I Guardiani della Luce – X’mas special!

Da tanto, tantissimo tempo sto tentando di chiudere il secondo romanzo dei Guardiani della Luce e di ristampare il primo. Purtroppo, per varie vicissitudini, non mi è stato ancora possibile farlo. Ma sto comunque continuando a scrivere.
Questo Natale vi regalo un episodio extra ambientato qualche giorno prima del 24 dicembre e quindi tra il capitolo 4 e il 5 del primo romanzo. Spero vi piaccia e… Buone feste! Comunque, l’appuntamento con i miei romanzi è sempre il lunedì con “In blue” su questo stesso blog.

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Episodio extra
Condividiamo le stesse lacrime

Sarebbe stato un Natale strano, questo Gabriele lo sapeva bene. Da quando lui ed i suoi migliori amici Marco e Carlo avevano incontrato Nico ed avevano scoperto di essere i leggendari guerrieri conosciuti come Guardiani della Luce, era costantemente assalito dalla paura di poter perdere i suoi amici in battaglia. Come se non bastasse, dei misteriosi Pupi Siciliani avevano rapito Bruno Manfredi, un teppistello a cui però Gabriele era affezionato, e questo gli aveva fatto aprire gli occhi su quanti pericoli sovrannaturali si annidassero nella sua amata Palermo.
Quell’anno in particolare, Gabriele avrebbe voluto stupire i suoi amici regalando loro qualcosa che fosse rappresentativo della loro amicizia. Dopo tanti anni, fare un regalo a Marco e Carlo era diventato sempre più difficile e le idee migliori gli venivano in mente solo dopo che aveva già comprato dei regali inutili o ridicoli e che aveva speso tutti i pochi soldi che aveva. Ma, vista la situazione, questa volta doveva essere diversa: stilò una classifica di regali interessanti man mano che gli venivano in mente ma ogni cosa che inseriva nella lista gli sembrava ridicola.
Nel pomeriggio tutti i suoi amici si sarebbero riuniti al campetto della comunità incontro che si trovava alla fine di Via Pietro Scaglione, la via nella quale abitava. Ci sarebbero stati anche Giuseppe e Claudio, due suoi amici che erano sempre insieme e che sembravano quasi fratelli. Quel giorno Giuseppe non avrebbe giocato perché il giorno prima si era fatto male calciando una pallonata potentissima, mentre Claudio non si sarebbe azzardato a scendere in campo a causa di suo fratello, detto Puccettone, che era uno dei bomber della squadra di Marco e Carlo e che era talmente potente da oscurare chiunque.
“Un regalo per Marco e Carlo?” Claudio era perplesso.
“Dai, che questi tre lo sai che ogni anno si fanno i regali…” Giuseppe diede una gomitata d’intesa all’amico.
Gabriele li guardò storto. “Se chiedo aiuto a voi è perché li conoscete bene! Io idee non ne ho.” Si mise la testa fra le ginocchia.
“Guarda che è semplicissimo…” Giuseppe era quello tra loro che aveva sempre le idee più strabilianti e conosceva Marco e Carlo veramente da tantissimo tempo. “Puoi andare all’emporio del signor Tantillo e chiedergli di farti due riproduzioni personalizzate delle coppe che realizziamo ogni anno per i tornei di calcetto.”
Gabriele aprì la bocca pieno di meraviglia e diede un abbraccio a Giuseppe.
“Geniale! Non ci avrei mai pensato!” urlò mentre Claudio si scansava e le due squadre in campo fermavano il gioco per guardare perché strillasse tanto.
Gabriele si nascose dietro ai suoi amici pieno di vergogna.
L’indomani mattina decise di alzarsi di buon’ora e andare all’emporio del signor Tantillo. Il proprietario dell’emporio era un uomo alto e grosso, scorbutico e sempre arrabbiato con qualcuno, ed ogni volta che Gabriele passava davanti al suo negozio si sentiva osservato e giudicato dagli occhi porcini dell’uomo, tanto che affrettava il passo e filava via il più velocemente possibile. Ma quella volta avrebbe superato l’inquietudine che gli metteva addosso e avrebbe chiesto quello che doveva.
