In Blue capitolo 14 – Snakes

Se avete pensato che in questo romanzo fossero tutti carini gli uni con gli altri, bè, vi sbagliate! E poi, arriva Danilo, che sarà centrale nelle storie a venire e nella vita di Lorenzo. Non nella maniera in cui pensate. Tenetevi saldi!

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In Blue
Capitolo 14
Snakes

 

Danilo entrò alla Cannatella seguito dai suoi compagni di squadra e da alcuni ragazzi appartenenti ad altre squadre. Tutto quello che si trovava fra quelle pareti bianche e rossicce lo affascinava come quando aveva dieci anni ed andava in gita con la scuola visitando musei e luoghi sempre nuovi.
“Ah, per cambiarti puoi usare il nostro bagno. Sta’ attento, però: devi usare un po’ di forza per girare la chiave, ok? Altrimenti non si chiude.” Luciano sperava di essere stato chiaro. Quel bianchiccio ragazzo dallo sguardo penetrante sembrava così carico. Non avrebbe voluto che, a causa di qualcuno dei suoi sciocchi dipendenti, questo ottimo modello potesse scappare. Gli piaceva. E Luciano certe cose le avvertiva a pelle.
Danilo lo ringraziò soltanto con un gesto della mano e Luciano lo vide sorridere vagamente.
Gli venne in mente Lorenzo ed il timido sorriso che assumeva quando conosceva una persona nuova. Osservò quell’alto ragazzo dirigersi verso il bagno e non poté fare a meno di pensare che forse Lorenzo se ne sarebbe innamorato se lo avesse visto o che forse lo avrebbe odiato. Qualunque cosa fosse successa, Luciano sapeva che sarebbe stata un disastro.

 

                                                                      ***

Quel bagno completamente verde gli ricordava un po’ il mago di Oz. Magari, anche lui stava indossando un paio di occhiali che rendevano tutto color smeraldo. Magia. Quel posto gli sembrava magico. Così magico che si dimenticò di chiudere a chiave la porta.
Si spogliò lentamente. L’ansia lo stava sopraffacendo. Forse non ce l’avrebbe fatta ad uscire da quel bagno, o forse ce l’avrebbe fatta ma avrebbe tremato di paura.
Aveva sempre creduto che del giudizio degli altri gliene importasse ben poco, ma evidentemente così non era. Cosa avrebbero detto gli altri vedendolo nudo? Poi, dei gay! Si sa benissimo che i gay sono esigentissimi e trovano tutti i difetti al primo colpo. Chissà cosa avrebbero pensato. Si tolse la camicia a quadri e si sfilò la maglietta la grigia. Stava per slacciarsi i pantaloni, quando si rese conto che un tizio con gli occhiali lo stava fissando a bocca aperta davanti alla porta spalancata.
“Ciao!” Disse al ragazzo.
“Ciao!” Rispose l’altro e richiuse la porta.
Danilo, perplesso, restò ad osservare la porta chiusa per qualche secondo e poi continuò a cambiarsi.

 

                                                                ***

 

<<Chi è quello dentro il bagno? Mezzo nudo, poi… Dio, che pettorali!>> Lorenzo arrossì e si vergognò dei suoi pensieri. Poi, pensò che doveva assolutamente andare in bagno.
Il ragazzo uscì.
“Tutto tuo! Ora è libero!” Gli disse gentilmente ma senza sorridere.
“G-grazie…” Lorenzo non sapeva cosa dire.
“Se avevi bisogno potevi anche restare! Non c’è problema, siamo maschi, no?”
“N-no…”
“Danilo, piacere!”
“Ah, Lorenzo! Lorenzo Vanni! Sono un redattore di questo sito! Tu chi sei?”
“Poso per il calendario! Dovrei essere il modello di Marzo…”
“Ah, quindi uno degli ultimi…”
“Visto che questo calendario parte da Maggio, direi proprio di sì! Ti saluto adesso! Sono in ritardo!”
“Ciao…” Lorenzo si chiuse la porta dietro la schiena e sbatté lentamente la testa contro il muro: quel calendario, e specialmente quel mese di Marzo, non lo avrebbero fatto dormire la notte. Pensò che probabilmente questo non avrebbe fatto piacere ad Eugenio.

