiglia’: Leonardo e Barbara, includendo a volte anche Lorenzo che, comunque, era troppo assorbito dai suoi problemi per poter pensare a lei e agli altri due. Nonostante questo si chiedeva quando sarebbe arrivato un uomo adatto a lei. Uno che non fosse come gli altri. Uno che gli avrebbe potuto dare tutto ciò che lei stava cercando.
“Allora, ci si vede stasera?”
“Non credo proprio! Leonardo deve andare ad Alessandria da Manuel ed io e Marina siamo state invitate all’inaugurazione di un nuovo locale.”
“Da quando avete trovato qualcuno con cui stare mi avete dimenticata! Bastardi!” Si lamentò Claudia facendo finta di piangere.

 

                                                    ***

 

“Pronto?” Lorenzo ancora insonnolito rispose al cellulare.
“Sono Diego.”
“Diego… Ma lo sai che ore sono?”
“Ti cerco da due giorni…”
“Che succede?”
Eugenio si svegliò e baciò la schiena di Lorenzo.
“Enrico… Se n’è andato all’improvviso e io…”
“Oh, Diego…”
“Lorenzo, io lo amavo. Perché?”
“Diego, possiamo parlarne dopo?”
“Sei con lui… Con Eugenio?”
“Sì! E non sono a Bologna! Sono a Riccione!”
“Così lontano? Lorenzo…” La voce interrotta dal pianto. “Come faccio senza di lui? Io lo amavo… Lo amo… Aiutami.”
“Arrivo.”
Lorenzo interruppe la comunicazione.
“Che hai detto?” Eugenio, completamente nudo, balzò in piedi come una saetta.
“Devo andare da Diego!”
“Ma sono le cinque del mattino! E il nostro week-end romantico?”
“Torno. Te lo giuro!”
“No!”
“Eh?”
“Non rovinare quest’attimo di intimità fra noi per andare da un tuo amico! Ti prego!”
“Non posso abbandonarlo. Enrico lo ha lasciato e se n’è andato! Sapevo che voleva farlo ma non pensavo che lo facesse così presto!”
“E tu cosa puoi fare?”
“Forse niente. Ma, se tu mi lasciassi, Diego non mi lascerebbe solo e verrebbe in mio aiuto!”
Eugenio era senza parole.
“Ma non ci sono treni alle cinque del mattino!”
“Qualcosa trovo!” Lorenzo si rivestì.
“Ti accompagno io!”
“Non preoccuparti. Aspettami qui, ok?”
“No! Vengo con te! Non m’importa di ascoltare i vostri discorsi. Ti accompagno. Io sono il tuo ragazzo e non ti lascio solo!”
Lorenzo voleva piangere: era felice. Ma non voleva essere soffocato. Forse avrebbe dovuto chiedere ad Eugenio di contenersi un po’. Sentiva che quel sentimento, per quanto bello e appagante, risultava anche estremamente soffocante.
“Ok, vieni con me…”
“Bene! Ma una bella chiacchierata dobbiamo farla noi due, dopo!”
“Non ora ti prego! Se vuoi lamentarti perché io sono venuto cinque volte e tu una, lascia stare! Ok?”
Eugenio rise.
“Non c’entra niente! È una questione molto più seria!”
“Ok, tutto ma non chiedermi di sposarti!”
“Peggio!”
“Dio mio!”

                                         ***

Diego pianse ininterrottamente dall’arrivo di Lorenzo in casa sua, fino alla Domenica. Quindi il ragazzo decise di restare a Bologna mentre Eugenio tornò a riprendere le loro cose in albergo.
Pensava e ripensava, Eugenio, a come dire a Lorenzo la verità.

