In blue capitolo 17 – Di là dal fiume (tra gli alberi)

Ora che lo abbiamo conosciuto, Danilo è diventato a tutti gli effetti un protagonista della storia. Il suo passato lo aiuta a legarsi a Lorenzo e i due si avvicinano tantissimo, anche e uno è gay e l’altro etero. Ma le differenze, tra due amici che si vogliono bene, non contano… O forse sì?

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In blue
Capitolo 17
Di là dal fiume (tra gli alberi)

 

Danilo si tolse i pantaloni. Lo spogliatoio sapeva di sudore. Adorava l’odore degli spogliatoi: non era piacevolissimo, ma l’adrenalina causata dalla tensione di chi aspetta di scendere in campo, era quasi palpabile e questo lo riempiva di carica. I suoi compagni erano già sotto le docce.
“Allora, Danilo, com’è andata con il calendario?” Gualtiero, uno dei suoi compagni di squadra, era molto curioso a proposito del calendario di Man’s men: non lo avevano scelto, nonostante fosse andato a letto con Enrico, il segretario della Cannatella, ed avevano invece preferito Danilo.
“Mah… Dovrebbe uscire a giorni… Comunque, alla fine, hanno scelto solo un rappresentante per squadra… Mi dispiace…”
“Di nulla! Solo che per ottenere quel posto, mi sono fatto succhiare l’uccello da un frocio di merda. E, sai, non essere riuscito a comparire su quel calendario mi brucia!”
Danilo era sbalordito: un suo compagno di squadra si era fatto fare un pompino per comparire su una rivista!
“Cos’hai fatto?” Chiese come se non avesse capito bene quello che Gualtiero aveva detto.
“… Mi sono fatto fare un pompino da un frocio! Suvvia…” Gli disse avvicinandolo. Danilo sentì un brivido alla schiena. “…Non dirmi che tu non l’hai mai fatto!”
“No! A me… Non piacciono gli uomini…”
“Neanche a me. Ma che significa? Lo si fa per passare il tempo.”
“Gualtiero, ti ho detto…”
“E il tuo amico? Non mi verrai a raccontare che non ti sei mai fatto succhiare l’uccello da quello con gli occhiali?”
“Lorenzo?”
“Altrimenti, come si spiegherebbe che tu hai ottenuto il lavoro e io no? Quello è di livello più alto di un segretario, giusto?”
Danilo sentì una rabbia tremenda salirgli al cervello. Come poteva quello stupido idiota pensare di Lorenzo una cosa del genere?
“Cosa cazzo dici?”
“Dai! Ne parlano tutti! State insieme, dì la verità!”
Danilo si alzò dalla panchina.
“Smettila, idiota!” Disse. S’infilò sotto la doccia e si chiese perché quelli che lo circondavano dovessero essere così irrimediabilmente stupidi e bigotti.
Era l’ora: scese in campo pronto ad affrontare una nuova battaglia.

 

                                                        ***

Diego osservava l’orologio della stazione: pochi minuti e sarebbe cambiato tutto. Aveva deciso di tornare a Napoli e fermarsi con lo studio per un po’, in modo da riprendere le forze e ricominciare più forte di prima. La storia con Enrico lo aveva ferito profondamente e non riusciva a dimenticarlo. L’unica soluzione era lasciare Bologna.
“Mi dispiace che sia andata così…”
“Lorenzo, lo so benissimo. Mi mancherai tanto. Magari, ogni tanto ti verrò a trovare. Ma non ti prometto niente, ok?”
“Ok!”
I due amici si strinsero l’uno all’altro. Il treno era quasi in partenza. Lorenzo sentì il suo viso bagnarsi di lacrime. Strinse l’amico ancora più forte.

