In blue capitolo 15 – Haste to the wedding

C’è una celebrazione in corso. E anche se è lo stesso giorno, non è il compleanno di Davide. Magari è il compleanno di qualcun altro… Sicuramente c’è un matrimonio. Bentornati!

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In Blue
Capitolo 15
Haste to the wedding

 

Quella mattina Davide ed Andrea si svegliarono prestissimo. In realtà Davide non era riuscito a chiudere occhio.
“Buongiorno, amore!”
“’Giorno!”
Andrea baciò Davide e corse a lavarsi. Tutti e due provavano una strana sensazione, come se il giorno del matrimonio fosse stato il loro. In ogni caso erano i testimoni di nozze e quindi la loro agitazione era giustificata.
Lorenzo aveva telefonato per sapere il nome della chiesa nella quale le nozze si sarebbero svolte. Come al solito quel ragazzo dimenticava qualunque cosa.
Il matrimonio era fissato per le undici, ma la sposa non arrivava e Lorenzo si presentò poco prima di lei.
Quando finalmente fece la sua comparsa, la (ex) signora Manetti era splendida. Mario, il neo-marito, forse ancora di più. Lorenzo capì perché la madre del più grande amore della sua vita aveva così ardentemente voluto sposare quell’uomo.
Il cellulare di Lorenzo squillò più di una volta all’inizio della cerimonia.
“Spegni quel maledetto cellulare!” Gli disse Luciano sottovoce.
Lorenzo cercò con gli occhi i suoi conoscenti. Barbara, Claudia, Leonardo e Manuel si trovavano lì accanto a lui.
Gippo era lì, ma non Fabio.
I compagni di squadra di Davide erano tutti là. Nessun altro, sembrava.
C’erano anche i genitori di Andrea. Non li conosceva, ma la signora Ferrari era veramente identica a suo figlio.
Continuò a cercare ma non c’era veramente più nessuno. Stava per volgere nuovamente i suoi occhi alla sposa, quando incontrò un altro viso familiare. Non poteva essere: Danilo stava seduto nell’ultima fila con gli occhi su di lui.
Gli sorrise. Lorenzo ricambiò.
<<Cosa diavolo ci fa qui?>> Pensò, ma venne distratto dal viso di Davide rigato dalle lacrime. Non lo aveva mai visto piangere. Fece un cenno col capo all’amico e mentalmente gli disse “FORZA!”

 

                                                                    ***

Alla fine della cerimonia, Lorenzo e Danilo trovarono un posto appartato poco dietro la chiesa.
“Che sorpresa! Cosa ci fai qua?”
“Ho pensato che forse avresti avuto bisogno di me. L’altro giorno eri disperato!”
“Disperato… Io?”
“Ma sì! Dicevi: ‘come faccio?’, ‘i miei colleghi non ci vengono!’…” Danilo imitò i movimenti di Lorenzo. Il ragazzo rise.
“Sai, non hanno molti parenti, almeno da parte della famiglia di Davide, e visto che Davide rappresenta, in un certo senso, parte della mia famiglia, mi sembrava carino che ci fosse più gente possibile, no?”
“Non lo so…” Danilo aprì le mani.
“Mpfh!”
“Mpfh! Che?”
“Sei strano…”
“Se c’è uno strano qui, quello sei tu!”
“Ma non hai da fare?”
“No! Non devo andare in officina oggi. Visto che è il mio compleanno ho pensato di regalarmi qualcosa di gioioso per l’anima ed un matrimonio mi è sembrato l’ideale…”
“È sul serio il tuo compleanno?”
“Perché dovrei dirti una stronzata?”
“No, è che è anche il compleanno di Davide. Che coincidenza!” Danilo stava per rispondere, ma la sua attenzione venne attirata da una bella donna dai capelli rossi quasi del tutto coperti da una fascia, il cui sguardo era celato da un paio di occhiali da sole, che indossava un vestito bianco che faceva risaltare ancora di più la sua carnagione quasi rossa.
“Lorenzo Vanni?”
“Sì?”
“Sono la signora Adolfi. Hai cinque minuti?”
Lorenzo trasalì: la moglie di Eugenio. Cosa ci faceva in quella chiesa? E come poteva conoscerlo?
“Chi è?” Chiese sottovoce Danilo.
“La moglie di un mio ex!”
“Wow! La giornata delle sorprese!”
Lorenzo riprese la sua conversazione con la donna.
“Signora, io…”
“Chiamami Liliana. Ascolta, voglio solamente offrirti un caffè! Poi potrai tornare dal tuo bel pupazzo, ok? Mio marito mi ha detto che ti avrei trovato qua. Poi ti conoscevo. Ho visto una tua foto.”
Danilo si infastidì: pupazzo? Che ne sapeva lei?
“Danilo, ti va se ci vediamo dopo?”
“Me ne vado.”
“No! Resta con Luciano! Dì che ti mando io! Ok?”
“Ok…”