 

                                                 ***

Marzo era cominciato già da un po’, l’aria cominciava a farsi più calda e Lorenzo aspettava trepidante l’arrivo della primavera. Finalmente, quella sera, era riuscito ad indossare vestiti meno pesanti e, nell’attesa di Eugenio, osservava il cielo. Lasciò che il venticello fresco soffiasse sulla sua pelle e si mise a canticchiare. Pochi minuti dopo, il suo ragazzo era là.
“Ma… Che ti è successo?” L’aspetto trasandato del suo uomo lasciò Lorenzo di stucco: non lo aveva mai visto in quelle condizioni. La barba incolta, i capelli spettinati e gli occhi distrutti dal sonno, segno che non aveva riposato per niente. Perfino i vestiti sembravano essere stati indossati per molti giorni di seguito.
“Sono distrutto!”
“Che è successo?”
“Ti va se ci infiliamo in macchina? Ho freddo!”
“Freddo? Non c’è affatto freddo!”
“Io ho freddo, ok? Andiamo in macchina!” Rispose Eugenio in modo brusco.
“Non usare quel tono con me!”
“Scusami, piccolo…” Disse mentre abbracciava Lorenzo. “Non è colpa tua.”
“Voglio sperare!”
Eugenio guidò in silenzio per le strade solitarie e scure dei colli bolognesi. Lorenzo ricordò la sera in cui lui e Davide si erano lasciati: stesso posto e stesso silenzio.
“Cosa c’è?” Chiese guardando l’uomo stanco che guidava accanto a lui.
“C’è.”
“Cosa?”
“Troviamo un posto… Devo parlarti.”
Lorenzo si preparò al peggio: mise una mano sul suo portafogli, nel quale era gelosamente custodita una foto vecchia e sbiadita del suo Davide, e pregò.

 

