In blue – Capitolo 20: Part of the process

E mancano solo 3 capitoli alla fine. In questo capitolo baci gay e baci etero e la decisione di Lorenzo… Tenetevi forte!

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In blue
Capitolo 20
Part of the process

 

Ancora il sole. Lorenzo voleva coprirsi il viso ma non trovò nessuna coperta. Nel dormiveglia sentì una mano.
Una mano?
Aprì gli occhi lentamente: la lunga e grande mano di Danilo era posata sul suo viso.
Si rese conto che aveva dormito in macchina con lui.
“Che fai?” Danilo si era svegliato.
“Danilo, è mezzogiorno. Vorrei fare una doccia…”
“Puoi aspettare dieci minuti? Ho sonno…”
“Va bene!” Lorenzo si chiese come facesse Danilo a dormire in macchina così comodamente. Sorrise. Era proprio splendido mentre dormiva.
Il telefono di Lorenzo squillò. Luciano voleva vederlo.
“Ma… È Domenica…”
“Lo so. Ma ieri eri così impegnato con Danilo che non ho osato disturbarti. A proposito, gli è passata la sbornia?”
“Credo di sì. Stanotte abbiamo dormito insieme…”
“Ecco, lo sapevo che finiva così!”
“Luciano! Guarda che non è successo niente! Danilo è eterosessuale!”
“Dopo quello che ha detto ieri comincio a non crederci più di tanto!”
“Ma smettila! Comunque, hai detto che vuoi vedermi? Quando?”
“Ti va di venire a casa mia? Io e Letizia oggi abbiamo cucinato delle cose deliziose!”
“Mh, cibo! Non so resistere a un invito del genere!”

 

                                                           ***

Lorenzo rientrò in casa. Luciano gli aveva finalmente dato la notizia: avrebbe potuto scegliere se andare a lavorare a New York o no. Luciano non era stato sicuro di proporgli la cosa fino a qualche giorno prima e, finalmente, quella Domenica, aveva trovato il coraggio e le parole giuste per affrontare il discorso.
Si gettò sul divano. Chiunque sarebbe stato felice al suo posto, si disse. Chiunque avrebbe accettato senza remore. Ma lui… Lui non poteva. Come poteva partire e lasciare Danilo da solo? E Davide? E Alex e Fabio? Pensò addirittura a Bacco, il serpente di Alex.
Si addormentò con la testa in piena confusione.

 

                                                           ***

Bacco gli stava sul collo. Lorenzo sentì strisciarlo su di sé. Alex rideva. Lorenzo riaprì gli occhi confuso.
“Toglimi ‘sta biscia di dosso…” Disse assonnato ma con aria minacciosa.
Alex prese Bacco in mano e questo gli si avvinghiò al braccio e strisciando gli raggiunse il collo.
Fabio portò il caffè.
“Strano che tu ti sia addormentato in pieno pomeriggio, Lorenzo. È successo qualcosa?”
“Eh, sì.” Lorenzo afferrò la tazza di caffè e se la porto alle labbra con movimenti confusi. “Luciano e Letizia mi hanno detto dove andrò a lavorare…”
“E allora?” Fabio ed Alex si guardarono perplessi.
“Vado a New York.”
“Che cosa hai detto?” Esclamarono in coro i due amici.
“Quello che avete sentito: New York, America, Sex & The city…”
Fabio si alzò e cominciò a gesticolare nervosamente.
“Ma… È fantastico! E tu non hai rifiutato, vero? Dimmi che hai detto a Luciano di sì! Sì! Non hai rifiutato! Dimmelo! Mi porterai le Manolo Blahnik, vero?”
“No, non ho rifiutato… Ma potrei farlo. Così mi ha detto Luciano. Per le Manolo vedremo…”
“Ma non puoi rifiutare!” Gridò Alex, mentre Bacco gli strisciava dentro la camicia.
“Certo che posso! Non ho nessuna intenzione di lasciare qui…”
“Danilo!” Lo interruppero Fabio ed Alex.
“No! Non lo stavo affatto nominando! Anzi… Sì! Non ho nessuna intenzione di lasciare qui Danilo o voi o chicchessia! Mi manchereste e non voglio!”
“Lorenzo…” Fabio prese le mani del ragazzo e le strinse. “… Sei andato via da Palermo e sei arrivato a Bologna… Da solo! Poi siamo arrivati noi ed insieme agli altri abbiamo costruito quello che abbiamo costruito. Io, tu, Alex, Luciano, Davide – incredibile! L’ho nominato!-, Andrea, Dario, Diego, Barbara, Claudia, Leonardo, Enrico e gli altri… Insomma, noi, tutti insieme, ce l’abbiamo fatta. È vero: oggi siamo rimasti in pochi del nucleo iniziale ma quello che abbiamo creato, Man’s men, è ancora qui. Chiuderà, lo so, e tu devi fare qualcosa per te stesso. Devi ancora ricominciare da zero come hai fatto cinque anni fa. Lorenzo… Devi andare!”
“Non puoi pensare sempre agli altri. Pensa a te e ricordati che tu puoi farcela.”
“Allora… Voi dite…”
“Sì.” Fabio era sicurissimo di ciò che stava per dire. “Tu ce la puoi fare! Tu sei Lorenzo. Nessuno di noi ce la farebbe da solo lontano da casa e con pochi mezzi. Ma tu ce l’hai fatta una volta e potrai rifarlo!”
Lorenzo scoppiò in lacrime ed Alex e Fabio si sentirono esasperati.

