In blue capitolo 18 – Quando mi svegliai

Siamo al capitolo 18 di In Blue. Da non crederci! Ci avviciniamo al finale, ma ne avremo ancora per un po’. Ebbene, è arrivato Marco, c’è gelosia nell’aria e qualche guaio. Lorenzo confuso, Danilo criptico, non parliamo di Davide pronto a esplodere… Chissà cosa riserva il futuro a questi giovani redattori che pensano solo all’amore… Intanto, buona vigilia di Natale a tutti!

pergamanaextra

In blue
Capitolo 18
Quando mi svegliai

 

I raggi del sole, attraverso la serranda, gli penetravano la pelle. Lorenzo sentì il calore dei raggi solo quando gli colpirono la faccia. Pensò che Danilo dormiva ancora. Aprì gli occhi e fissò il soffitto. Si girò su di un fianco per dormire un altro po’: Marco era ancora immerso nel sonno. Marco? Trasalì. Ma non era con Danilo? Si tirò su di scatto e si rese conto di non essere nella sua stanza d’albergo, ma in quella che, almeno a giudicare dalla confusione di fogli, pennelli e materiale artistico vario, doveva essere la casa di Marco. Il ragazzo gli mise una mano addosso.
“Ti sei svegliato, eh?” Disse con la voce ancora impastata dal sonno.
“Marco… Noi due stanotte…”
“Esattamente.”
“Pensavo di averlo sognato.”
“Me lo dicono tutti!”
“Idiota! Questo significa che io non sono tornato in albergo! Danilo sarà furioso!”
“Danilo! Danilo! Ancora Danilo! È da ieri sera che non fai altro che parlare di lui. Di’ la verità, non è che state insieme e non vuoi dirmelo? Se siete una coppia aperta lo puoi dire.”
“Ma secondo te, se io avessi un ragazzo… Sarei qui con te adesso?”
“Beh, magari sì!” Rise.
“In ogni caso… Devo tornare in albergo! Luciano mi ucciderà! Dovevo avvertirlo!”
“Sei maggiorenne e vaccinato. Nessuno ti sculaccerà se manchi per una notte e non avvisi. In realtà potrei farlo io…” Marco gli si avvicinò. “Ma in quel caso… Ti farei godere come un pazzo…”
“Grazie per l’interessamento… Ma preferisco le pratiche che abbiamo utilizzato stanotte!”
“Piccolo sodomita!”
Risero.
“Ok, adesso devo proprio andare!” Lorenzo si rivestì di corsa. Baciò Marco e si diresse alla porta.
“Lorenzo, aspetta!” Marco lo afferrò per un braccio. Lorenzo si sciolse alla vista di quegli occhi assonnati.
“Tu mi piaci molto.” Disse il disegnatore. “Che ne dici di tentare?”
“Tentare cosa?”
“A stare insieme…”
“Marco, sei splendido, ma non penso sia una buona idea. Io abito a Bologna e tu a Torino. C’è troppa distanza. Non so se è possibile.”
“Dimentichi un particolare: io lavorerò in redazione. E ogni due settimane sarei a Bologna. E tu… Tu potresti venire qua nei fine settimana. Che ne dici?” Gli occhi di Marco erano supplichevoli.
“Magari ci proviamo…”
“Ci vediamo dopo?”
Lorenzo lo baciò.
“Forse.” Rispose, poi. “Ma non aspettarti niente!” Rise scendendo le scale della palazzina.