 

                                                 ***

In redazione non era ancora arrivato nessuno. Luciano sedeva dentro il suo ufficio ed era un po’ pensieroso. Si accorse di quanti pochi erano diventati con Leonardo che aveva appena dato le dimissioni : Lorenzo, Davide, Dario, Fabio, Barbara, Claudia. Come sarebbe andato avanti Mans men con solo sei elementi a gestirlo? C’era in ballo di assumere un altro segretario e un disegnatore di fumetti, ma che Diego e Leonardo se ne andassero non l’aveva calcolato proprio. Guardò giù dalla finestra e si chiese se quel portale, il sogno di Lorenzo, sarebbe riuscito a sopravvivere. In fin dei conti, non riusciva a raggiungere le visualizzazioni di Donna Forever o quelle di Sport oggi. Decise che avrebbe parlato a Lorenzo non appena il ragazzo fosse arrivato a lavorare.
“Luciano posso parlarti?”
“Davide! Dimmi tutto!”
“Andrea ti ringrazia per averlo assunto. Dice che sarà onorato di lavorare per Man’s men come segretario e fotografo. E anch’io ti ringrazio.”
“E di che? Ringrazia Lorenzo. È stato lui a proporre Andrea.”
“Come al solito devo qualcosa a Lorenzo.”
“Come tutti noi, no? Se non ci fosse stato lui, i miei inverni a Bologna sarebbero stati molto più solitari e voi non sareste qua a lavorare per Man’s men.”
“In realtà preferirei non lavorarci, a volte.”
“Ti brucia ancora la mancata presenza dei ragazzi al matrimonio di tua madre?”
“Non è solo questo: pensavo che avessero superato le divergenze del passato e invece nessuno di loro lo ha fatto. Siamo ancora al punto di partenza. Dopo più di quattro anni continuo a sentirmi in colpa per quello che ho fatto a Lorenzo.”
“Lorenzo, però, che ne dice?”
“Io e lui siamo amici…”
“Appunto! Se ti ha perdonato lui, degli altri non dovrebbe interessarti. Davide, hai trentaquattro anni, sei un uomo, sei l’unico che riesca a mantenere una storia seria in vita fra tutti i pazzi, psicotici e nevrotici che ci sono qua dentro. Sei un grande lavoratore e, grazie a Lorenzo, mi sono affezionato a te. Non solo: ma sono orgoglioso di te, come posso esserlo di quelli che considero i miei figli, e forse di più! Insomma, sei una gran brava persona. Sii più sereno e pensa a tutto ciò che sei, piuttosto che a quello che avresti potuto essere. Forse avresti distrutto la vita di Lorenzo se gli fossi rimasto vicino. Forse oggi Lorenzo non sarebbe chi è se aveste continuato ad amarvi. E poi, Lorenzo è felice di averti nella sua vita. Pensa a questo.”
Davide si sedette sul davanzale della grande finestra alle spalle di Luciano.
“Il problema è forse un altro. In quest’ultimo periodo sento Lorenzo molto distante. Specialmente da quando c’è quel Danilo nei paraggi. Praticamente non parliamo più e i nostri rapporti si fermano al semplice saluto. Tu sai qualcosa più di me?”
Luciano si girò sospettoso.
“È gelosia, questa, o mi sbaglio?”
“Beh, non ti sbagli! Ma questo non significa che io sia innamorato di Lorenzo!”
“No, no! Ovvio! Certo che sei un bell’egoista!” Luciano rise. “Non vuoi stare con lui, ma non accetti che abbia altri ragazzi. Lo hai fatto anche con Eugenio.”
“Eugenio non mi piaceva e alla fine ho avuto ragione. Questo, invece, forse mi piace troppo! È una mia vecchia conoscenza: la sua squadra e la mia si odiano. Ricordo che lo incontravo sul campo qualche anno fa e che non riuscivo a concentrarmi o a sostenere il suo sguardo, perché mi piaceva! Non avevo idea se fosse gay o no, ma mi piaceva da morire! Poi, un giorno sparì e nelle successive partite contro la sua squadra, non l’ho più incontrato. E non lo pensavo più. Quando l’ho incontrato nel mio ufficio, mi è venuto un colpo e non sono riuscito a parlare. Il fatto è che anche lui farà soffrire Lorenzo: è troppo bello e Lorenzo dovrebbe stare con uno normale che non faccia della sua bellezza un vanto. Soffrirà e basta.”
“Davide… Non capisco, sei geloso di Danilo o di Lorenzo?”
“Non  lo so!”
Fabio entrò interrompendo la discussione.
“Ciao Luciano! Buongiorno Davide!” Si stupì nell’accorgersi che si era ricordato il nome dell’ex di Lorenzo.
In coro i due lo salutarono.
“Luciano, vado nel mio ufficio adesso.”
“Vienimi a trovare dopo. C’è una questione da risolvere ed ho bisogno di una mano…”
Davide, annuendo, si chiuse la porta dietro le spalle.
Luciano pensò che avesse ragione: Danilo aveva portato soltanto dei guai.