 

                                      ***

Quella mattina, per la prima volta da quando era arrivato a Londra, stranamente non  pioveva. Davide alzò lo sguardo ed il sole lo accecò.
“Mi dispiacerà non poterti più abbracciare.” Joel lo aveva detto quasi con indifferenza. Ma Davide sapeva che il suo atteggiamento così strafottente, in realtà nascondeva una profonda sofferenza. Non aveva avuto il coraggio, in quelle due settimane, di chiedergli il perché del suo cinismo. Forse aveva paura della sua reazione. O forse aveva paura di cominciare a provare soltanto della gran pena per quello splendido ragazzino che gli aveva quasi rubato il cuore.
Partì quel pomeriggio stesso. Joel lo baciò e gli chiese di non dimenticarlo. Davide promise.
L’aereo si alzò in volo. Non stava piovendo. Evidentemente, non era importante.

 

 

                                                     ***

Un bel caffè ed una coperta. Diego e Lorenzo raggomitolati.
“Da quanto tempo non parlavamo così?” Diego aveva ancora gli occhi rossi.
“Lo vuoi sapere sul serio?”
“Vai!”
“Da quando ti sei ostinato ad ingelosirti di Davide!”
“Ma è ovvio! Non hai occhi che per lui!”
“Mi è mancato tanto in questi quattro anni. Te lo ricordi, no? Nessuno dei ragazzi con cui sono uscito dopo mi ha più fatto sentire come lui.”
“Ma il tuo ragazzo non è geloso?”
“Eugenio? Sì. Forse. Non lo so. Non ne abbiamo mai parlato… Se ti confido un segreto mi prometti di non dirlo a nessuno?”
“Quando mai ho spifferato i fatti tuoi in giro?”
“Lasciamo perdere! A causa tua e degli altri, tutti sanno che io e Davide abbiamo una tresca!”
“Ah Ah! Ma perché, non è forse vero?”
“Stupido!”
“Allora, ‘stò segreto?”
“Ancora oggi non c’è nessuno che  mi faccia sentire come mi ha fatto sentire Davide…”
“Neanche Eugenio?”
“Neanche Eugenio!”
“Ed io?”
“Diego, io e te non potremmo mai amarci. Non siamo fatti l’uno per l’altro. Non lo saremo mai. Anche se in un certo senso quello che provo per te è amore.”
“I tuoi soliti discorsi sull’amore per chiunque…”
“Non chiunque. Amo i miei amici… Tutti.”
“Sei egoista.”
“Me lo hanno detto in molti in questo periodo…”
“Allora pensaci.”
Ma Lorenzo dormiva già.

 

                                           ***

Lunedì. Eugenio non si era ancora fatto sentire. Forse era incavolato. Ma adesso Lorenzo non poteva pensarci: doveva assolutamente parlare ad Alex.
“Alex? Salirà fra un po’. Dobbiamo fare dei conti… Perché?”
“Nulla, Luciano, solo che in questo fine settimana non ho avuto la possibilità di parlargli e abbiamo un paio di questioni in sospeso.”
“Ah, ok! Te lo mando quando avremo finito!”

 