                                                      

                                                                           ***

 

Davide bussò alla porta della camera di Lorenzo.
Danilo, ancora assonnato, andò ad aprire.
“Lorenzo dorme ancora?” Chiese Davide.
“No… Lorenzo non è tornato stanotte… Credo che sia andato con quello… Com’è che si chiama? Marco…”
“Ma come? E tu non gli hai detto niente?”
“No!”
“Ma non  sei geloso?”
“No…”
“Ma voi due state insieme…”
“No… Non ancora, almeno. Lorenzo è libero di fare ciò che vuole. Torno a letto adesso!”
“Ma… È mezzogiorno!”
“E allora? Vuoi farmi compagnia?”
Davide arrossì: avrebbe volentieri detto di sì.
“Non ci tengo, grazie!” Rispose, invece, brusco.
“Allora buonanotte!”
“Aspetta! Volevo dirti una cosa. Non lasciarti sfuggire Lorenzo. Io l’ho lasciato anni fa ed adesso mi manca. Succederebbe lo stesso anche a te!”
“Lo so. Sei tu l’idiota! Buonanotte!”
Danilo chiuse la porta in faccia a Davide.
Certo che quello là era proprio ingenuo, pensò Danilo: credere che lui e Lorenzo potessero stare insieme. Che idiozia.
Si rimise a letto sperando che a Lorenzo non fosse capitato nulla di grave.

 

                                                            ***

Lorenzo entrò piano nella stanza: Danilo stava ancora dormendo. La luce era spenta e le serrande abbassate. Si sdraiò sul letto. Era ancora tutto indolenzito: quel Marco era proprio un selvaggio! Ma era stato splendido.
“Mi hai fatto preoccupare.”
“Sei sveglio?”
“Non ho quasi chiuso occhio. E Davide è venuto a cercarti!”
“Che c’entra col fatto che non hai chiuso occhio?”
“Faccio come te: passo da un discorso all’altro senza pause o interruzioni.”
“Cretino.” Lorenzo si alzò.
“Non accendere la luce.” Gli disse Danilo. “Torna qua…”
Lorenzo tornò sul letto.
“La prossima volta che fai una cosa del genere, avvisami. Mandami almeno un messaggio. Io ti ho chiamato duemila volte, ma il tuo cellulare era spento. Sei stato con Marco?”
“Sì. È molto dolce… Ma anche molto selvaggio!”
“Come piace a te!”
“Che ne sai?”
Danilo mise la testa sulle gambe di Lorenzo.
“Si vede! Sei una zoccola nell’animo!”
Lorenzo rise.
“Forse!” Disse.
“E allora? Hai fatto l’attivo o il passivo?”
“Non sono affari tuoi!”
“Dai! Io te lo racconterei!”
“Ho fatto entrambe le cose, ok?”
“Ok! Ma non so se crederci.”
“Mi ha chiesto di stare con lui.”
“Ma stai già con me!”
“Eh?”
“Lo ha detto Davide! Noi due stiamo insieme!”
“Che cessa Davide!”
“Forse. Ma ti vuole bene! Mi ha detto di non perderti: lui se n’è pentito.”
Lorenzo sentì il cuore fermarglisi: Davide aveva detto una cosa del genere?
“Ha detto sul serio così?”
“Yes! Vorresti tornarci, vero?”
“Mh… No. Non credo. L’ho amato molto, ma non posso restare ancorato al passato: devo evolvere! Com’è il detto? ‘adattarsi o scomparire’. Io mi sono adattato e sono ancora qua!”
“Ed hai me… E Marco!”
“Compratevi una bambola gonfiabile, bastardi!” Rise Lorenzo.
“Ha meno grasso di te… non mi piace!”
“Non sei divertente!”
“Neanche tu!”
I due amici risero.
“Secondo te…” Disse Lorenzo appoggiando la sua testa sul petto di Danilo. “Dovrei starci?”
“Io direi di provare. Magari è quello giusto!”
“E se è quello sbagliato?”
“Ti passo la mia bambola gonfiabile!”
Risero ancora.
“Allora farò un tentativo.” Rispose Lorenzo sprofondando nel sonno.

 

                                                               ***

 

La terrazza dell’hotel era avvolta dal sole.

