In blue capitolo 19 – Have a nice day

Se nella realtà c’è un freddo mortale, per i nostri amici della Bologna di In Blue è già arrivato giugno! Quindi è il compleanno di Lorenzo… Vedete voi!

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In blue
Capitolo 19
Have a nice day

 

In quella stanza sembrava ormai tutto superato: fotografie di Lorenzo e Marco e regali vari fatti da vari ex fidanzati con cui Lorenzo aveva perso da tempo ogni contatto. Forse, si diceva, era giunto il momento di cambiare l’arredamento.
“Hai ragione!” Alex agitava il suo serpente. “In questa tua stanza ci vuole un cambiamento radicale! Innanzitutto, via tutte le foto dei tuoi ex!”
“Non puoi chiedermelo!” Lorenzo si stagliò fra il suo coinquilino e la parete nella quale erano appese le foto dei suoi vecchi amori.
“Devi! Ti fa soltanto male continuare a guardarle ed a pensare a quegli stronzi!”
“Non sono stronzi!”
“Non tutti! Non lo è soltanto Alessio, perché era un mio amico…”
“Quello è il primo ed il più stronzo di tutti!”
“Invece Giovanni è uno stronzo!”
“Ma…”
“Te ne sei andato da Palermo per colpa sua! E dire che gli altri sono stati più importanti. Mi sono chiesto spesso perché per un ragazzo tu abbia deciso di lasciare la tua città! E soprattutto, perché lo hai fatto se la vostra relazione è durata soltanto due settimane!”
“Io non ho lasciato Palermo per Giovanni, ma per lavorare nel mondo dell’editoria! E se non l’ho dimenticato è per lo stesso motivo per il quale non sono riuscito a dimenticare Davide e non riesco a dimenticare Marco: non siamo andati fino in fondo! Non ho avuto tutto quello che c’era da avere da loro!”
“È davvero solo questo il motivo?”
“No…” Lorenzo abbassò gli occhi e poggiò la testa sul divano. “Li ho amati veramente. Tutti.”
Alex abbracciò l’amico.
“Guarda che lo so.” Disse dolcemente. “Siamo amici da più di dieci anni: ti conoscerò almeno un po’, no?”
Lorenzo annuì.
Alex continuò. “Ti ricordi di quella volta di ritorno da Gioiosa Marea?”
“Dio mio. Quanto tempo.”
“Già… In macchina, quella sera, mi sono accorto di volerti bene veramente.” Rise. “Non te l’ho mai detto ma ho pensato seriamente di potermi innamorare di te. Ti ricordi che siamo rimasti abbracciati per tutto il tempo del viaggio in macchina?”
“Me lo ricordo. Me lo ricordo. E mi ricordo di aver pensato che mi piacevi da morire. Ma non mi avevi detto di essere gay e allora da ingenuo che ero ho pensato che fosse una semplice dimostrazione d’affetto. Eppure, chissà come sarebbe andata: chissà se ci saremmo amati veramente per tutta la vita o se ci saremmo lasciati dopo poco tempo.”
“Questo forse è meglio non saperlo. Se io ti avessi perso non sarei dove sono adesso e non sarei con te e, ti assicuro Lorenzo, tu e Fabio mi manchereste da morire. Ricorda: gli amici restano, i fidanzati se ne vanno.”
“Hai proprio ragione.”
Si abbracciarono.

 

                                                    ***

 