                                           ***

“Allora, com’è andato il viaggio?”
“Lorenzo, ciao! È andato… Bene!” Davide arrossì ripensando a Joel.
“E allora perché stai arrossendo?”
“Chi, io?”
“Davide, cosa mi stai nascondendo?”
“Sapevo che me lo avresti chiesto!”
“Sapevo che avresti fatto qualcosa che non dovevi fare! Dai, parla!”
“Tu non vuoi saperlo veramente!”
“Sì che voglio saperlo! Ma ho poco tempo: devo parlare anche con Alex!”
“Perché?”
“Perché mi ha nascosto per dieci anni di essere gay!”
Davide rise.
“Non lo sapevi?”
“Tu sì?”
“Lo sapevano tutti… Credo.”
“Com’è possibile che lo sappiano tutti tranne me!”
“Ehm… Che Alex sia gay è evidente…”
“No che non lo è!”
“Ok, come vuoi tu!”
“Adesso parla! Cos’hai fatto a Londra?”
“Non potremmo continuare a parlare di Alex?”
“No!”
“Hai vinto! Ti dirò tutto ma chiudi la porta a chiave!”
Lorenzo aprì la porta e controllò che non ci fosse nessuno nelle vicinanze, poi se la chiuse dietro e girò la chiave nella serratura.
“Alza il volume della radio il più alto possibile!”
“Ma cos’hai fatto: hai ammazzato qualcuno?”
“Tu alza quella cazzo di radio!”
Lorenzo obbedì. E Donatella Rettore a tutto volume.
“Avanti! Adesso devi dirmi tutto!”
“Va bene…”
Davide restò in silenzio per un po’. Prese fra le mani una delle matite che stavano sulla sua scrivania e cominciò a giocherellarci. Prese fiato e disse velocemente: “Ho tradito Andrea: ho avuto dei rapporti sessuali con un sedicenne di nome Joel! Lo so che faccio schifo ma non dire niente! Tenta di capirmi: ero solo e lui mi aveva detto di avere diciotto anni! E poi…”
Lorenzo aprì la bocca ma non riuscì a emettere alcun suono. Fece una smorfia. Con chi stava parlando? Quello che aveva davanti era veramente il suo Davide oppure era stato sostituito da qualcun altro? Non poteva essere lo stesso ragazzo che lo aveva rifiutato perché troppo innamorato di Andrea. Non poteva essere lo stesso Davide con cui prendeva il caffè tutte le mattine.
“Lorenzo… Ti sei incazzato?”
“Dimmi che stai scherzando…”
“Non posso dirtelo perché è la verità. Mi dispiace.”
“Ti rendi conto che… Hai tradito Andrea?”
“Sì!”
“Ma perché?”
“Non so dirtelo questo… Mi sentivo solo. Non lo so…”
“Capisco…”
“Mi dispiace… Ma non posso pentirmene… It’s Human nature!”
“Smettila di fare il frocio citando Madonna!” Lorenzo gli urlò contro come non faceva da tempo.
“Ehi! Ma io…”
“Davide… Tu ami Andrea?”
“Certo che lo amo!”
“Cosa ha significato per te questo tradimento?”
“Niente, te lo giuro!”
“Andrea lo sa?”
“No! E vorrei che non lo sapesse.”
“Perché lo hai fatto?”
“Te l’ho detto: non lo so. Tu, piuttosto, perché stai reagendo così? Non ho mica tradito te!”
“Forse hanno ragione Diego ed Enrico…”
“Cosa c’entrano quelle due?”
“Dicono che sono un egoista. Evidentemente è così.”
“Non ti seguo…”
“Non sto male perché hai tradito Andrea, ma perché avrei voluto essere io la persona con cui lo avresti fatto.”
“Non è la prima volta che succede…”
Un pugno allo stomaco.
“Davide, ti va di andare a prendere un caffè?”
“Certo! Andiamo!”
“Da solo.”
“Eh?”
“Lasciami in pace cinque minuti!”
“Va bene…”
Il ragazzo uscì.
Lorenzo pianse sulla scrivania. Era vero, era soltanto un egoista. Ma un’altra verità si faceva strada nella sua mente: l’amore, quello vero, che dura per tutta la vita, il lieto fine con tanto di ‘…e vissero felici e contenti’, forse non esisteva.

 