 

                                                          ***

Quella sera, i ragazzi si fermarono un po’ di più in redazione. Leonardo aveva annunciato la sua partenza per New York. Lì avrebbe lavorato come gallerista, con la possibilità di esporre anche i suoi quadri.
“Ed anche tu vai via…”
“Lorenzo, doveva succedere prima o poi. Questa è la mia vera aspirazione e voglio raggiungere i miei sogni a tutti i costi. Anche se dovrò abbandonare la mia casa e i miei amici!”
Manuel lo abbracciò da dietro.
“L’importante è non abbandonare il proprio ragazzo!” Disse sorridendo e chiudendo gli occhi.
Leonardo lo baciò.
<<Certo che quei due sono proprio innamorati!>> Pensò Lorenzo. I ragazzi si congedarono.
“Ehi! Cosa fai qui tutto solo?” Danilo era arrivato e Lorenzo non se n’era neanche accorto.
Barbara, Claudia e Dario cominciarono a malignare.
“Certo che potrebbe dircelo, no?”
“Barbara! Magari non è come pensiamo noi!”
“Ah, sì, Claudia?” Fece Dario. “E come dovrebbe essere? Quello è un giocatore di rugby! Lo sappiamo che Lorenzo è Rugbystasessuale! Già è stato con quel figaccione di Davide e ora… Non venirmi a dire che non stanno insieme! Ne parlano tutti! E devo dire che anche questa volta Lorenzo ha scelto bene!”
Fabio e Alex stavano bevendo del gin, bevanda preferita di Fabio, ma detestata da Alex, che nervoso per la presenza di Dario, ne aveva tracannato quasi una bottiglia.
“Lo sapevo!” Disse Alex a Fabio. “Te l’avevo detto che Lorenzo e quel Danilo si sarebbero messi insieme!  Uffa! Tutti a lui i migliori! Prima Eugenio, ora questo! Ma cos’ha?”
“Lo vuoi proprio sapere, Carusa, cos’ha Lorenzo? Lui li ama senza bisogno di chiedergli niente in cambio. Noi, invece, abbiamo sempre preteso qualcosa da chiunque dei nostri ragazzi.”
Alex sorrise: Fabio aveva proprio ragione. Lorenzo li aveva amati tutti e non aveva mai chiesto niente in cambio a nessuno.
Davide posò la torta al cioccolato sul tavolo e baciò Leonardo.
“Questa te la manda mia madre! Ti ringrazia di essere venuto al matrimonio e ti augura un buon soggiorno a New York.”
“Ringraziala da parte mia!”
Andrea si avvicinò al suo ragazzo.
“Davide.” Gli sussurrò. “Ma quello è il nuovo ragazzo di Lorenzo? Non è quello che gioca a rugby?”
“Sì, è lui! Ma non sono proprio sicuro che stiano insieme. Credo che si vedano e basta. Boh, magari scopano. Non lo so! Lorenzo non me ne ha parlato…”
“Non te ne ha parlato? Allora dev’esserci qualcosa di losco…”
“Lo credo anch’io!”
Leonardo e Manuel si avvicinarono di nuovo a Lorenzo.
“Bel colpo!” Gli sussurrò Leonardo colpendolo ad una spalla.
Lorenzo era perplesso. Danilo pensò che fossero pazzi.
Vera, Benny e Barbarella si scambiavano occhiate complici e commentavano l’aspetto del ragazzo che era con Lorenzo.
“Mi sento… osservato…” Si lamentò Danilo.
“Ti va se ce ne andiamo da qualche altra parte?”
“Birrino?”
“E sia!”
Quando fecero per andarsene, Luciano fermò Lorenzo e gli chiese se il fine settimana successivo avrebbe potuto accompagnarlo a Torino per incontrare Marco Ligi, un nuovo illustratore per Mans men. Lorenzo accettò. Conosceva già le illustrazioni di quel ragazzo, ma non lo aveva mai incontrato e pensò che sarebbe stato fantastico conoscere uno dei più bravi disegnatori della scena gay italiana.