Quando entrò nel piccolo emporio, il signor Tantillo non era da nessuna parte, Gabriele si guardò attorno e toccò gli oggetti del negozio con cautela stando bene attento a non attivare la sua psicometria. Si avvicinò al bancone e vide un volantino stampato in bianco e nero, chiaramente realizzato in maniera casalinga, che parlava di un gruppo di persone che si sarebbe riunita in piazza Sant’Oliva il 21 dicembre per sottolineare il proprio dissenso verso le scelleratezze dell’umanità, prima tra tutte la piaga degli omosessuali. Gabriele rabbrividì.
“Tieni giù le mani!” Il sig, Tantillo emerse dal magazzino come una furia, tanto che Gabriele si prese un bello spavento.
“Cosa facevi? Volevi rubare?” Urlò sputacchiando in faccia a Gabriele.
“Ma no, io…” Il ragazzo non ebbe neanche il tempo di aprire bocca che la mano dell’uomo lo aveva afferrato per il collo del maglione.
“Senti, frocetto, vai fuori di qua! Io quelli come te qui non ce li voglio!”
“Ma…”
“Siete un affronto a nostro Signore! Sei sporco e lurido e finirai all’inferno!”
Gabriele avrebbe voluto dare delle spiegazioni al signor Tantillo, ma quello che sentì sfiorando il negoziante gli fece venire i brividi. Quell’uomo provava un odio ed una repulsione senza fine verso di lui e verso gli omosessuali in generale. La sua anima diventava nera ogni volta che si ritrovava davanti persone che lui considerava omosessuali e ancora più nera si faceva se si trovava davanti stranieri, in particolare africani o cinesi. Gabriele non aveva mai sentito un tale odio e senza neanche rendersene conto si ritrovò sbattuto in strada sotto gli occhi dei passanti mentre il signor Tantillo gli urlava che non doveva più azzardarsi neanche a passare davanti al suo negozio. Lui e quegli altri due finocchi dei suoi amici.
Quando arrivò a casa di Nico, l’amico gli fece notare il maglione strappato e la ferita vicino al labbro, che solo in quel momento Gabriele si accorse che bruciava tantissimo.
“Se è lo stesso Tantillo che ha creato il gruppo online contro gay ed extracomunitari, allora mi sa che la cosa è seria.” Nico girò il suo portatile verso Gabriele e il ragazzo vide che si trattava dello stesso gruppo di cui parlava il volantino. “Sembra che si riuniranno per protestare contro quello che odiano. Dicono che la protesta sarà pacifica, ma io vedo solo gente molto arrabbiata. E quando uno si comporta così ha sempre qualcosa da nascondere. Non è spiegabile altrimenti questo odio verso qualcuno che non può nuocergli…”
“Io ho visto solo un’anima a chiazze nere… Come se fosse posseduto…”
“Quel male viene da lui.”
“Questo è terribile. Nico, io ho più paura del signor Tantillo che dei demoni.”
“Fai bene ad averne. È un fomentatore di folle.”
“Però nel quartiere tutti lo odiano.”
“Ultimamente ho visto un sacco di gente entrare e uscire dall’emporio e tutti avevano una strana espressione soddisfatta, come se lui gli avesse detto quello che volevano sentire.”
“Li sta portando dalla sua parte…”
“È scomparso un ragazzino e sta cavalcando l’onda dell’isteria collettiva. Sulla pagina del suo gruppo scrive che sicuramente è stata qualche zingara che ha rapito Bruno e che sicuramente c’entravano le droghe ed i frequenti rapporti con altri coetanei omosessuali.”
Gabriele arrossì fino alla punta delle orecchie. Stava parlando di lui? Credeva che lui si drogasse e avesse rapporti con Bruno? Come poteva mischiare così xenofobia, omosessualità e ignoranza? Quell’uomo era pericoloso e Gabriele doveva starne alla larga.
“Ho paura, Nico.”
Nico non rispose ma fissò lo schermo preoccupato. Tutti i suoi pensieri erano per quello che un ragazzino come Gabriele, col coraggio di dire la verità, affrontava quotidianamente­.