                                                         ***

Lorenzo rincasò tardi quella sera. Eugenio non aveva chiamato. Chissà cosa stava facendo?
Alex stava mangiando dei biscotti.
“Ciao!”
“Ah, ciao! Non c’è Fabio?”
“No. Usciva con Gippo. Luciano mi ha detto che volevi parlarmi, ma quando ho provato a cercarti non ti ho trovato in redazione. Ho chiesto anche a Davide, ma lui mi ha sbattuto la porta dell’ufficio in faccia! Aveva tutti gli occhi rossi… Avete litigato?”
“No… No…” Mentì.
“Di cosa avevi bisogno?”
“Forse è meglio rimandare. Oggi ho avuto una giornataccia.”
“Lo sapevo che avevate litigato!”
“No, non c’entra Davide… Eugenio non si è ancora fatto sentire.”
“Certo, lo hai piantato per il fine settimana! Non ti avrei più richiamato neanche io!”
“Come lo sai?”
“Me lo ha detto Vera che lo ha saputo da Barbarella che aveva parlato con Diego!”
“Ah…”
Alex accese la tv. Un concerto di Donatella Rettore.
“Mh, oggi è proprio la giornata della Rettore!” Sbottò Lorenzo. Poi si chiuse in bagno e si lavò la faccia. Pensò che forse doveva parlare ad Alex. Ma sì, tanto valeva finire la giornata in bellezza.
“Mi dici da quanto sei gay?”
“Eh?”
“Non fare il finto tonto! Vi ho sentiti te e Fabio.”
“Ti metti anche ad origliare adesso?”
“Non ho origliato! Stavo bussando ed ho sentito!”
Alex non rispose, ma spense la tv.
“Perché non me lo hai mai detto?”
“Perché ti conosco e so che lo avresti detto a tutta la redazione…”
Lorenzo si offese: come poteva pensare una cosa del genere?
“Vuoi sapere la verità? Lo sanno tutti!”
“Sei soltanto incazzato perché non te l’ho mai detto!”
“No! Oggi l’ho detto a Davide e lui mi ha detto che lo sapeva! Anzi, che lo sapevano tutti!”
“Sembrate due bambini di tre anni!” Fabio era entrato in casa e li aveva sentititi discutere. Gippo era con lui.
“Anche Alex è gay?”. Chiese Gippo.
“Zitto, Gippo. Dopo!”
Il ragazzo obbedì.
“Fabio! Dimmi:, in redazione tutti sanno che sono gay?” Alex sperò che Fabio si schierasse dalla sua parte.
“Sì! Ma è palese!” Fabio teneva una mano in bocca a Gippo per farlo stare zitto.
“Eh?”
“Alex! Pensi che i miei colleghi siano cretini?”
“Non tutti…”
“Comunque… TUTTI sanno che sei gay!”
Fabio prese del gin dal frigorifero. Diede un bacio a Gippo, lo mise fuori dalla porta e si sedette per terra invitando gli altri due a fare altrettanto.
Purtroppo ogni suo tentativo di far riappacificare i due amici si rivelò infruttuoso: quei due non ne volevano sapere. Alex raccontò di come fra lui e Dario ci fosse stata un’intensa notte di sesso e di come poi Dario avesse optato per la decisione di non continuare a scopare e di non restare neanche insieme come coppia.
“Praticamente una negazione di noi stessi!”
Lorenzo, però, cominciò ad interrogarsi: la colpa, forse, non era di Alex, ma era sua. Era lui che avrebbe dovuto capire l’amico.
<<Se questa mia maledetta testa, ogni tanto si fermasse a ragionare, forse combinerei meno casini.>>
Il suono del telefono di casa mise fine alla discussione dei tre amici.
“Lorenzo?”
“Eugenio?”
“Sì, sono io…”
“Che diavolo di fine hai fatto? Non mi hai più chiamato per tutto il fine settimana!”
“Non me la sono sentita! Avresti cominciato a parlare di Diego e non mi andava. È di noi che bisogna parlare adesso.”
“Dimmi…”
“Non ora. Sono al lavoro. Ti va se ci vediamo domani sera?”
“Ma… Di cosa si tratta?”
“Mi dispiace, ma non posso parlartene per telefono. Anzi, spero di trovare il coraggio. Ci vediamo domani sera al solito posto.”
Riattaccò.
Lorenzo decise di non chiedersi cosa Eugenio avesse da dirgli. Qualsiasi cosa fosse l’avrebbe affrontata a testa alta. Era troppo stanco per interrogarsi ancora.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...