                                                       ***

Eugenio fermò la macchina e prese la mano di Lorenzo.
Tremava.
“Di cosa devi parlarmi?”
“Lorenzo… So che potrò passare per uno stronzo e per un grandissimo e fottutissimo figlio di puttana, ma ti ho nascosto ancora qualcosa su di me.”
“Non avrai più di cinquant’anni? Cosa sei, un Highlander?”
Eugenio rise.
“Non c’è niente che abbia a che fare con la mia età! È qualcosa di peggio… Di molto peggio!”
Lorenzo cercò di immaginarsi quale potesse essere ‘la cosa gravissima’ che il suo ragazzo gli stava nascondendo.
“Sono distrutto! Da quando siamo andati via da quel maledetto albergo, ho pensato e ripensato a questo maledetto segreto che mi tengo dentro. E forse, adesso, è il momento che tu lo conosca. Solo cerca di capire…”
“Eugenio…”
“No. Non posso dirtelo. È terribile!”
“Sei sieropositivo?”
“Peggio!”
“Ok… Calmati. Se è una cosa del genere basta prendere precauzioni…”
“Evviva il sesso sicuro!”
“Non scherzarci su!”
“Non ci sto scherzando su! Ti ho detto che non c’entra niente!”
Così dicendo Eugenio alzò la mano sinistra volgendola verso Lorenzo e abbassò lo sguardo.
Il ragazzo osservava la mano tesa e si chiedeva, girandola e rigirandola, che cavolo potesse avere a che fare quella mano con il problema di Eugenio.
Le dita c’erano tutte, nessun segno di tagli o cose del genere. Bene, qual era il problema?
“Eugenio… Non capisco…”
L’altro gli fece notare, senza guardarlo negli occhi, e con un semplice gesto della mano, il dito anulare.
Una fede. C’era una fede!
“Che significa?” Lorenzo sentì un brivido alla schiena.
“Sono sposato… Ho due figli…”
Lorenzo abbassò la testa. Avrebbe preferito morire. Un uomo sposato e con due figli! Dove aveva trovato il tempo di stare con lui? Come aveva potuto mentire alla sua famiglia ed anche a lui?
“Non dici più niente? Ti ho deluso, eh?”
“No, non mi hai deluso… Mi hai nauseato…”
Eugenio poggiò la testa sul volante.
“Mi dispiace… Ma devi capirmi… Mi avevano parlato di te alla Salara… Mi avevano detto che non mi avresti mai accettato se avessi saputo che sono sposato…”
“Avevano detto giusto… Eugenio, me ne vado!”
“Ma… siamo sui colli! Sai quanto ci vuole per tornare a casa a piedi? E a quest’ora della notte!”
“Me la sono sempre cavata da solo. Non ho bisogno né di te, né di nessun altro, chiaro?”
“Non hai bisogno di me?”
“Non ho bisogno delle tue bugie! Rischierò di essere preso per un moralista, ma non me la sento di rovinare una famiglia! Io sono cresciuto senza un padre, perché i miei hanno divorziato quando avevo solo tre anni… Non voglio essere la rovina di nessun bambino! Non voglio che due bambini crescano senza una guida a causa mia. Non voglio togliergli un padre!”
“Mia moglie sa di noi due…”
Lorenzo si sorprese.
“E non dice niente?”
“Ormai si è rassegnata. Lo sa da tanto.”
“A maggior ragione. Non voglio essere causa di dolore per nessuno. Lasciamoci e basta!”
“No!”
“Non torno mai sulle mie decisioni.”
<<L’ho fatto una volta soltanto: per Davide.>> Pensò Lorenzo.
“Non voglio rinunciare a te…”
“No, neanch’io avrei voluto farlo… Magari me ne pentirò. Ma, adesso, non ho nessuna intenzione di dividere il mio letto con un’intera famiglia.” Così dicendo aprì lo sportello della macchina e fece per scendere. Eugenio tentò di afferrargli il braccio, ma riuscì soltanto a sfiorarlo.
Lorenzo si allontanò con calma. Non versò una lacrima. Si guardò indietro. La macchina di Eugenio, nel buio, sembrava un animale ferito, ma non tornò da lui.
Il buio avvolgeva tutto ed il freddo cominciava a farsi sentire. Lorenzo si pentì di essere uscito senza un giubbotto. Si strinse nelle braccia e continuò la sua discesa verso casa pensando che, forse, non aveva perso proprio niente.
Un rumore di clacson. Giurò che, se fosse stato Eugenio, lo avrebbe mandato a quel paese. Ma la sua sorpresa fu grande, quando scorse un furgoncino azzurro dietro di lui. Non conosceva nessuno che possedesse un furgoncino. Azzurro, poi.
L’autista si fermò.
“Ehi, che sorpresa! Cosa ci fai qua?”
“Ancora tu?” Lorenzo trasalì: il bellissimo mese di Marzo era là, in piena notte.
Un angelo salvatore, pensò.
“Cosa ci fai qua?” gli chiese ancora il modello.
“Niente, lo faccio tutte le notti! Salgo a San Luca a piedi e poi torno a casa in discesa di corsa!”
“Ah, sul serio?” Rispose Danilo accendendosi una sigaretta. “Anch’io lo faccio quasi tutte le notti! Solo che ho il mio furgoncino. Non lo faccio mai a piedi… Sarei un pazzo!”
“Stavo scherzando!”
“Io no! Sali su! Ti do un passaggio!”
“No, grazie. Ho bisogno di camminare un po’.”
“Sei triste?”
“Niente che possa interessarti!”
“Ma va’ là!  Dai, sali su che ti porto a casa!”
“No… Sul serio. Lascia perdere!”
Danilo scese dal furgoncino.
Lorenzo indietreggiò. L’altro gli mise una mano sulla spalla destra.
“Non lascio mai una persona nei casini… Ok?”
“Ok…”