***

Il signor Tantillo chiuse la porta del negozio e si diresse verso il bancone. Nell’angolo, nascosto dietro centinaia di cianfrusaglie da giardino che nessuno in via Pietro Scaglione avrebbe mai comprato, una figura maestosa ed elegante ma priva di un braccio lo stava aspettando impaziente.
“Credo che sia tutto pronto…” disse alla figura.
“Immagino non sia stato difficile con il mio potere malefico influenzare tutta quella gente.” La figura non muoveva le labbra ma la sua voce era potente, infida e volgare. Ogni suono trasudava malvagità.
“Con tutte quelle persone dalla nostra parte dimostreremo che l’omosessualità è un clamoroso errore e che la vera rovina della nostra patria sono loro e tutti questi sporchi turchi che ci invadono da anni.”
La figura rise maliziosamente alle parole del signor Tantillo. Aveva trovato una persona il cui odio e rancore erano nati spontaneamente. Tutto il profondo disprezzo verso chi non era come lui era più che un credo per quel negoziante dall’anima vuota. La figura rise. Chi lo aveva lasciato indietro avrebbe avuto il fatto suo. Non si trattava così uno del suo rango.

***

“Certo che, anche tu che vai dal signor Tantillo! Ma che ci sei andato a fare? Quello è un cane! Io non ci vado mai senza Puccettone che almeno sa come trattarlo!” Marco stava seduto su una delle panchine del suo residence, mentre Gabriele gli passava una delle bibite che aveva preso al bar ed arrossiva per lo sforzo di inventarsi una scusa credibile che non facesse saltare in aria tutti i suoi piani per i regali.
“Ma niente… Volevo curiosare.” Fu tutto quello che riuscì a dire.
“E tu per curiosare ti sei fatto spaccare un labbro?” Carlo si mise una mano sugli occhi per sottolineare la sua disperazione.
“Ma che ne sapevo… Ma voi lo sapevate che sta organizzando un raduno a piazza Sant’Oliva?”
“Un raduno?” Carlo era perplesso.
“Sì, fa parte di uno di quei movimenti pseudoreligiosi che incitano all’odio…”
“Ah! Sì, la so ‘sta storia!” Marco scolò la bibita tutta in un sorso. “Mio padre sarà lì a sorvegliare insieme ai suoi colleghi. Il gruppo del signor Tantillo parlava di una manifestazione pacifica, ma mio padre è convinto che sia un esaltato e chissà cosa potrebbe fare.”
“Conviene che andiamo a controllare anche noi?” Chiese Carlo.
“Nico dice che non si tratta di demoni, forse è inutile.” Rispose Gabriele.
“Inutile non lo so…” Marco rispose per Carlo. “Io credo che stare all’erta sia la cosa migliore… E poi, magari andiamoci tutti in gruppo, senza bisogno di usare i poteri, e schieriamoci contro di loro.”
“Una contro-manifestazione?” Gabriele era perplesso.
“Marco, che facciamo? Ci presentiamo lì con dei cartelli e ci mettiamo contro degli adulti?” Carlo non era convinto per niente.
“Gli altri verranno con noi. Sono sicuro che sia le ragazze che Puccettone, Claudio e Giuseppe vorranno mettersi contro questi deficienti…” Marco sorrise e guardò all’orizzonte. “Guardate c’è Puccettone! Chiediamoglielo!”
Ma quando Marco e Carlo chiesero al loro compagno di calcio di unirsi a loro, quello li guardò come se gli avessero chiesto di presentarsi in mutande ad un’interrogazione a scuola.
“Starete scherzando? Io sono col signor Tantillo e andrò con lui. Quel frocetto…“ E indicò Gabriele. “… e quelli come lui, dovrebbero stare nelle fosse, insieme ai negri.”
Gabriele tremò ed avvampò. Puccettone lo trattava spesso male, ma non si era mai azzardato ad insultarlo pubblicamente.
“Ma che stai dicendo?” Marco era nero. “Lo sai benissimo che Tantillo è un pazzo! E poi, Gabriele è nostro amico!”
Gli occhi di Puccettone diventarono rossi.
“Forse un VOSTRO amico! Io con quello non ho niente a che fare!” E se ne andò compiendo grossi balzi verso casa sua.
“Non ci credo…” Carlo guardò Marco e Gabriele e vide che quest’ultimo stava quasi per piangere. “Tranquillo, Gabriele, gli altri ci aiuteranno.” Anche se pensava che di sicuro molti dei loro amici e compagni di squadra non avevano il minimo interesse nell’andare ad una manifestazione per difendere i diritti della gente.
Per tutto il pomeriggio e la sera, però, Gabriele e gli altri ricevettero varie adesioni e sia Giuseppe che Claudio accettarono di andare con loro.
Claudia, la sorella di Gabriele, insieme alle sue amiche Maria e Diana, guardò i ragazzi come se fossero sporchi e disse semplicemente che di certe cose a loro tre non importava nulla, mentre Franco, il patrigno di Gabriele si fece beccare con un volantino della manifestazione in mano.
Elvira, Viviana, Roberta e Monia ovviamente dissero a Gabriele che sarebbero andate con lui ed anche Nico decise che dare un occhio sarebbe stato meglio, coinvolgendo molti dei suoi colleghi dell’università. In breve i ragazzi parlarono con tutto il quartiere e scoprirono che molte persone sarebbero andate alla manifestazione organizzata dal Signor Tantillo. Gabriele era sgomento, come poteva esserci tanto odio in giro? Soprattutto, si chiedeva, come era stato possibile non accorgersene in tutto questo tempo? E perché mai tutti gli sorridevano di continuo eppure continuavano a pensare che lui fosse soltanto un malato o un pervertito? Di certo, non poteva starsene con le mani in mano, doveva far sentire la sua voce. Aveva combattuto tanto per non nascondersi, si era preso un sacco di insulti e forse era venuto il momento di fare i conti con tutto quell’odio.