                                                          

***

 

Luciano chiese a Davide di accompagnarlo nel suo ufficio. I due si sedettero uno di fronte all’altro. E finalmente Luciano parlò.
“Perché pensi che ti abbia fatto venire qui?” Incrociò le mani come un boss mafioso.
“N- non lo so, Luciano. Dimmelo tu!” Davide si sentì improvvisamente nervoso.
“Affronterò la questione velocemente, come ben sai Man’s men sta perdendo utenti di settimana in settimana. Volevo diradare gli aggiornamenti e aumentare la pubblicità ma non è possibile. È un’emorragia inarrestabile.”
“E cosa pensi di fare?”
“Chiuderlo.”
“Ma… Così resteremo tutti senza un lavoro!”
“In realtà ho già pensato a tutto: tu potresti continuare a lavorare per Sport Oggi, come anche Andrea. Barbara e Claudia passerebbero a Donna Forever. E anche Fabio. Dario potrebbe restare a fare da direttore artistico a tutte e due le riviste. Marco, il nuovo illustratore, non avrà granché problemi a disegnare comunque per Sport oggi e Donna Forever…”
Davide sentì una fitta al cuore: chiudere Man’s men significava dover rinunciare ad avere Lorenzo accanto ogni giorno.
“E… Lorenzo? Dovrebbe continuare a fingersi Dorella Vannini? Perché non lo hai nominato?”
“No. Lorenzo non continuerà a lavorare per me. Per lui ho altri progetti.”
“E cioè?”
“Lo saprete al momento giusto. Neanche Lorenzo sa niente. Quindi ti prego di non fare parola con lui né della chiusura di Man’s men, né dei miei progetti su di lui. Okay, Davide? Confido in te.”
“Sta’ tranquillo, starò zitto. Anche se sono curioso come una scimmia!”
“Dovrai aspettare, figliolo!”
“Dai, torniamo alla festa!”
“Io penso che me ne andrò a casa! Sono stanco! Alla mia età è meglio fare presto la notte!”
Davide guardò Luciano con aria di disapprovazione.
“Hai soltanto una decina d’anni più di me! Cosa saranno mai delle ore di sonno perse?”
“Davide… Ne ho quasi una ventina più di te! Divertitevi!”
Uscirono dall’ufficio e Luciano si diresse alla porta.
Quando il suo capo fu fuori dalla redazione, Davide si sedette su una sedia e cominciò a pensare al da farsi. Se non avrebbe più avuto Lorenzo a lavorare accanto a lui che senso aveva rimanere là?

                                               

***

Domenica. La pioggia scendeva fitta su tutta Bologna. Lorenzo e Danilo riposero le loro borse nel cofano della macchina di Luciano. Danilo si sistemò sul sedile posteriore. Davide fermò Lorenzo afferrandolo per un braccio prima che questo potesse prendere posto sull’auto.
“Si può sapere cosa è venuto a farci lui con noi?” Chiese scocciato a Lorenzo.
“Niente! Avevo voglia di stare con lui e gli ho chiesto di unirsi a noi.” Sorrise quello. “Qualcosa in contrario?”
“No, assolutamente! Solo che, visto che staremo fuori per tre giorni, avrei voluto passare del tempo insieme a te… Magari da soli!”
Lorenzo era perplesso: che Davide fosse geloso? Ma non poteva certo pensarci adesso. Se qualcosa sarebbe dovuta succedere fra loro, sarebbe successa lo stesso. Danilo o non Danilo. Anche se avrebbe preferito che non succedesse nulla vista l’amicizia che lo legava ad Andrea.
“Dai, Davide! Stiamo da soli in redazione per tutto il giorno!”
“Beh, non è lo stesso! A questo punto avrei potuto portare Andrea! Dato che tu ti sei portato dietro quel Danilo!”
“Beh, non è lo stesso!”
“Sì che lo è!”
Luciano li interruppe bruscamente.
“Cosa diavolo avete da confabulare? Vi state bagnando tutti! Forza, entrate in macchina che è tardi!”