 

                                                   ***

 

La strada continuava a scorrere veloce. Non si scambiarono una parola. Lorenzo pensava a quanto era stato stupido.
Danilo si perdeva nei suoi pensieri e continuava a guidare.
“Le cose non vanno mai come credi, vero?”
Lorenzo annuì con un cenno del capo.

 

                                                   ***

Chissà quel ragazzo, quel Danilo, cosa nascondeva dentro di sé? Non avevano parlato per niente, eppure Lorenzo sentiva si era sentito al sicuro e totalmente in pace accanto a lui. Quel ragazzo non era vuoto.
“Che fai sul divano?”
“Alex… Scusa. Non pensavo foste svegli.”
“Ehi, c’è qualcosa che non va?”
“No… Sì…” Lorenzo crollò e il suo viso si rigò di lacrime.
“Lorenzo, mi dispiace! Non pensavo che l’avessi presa così male! Scusa se ti ho tenuto nascoste tante cose…”
“No, non c’entra! In quel caso do la colpa soltanto alla mia ingenuità. Dovevo essere io a capirti! Dovevo essere io…”
Fabio entrò in cucina e trovò Lorenzo piangente fra le braccia di Alex.
“Che è successo?” Chiese.
“Eugenio…”
“Eugenio?” Fece Alex che cominciava a non capire.
Lorenzo raccontò l’accaduto ai suoi amici. Quella notte di nuovo, dopo tanto tempo, i tre erano riusciti a parlarsi con sincerità.

 

                                         ***

“Te lo ricordi che fra qualche giorno è il mio compleanno?”
Lorenzo alzò la testa dal computer e guardò Davide.
“Ti chiedo scusa per l’altro giorno.” Disse. “Sei libero di fare ciò che vuoi. Comunque, lo so che il tredici marzo è il tuo compleanno! Non so ancora cosa regalarti!”
“Non te l’ho detto per avere un regalo!”
“Ah ah! Scemo, lo so!”
“In realtà, quel giorno sarà anche il matrimonio di mia madre.”
“Ah, già! Comunque ci sarò!”
“Vado a dare agli altri l’invito.”
“Vuoi una mano?”
“No, grazie! Anche se conosco l’avversione che hanno nei miei confronti preferisco farlo da solo.”
“Va’, mio eroe… E torna vincitore!”
“Lorenzo, devo chiederti una cosa.”
“Spara!”
“Cos’è successo con Eugenio?”
“Come lo sai?”
“Fabio e Diego parlavano e li ho sentiti involontariamente.”
“È sposato…” Lorenzo si strinse nelle spalle.
“Lo sapevo che nascondeva qualcosa! Cos’hai intenzione di fare?”
“Cos’ho intenzione di fare? Cos’ho fatto! L’ho lasciato!”
“Lo hai lasciato tu?”
“Sì!”
“Oddio, il mio bambino è diventato grande…”
Lorenzo prese la mano di Davide.
“Certi amori ti cambiano.” Disse guardandolo negli occhi.
Davide arrossì.
“O- Ok. Vado a consegnare gli inviti.”
“Va’, va’!” Sorrise Lorenzo.
<<Nessun dolore.>> Pensò riprendendo a lavorare.