 

                                              ***

 

Il bar era stranamente silenzioso. Lorenzo bevve un sorso di cappuccino e pensò che sembrava acqua calda.
“Irene… Dove sei?” Disse a voce alta.
“Come, scusa?”
“No, niente! Riflettevo fra me e me.”
“Verrò al dunque, così ti lascerò libero. Non voglio che il tuo pupazzo si ingelosisca.”
“Liliana, io non sapevo che Eugenio fosse sposato! Non avrei neanche mai immaginato che…”
“Non  sono qui per parlare di questo! Cioè, sono qui per parlare di mio marito, ma non per accusarti.”
“E allora…?” Lorenzo non riusciva a capire.
“Mio marito è un gran bugiardo. Mi dispiace tanto che ti abbia fatto soffrire in quella maniera.” Si sfilò gli occhiali da sole rivelando due splendidi occhi verdi.
“Per fortuna ci siamo fermati in tempo.”
“Non dovevi farlo.”
Lorenzo restò immobile a fissarla: cosa aveva detto?
“Eugenio è distrutto a causa tua. Non voglio costringerti a tornare con lui, però…”
“Cosa sta dicendo? Non capisco! Lei dovrebbe essere furiosa!”
“Quando ami… Quando ami veramente… Desideri soltanto il meglio per l’oggetto del tuo amore. Ed Eugenio era felice quando stava con te.”
“Ma come fa a mantenere questo sangue freddo?”
“Sono tanti anni ormai che convivo con l’omosessualità di mio marito: non è più un problema. Io lo amo ancora e come il primo giorno. Non ce la faccio a vederlo così abbattuto. Oltretutto, la serenità familiare si è distrutta: i miei figli non capiscono cos’abbia loro padre.”
“E io cosa c’entro?” Lorenzo si vergognò di quell’affermazione affrettata.
“Ti chiedo almeno di parlarvi! Magari riuscite ad aggiustare le cose.”
Lorenzo restò in silenzio a giocherellare con il cucchiaino dello zucchero.
“Non posso, mi dispiace. Dica ad Eugenio che io… Non l’ho mai amato. Non voglio tornare con lui. Lei, invece, farebbe meglio, proprio per la serenità famigliare che mi ha tanto decantato, a fare qualcosa per i suoi figli piuttosto che pensare ad un uomo che non l’amerà mai.”
“Sei crudele! Eugenio mi aveva detto che sei una persona gentile.”
“No, non lo sono…” Lorenzo si alzò dalla sedia e si rimise in strada per raggiungere nuovamente la chiesa. Forse, non aveva mai amato veramente Eugenio. Forse si era illuso di amarlo. E questo lo faceva stare ancora più male. Arrivò in chiesa ma di Danilo nessuna traccia.

 