Quando Luciano e Letizia chiamarono Lorenzo nell’ufficio dell’editore, quello stava seduto sulla scrivania di Fabio, conversando amabilmente con i suoi colleghi Fabio, Dario, Barbara, Claudia, Andrea e Davide. Perplesso seguì i due nell’ufficio.
“Che è successo?” Chiese preoccupato. “Questo mese ho consegnato tutto in tempo… Credo.”
Luciano sorrise. Letizia massaggiò a Lorenzo le spalle. Il ragazzo si sentì tranquillizzato: Letizia lo faceva sempre quando erano a Palermo.
“Sta’ tranquillo. Non è un argomento piacevole, ma questa volta tu non hai fatto niente.” Gli disse la donna.
Lorenzo le sorrise sollevato.
Luciano prese la parola.
“Lorenzo, voglio che quello che sto per dirti non venga affrontato da te o dai tuoi colleghi come una colpa, perché voi non c’entrate niente: anzi, fra tutte le persone che lavorano per me, nonostante le vostre stravaganze, siete sicuramente i più preparati. Quindi, ripeto, non affrontate questo come una colpa.”
“Luciano, che è successo? Per caso qualcuno di noi vuole licenziarsi ancora? Oppure Marco ha dei problemi nel venire in redazione? In quel caso digli che io non ho nessun problema, voglio dire, sono già passati due mesi e…”
“No, non è questo. Ti ho già detto che non è una cosa che dipende da te.” Lo interruppe Luciano.
“Ma allora…”
“Vedi, Lorenzo…” Letizia con il suo fare dolce e protettivo prese la parola. “Quello che Luciano vuole dirti è che, anche se siete delle persone molto preparate e vi ama tutti come dei figli, purtroppo è costretto a fare delle scelte che con tutta probabilità non vi piaceranno. Ora, Luciano se vuoi continuare faresti un favore al nostro Lorenzo che è così ansioso di sapere e di tornare dai suoi amichetti. Su!”
“Dunque, purtroppo dopo due anni sono costretto a dire stop a Man’s men.” Lorenzo ascoltava in silenzio. “Ho provato a cercare delle soluzioni indolore ma non ce ne sono. Purtroppo, mi trovo a dover chiudere il portale.”
“Ma… E noi?”
“Ho già trovato delle soluzioni alternative per ognuno di voi. Le saprete a tempo debito.”
“Ma non c’è un’altra possibilità?”
“No. E poi, Lorenzo, il tuo viaggio con me finisce qui: grandi cose ti aspettano. Ma le saprai al momento giusto.”
“Come vuoi tu…”
“Lorenzo.” Letizia gli sorrise. “Sta’ su! Non è mica finito tutto qui, eh?”
Il ragazzo annuì ed uscì in silenzio dalla porta.
“Forse dovevamo dirglielo…”
“Letizia, non so ancora se Lorenzo può permettersi di fare una cosa come quella.”
“È come se fosse tuo figlio! Abbi fiducia in lui. Quel ragazzo ha molte più potenzialità di quante voglia far credere o di quante lui stesso creda. Dagli una possibilità e, come al solito, te le farà diventare diecimila! Ti ricordo che Lorenzo è andato via da Palermo senza un soldo e lo hai ritrovato che era ormai un uomo a un passo dal realizzare i propri sogni.”
“Hai ragione, glielo dirò presto. Magari dopo il suo compleanno.”
“Ah, beh! Non manca mica molto.”
“Ho più di sue settimane.”
“È il tempo che ti basta per trovare le parole giuste per convincerlo.”

 

                                                                       ***

Davide chiuse la porta dell’ufficio e chiese a Lorenzo che cosa gli avessero detto i coniugi Cannatella , anche se un minimo sospetto ce lo aveva vista la faccia sconvolta e delusa del collega.
“Tu lo sapevi che volevano chiudere?”
“Lo sapevo soltanto io finora.”
“Bene! Almeno questa volta non sarò l’ultimo a sapere qualcosa!”
“Lorenzo, so che ti dispiace ma devi capire che…”
“Davide, so benissimo che Luciano va in perdita con Man’s men! L’unica volta in cui abbiamo avuto il doppio delle visite del solito è stata quella con il calendario, ma solo e soltanto quella!”
“Allora, visto che lo sai… Rassegnati!”
“Man’s men era il mio sogno. Io ci credevo…” Lorenzo posò una mano sul vetro della finestra.
“I sogni non bastano. Ora, piuttosto, devi concentrarti nel cercare un nuovo lavoro.”
“Dovrò rimboccarmi le maniche. Luciano dice che per me ci sono grandi cose ma non con lui.”
“Lo ha detto anche a me.”
“Mi fa piacere sapere che ha fiducia nelle mie capacità, ma se devo andare a lavorare altrove…”
“Effettivamente ha parlato di tutti ma non di te. Ha addirittura nominato Marco ma non te!”
“Che vuoi dire?”
“Che mi ha detto chiaramente dove andremo una volta che la rivista sarà chiusa: io, Andrea e Dario probabilmente finiremo a Sport oggi. Barbara, Claudia e Fabio andranno a Donna Forever. Marco realizzerà illustrazioni per entrambi portali. Ma per te…”
“Lo sapevo! Sicuramente mi sbatterà fuori! Ma io non voglio perdervi, Davide! Voglio restare con voi!”
“Diglielo!”
“Ma come faccio? Deve dirmelo lui quali sono i progetti che ha per me!”
Davide abbracciò l’amico.
“Sicuramente sarà qualcosa di buono. Non preoccuparti!”
Lorenzo sorrise sollevato e si strinse a Davide.

