Capitolo 21 Rio de janeiro

E meno uno al finale! Ci siamo! Scusate il ritardo ma è stato un periodo del cazzo. Stiamo per concludere le avventure di Lorenzo e dei suoi amici… Mi sento strano come quando tanti anni fa scrissi la parola fine… Ne parleremo. Intanto, eccovi il penultimo capitolo di “In blue”, un romanzo scritto male ma con amore.

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Capitolo 21
Rio de janeiro

Lorenzo sbirciò il viso di Davide da dietro il computer. Non riusciva a credere di non provare più quella grande passione che lo infuocava ogni volta in cui i loro sguardi si incontravano. In fondo, si diceva, il loro amore era stata l’esperienza più intensa e dolorosa della sua vita. Era come un’onda che tornava sempre e adesso, invece…
Chissà cosa avrebbe detto Andrea se avesse saputo dei sentimenti di Davide. Forse avrebbe odiato Lorenzo.
“Ho deciso che parto.” Disse a Davide senza neanche guardarlo.
“Ah, sì?” Rispose l’altro freddamente. “Quando?”
“A Ottobre.”
“Così presto?”
“Beh, non è proprio presto: mancano tre mesi.”
“È troppo presto…”
Lorenzo non rispose all’affermazione di Davide.
Continuarono a lavorare in silenzio.

 

                                                          ***

L’estate avanzava. Chiusa la redazione ognuno se ne era andato per i fatti suoi a passare le vacanze in santa pace.
Dario aveva lasciato Alex in sospeso sulla loro relazione: non se la sentiva ancora di decidere. Non voleva fare mosse avventate in una situazione così delicata. Partì per Pesaro senza lasciargli una risposta.
Alex, dal canto suo, decise che forse era l’ora di tornare per un po’ a Palermo. Chiuse le ultime pratiche, partì.
Luciano e Letizia seguirono Alex a Palermo.
Fabio e Gippo passarono il mese di Agosto in Spagna.
Davide, Andrea e le loro famiglie partirono per Siena dove Mario, il marito della madre di Davide, aveva una casa.
Barbara e Claudia decisero insieme a Marina e a Silvia, un’amica comune detta La trans, di fare il famoso viaggio in Thailandia di cui parlavano da anni.
Lorenzo restò solo nella grande casa che divideva con i suoi due amici. Si disse che un po’ di solitudine gli avrebbe fatto bene.
Di Danilo non c’era nessuna traccia: dopo la sera in cui gli aveva parlato della sua partenza per New York, lo aveva sentito al telefono un paio di volte ma lui era stato sempre molto freddo. Lorenzo c’era rimasto male: non era mai successo che al telefono non avessero niente da dirsi. Lo chiamò.
<<Un ultimo tentativo>> Si disse.
Nessuna risposta.
Decise di non pensarci troppo: se Danilo avesse avuto bisogno di lui lo avrebbe cercato.
Squillò il telefono.
Danilo!
“Pronto?” La voce era familiare ma non quella che Lorenzo si aspettava.
“Ah, Fabio! Sei tu!  Dimmi…”
“Grazie dell’entusiasmo! Pensavi che fossi Danilo, vero?”
“Sì…”
“Non si è ancora fatto sentire?”
“No…”
“Sei in pensiero per lui, vero?”
“Sì…”
“Ascolta, ti ho chiamato solo per sapere come andava. Hai bisogno di parlare?”
“No… Sta’ tranquillo… Piuttosto, come va lì?”
“Gippo si è ferito al piede giocando a pallone con dei ragazzi del luogo! Non sai che disastro! Mi sto rovinando la vacanza: non possiamo andare da nessuna parte! Siamo costretti in stanza ed io mi sto esaurendo! Certe volte vorrei piantarlo e uscire!”
“C’è qualcosa che vuoi dirmi, vero?”
“L’ho piantato ed ho battuto un po’ per le spiagge della Spagna!”
“Ecco lo sapevo!”
“Non l’ho lasciato. Mi sono andato a divertire senza di lui. Lo amo. Non voglio lasciarlo.”
“No, no… Ci credo…”
“Ok, mi sono sfogato! Ti saluto! Fatti sentire, eh?”
“Ok!”
Lorenzo chiuse la porta e si diresse verso la redazione. Voleva ancora stare un po’ in quel posto che tanto gli aveva dato.
Si fermò a prendere un caffè da Irene che ormai si stava preparando ad andare in ferie.
Nico, Irene, Luca e gli altri baristi erano tutti là.
Lorenzo li salutò.
“Allora anche tu stai per chiudere…”
“Eh, già! Finalmente dopo dieci mesi di lavoro posso rilassarmi. Io e Luca vorremmo andare dai suoi zii a Napoli e da lì fare un salto in Sicilia…”
“Se fai un salto a Palermo ci trovi Luciano, Letizia e Alex!”
“Ah, lo so! Luciano ha detto che ci ospita lui!”
“Ma insomma! Vi mettete tutti d’accordo senza che io sappia niente!”
“E tu quando vai in Sicilia?”
“Irene… Non posso. Con la partenza per New York devo occuparmi di un sacco di cose. Non credo di avere il tempo…”
“Quando parti?”
“Ah… A Ottobre… Non conosco ancora il giorno preciso.”
“E il tuo ragazzo cos’ha detto della tua partenza?”
“Quale ragazzo?”
“Quello che al tuo compleanno ha detto che voi due siete una cosa sola anche se lui non è gay! Come si chiama?”
“Danilo. Ma non è il mio ragazzo!”
“No?”
“No…”
“Beh, sai che sembra proprio tutto il contrario? Siete sempre insieme, sempre così vicini, così affiatati.”
“Affiatati? Non lo vedo da un secolo…”
“Avete litigato?”
“No. All’improvviso si è allontanato. Non so perché.”
“Voi uomini siete strani! Lascialo perdere!”
“Sì, magari!”
“Ecco il tuo caffè!”
Irene aveva disegnato, sul caffè macchiato, un fiore di cioccolato.
“Ti piace?”
“Sì, grazie.”
“Visto che gli uomini di fiori non te ne regalano…”
Lorenzo sorrise e bevve il suo caffè quasi dispiaciuto di non poter conservare quel dolce fiore di cioccolato.
Il telefonino squillò.
“Pronto?”
“Lorenzo. Sono Davide.”
“Ciao…”
“Cosa fai?”
“Sto prendendo un caffè da Irene.”
“Ah! Non sai resistere senza il suo caffè!”
“Già…”
“Allora?”
“ ‘Allora’, che?”
“Sei tutto solo?”
“Con i fumetti.”
“La migliore compagnia!”
“Già!”
“Volevo soltanto sapere come stavi.”
“Sto bene, tranquillo.”
“Allora… Ciao…”
“Ciao.” Lorenzo chiuse la conversazione e guardò Irene intenta a preparare il caffè per altri clienti. Si chiese perché se gli altri si divertivano lui non poteva farlo. Un fine settimana lontano da Bologna gli sarebbe bastato: decise di partire.