 

                                                              ***

“Una partita?”
“Vieni?”
“Danilo… Certo! Voglio vederti giocare!”
“In realtà, non è una partita qualsiasi. Giocheremo contro la squadra di Davide.”
“Non mi ha detto nulla…”
“Io l’ho saputo soltanto oggi.”
“Ah!”
“Ci tengo a farti vedere che sono più forte di lui.”
“Ma smettila, idiota!”
“Dico sul serio…”
“Come vuoi tu! Allora ci vediamo la prossima settimana, ok?”
“Ok.”

 

                                                 ***

Domenica mattina. La Domenica dell’incontro fra la squadra di Davide e quella di Danilo. Lorenzo si era svegliato presto. Fabio e Alex volevano godersi quella sfida. Dario la sera prima aveva dormito a casa dei ragazzi per non rischiare di addormentarsi e arrivare in ritardo: non si sarebbe perso quella partita per niente al mondo. Luciano arrivò con la macchina. Anche lui aveva deciso di unirsi ai ragazzi in seguito alla richiesta di Lorenzo. Un po’ perché aveva bisogno di rilassarsi, un po’ perché da molto tempo non usciva con degli amici ed un po’ perché desiderava passare più tempo con quelli che a tutti gli effetti considerava i suoi figli.
La gente che si affollava sugli spalti dava a Lorenzo una sensazione magica: erano tutti là per i suoi due gladiatori.
Alex si sedette accanto a Dario. Bacco gli stava attorcigliato alla vita.
Fabio aspettava con impazienza l’entrata dei giocatori in campo: Gippo era splendido in divisa da rugby.
Andrea li raggiunse e si sistemò vicino a Lorenzo.
Luciano si ricordò delle sue partite a calcetto con gli amici di quando abitava ancora a Palermo. Gli sembrava che fossero tornati quei giorni: Lorenzo, Fabio e Alex erano sempre presenti alle sue partite e vederli ancora insieme dopo tutti quegli anni quasi lo commuoveva. Era vero: certi legami erano duri da recidere.
Finalmente scesero in campo le due squadre: Danilo cercava Lorenzo con lo sguardo. Davide si girava di continuo: Andrea e Lorenzo erano là e lo stavano guardando.
Cominciò la partita.
Un applauso scrosciante: una vera arena. Lorenzo era estasiato.
Danilo placcato dagli avversari era splendido. Davide era fra quelli che lo inseguivano.
Dagli spalti la folla si agitava.
Lorenzo vide Davide lanciarsi e afferrare Danilo all’altezza del ginocchio.
Presero a litigare furiosamente mentre l’arbitro cercava di dividerli.
Andrea scese più giù per le gradinate per capire cosa stesse succedendo.
Lorenzo era sconvolto.
“Ma cosa stanno facendo?” Chiese a Dario. “Litigare così per una palla!”
Dario gli mise una mano nelle parti basse.
“Non si stanno litigando una palla, ma le tue palle! C’è una sottile differenza.”
Lorenzo lo guardò perplesso mentre i due giocatori venivano espulsi dal campo.
Una ragazza seduta vicino ai giovani redattori li osservava silenziosa e rideva nel sentire le loro parole.