 

                                           ***

Davide entrò nell’ufficio di Luciano e gli consegnò l’invito. L’editore fu felice del gesto e disse che non sarebbe mancato per nulla al mondo.
Dario non c’era. Davide lasciò l’invito sul tavolo. Poi consegnò l’invito a Diego. Naturalmente fu così delicato da evitare di consegnargli anche quello per Enrico.
Fabio prese la busta con l’invito sperando che contenesse dei soldi.
Leonardo ringraziò Davide e scappò dalla redazione in seguito alla telefonata di un gallerista di Parigi interessato ai suoi quadri.
Barbara si sentì onorata: non pensava che una persona estranea potesse invitarla ad un’occasione così intima come il matrimonio della propria madre.
Claudia accettò l’invito ed offrì a Davide un caffè.
Tornati dal bar, Davide si fermò nell’ufficio di “Sport oggi” e consegnò gli inviti anche a loro.
Poi fece lo stesso con le ragazze di “Donna forever” e con Alex.
Desiderava rendere felice sua madre.

 

                                          ***

Danilo si risvegliò con una sensazione di tristezza addosso. Nudo, vagò per casa in cerca di qualcosa da fare. Accese il televisore: il nulla.
Uscì sul balcone e respirò l’aria intorno. Non gli piacque: l’aria della città non era come l’aria dei suoi colli. Niente era pulito come quei colli.
Una grande contraddizione, il suo amore per i boschi e la sua passione per le macchine. Proprio due cose che non avevano nulla a che fare l’una con l’altra.
Decise di non pensarci: non poteva combattere la sua dualità. Era come se ci fossero due Danilo.
E quel Lorenzo… Che strano. Non lo conosceva neanche eppure sentiva che c’era qualcosa che li legava. Non era un caso, e lo sapeva, averlo incontrato la notte prima su quei colli a lui tanto cari. E soffriva! Lorenzo stava soffrendo. Lo aveva capito. Lo sapeva. Come al solito, osservando le persone riusciva a leggerle dentro.
Prese una sigaretta e fumò. Si lasciò andare ai suoi pensieri e lei gli tornò in mente. Chissà cosa stava facendo. Chissà come mai era tornata fra i suoi pensieri: non la vedeva da tempo e aveva smesso di chiamarlo quando aveva capito che lui della sua amicizia non se ne sarebbe fatto niente.
Un altro tiro, un altro pensiero.
Se la ricordava completamente nuda sul suo letto, non avrebbe voluto lasciarla. Non sarebbe dovuto succedere. Ma lei aveva preso la sua decisione e lui non l’aveva fermata.
Le lacrime. Da quanto le lacrime non scorrevano sul suo volto? E da quanto tempo non parlava con nessuno? Ma doveva lasciar perdere i suoi pensieri, entro un’ora doveva essere alla casa editrice per le ultime foto. Lì avrebbe rivisto Lorenzo. Voleva parlargli. Chissà se con Lorenzo sarebbe riuscito ad aprirsi. E chissà se Lorenzo avrebbe voluto parlare con lui.
Entrò nel furgoncino e spinse l’acceleratore.

 

                                              ***

 