                                              ***

 

Quando arrivarono a Torino, Lorenzo si ricordò di quanto la città fosse buia e triste. In realtà, Torino era spettacolare, ma chi non era abituato a viverci, la vedeva così: lugubre, grigia e metallica come una grande fabbrica rumorosa.
In albergo, presero due doppie: Luciano e Davide e Danilo e Lorenzo.
Luciano e Lorenzo si diedero appuntamento per le otto ed entrarono nelle rispettive camere.
Danilo posò le grandi borse con i vestiti e si sedette sul letto.
Lorenzo guardò fuori dalla finestra. Almeno non pioveva.
“Avresti preferito prendere la camera con Davide, vero?” Disse all’improvviso Danilo all’amico.
“Che, sei pazzo? Piuttosto, tu forse avresti preferito andare in camera con Luciano. Magari ti vergogni: sai, in camera da solo con un gay che potrebbe saltarti addosso!”
Danilo alzò la testa e guardò Lorenzo.
“Pensi che io abbia paura di te?”
“Ah, no. Non intendevo. Io…” Lorenzo s’imbarazzò.
Danilo gli si avvicinò e lo abbracciò da dietro.
“Non ho affatto paura di te! Tu sei mio amico. Non m’importa di nient’altro. Per me sei Lorenzo e basta. Fidati di me.”
Lorenzo annuì.
Continuarono a guardare l’orizzonte fuori dalla finestra, con Danilo che abbracciava Lorenzo da dietro cingendogli la vita ed il collo con le braccia.

 

                                                     ***

Le luci della sera inebriavano Lorenzo: pensò che avrebbe potuto innamorarsi in quell’atmosfera malinconica ma così calma e lucente da togliere il fiato. Torino era più bella di notte che di giorno. Entrarono nel locale nel quale avrebbero incontrato Marco Ligi. Luciano spiegò a Lorenzo che Marco lavorava come cameriere in quel bar e che quindi avrebbero dovuto avere pazienza se il ragazzo fosse stato troppo preso dal suo lavoro.
Presero un tavolo per cinque e poco dopo un bel ragazzo con i capelli color del miele e gli occhi di un verde intenso che sfociava nel grigio apparve vicino a loro: era Marco Ligi.
Lorenzo restò senza fiato: non era bello, ma era stranamente affascinante e sembrava un principe azzurro.
Davide sembrava sul punto di svenire, tanto che Lorenzo dovette colpirlo con una gomitata per farlo tornare in sé.
Danilo notò le reazioni dei due ragazzi e non trattenne un piccolo risolino.
Luciano non si accorse di nulla e si presentò al ragazzo.
Marco e Lorenzo incrociarono gli sguardi.
Lorenzo riuscì a malapena a presentarsi.
Marco lo fissava intensamente.
Davide e Danilo si guardarono e si scambiarono delle occhiate complici. Ma, mentre per Davide quegli sguardi significavano il mettere in guardia Danilo sulla pericolosità di Marco, che ci stava provando con Lorenzo, per Danilo significavano <<Hai visto? Quei due si piacciono! Non sei geloso?>>.
Luciano invitò Marco a sedersi.
“Sì, ho giusto mezz’ora di pausa, signor Cannatella, può parlarmi di tutto!”
Marco aveva un piacevole accento vagamente siciliano.
“Sì, sono Palermitano. Da cinque anni abito qui con i miei, anche se adesso ho preso un appartamento da solo.” Alzò gli occhi verso Lorenzo e gli sorrise.
Lorenzo ricambiò ed abbassò lo sguardo. Pensò che, questa volta, se si fosse innamorato di uno che doveva lavorare con loro, avrebbe combinato veramente un grosso casino.
Danilo si alzò e chiese a Lorenzo di accompagnarlo in bagno.
Marco pensò che quello doveva essere il ragazzo di Lorenzo.
Luciano non badò molto alla cosa e continuò a parlare di lavoro.
Davide pensò che Danilo stesse per fare una tremenda scenata di gelosia a Lorenzo.
Nel bagno, Danilo si lavò le mani. Lorenzo se ne stava appoggiato al muro.
“Ma lo hai visto come ti guarda quello là?”
“Ma chi, Davide?”
“Marco! Ti sta sbavando addosso da quando si è seduto al tavolo!”
Lorenzo arrossì.
“Non ci avevo fatto caso… Ma tu pensi sul serio che io gli piaccia?”
“Da come ti guarda sembrerebbe di sì. E da come lo guardi tu… Penso che vorresti saltargli addosso!”
Lorenzo rise.
“Hai ragione! È mooolto carino!”
“Provaci!”
“Ma sei pazzo? L’ho conosciuto in questo istante!”
“Sono sicuro che se non ci provi tu, sarà lui a farlo prima che la serata finisca!”
“Smettila di scherzare!”
“In realtà mi preoccupo! Non penso che Davide sia molto felice della situazione! Mi lanciava certe occhiate! Sembrava gelosissimo!”
“Davide? Lui è soltanto un amico.”
“Mah, sarà! Comunque provarci non costa niente! Vedi che succede!”
“Tu sei pazzo!”