 

                                                ***

 

Arrivò a Riccione. Scese dal treno e si diresse verso l’albergo dove era stato con Eugenio.
Probabilmente lui c’era venuto con qualcun altro e Liliana continuava a sopportare il suo egoismo. Ma anche lei doveva essere una gran bella egoista se continuava a tenersi stretto il marito e a chiudere gli occhi di fronte ai suoi ripetuti tradimenti.
Il portiere lo guardava con l’espressione di chi è totalmente disgustato: ricordava perfettamente che Lorenzo era stato là qualche tempo fa.
Sistemati i bagagli nella stanza si addormentò.

 

                                                            ***

La sabbia calda gli bruciava i piedi: se ne fregava! Voleva assolutamente prendere il sole. Stese il telo da mare e vi si sdraiò. Prese Sandman dal suo zaino azzurro e si mise a leggere.
Pace e relax.
Si stufò subito. Si alzò e si diresse verso il mare.
Acqua fresca! Da quando abitava a Bologna erano rare le occasioni in cui andava al mare. Sotto questo aspetto la sua Palermo gli mancava: gli mancava il poter raggiungere la spiaggia in dieci minuti, gli mancava il sole splendente anche in pieno inverno. Si immerse e aprì gli occhi. Gli bruciarono, ma la vista del fondo marino lo lasciò senza fiato: se solo avesse potuto diventare un pesce e restare per sempre lì. In quel mondo silenzioso.
Nuotò e nuotò ancora, fino a quando riuscì a trattenere il fiato. Poi sgusciò fuori dall’acqua come un tritone. Tornò verso la spiaggia pensando ai suoi occhiali incustoditi. Del resto erano le uniche cose di ‘valore’ che portava con sé: niente soldi. Solo gli occhiali e un paio di fumetti.
Si lasciò asciugare al sole. Alzando la testa per aggiustarsi gli occhiali e riprendere a leggere vide un uomo, seduto poco distante da lui, la cui età poteva aggirarsi sui quarant’anni. Un po’ stempiato, le spalle larghe. Il corpo robusto ma non grasso: un tipo alla ‘Kevin Spacey’.
<<Proprio il mio tipo!>> Pensò Lorenzo.
Continuò a sbirciarlo da dietro il numero di Spider Woman in inglese che teneva in mano. L’uomo si spalmava la crema solare. Lorenzo pensò che sarebbe stato tremendamente sensuale spalmargli quella crema. Si vergognò del pensiero formulato.
Una mezz’ora dopo quell’uomo era ancora là. Ancora da solo.
Lorenzo decise di lanciarsi: gli sorrise.
L’altro ricambiò il sorriso e gli fece cenno di avvicinarsi battendo un paio di volte la mano sul telo da mare giallo.
Lorenzo afferrò il suo telo e lo zaino e gli si avvicinò.
“Tutto solo?” Gli chiese quello.
“Sì. Una vacanza da solo. L’ideale per scaricare lo stress e ritrovare un po’ di sintonia con sé stessi. E lei?”
“Dammi pure del tu. Io sono Claudio.”
“Lorenzo. Dicevo… Sei solo?”
“Sì. Niente amici. Niente famiglia. Nulla. Mi ero rotto le scatole e sono venuto qui a Riccione. Abito a Ravenna.”
“Io a Bologna.”
Un attimo d’imbarazzo.
“Per quanto resti?” Chiese Lorenzo.
“Solo oggi. Non ho preso camere d’albergo e non posso fermarmi.”
“Capisco. Io invece ho una camera poco distante da qui. Avevo pensato di fermarmi almeno per una settimana.”
“Ti annoierai!”
“Beh, non ho nient’altro di meglio da fare!” Rispose Lorenzo seguendo la goccia di sudore che scendeva dal collo al petto di Claudio.
“E cosa fai a Bologna, lavori o studi?”
“Lavoro. Sono redattore di un sito web.”
“Ah, interessante! E quale?”
“Non credo che tu lo conosca… Si chiama Man’s men…”
Claudio sorrise sorpreso e si tolse gli occhiali da sole.
“La conosco eccome. E dimmi… Tu sei…”
“Secondo te?”
“Capisco…” Rispose guardando Lorenzo con quegli occhi castani che sembravano volerlo penetrare. “Hai detto di avere una camera poco distante da qua…”
Lorenzo non se lo fece dire due volte.
“Seguimi.” Gli disse con aria decisa e con il cuore che gli batteva all’impazzata come se stesse per fare un’esperienza nuova. E, in un certo senso, lo era.