***

Il 21 quando i ragazzi, che erano una trentina, si trovarono a piazza Sant’Oliva per la manifestazione, il padre di Marco ed i suoi colleghi stavano già pattugliando la zona. Al centro della piazza, tra alberi e panchine, un nutrito gruppo di uomini e donne sui quarant’anni, tra cui capeggiava, per altezza e possanza il signor Tantillo, stava parlottando e scambiandosi idee su come sarebbe stato meglio disporsi per attirare altra gente.
Il signor Tantillo tirò fuori dal grande baule che aveva portato il Pupo siciliano. La creatura magica si finse inanimata e si lasciò sistemare su uno degli sgabelli che Tantillo aveva preso dal suo emporio. Emanava un’aura nera, ma nessuno sembrava farci caso. Gabriele fissò la figura e questa sembrò sorridergli con occhi vuoti.
“Che ansia…” Disse afferrandosi a un lembo del maglione di Marco.
“Quello è un Pupo siciliano…” Nico aggrottò le sopracciglia e improvvisamente capì che non era solo una questione di razzismo, la presenza di quel Pupo metteva la situazione in tutt’altra luce: i demoni stavano manovrando gli esseri umani.
“Gabriele…” Elvira, arrivata insieme a Viviana, Roberta e Monia sembrava preoccupata. “Mio padre ci ha proibito di stare con voi…”
“Cioè?” Gabriele sussultò.
“Niente.” Si intromise Viviana. “Ha detto che in chiesa non ci accoglieranno più se Padre Salvino scopre che siamo venute a protestare.”
“Ma che significa? Che c’entra la chiesa?” Marco quasi spinse Elvira lontana da Gabriele.
“C’entra! Ci sono tutti i parrocchiani del C.E.P. a questa manifestazione. E secondo loro bisogna epurare il mondo dalle cose sbagliate.”
“In questo modo però stai dicendo che Gabriele è sbagliato.” Carlo quasi urlò.
“No, noi lo sappiamo che Gabriele non è sbagliato… Ma i nostri genitori…” Viviana si mise fra Carlo ed Elvira.
“I vostri genitori sono dei bigotti!” Marco riprese a spingere Elvira mentre Roberta e Monia si scansavano.
“Marco…” Gabriele aveva le lacrime agli occhi. “Se i loro genitori dicono così…”
“Le fai andare con loro, tanto che ti considerino malato non è importante, no?” Marco era furente.
“No, ecco…”
“Bah! Fate come volete! Dovreste tutti sparire come Bruno.” Marco voltò le spalle alle ragazze e Carlo le guardò male.
“Andate. Lo capisco…” Gabriele sorrise alle amiche, ma si sentì morire dentro.
“Scusaci…” Le ragazze erano mortificate, ma i loro genitori non avrebbero mai perdonato la loro presenza in una contro manifestazione non indetta dalla chiesa.
“Caprari!” Sbottò Marco quando le ragazze furono sufficientemente lontane. “Vorrei vederli a colloquio con Gesù!”
“Non professava nulla di tutto quello che dicono questi ignoranti.” Carlo era ancora incredulo: lasciarli così solo per paura dei genitori e di Padre Salvino.
“Un giorno capiranno…” Si intromise Nico. “Ma non è colpa loro, questa volta.” Indicò il pupo. “Sono sicuro che quel Pupo sia la causa di tutto questo.”
“Lo distruggiamo?” Marco era pronto all’azione.
“Aspettate. Voglio sentire cos’hanno da dire.” A quel punto Nico si avvicinò ai manifestanti, che nel frattempo avevano sfoderato dei cartelli con scritte xenofobe e omofobe che il ragazzo provò ad ignorare.
“Signor Tantillo.” Disse. “Può dirci perché siete riuniti qua?”
Il signor Tantillo non se lo fece ripetere due volte e sfoderò un sorriso malefico.
“Come stavo spiegando a tutti gli amici intervenuti, noi siamo stanchi di essere sovrastati da tutti questi extracomunitari che arrivano qui a toglierci il lavoro, di questi zingari che rubano nelle nostre case, ma soprattutto siamo stanchi di tutti quelli che attentano alle nostre famiglie!”