“Luciano, so benissimo che ti incazzerai…”
“‘…Ma io e Marco abbiamo una relazione… etc. etc.’…”
“Come lo sai?”
“Davide mi ha detto che stanotte non sei tornato perché eri con lui.”
“Sì… E ci sono andato a letto!”
“Non dovevi farlo! Se fra voi due va male ed io perdo un altro collaboratore, ti sgozzo!”
“C’è dell’altro…”
“Parla!”
“È un problema farmi restare per  qualche giorno ancora a Torino?”
“Sì, è un problema! Ma tanto, anche se ti dicessi di no, ci resteresti lo stesso. Quindi resta pure!”
Lorenzo saltò addosso a Luciano.
“Ti adoro!” Gli gridò fra gli sguardi attoniti di camerieri e clienti dell’albergo.

 

                                                            ***

La macchina di Luciano partì. Lorenzo si decise a chiamare Marco.

 

                                                           ***

“Hai permesso al tuo ragazzo di restare a Torino per stare con Marco?”
“Io e Lorenzo non abbiamo nessun legame d’amore. Lui è libero di fare quello che vuole!”
“Che significa ‘che non avete nessun legame d’amore’? E allora perché Lorenzo in questo periodo è così sereno?”
Luciano ascoltava Davide e Danilo parlare: quei due erano veramente innamorati di Lorenzo, pensava, anche se ognuno a suo modo.
“Tu dovresti conoscerlo meglio di me: come puoi pensare che Lorenzo sia felice solo quando è innamorato?”
“Lo so! Lo so e basta!”
“Certo che di Lorenzo non hai proprio capito nulla!”
“Come ti permetti?”
“Calmati! Mi rendo conto che sei geloso di quello che c’è fra me e lui, ma vai tranquillo: non ho nessuna intenzione di portartelo via. Tu, piuttosto, quando ti decidi a lasciare il tuo ragazzo e tornare con Lorenzo?”
“Io amo Andrea!”
“Beh, allora lascia che Lorenzo viva la sua vita!”
Il viaggio continuò nel più assoluto silenzio.

 

                                                     ***

Lorenzo si gettò sul divano nero di casa di Marco.
“Allora…” Gli chiese il padrone di casa. “…Come mai hai deciso di restare?”
“Voglio provare a fidarmi. Non ti conosco e tu non mi conosci. Ma visto che abbiamo passato una notte molto bella insieme magari c’è una speranza che fra di noi possa funzionare.”
“Ho passato anche mille notti con delle persone con cui, alla fine, non sono riuscito a creare nulla.”
“Ma certo che non ti va mai bene niente!” Lorenzo si alzò dal divano e abbracciò Marco cingendolo alla vita. “Anche io ho passato dei momenti bui nella vita, eppure se sono qua deve esserci un motivo, no?”
Un bacio. Lorenzo sentì il cuore dell’amante mentre gli sfiorava il petto.
“Mi piaci.”
“Anche tu…”

                                            

  ***

 