 

                                                           ***


In redazione regnava uno strano silenzio: Fabio si era preso un paio di giorni di ferie. Dario era già andato via. Andrea si era assentato per via di un esame. Luciano se ne stava nel suo ufficio con Letizia e Alex a fare dei conti. Barbara e Claudia lavoravano in silenzio.
“Possiamo parlare?” Davide sembrava serio nel porgere quella domanda a Lorenzo.
“Certo! Che è successo?” L’altro sorrideva.
“Mi dispiace di aver rovinato la partita. Sono stato un idiota. Non sono neanche riuscito a chiedere scusa a Danilo.”
“Volevi chiedergli scusa?”
“Sì… Mi sono comportato male: è colpa mia se ci hanno espulso dal gioco!”
“No che non è colpa tua! Eri solo teso: insomma ti sei trovato sul campo contro un amico è ovvio che tu fossi teso!”
“Lui non è mio amico!”
“N- No?” Chiese Lorenzo.
“No! È un mio avversario nel gioco e nella vita. Nella vita ha vinto lui, nel gioco avrei voluto essere io il vincitore. Ma se voglio veramente esserlo non devo fare mosse avventate e comportarmi onestamente col nemico.”
“Che vuoi dire con ‘avversario nel gioco e nella vita’? Cosa ti ha fatto?”
“Mi ha portato via te!”
Lorenzo stava per urlare ma si trattenne.
“Ma… Sei impazzito?” Disse alzando le mani al cielo.
“Da quanto tempo non parliamo più? Pensavo che fossimo amici. Che dovessimo raccontarci tutto. Ma evidentemente non è così.”
“Non riesco a capire… Che succede?”
“Lorenzo, anche se continuiamo a lavorare insieme tu non hai mai il tempo per me. Negli ultimi mesi abbiamo parlato soltanto di lavoro e non hai mai trovato il tempo per concedermi neanche un caffè! Non so se te ne sei accorto. Sei diverso. Anche Andrea dice che sei preso da altro.”
“Ti assicuro che non è affatto così! Non mi sono dimenticato di te. Sono solo preoccupato per quello che sarà la mia vita: insomma, tutta questa storia di New York. Non sono proprio felicissimo!”
“Invece dovresti esserlo! Forse non te ne sei reso conto ma hai un grande talento nello scrivere. I tuoi articoli sono sempre stati i migliori del nostro portale!”
“Sì! Ma di cosa so parlare? Di froci! Di froci e soltanto di froci!”
“Lorenzo, sai quanti argomenti hai affrontato? Tu scrivi di fumetti, di cinema, di televisione, di musica. I tuoi articoli sono sempre stati i migliori di Man’s men! Non è un caso se sono finito proprio in questa redazione: ogni volta che leggevo un tuo articolo sentivo un tuffo al cuore. Mi mancavi.”
“Smettila di dire bugie!”
“Non sono bugie!” Davide guardò Lorenzo dritto negli occhi. “Lo sai che ho difficoltà ad esprimere quello che sento…”
“Già, nulla è cambiato…”
“Qualcosa sì. Da quando c’è quel Danilo sembra che tu abbia occhi solo per lui!”
“Ah, torniamo sempre a questo!” Rispose Lorenzo a Davide furiosamente. “Io e Danilo siamo soltanto amici! Sono stanco di ripeterlo a tutti!”
“Amici! Lo siamo anche noi! Ma tu, evidentemente, sei innamorato di lui e non riesci a vedere nient’altro!”
“Cosa?”
“Sei sempre così quando sei innamorato: non pensi ad altro che all’oggetto del tuo amore!”
“Quante volte dovrò ripetere a tutti che fra me e Danilo non c’è niente?” Lorenzo diede un pugno alla porta. Davide si stupì della reazione dell’amico ma non chiuse la discussione.
“Mettiamo anche che da parte tua sia come dici tu. Ma lui?” Lo provocò.
“Ascoltami…” Lorenzo si calmò, ma sentiva i nervi scoppiargli. “Se sei venuto a farmi una scenata di gelosia puoi anche tornare a sederti: non ho nessuna intenzione di sentire le tue stronzate.”
“No… Io… Vorrei soltanto lo spazio che mi spetta come tuo migliore amico…”
Lorenzo restò in silenzio. Davide lo abbracciò da dietro e si chinò per parlargli all’orecchio. “Tu andrai a New York. Non abbiamo molto tempo. Lorenzo, mi dispiace che tu parta. Mi dispiace di averti lasciato. Mi dispiace di non essere la ragione della tua vita. Mi dispiace…” Le lacrime di Davide. Il pianto gli spezzava la voce. “Io ti amo ancora, Lorenzo. Sono geloso. Mi scoppia il cuore quando ti vedo in compagnia di Danilo. Vorrei essere io a farti sentire felice come riesce lui.”
Lorenzo continuò a restare in silenzio ma non scacciò Davide. Sentiva le sue lacrime sul collo. Non osava girarsi: se lo avesse visto piangere avrebbe ceduto e non poteva. Non voleva.
Per quanto tempo aveva desiderato che Davide lo stringesse a sé in quella maniera? E per quanto tempo aveva desiderato sentire quelle parole? E quanto era doloroso sentirle adesso e non provare niente? Perché, si chiedeva. Perché quelle parole non gliele aveva dette un anno prima quando si erano ritrovati ed il suo cuore e la sua mente erano ancora legati a lui? Perché le sentiva soltanto in quel momento? Perché proprio in quel momento in cui era troppo tardi per tornare indietro? Lorenzo si girò, incontrò gli occhi pieni di lacrime di Davide e lo abbracciò: affondò il viso nel largo petto dell’uomo che aveva amato per tanto tempo in un gesto disperato come per trovare una ragione per continuare ad amarlo.
Davide lo baciò sulle labbra e gliele aprì delicatamente lasciando che le loro lingue si incontrassero.
Lorenzo ricambiò. Ma sapeva che, ormai, non c’era più niente da fare: quel bacio che aveva tanto desiderato, quelle labbra per le quali aveva pianto, ormai non gli provocavano più nessuna emozione. Decise. Un lampo nella sua mente: l’unica soluzione era andarsene. New York, si disse, sarebbe stata sufficientemente lontana.
I due amici restarono stretti l’uno all’altro in un ultimo abbraccio disperato che sanciva, dolorosamente, la fine del loro amore.