                                                   ***

“Dove diavolo ti eri cacciato?” Andrea, rosso e sudato, lo stava cercando.
“Perdonami, ma si è presentata la moglie di Eugenio. Sai tutto della storia che Eugenio è sposato, no?”
“Sì, Davide mi ha accennato qualcosa!”
“Lui dov’è?”
“Sta parlando con sua madre.”
“Pensi che li disturberei se andassi da loro?”
“No, non credo.” Lorenzo si era già allontanato. Dopo i convenevoli di rito, riuscì a strappare Davide a sua madre e raccontò l’accaduto all’amico.
Quello ascoltava sconvolto tutta la storia, seduto su una ringhiera di ferro poco fuori casa sua.
“Ma cosa diavolo sta succedendo al mondo? La gente si comporta come se fosse impazzita!” Sbraitava.
“Non lo so… E dire che è una donna così bella… Anche Danilo è rimasto estasiato quando l’ha vista!”
“Danilo?”
“Sì, uno dei rugbysti che posano per il calendario.”
“E che ci facevi tu con lui?” Davide era sospettoso.
“Niente. Solo che è venuto in chiesa. Mi ha detto che l’altro giorno gli sono sembrato disperato ed allora ha pensato di presenziare. È stato carino, no?”
“Troppo, forse. Non è che questo ha delle mire su di te?”
“Ma sei pazzo? Non ci conosciamo nemmeno e poi è palesemente etero!”
“Sta’ attento ai giocatori di rugby. Tu dovresti saperlo, no?”
“Senti chi parla! In ogni caso, che fine ha fatto? Non lo trovo da nessuna parte!”
“Cosa vuoi che ne sappia io? Non l’ho neanche visto!”
“Ehi, Regina Elisabetta, cerca di essere meno acida, ok?”
Davide rise.
“Ma secondo te… Il suo numero in redazione ce lo abbiamo?”
“Deve esserci! E poi è amico di Gippo, probabilmente sa anche dove abita.”
“Già, che splendida idea! Lo andrò a trovare a casa!”
“Ecco, lo sapevo! Finirai per fare un danno!”
Lorenzo avvicinò Gippo. Si ricordò che Danilo gli aveva detto di abitare a due parallele da casa sua. Gippo gli diede il cognome, l’indirizzo preciso e addirittura il piano dell’abitazione.

 

                                            ***

Arrivò la notte. Danilo decise di addormentarsi. Improvvisamente, dalla sua finestra, sentì che arrivavano dei piccoli colpi. C’era qualcuno. Aprì le imposte e Lorenzo stava lì a fissarlo sorridendo.
“Cosa ci fai lì?”
“Ho pensato che ti sentissi solo. E visto che anche io mi sentivo solo…”
“Ma… Siamo al terzo piano! Come hai fatto ad arrivare quassù?”
“Mi sono arrampicato su per il tubo del gas!”
“Con quel peso? Sei un mago!”
“Idiota! Ok, sto ingrassando ancora di più… Ma non posso farci niente!”
“Esistono le diete!”
“Coglione!”
“Cazzo, dal tubo del gas! Tu sei pazzo!”
“Ci siamo incontrati, allora!”
“Entra, idiota, o rischi di cadere!”
Lorenzo fece per entrare dalla finestra.
“Ops!”
“Ops, che?”
“Mi… Sono incastrato!”
“Lo sapevo che sarebbe successo! Prova ad andare indietro… Piano!”
“Ok!”
Lorenzo si spinse indietro e Danilo lo tirò in avanti. Riuscì ad entrare.
“Bene! Siediti!”
“Aspetta! Ti ho portato un regalo!”
“Un regalo? Per me?”
“Sì. Oggi sei scappato! Non ho fatto nemmeno in tempo a ringraziarti. Così, dopo il banchetto sono passato in libreria e ti ho comprato un libro!”
“Ma come facevi a sapere dove abito?”
“Gippo!”
“Avrei dovuto immaginarlo!”
Lorenzo estrasse dal suo zainetto azzurro un piccolo libriccino dalla copertina blu notte, su cui a lettere d’oro era scritto PAULO COELHO – MANUALE DEL GUERRIERO DELLA LUCE.
“Ma cos’è?”
“Basta con queste domande! Leggilo e basta!”
“No… Dai! Dimmi cos’è!”
“È un libro come puoi vedere! È scritto da uno dei miei autori preferiti!”
“Ma perché proprio a me un libro con un titolo simile?”
“Perché mi sembri un guerriero della luce! Io non ti conosco, ma quando arrivi tu…” Lorenzo s’interruppe: cosa cavolo stava dicendo? Comunque non si fermò. “… Quando arrivi tu c’è luce. Soltanto questo.”
Danilo non trovava le parole per descrivere quel gesto.
“Grazie…” Disse soltanto e si mise a leggere il libro, mentre Lorenzo si sedeva sul letto ai suoi piedi.
La casa era immersa nel silenzio. Quando Danilo si addormentò, Lorenzo andò via e pregò di non incontrare nessuno ma, soprattutto, di trovare l’uscita al primo colpo.

 

                                                  ***

L’indomani mattina, il cellulare di Lorenzo conteneva un nuovo messaggio.

“Ti va un birrino stasera? Danilo.”

Lorenzo sorrise: sì, una bella birra ci sarebbe stata proprio bene.

 

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