Danilo ricordò all’improvviso di aver promesso a Riccardo e gli altri di andare con loro a Monaco. Prese il telefono. Era già passata una settimana da quando era tornato da Torino e non aveva ancora chiamato i suoi amici.
Lei restò ancora a dormire sul letto.
Lui si alzò e compose il numero di Riccardo.
“Ric? Sono Danilo…”
“Allora, hai deciso?”
“Sì. Volevo sapere la data…”
“Beh, lo facciamo questo fine settimana. A proposito, come ti va?”
“Bene.”
“Come sta il tuo amico?”
“Chi?”
“Quello… Vincenzo.”
“Lorenzo! Sta bene.”
“Stringi il culo quando sei con lui, mi raccomando!”
“Ma smettila, idiota…” Rise. “È un mio amico. Non c’è niente che abbia a che fare col sesso fra noi!”
“E di Pamela che mi dici?”
“È qua. Dorme.”
“Ah, allora te la sei scopata!”
“Riccardo, Cristo, sono due mesi che ci scopo!”
“Hai mai pensato di metterti con lei?”
“No. Non è il caso. E poi non ne voglio mezza adesso di impantanarmi in un rapporto con qualcuno.”
“Io al tuo posto me la sarei già sposata!”
“Tu sei tu!”
“Già, e tu sei un coglione!”
“Ma va là, idiota! Ci sentiamo in questi giorni!”
Riattaccò e tornò a letto. Guardò il corpo della ragazza che dormiva accanto a lui. Splendida, pensò. Era meraviglioso avere una splendida donna al proprio fianco eppure non era questo che stava cercando. Non stava cercando qualcuno da amare. Si mise i boxer e andò a pisciare. Si rivestì e baciò Pamela. I capelli della ragazza erano scarmigliati sul cuscino. Non la svegliò.
L’aria che si respirava alla fine di marzo, lo rendeva malinconico. Si sfilò il giubbotto e pensò che ormai faceva troppo caldo per continuare a portarlo. Osservò il suo maglione viola e pensò lo stesso. S’infilò nell’auto e partì. Chissà cosa stava facendo Lorenzo? Certo che quel Marco doveva prenderlo molto se era tornato da tre giorni e non si era ancora fatto sentire. Evidentemente non aveva più bisogno di lui. Eppure si sentì triste. Perché, poi, Lorenzo avrebbe dovuto smettere di cercarlo? Comunque doveva avvisarlo della sua partenza.

                                                           ***

Luciano rincasò tardi. La donna distesa sul divano del salotto gli sorrise.
“È strano averti qui. Non mi ci sono ancora abituato.”
“Beh, dopo quattro anni di solitudine ed isolamento…”
“Lo sai che sono dovuto partire per lavoro.”
“Però hai lasciato me e tua figlia a Palermo. Sei un bell’egoista!”
“Marta non voleva trasferirsi a Bologna e tu hai la galleria d’arte. Io…”
“Luciano, Luciano… Sto solamente scherzando! Come al solito sei sempre succube di tua moglie…”
“Beh, e di chi altri dovrei esserlo?” Luciano abbracciò sua moglie.
Lei si strinse a lui.
“Da domani comincerò a venire in redazione. Così vediamo se i tuoi dipendenti riescono a mettere la testa a posto…” Rise.

 

                                                 ***

Lorenzo chiamò Danilo.
“Com’è che non ti sei fatto sentire?”
“Lo sai che io non chiamo mai nessuno. E poi toccava a te farlo: sei tu quello che è tornato, no?”
“Hai ragione.”
“Allora, com’è andata con Marco?”
“Abbiamo deciso di provare a stare insieme. Chissà che veramente non ne nasca qualcosa di buono?”
“Almeno, per una volta, ha la tua stessa età!”
“Smettila di scherzare, cretino!”
Danilo rise.
“Ascolta, io parto. Mancherò, credo, tre giorni. Ma potrei decidere di  prolungare il viaggio… Vado a Parigi e Monaco con i miei amici.”
“Ah!”
“No… Volevo dirti, ti va un birrino stasera?”
“Ovvio!”

 

                                         ***

Danilo era partito. Lorenzo sentì che quel ragazzo era veramente importante per lui.

 

                                         ***

Danilo era stanco di guidare. Chiese a Gollum di prendere il suo posto. Antonio, detto Gollum per via della sua  somiglianza con il personaggio del “Signore degli anelli” non se lo fece dire due volte: non vedeva l’ora di guidare. Danilo prese il walkman e si ficcò le cuffie nelle orecchie. I Guns’n’ roses suonavano ‘November Rain’. Si sentì triste: voleva arrivare a Parigi e lasciarsi andare alle bellezze della città. Voleva salire sulla Torre Eiffel, gettarsi dall’ultimo piano e scoprire di sapere volare.  Voleva volare. Pensò che una settimana lontano da tutto ciò che lo faceva sentire a casa sarebbe stato l’ideale. Sì, anche da Lorenzo.