 

                                                     ***

Fabio e Lorenzo uscirono dalla redazione e si diressero verso casa senza passare per l’ufficio di Alex che era già tornato a casa.
“Dai, Lorenzo, rilassati! Non casca mica il mondo se chiude Man’s men! Sù, sta’ tranquillo: fra due settimane è anche il tuo compleanno!”
“Così il maledetto 30 Giugno sta arrivando di nuovo!”
“‘Maledetto’? Di solito non ti sembra l’ora che arrivi per ricevere i regali!”
“Sì, ma quest’anno sono troppo stressato! Odio tutto!”
“Lorenzo sei diventato l’ombra di te stesso. Non credi che sia ora di calmarti e pensare bene a quello che vuoi fare?”
“Fabio, so benissimo ciò che voglio fare: voglio continuare a lavorare con voi!”
“Non sai ancora cosa ti dirà Luciano, no? Sono sicuro che Letizia lo indirizzerà verso la scelta giusta per te. Ultimamente lo vedo molto più sereno.”
“Cosa c’entra?”
“Una volta non avrebbe nemmeno pensato a come sistemarci se avesse chiuso. Oggi, invece, ha pensato a tutti ed ha trovato le soluzioni giuste. O almeno così sembra…”
“Sarà, ma so che finirò morta di fame a qualche parte.”
“Ascolta, che ne dici se organizziamo una cena con tutti i ragazzi per il trenta Giugno?”
“Fate come volete…”
“Allora è deciso!”
Il cellulare di Lorenzo squillò.
“Pronto?”
“Lorenzo? Sono Marco…”
Lorenzo ammutolì.
“Ah… C-Ciao…”
“Ciao! Dove sei?” La voce di Marco era quasi metallica.
“Sto andando a casa.”
“Ascolta, sono a Bologna. Ti va di prendere un caffè insieme?”
“Ah! S-Sì.Dove sei?”
“In redazione… Cioè, lì vicino.”
“Dammi cinque minuti e sono da te!”
Fabio sorrideva.
“Cos’hai?” Gli chiese Lorenzo visibilmente infastidito.
“Farete la pace, non è vero?” Rispose ghignando.
“Fabio, sono passati due mesi! Non ci si può riappacificare dopo tutto questo tempo!”
“Magari ha capito che gli manchi.”
“Sì, sognatelo ‘sto principe azzurro!”
Lorenzo baciò l’amico e si diresse verso la redazione.

 