 

                                                              ***

Danilo ascoltava sua madre parlare al telefono con un’amica. Infastidito chiuse la porta della sua stanza. Si disse che, forse, a ventiquattro anni, era giunta l’ora di andare ad abitare da solo. Aprì il giornale degli annunci ma lo gettò per terra dopo avergli dato un’occhiata svogliatamente.
Si decise ad uscire. Era nervoso a causa della partita: il primo incontro, dopo tanto tempo, con l’avversario più temibile con cui aveva avuto a che fare, e si era fatto buttare fuori in quella maniera. Si diede dell’idiota.
Non prese né la macchina, né il furgone: voleva passeggiare a piedi. Da quanto tempo non lo faceva? Da quanto tempo non contemplava le strade del suo quartiere senza osservarle da dietro il finestrino di una macchina?
Una voce femminile gridò il suo nome. Si girò di scatto: Giulia stava agitando la mano verso di lui.
Gli saltò al collo.
“Danilo! Come stai?” Gli chiese festante.
“Bene… E tu?” Giulia lo aveva colto alla sprovvista: non era preparato a vederla e si sentiva a disagio. Non riusciva a credere di avercela davanti così, per caso. Ma soprattutto di averla così vicina.
Notò quanto fosse diventata ancora più donna e più sensuale.
“Mi dispiace che ti abbiano buttato fuori dalla partita Domenica.”
“Che ne sai?”
“Beh, sono venuta a vederti! Ho incontrato tua sorella e mi ha detto che Domenica avresti avuto una partita importante e sono venuta!”
“Che figura orribile!”
“No, anzi! La partita di Rugby più divertente della mia vita! C’erano i tuoi amici sugli spalti: facevano un casino della Madonna! Avresti dovuto sentirli!”
“I miei amici?” La interruppe Danilo.
“Sì. Uno aveva gli occhiali. Era con altri. Fra loro c’era un signore sulla cinquantina e uno con un serpente…”
“Ah, loro! In realtà solo uno è un mio amico: quello con gli occhiali. Gli altri sono i suoi colleghi. Saranno venuti per prendermi in giro!”
“Beh, forse un po’. Se la ridevano della tua rivalità con quello che ti è saltato addosso. Dicevano che vi contendete le palle di quello con gli occhiali.”
“Ah… Ma… No, cioè…” Danilo arrossì.
“Non fare così! L’ho sempre saputo, credo.”
“Hai sempre saputo cosa?”
“Beh, sì, insomma… Che sei… Gay…”
“Ma cosa stai dicendo? Io sono stato sempre innamorato di te!” Danilo si stupì di quello che aveva detto. Pensò di essere impazzito.
Giulia ammutolì.
“E si può sapere perché non me l’hai mai detto?” Rispose lei dopo un momento di imbarazzo che le sembrò lunghissimo.
“Ma… Perché… Come facevo a dirti una cosa del genere?”
“Non mi sembra così difficile! E dire che anche tu non mi eri indifferente!”
“Ah, vedi! Siamo pari: neanche tu in tutti questi anni me lo hai mai detto!”
“Sì, ma io ho un motivo vero per questo!”
“E cioè?”
“Non è facile parlare con te! Non dai spazio a nessuno! Non sono mai riuscita a dirti quello che pensavo perché tu non mi lasciavi il tempo! Non mi lasciavi lo spazio. E poi non avevo il minimo sospetto… Un giorno, una mia amica mi ha detto che sei gay e io…”
“Una tua amica?”