Diego e Fabio chiamarono nell’atrio Barbara e Claudia. Dario arrivò per ultimo. L’atrio della redazione era il posto più usato per le frequenti ‘riunioni speciali’ che non avevano niente a che vedere con il lavoro. Oltretutto, era il posto più comodo: lontano dagli uffici e vicino al bagno.
“Oggi c’è una riunione speciale!” Diego sorrideva. “Fabio, hai chiamato Alex?”
“No!”
“Fallo!”
Alex arrivò pochi minuti dopo.
“Che ne pensate di questa situazione?” Diego riprese la parola.
“Quale situazione?” Chiese Barbara.
“Davide ci ha invitati al matrimonio di sua madre! Ci ha non solo messi in imbarazzo, ma anche in difficoltà. Non mi sembra di aver con lui un grado di confidenza tale da arrivare ad invitarci ad un matrimonio. Sia questo di sua madre, di sua zia, o di chiunque altro!”
“Secondo me è stato molto gentile!” Barbara si era spazientita.
“Gentile? Questa è soltanto una manovra per ingraziarci, visto e considerato che nessuno di noi gli dà la minima confidenza o gli rivolge la parola tranne che per questioni di lavoro!”
“Diego! È un tuo collega!” Barbara era rossa in viso.
“Ma non mi va di instaurarci un rapporto! Di qualunque tipo!”
“E Lorenzo? Perché non è qua?” Si intromise Claudia.
“Perché Lorenzo andrà a quello stupido matrimonio! Non c’è bisogno di chiedere il suo parere!”
“Non c’era bisogno neanche di indire una riunione speciale!” Continuò Claudia. “Non sono tenuta a darti spiegazioni su nulla e neanche a chiederti consiglio su una cosa simile! Per tua informazione, comunque, ci andrò! Non mi va di rovinare il giorno felice di una persona anche se per me è una perfetta estranea!”
“Fai come vuoi! Ma io non ci andrò! Fabio? Alex? Dario? Barbara?”
“Io ci andrò! Sei una serpe! Quel ragazzo non ti ha fatto niente!” Barbara, così dicendo, afferrò Claudia per una mano e tornò nel suo ufficio, mentre quest’ultima gridava che anche Leonardo sarebbe stato d’accordo con loro.
“Non ho nulla di personale verso Davide…” Esordì Alex “Ma per me è soltanto uno dei tanti ex di Lorenzo. Non credo che andrò.”
“Io non ci vado. Anche se dovrò litigare con Gippo.”
Dario stava in silenzio.
“E tu?” Gli chiese Diego.
“Io ce l’ho a morte con Davide da anni: come ha potuto preferire uno come Lorenzo a me?”
“Ma…” Rispose Alex. “Davide non ti conosceva neanche quando si è messo con Lorenzo!”
“In ogni caso non mi è mai andato giù! Ma non potendo prendermela con Lorenzo visto che è un mio amico, me la sono presa con lui!”
“Sei una pazza” Fece Diego. “Comunque… Non ho nessuna intenzione di andare ad uno stupido matrimonio!”
La porta del bagno si spalancò. E ne uscì un Davide visibilmente incollerito.
“Se non ti interessa andare ad uno stupido matrimonio, Diego, non ci venire!”
Si girò verso Fabio ed Alex.
“Voi a ‘fanculo!”
Guardò Dario e gli si avvicinò.
“E tu… Preferirei andare a letto con un cane, piuttosto che con te! Sei una serpe viscida ed invidiosa!” Sbatté la porta dell’atrio e si diresse nel suo ufficio.
“Mi credete se vi dico che è la prima volta che lo sento parlare?” Alex, così dicendo, si accese una sigaretta e si preparò un caffè.

 

                                                      ***

“Serpi! Sono soltanto delle serpi velenose!”
“Davide…”
“Lorenzo! Sono delle serpi! I tuoi colleghi sono delle serpi! Perché? Io… Io non gli ho fatto niente!”
“Ma che è successo?”
“Hanno, o meglio Diego ha, indetto una riunione per scoprire chi di voi verrà o meno al matrimonio di mia madre!”
“Diego? Potevo aspettarmi una cosa del genere da Enrico ma non da Diego!”
“Evidentemente, l’esser stato lasciato l’ha sconvolto così tanto che ne ha assunto i comportamenti! Maledetto stronzo!”
“Non essere cattivo…”
“Loro lo sono stati con me…”
“Non abbassarti al loro livello!”
Davide si rassegnò e si sedette sulla sua poltrona tirando un sospiro.
“Solo che… Non capisco! Ce l’hanno tutti con me. Ma non mi hanno mai detto il perché! So soltanto che Dario è geloso di noi e che…”
“Cosa?”
“Lo ha detto lui! Gliel’ho sentito dire poco fa!”
“Molto bene…” Lorenzo deglutì.
“Poi Alex dice che non mi considera. Alla fine dei conti, non me ne importa un bel niente. Ma non posso lavorare con delle persone che mi odiano!”
“Nessuno ti odia! In realtà, è colpa mia: se noi due non fossimo stati insieme al tempo…”
“…Me ne sarei pentito immensamente!”
“Eh?”
“Quello che ho detto. Mi sarei pentito di non essere stato insieme a te.”
“Hai ragione. In realtà, anche se ci siamo lasciati, anche se fra noi due le cose non sono andate come desideravo, o, forse, come desideravamo… Io non cambierei nulla di ciò che è stato. Anche io me ne sarei pentito immensamente.” Lorenzo strinse la mano all’amico. Ne sentì il calore.
“Ehi! Vogliamo fare ingelosire Andrea?” Davide sorrise.
“No… Però…” Lorenzo arrossì.
“Scherzo, idiota! Come al solito mi tiri su il morale! Sul serio, sono contento di averti nella mia vita.”
“Anch’io.”
“Ti va un caffè?”
“Andiamo!”
Davide e Lorenzo uscirono ridendo dal loro ufficio.