                                                        ***

Marco era sotto il portone con l’aria di chi avesse commesso qualcosa di cui vergognarsi. Continuava a guardarsi intorno come se da un momento all’altro sarebbe potuto saltar fuori qualcuno ed urlare che era stato lui a rovinare tutto.
“Probabilmente…” Pensò a voce alta Lorenzo osservandolo. “…È solo in ansia in vista del mio arrivo.” Sorrise. Un piccolo miracolo: non pensava che avrebbe potuto sorridere nel rivedere una persona che gli aveva spezzato il cuore.
“Cosa c’è, hai commesso un omicidio?” Disse a Marco sorprendendolo alle spalle.
“Ah… Ciao…” Il suo ex era visibilmente agitato.
Si abbracciarono e si diressero al bar. Sempre i due caffè macchiati.
Lorenzo sorrideva.
“Allora, come stai?”
“Bene. A Torino ho ripreso a frequentare il Queever. E tu?”
“Io sto bene. A parte le ultime notizie.”
“Che ultime notizie?”
“Luciano ha deciso di chiudere Man’s men. Ma non preoccuparti: tu continuerai a lavorare per loro.”
“E con Danilo come va?”
“Bene. Come dovrebbe andare? Cioè, è sempre il mio migliore amico.”
“Vuoi dire che non state insieme?”
“Marco… Perché dovremmo? Danilo è il ragazzo più bello e gentile del mondo ma non per questo dobbiamo stare insieme.”
“Sai, ne ero geloso.”
“Lo so.”
“Ma non del fatto che vi amaste.” Marco abbassò lo sguardo. “Ma che quel rapporto speciale che si è instaurato fra voi due non sarebbe mai stato possibile fra noi. Cioè, io ero il fidanzato. Anche se come tale non ti vedevo affatto.”
Lorenzo ascoltava sorpreso. Eppure era come se sapesse già tutto quello che quel ragazzo che aveva fatto parte della sua vita per poco più di un mese gli stava dicendo.
“Io, Lorenzo, ti vedevo soltanto come un amico. Ti vedo come un amico. Il fatto è che ero così felice di averti conosciuto: leggevo sempre i tuoi articoli, ero sempre lì ad aspettare il nuovo numero di Man’s men. E quando ti ho conosciuto, ho confuso una cosa con un’altra e mi sono lasciato trasportare. Però, io non voglio essere odiato da te. Ti voglio bene veramente.”
Lorenzo si commosse. Quello era l’unico modo che Marco avesse per chiedergli scusa. Lo abbracciò.
“Non devi preoccuparti di niente. Non sono incazzato con te, ma con me perché non ho capito. Non ho capito nulla. Come sempre.”
Marco sorrise. Lorenzo ricambiò come aveva fatto la prima volta in cui i loro sguardi si erano incrociati.
“Marco…” Disse ricordandosi delle parole di Fabio. “Che ne dici di venire alla mia festa di compleanno?”

 

                                                                         ***

 

Il tempo scorreva troppo veloce in quel periodo. Era questo quello che Lorenzo pensava. Non se n’era neanche accorto che era già arrivato il trenta Giugno. Era immerso nel suo lavoro. Danilo se ne stava seduto sulla scrivania a osservarlo giocherellando con il pallone da rugby che Lorenzo teneva vicino al computer.
“Allora, questa sera finalmente si festeggerà il tuo compleanno…”
“Già. E il tempo che scorre così velocemente mi preoccupa. Cioè, pensavo di avere un buon lavoro, soprattutto sicuro, e invece… Invece mi ritrovo qua a non essere più sicuro di nulla. Non so ancora cosa farò da Ottobre, quando Man’s men chiuderà.”
“Lorenzo, non preoccuparti! Andrà come deve andare, ok?”
“Ok…” Lorenzo non era troppo sicuro della sua affermazione.
Danilo si alzò dalla scrivania dell’amico e lo salutò con il solito bacio sulla guancia.
“Allora… A più tardi.”
“A più tardi!” Rispose.
Danilo si chiuse la porta dietro le spalle, ma la riaprì dieci secondi dopo.
“Ehi!” disse dolcemente.
“Dimmi…” Lorenzo alzò la testa.
“Passa una buona giornata!”
“Anche tu!” Rispose Lorenzo sorridendo.

                                                            