 

                                                         ***

Andrea e Lorenzo aspettarono che Davide cominciasse a lavorare ed uscirono a prendersi un caffè. Al bar era il turno di Debora e Nico. Finalmente Luca e Irene erano riusciti a prendersi qualche giorno di vacanza.
Lorenzo prese il solito caffè macchiato. Andrea preferì una spremuta d’arancia.
“Se prendessi un altro caffè sono sicuro che ucciderei!”
“Beh, questo sarà il terzo che prendo nel giro di quattr’ore. Oggi arriva Marco e sono tesissimo.”
“Ah, finalmente lo vedrò!”
“Non ti aspettare niente di che! È una cessa come un’altra.”
“Non riesco a capire come fai a cambiare così in fretta ragazzo: fino all’altra settimana stavi con quel figone di Danilo.”
“Ma che dici? Guarda che Danilo è soltanto un mio amico!”
“Come ‘amico’? E io che pensavo… Di solito era sempre in redazione e di punto in bianco non c’è più venuto. Io pensavo… Scusami…” Andrea fece una smorfia che a Lorenzo ricordò quelle che faceva Davide.
“Tranquillo! Tanto è ovvio che quello che c’è fra me e Danilo è ambiguo agli occhi degli altri. Ma ho già spiegato a Davide che io e Danilo non stiamo insieme! Non te l’ha detto?”
“No. Non mi andava di chiederglielo. Ultimamente è un po’ distante.”
“Lo conosci. È fatto così.”
“Sì, lo so. Solo che gli succede ogni volta che qualche persona entra nella tua vita.”
“Beh, è un mio amico. Mi sembra normale che voglia il meglio per me.”
“Hai ragione. Non ho motivo di preoccuparmi!”
“Assolutamente!”
Il cellulare di Lorenzo squillò. Era Marco.
“Sono arrivato alla stazione. Vieni a prendermi?”
“Arrivo!”
Riattaccò. Baciò Andrea e si diresse, con il cuore in gola per l’emozione, alla stazione.

 

                                                              ***

 

Sera. Lorenzo rincasò che Fabio ed Alex erano già a casa. Avevano preparato da mangiare in vista dell’arrivo di Marco. Passarono tutti e quattro la serata insieme a casa. Videro un film e poi, ognuno nella propria stanza. Fabio era entusiasta di Marco: pensò che fosse il ragazzo ideale per Lorenzo. Anche Alex ne aveva avuto un’ottima impressione.
Nessuno dei due lo avrebbe mai ammesso.
Marco si spogliò.
“Sei sicuro che ci entreremo in quel letto?”
“Beh, è a una piazza e mezza. Dovremmo, no?”
“Il fatto è che tu sei così grasso!”
“Non è che lo sono diventato all’improvviso, eh?”
“Stavo solo scherzando, idiota, mi piaci così. E poi… Possiamo stringerci…” Si abbracciarono e poi s’infilarono sotto le coperte bianche del letto di Lorenzo.
Un suono.
“Ah, il mio cellulare!” Lorenzo si alzò di scatto.

“SPERO TUTTO A POSTO LI’. IO MI STO DIVERTENDO DA MORIRE”