 

                                                 ***

 

In albergo, Danilo s’infilò sotto la doccia per primo.
Lorenzo si distese sul letto e pensò al bacio di saluto di Marco.
Poi agli occhi di Marco.
Alle mani di Marco.
Marco. Marco. Marco.
Marco.
Si rigirò sul letto.
Danilo uscì dalla doccia.
“Che fai, pensi a Marco?”
“Smettila di leggermi nel pensiero che mi fai paura!”
“Sei così prevedibile!”
“Ho bisogno di una boccata d’aria!”
“A quest’ora? Ma è quasi l’una! E non conosci la città.”
Prima che Lorenzo potesse rispondere, il telefono della stanza squillò. Il ragazzo alzò il ricevitore.
“Pronto?”
“Salve! Sono Marco! Potrei parlare con Lorenzo?”
Il cuore in gola.
“Ah… S-Sono io. Dimmi.”
“Ti ho svegliato?”
“No…”
Danilo spinse il tasto del vivavoce.
“Ascolta, per caso, uno dei due che stavano con noi al tavolo… È  il tuo ragazzo?”
Lorenzo trasalì: ma che domanda era quella? E poi da fare al telefono! E con Danilo che sentiva tutto. Il suo compagno di stanza rise.
“Non… No… Nessuno dei due.”
Un attimo di silenzio.
“Ti va di fare un giro? Torino è splendida di notte.”
“Ah, io. Non so… È che… Sai, lasciare Danilo da solo…”
Danilo gesticolava nervosamente verso Lorenzo: non sapeva più come fargli capire che doveva andare. Tolse il ricevitore all’amico.
“Marco?”
“S- Sì?”
“Sono Danilo! Lorenzo è timido! Sta arrivando, ok?”
Marco rise.
“Ok!”
Danilo abbassò la cornetta.
“Ma sei impazzito? Come ti è venuto in testa di fare una cosa simile?” Sbraitava Lorenzo.
“Se non avessi preso in mano la situazione saresti ancora lì a dire che non potevi uscire… Ora va’!”
Danilo sistemò con una mano i capelli di Lorenzo.
“Ecco! Così sei splendido!”
“A dopo!”
Lorenzo aprì la porta e si girò verso l’amico.
“Grazie.” disse.
Danilo alzò la mano come faceva sempre per ringraziare qualcuno.
Quando Lorenzo fu fuori si avvicinò alla finestra e vide l’amico che raggiungeva Marco. Stava assistendo alla nascita di un amore fra due uomini. Chissà come mai la cosa non lo turbava più di tanto. Poi, stanco, si gettò sul letto e si addormentò.

 

                                                                  ***

Marco sentì Lorenzo arrivare dietro di lui.
“Allora, non te lo aspettavi, eh?”
“No! Cioè… Ci siamo scambiati due parole in tutta la serata…”
“Sono state più che sufficienti! Allora, ti va di vedere Torino?”
“Sono nelle tue mani!” <<E che mani!>> Pensò Lorenzo.
Marco prese la mano di Lorenzo e lo trascinò con sé.
Gli fece vedere dei posti stupendi che, alla luce della luna, apparivano ancora più belli. Lorenzo sentiva il vento freddo sulla pelle, eppure desiderava che quei momenti in cui Marco gli stringeva la mano non finissero mai. Si sedette sfinito su una panchina e chiuse gli occhi per assaporare ancora di più la brezza fredda dell’aria. Sentì le labbra di Marco posarsi sulle sue. Non lo scacciò. Lo desiderava. Lo afferrò per la nuca e lo strinse ancora di più a sé, mentre l’altro cominciava ad insinuarglisi dentro.
Il vento soffiava ancora.

 

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