“Sì, Veronica: quella con le tette grosse che usciva con il tuo amico Riccardo!”
“Ah, quella! Ce l’aveva con me perché non l’ho voluta scopare! Sai, stava con lui… Come potevo scoparmi la ragazza del mio migliore amico?”
“Ah! Quindi era solo una vendetta!”
“Già!”
“Certo che è riuscita proprio bene! Se ne è parlato per mesi!”
“Che dici?”
“Te lo giuro! Ne parlavano tutti!”
“Merda! Ecco cosa si ottiene con l’onestà!”
Giulia rise. Il vento le sfiorava i capelli: Danilo pensò che quella visione celestiale non poteva essere vera. Le sfiorò il viso.
“Scusami. È che sei così bella… E non ti vedo da tanto…”
Giulia sorrise.
“Grazie…”
“Di che?”
“Ho sofferto veramente tanto in questi anni per la consapevolezza di non poterti avere. Adesso mi è passata ma… Sono felice di sapere che non sei gay…”
“Non devi giudicare…”
“Lo so. Quel tuo amico con gli occhiali è gay, vero?”
“Lorenzo. Si chiama Lorenzo.” Giulia notò un brillio negli occhi del ragazzo mentre pronunciava quel nome. “E’ la cosa più bella che mi sia capitata in questi ultimi anni. Lui sa tutto di me: anche del fatto che ti sono andato dietro per anni senza essere ricambiato. Su di lui posso contare: mi sostiene, mi incoraggia. È sempre vicino a me nell’ombra ed è sempre presente quando sto male. Non mi chiede mai nulla e non pretende niente. Chissà, forse mi ama.”
“E tu ami lui.”
“Ti ho già detto che non sono gay! Gli voglio molto bene, tutto qua!”
“Ti credo. Ma non perdere una persona speciale solo perché ti senti legato a un ruolo: quando ami qualcuno non dipende dal suo sesso ma da quello che questa persona riesce a trasmetterti. Dipende da quanto questa persona colma i tuoi vuoti e ti faccia sentire speciale.”
“Parli quasi per esperienza!”
“Beh, mi prometti di non dirlo a nessuno?”
“S- Sì.”
“Io non sono lesbica. O, almeno, non credo. Però, da un anno circa mi vedo con una ragazza. All’inizio eravamo solo amiche ma poi, non so bene come, la cosa si è evoluta e ci siamo innamorate. Il fatto è che né io né lei prima abbiamo mai avuto pensieri o attrazioni omosessuali. Non so spiegartelo bene. Però la amo da morire.”
Danilo rise.
“Danilo, forse ti sembrerò inopportuna… Posso chiederti un favore?”
“C- certo.”
Giulia sorrise e si scostò i capelli che il vento le  aveva spostato sul viso.
“Mi… Daresti un bacio?”
Lui la fissò incredulo e sentì il cuore impazzire: il sogno si era realizzato. Stava per baciare la donna che amava. Senza risponderle si chinò su di lei e le sfiorò delicatamente le labbra. Il sapore di lei lo inebriò.
Si allontanarono l’una dall’altro dopo un po’.
“Grazie…” Così dicendo Giulia fece per andarsene.
Danilo restò in silenzio e si portò una mano alle labbra. Poteva fermarla, chiederle di stare insieme. Perché le gambe non rispondevano al comando?
Giulia si girò.
“Danilo… Sii felice. Ah, e salutami Lorenzo!”

 

                                                       ***

Luciano entrò nel suo ufficio e trovò un post-it con su scritto: “PARTO!”.
Sorrise. Sapeva che Lorenzo aveva fatto la scelta giusta.