“Si spieghi meglio…” Nico strinse i pugni, mentre Gabriele, Marco e Carlo si avvicinavano a lui.
“E me lo chiedi?” Tantillo puntò il dito dietro la schiena di Nico. “Parlo di questo ragazzino qui, questo sporco omosessuale che vuole insegnarci che l’amore tra due maschi è giusto e non è una cosa schifosa che viene dall’inferno.” A quelle parole la folla cominciò a mormorare e tra le risatine di alcuni, arrivarono dritto alle orecchie dei ragazzi degli insulti a mezza voce. Il Pupo siciliano si fece più grosso e la sua energia oscura ancora più potente.
“Lui…” Continuò il sig. Tantillo. “Sta infangando la reputazione di tutta la via Pietro Scaglione. Lui e tutti gli amichetti suoi!” Indicò Marco, Carlo e il gruppetto di protestanti. Dalla loro Claudio, Giuseppe e qualche altro amico, alzarono il dito medio contro Tantillo.
A quel punto, Gabriele scansò Nico e prese a parlare.
“Io non sto infangando proprio niente!” Urlò.
“Stai rovinando famiglie intere col tuo sculettare isterico, con le tue maniere da frocetto!”
“E lei sta invece aizzando delle brave persone contro un gruppo di adolescenti.”
“E questo è niente! Tu sei il primo. Poi andremo a prendere gli altri!”
Gabriele strinse i denti e pensò che se Bruno fosse stato lì avrebbe sicuramente risposto a tono, ma non ebbe il tempo di fare nulla che il signor Tantillo gli saltò al collo. Solo la prontezza di Marco e Carlo nello spostare l’amico fecero sì che Gabriele non venisse picchiato. Non appena l’uomo si rese conto che fra le mani non stringeva il collo del ragazzino, gli occhi gli uscirono dalle orbite e gli sputò addosso.
“Sei uno schifoso!” Urlò. Poi si girò verso la gente che era con lui. “Ho ragione o no?”
La gente cominciò  urlare insulti di tutti i tipi. Intanto il Pupo si ingigantiva ancora di più e il braccio mancante cominciò a ricrescergli. In un istante l’aria si fece nera e così gli occhi dei manifestanti.
“C-cosa succede?” Gabriele con le lacrime agli occhi non capiva.
“I manifestanti! Il Pupo li sta usando!” Nico si mise in posizione da battaglia.
Intorno ai ragazzi si creò una bolla d’energia oscura che li avvolse, ma sia i loro amici che i poliziotti ne erano rimasti fuori.
“Ora!” Il Pupo si alzò, mentre il legno del braccio continuava a fuoriuscire e a formarsi. “Ora vi farò vedere quanto è grande Gano di Magonza! La mia signora vedrà quanto ha sbagliato a lasciarmi indietro!”
“Trasformiamoci!” Urlò Carlo ai due amici che annuirono e tutti e tre insieme gridarono il nome del proprio elemento.
“Non posso crederci!” Il Pupo materializzò una spada gigante fra le mani, mentre il braccio mancante si formò completamente. “I Guardiani della Luce!”
“Ci sei tu dietro a tutto questo?” Marco si scagliò sul Pupo.
“Certamente!” Il Pupo lo trapassò con la spada e lo scagliò lontano.
Gabriele e Carlo si guardarono e il secondo corse a soccorrere Marco mentre Gabriele si lanciava contro il Pupo, che per tutta risposta gli mandò contro Puccettone e un’altra decina di persone che sembravano muoversi come zombie mentre attirava Nico verso di sé, incatenandolo.
La folla circondò Gabriele chiudendolo in una morsa, mentre Puccettone gli afferrava il collo e lo stringeva il più forte possibile, guidato dalle risate di Gano di Magonza.