Il viso di Lorenzo s’illuminò.
“Chi è?” Chiese Marco.
“Danilo!”
“Ah!”
“Ah, che? È a Parigi e…”
“Non m’interessa dov’è!”
“Che ti prende?”
“Te lo voglio dire da un po’. Ogni volta che ti chiamo, ogni volta che ci vediamo, tu non fai altro che parlare di ‘Danilo, Danilo, Danilo’! Ogni volta che lui ti chiama il tuo volto si illumina come se avessi visto la Madonna e lasci perdere tutto quello che stai facendo solo perché lui ti cerca! Sono geloso! Sembra più lui il tuo ragazzo di me!”
Lorenzo s’infuriò.
“Marco! Danilo è un mio amico! Non ti permetto di parlare così! Oltretutto è etero! Insomma, non sono innamorato di lui e neanche lui di me. Ti prego di smetterla e di non nominarlo più!”
“Sei tu che non devi nominarlo più! Quel Danilo non mi piace neanche un po’! È pericoloso!” Marco incrociò le braccia.
“Ma… Lo hai visto soltanto una volta!”
“È sufficiente!”
“Tu sei pazzo!”
“E tu sei pazzo di lui!”
Lorenzo si alzò dal letto e decise di mangiare qualcosa.
Aprì il frigorifero: solo del latte. Poco male, pensò. Afferrò il cartone e se lo portò alla bocca.
Marco gli comparve alle spalle.
“Scusami. Ho esagerato. È che odio che lui sia tutti i giorni con te mentre io devo accontentarmi di vederti solo una volta alla settimana.” Lo abbracciò. “Perdonami. Io… Ti amo.”
Lorenzo trasalì.
“Anche io ti amo…” Rispose baciandolo. E nel frattempo pensò che Danilo sarebbe stato lì fra meno di due giorni e che avrebbe potuto raccontargli tutto.

 

***

 

Danilo parcheggiò la sua macchina, una Punto blu, sul retro del palazzo della Cannatella. Entrò in redazione che stavano tutti lavorando. Luciano lo salutò. Ricambiò il saluto.
Dario smise di bere dalla lattina di Coca quando lo vide passare.
<<Tutti a Lorenzo i migliori!>> Pensò.
Fabio non lo degnò di uno sguardo.
Barbara, Claudia e Andrea gli sorrisero maliziosamente.
La signora Cannatella lo salutò poco interessata, chiedendosi fra sé e sé chi fosse quel ragazzo.
Danilo bussò delicatamente alla porta dell’ufficio di Lorenzo.
“Si può?” Chiese a bassa voce.
Il voltò di Lorenzo s’illuminò.
“Certo che si può!” Gli rispose balzando dalla sedia.
Davide gli rivolse un debole saluto.
Lorenzo lo fece accomodare e si fece raccontare tutto del viaggio.
Davide, improvvisamente accortosi di essere di troppo, li lasciò soli.
Danilo raccontò a Lorenzo di come Parigi e Monaco fossero  bellissime ma completamente diverse l’una dall’altra: Parigi era una città elegante, mentre Monaco era molto più rozza sia nell’architettura che nei modi di fare degli abitanti. Raccontò di come si era perso per le strade di Parigi, da solo, senza sapere di avere l’albergo alle spalle.
Lorenzo era divertito dal racconto: certo che Danilo era proprio rimbambito a volte!
Il telefono di Lorenzo squillò all’improvviso interrompendo la conversazione fra i due amici.
Marco sarebbe arrivato in redazione da lì a poco.
“È molto geloso.”
“Sarà meglio che vada, allora.”
“Il fatto è che non capisco il perché. Cioè, tutti, ma proprio tutti, si sono convinti che fra me e te ci sia qualcosa che va oltre l’amicizia.”
“Non credo che possano capire…”
“Il problema è che ho paura di metterti in imbarazzo. Voglio dire: tu non sei gay e l’esserlo considerato magari può darti fastidio”
“Lorenzo, nessun fastidio, credimi.”
Lorenzo, preso dalle sue preoccupazioni, non lo ascoltava nemmeno.
“Ma se tu non volessi più vedermi…”
Danilo prese la testa di Lorenzo e lasciò che i loro sguardi s’incrociassero.
“Ascoltami, i tuoi amici mi stanno molto simpatici, ma non m’interessa di quello che dicono.” Una pausa. Un sospiro. “.Non mandiamo tutto a puttane per della gente che non mi dà un cazzo. Ok?
“Ok…” Sorrise Lorenzo.
“E dì a Marco che non ho nessuna intenzione di portarti via da lui, ok?”
“Sarà fatto.”
Un bacio di saluto e Danilo sparì come era arrivato.