 

***

I due amici rientrarono in redazione ancora ridendo. Trovarono Fabio lavorare in silenzio e di Diego e gli altri nessuna traccia. Davide si chiuse nuovamente in bagno, mentre Lorenzo si incamminò verso il suo ufficio. Nel corridoio, seduto su una sedia verde, c’era Danilo.
“Ciao!”
“Ciao! Che ci fai qui?”
“Dovevo fare delle foto, ma il segretario mi ha detto di aspettare qua. Allora, ho provato a vedere se c’eri. Ma, lo sai meglio di me, non c’eri.”
“Cos’hai? Sei incazzato?” Lorenzo non riusciva a decifrare l’espressione sul viso di quel bel ragazzo.
“Io? No!”
“Mah, non so… Mi dai quest’impressione. Comunque non possiamo parlare qua! Vieni con me!”
Arrivarono nell’ufficio di Lorenzo che chiuse la porta a chiave.
“Cosa fai?”
“Chiudo! È per precauzione! Sai, magari ci interrompono!”
Danilo era sconvolto.
“Ma… Che vuoi fare?”
“Niente! Parlarti!”
“Ah!”
“Grazie per ieri sera.”
“Figurati! Fra l’altro abito due parallele dopo casa tua, quindi…”
“Solo… Non è il caso che resti qui! C’è un po’ di tensione…”
“Che è successo?”
“Mah… Il mio ex, Davide, lo conosci no?”
“È il giocatore muto, no?”
“Muto?”
“Dicono così! Non parla mai! Comunque non so se è soltanto una diceria! In fondo chiamano tutti anche me ‘il muto’!”
“Cosa che non mi sembri affatto!”
“A volte lo sono! Non con tutti, però!”
“Comunque… Lui ha invitato i nostri colleghi al matrimonio di sua madre, ma loro non vogliono andarci perché sono degli stronzi e lui allora si è incazzato e siamo andati a prendere un caffè!”
“Risolvete tutto andando a prendere un caffè?”
“No! Non era questo il punto! Dicevo, hanno litigato e credo proprio che non faremo nessuna sessione fotografica oggi! Quindi, è meglio se te ne vai!”
“Ok! Ma questo matrimonio quando sarà?”
“Il tredici Marzo…”
“Ah! Il tredici!”
“Ma perché vuoi saperlo?”
“Curiosità!”
“Dai, ti accompagno alla porta!”
Davide era dietro la porta e quando si accorse che Lorenzo era chiuso a chiave con un altro nel loro ufficio sentì il sangue salirgli al cervello.
“È anche il mio ufficio questo! Non puoi chiuderti a chiave!”
“Scusami! Era una questione privata!”
Danilo fece un segno di saluto a Davide alzando la mano.
Davide gli disse un debole ciao.
“Ma… Allora parla!” Disse Danilo sottovoce a Lorenzo mentre si allontanavano.

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