 

                                                       ***

La sera era finalmente arrivata. Danilo caricò Lorenzo sulla sua macchina.
“Com’è andata oggi al lavoro?” Chiese all’amico.
“Mah, bene… E a te?”
“Non ho lavorato!”
“Ma tu non lavori mai?”
“Non ci sono solo io in officina. Possono benissimo sostituirmi. In compenso mi sono visto con Giulia!”
“Ah, sì? Avete parlato?” Lorenzo si sentì felice: sapeva quanto Danilo desiderasse vederla.
“Sì. Anzi, ti saluta!”
“Che?”
“Ti ha visto Domenica alla partita. Era vicina a te e gli altri.”
“Ah!”
“Avevi ragione.”
“Su cosa?”
“È lesbica!”
“Eh?”
“Beh, non proprio: sta con una tipa ma sostiene di non essere lesbica. E comunque avevi ragione anche su un’ altra cosa…”
“Cosa?”
“Anche lei era innamorata di me. Solo che non gli ho mai dato lo spazio sufficiente per dimostrarmelo. Fino a quando non ha creduto che fossi gay!”
“Ah ah! Lo sapevo che finiva così!”
“L’ho baciata!”
Lorenzo ammutolì.
“E me lo dici così?”
“Come dovrei dirtelo?”
“Un po’ più di entusiasmo non guasterebbe mica!”
“Vuoi sapere la verità?” Danilo fece una pausa. “Mi è piaciuto baciarla ma non è stato così fantastico come mi aspettavo. Voglio dire: nessun giramento di testa, nessuna scena alla ‘via col vento’…”
“Tu sei finocchio!”
“Che dici?”
“Non puoi desiderare “un bacio alla ‘via col vento”!”
“Era solo per fare un esempio! Non credo neanche di averlo mai visto quel film.”
“Comunque anche io oggi ho baciato qualcuno!”
“E chi?”
“Ops! Siamo arrivati! Te lo racconto dentro!”
Il solito Bowling. Il solito barista. Le solite birre. Eppure Lorenzo non si sarebbe mai stancato di compiere sempre quelle azioni: sperava di poterlo fare per tutta la vita. Una birra con il suo migliore amico. Ma gli tornò alla mente che aveva deciso di partire: era arrivato il momento di dirlo anche a lui.
“Allora, chi hai baciato? Sono curiosissimo! Non avrai deciso di tornare con Marco?”
“Sei pazzo?”
“Allora chi è? Dai!”
“Ho baciato Davide.”
“Che?”
“Già. Ma c’è poco da stare allegri: mi ha detto di essere geloso di te, di essere dispiaciuto perché mi ha lasciato e che mi ama.”
“Beh, è fantastico, no? Almeno per te. Io rabbrividisco solo all’idea.”
“Non è affatto fantastico. Io non provo più niente per lui. Cioè, niente che si possa chiamare amore. C’è ancora un grande affetto ma nient’altro.”
“Avrei giurato il contrario.”
“Anch’io, finché non ho sentito quelle parole. Non ho avuto nessuna reazione e baciarlo non mi ha lasciato niente.”
Danilo non sapeva cosa dire: non era un esperto nell’amore fra uomini e non poteva certo dare consigli a nessuno in quel caso.
“Comunque… C’è anche un’altra novità.”
“Mh, proprio una giornata piena di colpi di scena! Ma cosa siete in quella redazione? Il cast di Beautiful?”
“Vuoi saperla la novità o no?”
“Dai, spara!”
“In realtà non è affatto una novità: lo so da un po’ ma volevo aspettare di decidere davvero per dirtelo.”
“Non tenermi sulle spine! Parla!”
“Vado a lavorare a New York!”
Danilo pensò ad uno scherzo. Il suo viso si rabbuiò.
“Cosa dici?”
“Sì, un giornale. Non un giornale gay! Un giornale e basta! Insomma, un giornale ha chiesto a Luciano di potermi avere per un periodo di tempo…”
“Quanto?”
“Uno o due anni.”
“Ah…”
“Allora, che mi dici?”
“C- Congratulazioni. Sono felice per te…” Danilo bevve un sorso di birra.
“Non sono stato sicuro fino ad oggi.” Lorenzo parlò e parlò per tutta la sera. Danilo si fece silenzioso ma non osava chiedere al suo cuore il perché del suo improvviso cambio d’umore.
“Lorenzo, posso accompagnarti a casa? Sono un po’ stanco.”
“Certo.”
Durante il breve tragitto che separava il bowling da casa di Lorenzo i due non si scambiarono una parola.
Lorenzo baciò l’amico sulla guancia e scese dalla macchina.
Danilo sfrecciò via dalla strada a tutta velocità e scomparve nella notte.

 

 

 

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