 

                                                                     ***

Un’altra settimana era passata. Marco era stato in redazione un paio di volte, ma non si era fermato a Bologna per la notte. Quella settimana toccava a lui andare a Bologna, ma chiamò Lorenzo e gli disse che, a causa di alcuni impegni, non gli sarebbe stato possibile lasciare Torino.
“Allora vengo io!” Propose Lorenzo.
“No. Lascia stare. Non avrò tempo. Ti annoieresti a stare da solo.”
“Ma si può sapere che impegni hai?”
“Questioni familiari. È inutile parlarne adesso, ok?”
“Ok…”
Silenzio.
“Ehi… Ti amo, ok?”
“Ok…”
Lorenzo chiuse la conversazione e pensò che tutti quegli ok stavano cominciando a infastidirlo. Uscì dalla redazione e s’incamminò verso il bar chiedendosi perché continuava a dire sempre ‘ok’ a chiunque. Come se gli altri decidessero per lui e a lui andasse bene.
Irene gli preparò il solito caffè macchiato.
“Lorenzo… Qualcosa non va?” Gli chiese poggiando la tazzina color crema sul bancone.
“I soliti problemi. Non sono mai sicuro di niente e sono convinto che manderò a monte anche quest’ultima relazione.”
“Che è successo?”
“In realtà nulla. Io devo essere malato! Il mio ragazzo non può venire a Bologna ed io sono sono tristissimo perché non voglio passare il fine settimana da solo. E ho mille paranoie perché non mi ha spiegato per quale motivo non è potuto venire.”
“Vallo a trovare tu!”
“Mi ha detto di non farlo.”
“Secondo me dovresti fargli una sorpresa: sono sicura che lo faresti felice!”
“Dici?”
“Dico!”
Lorenzo pensò che forse Irene aveva ragione: ma sì, sicuramente Marco sarebbe stato felice di averlo fra i piedi per il fine settimana. Decise che sarebbe partito.

 

                                                                     ***

La grigia stazione di Torino brulicava di gente quel Sabato: coppie innamorate, coppie che non si amavano affatto, persone sole, gruppi di amici nell’attesa dell’arrivo di un treno, barboni, vecchietti, militari che tornavano a casa, bei ragazzi che battevano nei pressi dei bagni, uomini di tutte le età che tentavano un disperato approccio con i ragazzi che battevano nei bagni. Lorenzo pensò che la varia umanità che era possibile incontrare in una stazione aveva dell’incredibile. Scese dal treno con il piccolo zaino azzurro sulla schiena, nel quale aveva riposto un cambio per la notte, e un volume del fumetto di “Kiss me Licia” sottobraccio che gli aveva fatto compagnia durante il viaggio. Arrivò nei pressi di casa del suo ragazzo dopo aver mangiato velocemente al bar e preso un caffè che, ovviamente per lui, non era buono come quello di Irene. Erano già le sei quando si ritrovò sotto il portone.
Continuò a far squillare il citofono per una buona mezz’ora ma non ottenne risultati.
Provò a chiamare: “…L’utente da lei chiamato non è…”
<<Dove cavolo è?>> Si sedette sulle scale dell’ampio androne ed attese pazientemente ricominciando a leggere il fumetto che si era portato dietro. Ne finì uno e poi un altro, ma Marco non arrivava. Se ne andò a passeggiare per le strade della grigia Torino. La gente indifferente gli passava vicino ed in ogni ragazzo Lorenzo vedeva il suo. Ma puntualmente nessuno era lui. Tornò davanti al portone: il suo cellulare, ormai scarico, si spense. Provò nuovamente a citofonare: nulla. Lo stesso risultato di prima.
Aspettò.