“Sei solo un inutile frocio!” Puccettone traboccava d’odio. I suoi occhi erano completamente neri. “Stai rovinando tutti con la tua sporcizia!”
“Sei contro natura!” Una voce di donna sovrastò Puccettone. Gabriele la riconobbe: era la madre di due gemelli appena nati con la quale aveva parlato qualche volta.
“La vostra propaganda dell’amore invertito ci porterà all’inferno!” Il padre di un suo compagno di scuola.
“Volete trasformare i maschi in femmine e viceversa!” La signora del negozio di alimentari.
“Finirai all’inferno!” Puccettone stringeva il collo di Gabriele così forte che quasi il ragazzo sciolse la trasformazione.
<<No.>> Pensò Gabriele. <<Non è vero. Io non voglio convincere nessuno. Io voglio solo vivere come gli altri. Voglio solo che tutti possiamo essere felici e uguali. Desidero soltanto che tutti possano amarsi e vivere felici.>> Vide Marco e Carlo avvicinarsi correndo. <<Voglio per sempre stare con Marco e Carlo. Riportare Bruno a casa e non soffrire mai più!>> In quel momento richiamò tutta la forza che aveva dentro di sé e scatenò un uragano che scagliò Puccettone e tutti gli altri il più possibile lontano da lui.
“Si è incazzato!”Marco sentì un brivido lungo la schiena.
“Ce ne vuole per far perdere la pazienza a Gabriele.” Carlo si fece una risata. “Aiutiamolo!”
Quando furono vicini i tre ragazzi sfoderarono le loro spade elementali e si scagliarono contro Gano che nel frattempo si era ingigantito ancora di più.
“Mia signora!” Urlava il pupo. “Mi vedi? Sto per sconfiggere i Guardiani della Luce e mi riprenderà con sé!” A quel punto diventò gigantesco e afferrò Marco e Carlo come se fossero stati dei pupazzi.
“No!” urlò Gabriele. “Non lo farai! Lasciali immediatamente!”
“Inutile Guardiano del Vento, causa di tutte le sventure che verranno, chi ti credi di essere per potermi dare degli ordini?” Gli occhi finti del Pupo si posarono su Gabriele.
“Lascia immediatamente liberi i miei amici!”
“Illuso!” Gano prese a manovrare la gente intorno a lui e la scagliò nuovamente contro Gabriele che come un kamikaze corse contro quelle persone e sbattendo la sua spada di vento sul terreno le disperse ancora una volta. Con un’agilità che non credeva nemmeno di possedere saltò sul gigantesco Pupo e con la spada sguainata lo colpì con tutte le sue forze.
“Mai più mi verrà portato via qualcuno che amo!” Urlò, trapassando con la sua lama di vento il Pupo dalla testa ai piedi.
“Cos’hai fatto?!” Ma Gano non finì nemmeno di urlare che andò in mille pezzi. In quel momento Marco e Carlo furono liberi e con due capriole atterrarono dolcemente sul terreno, le catene che legavano Nico si spezzarono e la cupola oscura si dissolse come se non fosse mai apparsa.
“Andiamocene!” Gabriele cominciò a correre seguito dagli altri due Guardiani e da Nico, lasciando tutte le persone presenti svenute per terra.
“E lasciamo tutti così?” Carlo voleva far ragionare Gabriele.
“Quella gente mi odia.” Rispose il Guardiano del Vento sciogliendo la trasformazione.
“Erano sotto influsso demoniaco.” Marco parlò con sicurezza.
“Ne dubito.” Gabriele guardava per terra.
“Non tutte.” Nico si mise in mezzo. “Ragazzi, non è facile capire una cosa del genere. E il momento storico non aiuta…”
“Puttanate!” Sbottò Marco. “Tu e il momento storico! Tutti vogliono bene a Gabriele!”
Nico guardò Marco pensando che fosse davvero ingenuo. E in cuor suo sperò che non si accorgesse mai dei sentimenti, più che palesi, che Gabriele provava per lui, perché di sicuro non avrebbe capito.