                                                                                    ***

Il caldo di quella sera era insopportabile. Danilo caricò in macchina Lorenzo, Fabio, Gippo ed Alex.
Gippo non faceva altro che parlare di Rugby. Danilo annuiva e si chiedeva come avesse fatto a non accorgersi mai dell’omosessualità di Gippo visto che si conoscevano da un bel po’.
Fabio e Alex discutevano animatamente su come sarebbe arrivata truccata Benny.
Lorenzo se ne stava in silenzio pensando soltanto che avrebbe preferito di gran lunga essere da solo con Danilo in quella macchina. Almeno avrebbero chiacchierato un po’.
Danilo si accorse dello stato d’animo di Lorenzo e sorrise: chissà perché il suo amico si comportava in quel modo quando si trovavano insieme in mezzo a degli estranei.
Spense la macchina poco distante dal ristorante e si avvicinò a Lorenzo.
“Non sono mai stato in un ristorante. Lo sai, vero?”
Lorenzo rise.
“Danilo… Sta’ tranquillo. Non è mica un ristorante di lusso!”
Danilo rise e lo seguì.
Erano già tutti là: Benny, Barbarella, Vera, Davide, Andrea, Barbara, Marina, Claudia, Luciano, Letizia, Marco, Dario, Luca, Irene e la Svalilla.
Danilo prese posto accanto a Lorenzo.
Fabio finì accanto alla Svalilla.
Gippo accanto a Fabio.
Alex alla destra di Lorenzo.
Ordinarono.
Lorenzo avvertì una sensazione di pace: non stava così bene e, soprattutto con così tanta gente, dalla notte di Natale.
Danilo finì per ubriacarsi. Cominciò a blaterare, a voce sempre più alta, di una ragazza che lo aveva lasciato e che gli aveva rovinato la vita.
Lorenzo tentò di calmarlo, ma lui lo scostò in malo modo dicendogli di stare zitto e non immischiarsi. Quelle parole fecero così male a Lorenzo che si zittì immediatamente.
“Ora voglio fare un brindisi!” Danilo era completamente ubriaco.
“Un brindisi?” Dario temette il peggio. “E a cosa?”
“A voi!”
“A Noi?” Dario era sconvolto. <<Ma se non ci conosci neanche!>> Pensò.
“Soprattutto a Luciano!” Danilo alzò il calice. “Perché se non ci fosse stato lui, oggi tutte queste persone non sarebbero riunite qui!”
Luciano era imbarazzatissimo.
“Sì!” Continuò Danilo. “Perché così Lorenzo è felice! Me lo dice sempre Lorenzo che deve tutto a Luciano!”
Lorenzo si alzò e sussurrò all’orecchio di Danilo di smetterla.
“No!” Sbraitò il ragazzo. “Perché?”
Lorenzo non sapeva più cosa fare. Gli altri guardavano ammutoliti la scena.
“Ne approfitto anche per dire che io non sono gay!”
Lorenzo sentì il cuore arrivargli in gola.
“Io e Lorenzo non stiamo insieme! Anche se voi lo pensate! Ma a me… Non me ne frega niente! Niente! Perché io e Lorenzo siamo una cosa sola!”
Lorenzo trasalì. ‘Una cosa sola’. Mai nessuno gli aveva detto una cosa del genere.
Luciano, per far concludere quel momento imbarazzante, si alzò e brindò a Lorenzo e a Danilo.
Danilo si accasciò sulla sedia e si addormentò. Lorenzo gli carezzò piano i capelli e si chiese perché quel ragazzo così bello e così pieno d’amore da colmare ogni spazio vuoto non potesse essere l’uomo della sua vita. Poi pensò che era anche, fra le altre cose, ‘così etero!’.
I ragazzi se ne andarono dal locale a notte fonda. Gippo, Alex e Fabio andarono a ballare con Benny e Barbarella.
Danilo si sedette sul sedile della sua macchina.
“Lorenzo… Non so se ce la faccio a guidare…”
“Vuoi restare qui? Se vuoi possiamo farlo.”
“Devo pisciare!” Si alzò e si diresse verso un muretto. Lì uscì l’uccello dai pantaloni e dette sfogo ai suoi bisogni.
“Non mi guardare!”
“Ma sei cretino?”
Tornò in macchina.
“Grazie, Lorenzo. Se non ci fossi tu…”
“Hai… Cioè… Pensi veramente quello che hai detto questa sera?”
“Che cosa?”
“Non te lo ricordi?”
“No…”
“Hai detto che io e te siamo una cosa sola…”
“Ho detto sul serio una cosa del genere?”
“Sì…”
Danilo rise.
“Allora, la pensi o no?”
“Sì che lo penso… Con tutto il cuore e con tutta l’anima, Lorenzo.” Si riaddormentò sulla spalla dell’amico. Lorenzo pensò che Danilo fosse proprio irrecuperabile. Eppure lo adorava. Il suo respiro nel sonno. Fissò le labbra di Danilo, così perfette. La tentazione di baciarlo era forte: ma lui cosa avrebbe detto se se ne fosse accorto? Lorenzo decise di lasciar stare. Poggiò la testa su quella dell’amico e, felice, si addormentò.

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