 

                                                         ***

 

Una voce familiare risvegliò Lorenzo dal sonno: Marco. Non lo aveva distinto bene con il solo illuminare della Luna.
“Cosa ci fai qui?”
“Volevo farti una sorpresa…”
“Ma ti avevo chiesto di non venire…”
“Lo so, ma, pensavo che ti facesse piacere avermi fra i piedi per il fine settimana.”
“’Fra i piedi’! Hai detto giusto! Lorenzo, sto passando un brutto momento per adesso: ti chiedo di andartene e di lasciarmi da solo. Ho bisogno di stare da solo. O… Con qualcuno che non sei tu…”
Lorenzo alzò il sedere dalla fredda gradinata sulla quale aveva dormito.
“Ma… Cosa stai dicendo? Sono il tuo ragazzo. Con me puoi parlare! Se hai un problema, noi…”
“No, Lorenzo. Non puoi fare niente… Mi dispiace. Adesso ti accompagno in stazione e torni a Bologna, ok?
“Ma sarà mezzanotte! Non ci sono treni a quest’ora!”
“Sono le tre, Lorenzo. Il primo treno parte fra poco più di un’ora. Ti chiedo di andartene”
“Ma…”
“Vai. Ti prego.”
“Perché?”
“Perché è meglio così!”
“Che è successo?”
“Io… Non lo so se è possibile continuare così: noi due abitiamo troppo distanti l’uno dall’altro ed il fatto di doverci incontrare una volta alla settimana è snervante. E poi…”
“…E poi?”
“Sali in macchina, ti accompagno in stazione.”
Lorenzo montò silenzioso in macchina.
“Posso usare il caricabatterie? Mi si è spento il cell.”
Marco gli passò e il cavo in silenzio. Non si scambiarono una parola durante tutta la strada, fino a che il ragazzo non fermò la sua fiat uno rossa davanti all’entrata della stazione. Il treno per Bologna sarebbe partito entro cinque minuti.
Salirono insieme sul vagone.
“Marco… Quell’ ‘… e poi…’ di poco fa, cosa significava?”
“Lorenzo…” Marco abbassò gli occhi. “Io ti voglio bene veramente… Ma ti vedo soltanto come un amico.”
Un bacio e Marco scese dal treno.
Il fischio che annunciava la partenza.
Lorenzo andò a uno dei finestrini.
“Allora ci lasciamo così?” Disse con un filo di voce.
Marco ebbe solo il coraggio di annuire con la testa e di scoppiare a piangere.
Il treno partì, prima lento e poi veloce. Lorenzo sentì le lacrime rigargli il volto.
Accese il cellulare e mandò un messaggio a Danilo.
‘Ho perso ancora una battaglia…’.
Inviato il messaggio il cellulare ormai completamente morto si spense.
Lorenzo, solo nel vagone, pianse e pianse ancora.

 

                                                           ***

Scese dal treno ancora in lacrime. Non era ancora arrivata l’alba.
Una voce familiare gli chiese come stava.
Danilo. Come al solito, quell’angelo era al suo fianco.
Lorenzo gli si gettò addosso piangente: il suo dolore echeggiava per tutta la vuota stazione.
Danilo sapeva benissimo di non poter far niente per il suo amico: qualunque cosa avesse fatto, qualunque cosa avesse detto, sarebbe stata ridicola e superflua e non avrebbe raggiunto Lorenzo.
Impotenza.
Strinse la mano dell’amico e lo fece sedere su una panchina. Lorenzo sentì la mano di Danilo stringere la sua e pianse ancora di più. Si disse che l’unica cosa che adesso gli serviva era quella: la calda mano di Danilo che stringesse la sua. Desiderò che quella mano calda restasse per sempre dentro la sua mano.
Pensò che quello era l’unico modo che Danilo avesse di consolare qualcuno: restando nel silenzio e mettendo da parte le parole. Sapeva, Lorenzo che il silenzio del suo migliore amico e la sua sola presenza sarebbero bastate ad asciugare le sue lacrime e forse a riaggiustare il suo cuore in frantumi.

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