***

L’indomani, Elvira, Viviana, Roberta e Monia si presentarono alle quattro panchine, mentre Gabriele era intento a leggere un fumetto.
“Scusaci per ieri.” Elvira si sedette accanto a Gabriele.
“Bah, tanto mi odiano tutti.”
“Non ti odia nessuno.” Roberta con la voce spezzata dalla tristezza abbracciò l’amico.
“Non ti capiscono. Sono dei bigotti!” Monia era come al solito concisa e tagliente.
“Già.” Viviana quasi sussurrò.
“Noi ti vogliamo bene.” Riprese Elvira. “E abbiamo detto ai nostri genitori che non possiamo pensarla come loro.”
Gabriele sentì il cuore sussultare.
“Grazie.” Disse. E ricominciò a leggere rosso in volto.

***

Quando per andare a comprare il latte, Gabriele passò davanti all’emporio del signor Tantillo, sentì gli occhi dell’uomo fissarlo.
“Ragazzino.” Gli disse.
Gabriele fu tentato di scappare via ma lo fissò in volto.
“Cosa vuole?”
“Dovresti vergognarti. Ieri tante persone sono venute alla manifestazione. Non so dove tu sia sparito a un certo punto, ma hai fatto bene. Si vede che hai capito come la pensiamo io e la gente che abita qui. Trovati una fidanzata e pentiti della tua perversione.”
Gabriele sorrise e fissò il negoziante dritto negli occhi.
“Io non mi pentirò mai di niente. Io amo tutte le persone che abitano in questa via, anche se loro credono che io sia malato o perverso. E sa cosa le dico?” Gabriele aprì la mano come se volesse richiamare la sua spada del vento per darsi coraggio. “Lei mi invidia, perché io vivo libero e non solo non ho gabbie, ma non ho nemmeno paura. Tutto il contrario di lei che ha paura che qualcosa le verrà portato via se la gente si ama. Vale zero, per me, e così per i ragazzi che condividono le mie lacrime. Ora, se vuole scusarmi, devo andare a comprare il latte.” E si allontanò tranquillo con la musica dello smartphone nelle orecchie. Il regalo per Marco e Carlo era andato, doveva inventarsi qualcos’altro e ricominciò a pensare a cosa. Sarebbe stato un Natale magnifico, non importava quello che pensava la gente.

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