 

                                                           ***

La camera era quasi buia. Solo alcuni raggi di sole filtravano dalle serrande abbassate.
Claudio si sedette sul letto.
“Vuoi da bere?” Chiese Lorenzo.
“Cos’hai?”
“Mh… Coca, Gin, Champagne. In  questo albergo non manca niente!”
“Vada per lo champagne.”
Lorenzo tentò di stappare la bottiglia di champagne ma non ci riuscì. Claudio, vedendolo in difficoltà, lo circondò da dietro con le braccia e gli tolse la bottiglia dalle mani avvicinando il suo inguine al sedere di Lorenzo.
“Vedi… Non è difficile. Si fa così…” Disse sensualmente alle orecchie dell’amante.
Lo champagne bagnò le gambe di Lorenzo.
“Che bottiglia cattiva… Ti ha bagnato tutto…”
Claudio posò la bottiglia sul tavolo e si riavvicinò a Lorenzo.
L’altro si distese sul letto. Claudio gli si stese addosso.
Le labbra. Si spogliarono a vicenda.
Lorenzo sentì un dito insinuarsi dentro di lui. Sentì dolore ma lasciò che Claudio andasse avanti.
Vide il grosso membro dell’uomo conosciuto pochi minuti prima avvicinarglisi al viso.  Sentì che lo desiderava. Desiderava quel cazzo sconosciuto.
Lo prese in bocca e infuse tutta la sua passione nel soddisfare quell’uomo appena conosciuto.

 

                                                                    ***

Rimasero sfiniti sul letto per ore.
“Non incontravo uno come te da tempo.” Esordì nel silenzio Claudio. “Sei quanto di più bello potesse capitarmi.”
“Grazie…”
“Ti andrebbe di continuare a frequentarci?”
“Cosa?”
“Non ho un ragazzo da molto tempo e credo che per me, a quarantasei anni, non sia più così facile trovarne uno.”
“Come no?” Rispose svogliatamente Lorenzo. “Guarda che sei un uomo splendido. Avrai la fila sotto casa, no?”
“Non esattamente…”
“Ah…”
“Non mi hai risposto…”
“A cosa?”
“Ti ho chiesto se ti andrebbe che ci frequentassimo.”
Lorenzo restò in silenzio.
“Allora?” Chiese Claudio impaziente.
“Mi dispiace, ma non sto cercando una relazione.”
Claudio sentì una fitta al cuore: erano bastate quelle poche ore con Lorenzo per innamorarsene. Gli era bastato vederlo sorridere e sentirlo suo. Gli era bastato sentirlo parlare del suo lavoro, gli era bastato confidarsi per sentirsi meglio. Era da quando aveva lasciato Samuele, un ragazzo con cui era stato per sei mesi, che non si sentiva in quella maniera.
Lorenzo si era perso fra i suoi pensieri come se fosse stato solo in quella stanza.
Aveva sfogato la sua rabbia repressa scopando con quell’estraneo. Aveva surrogato la mancanza dell’amore vero ma non gli era rimasto niente: niente che potesse bastare per avviare una relazione. E, ripensandoci, era la stessa sensazione che avvertiva ogni volta che andava a letto con qualcuno con cui poi aveva avviato delle relazioni irrimediabilmente finite nel baratro.
Claudio lo strinse a sé. Lorenzo lo abbracciò ma soltanto per compassione. Senza neanche la voglia di dire almeno ‘mi dispiace’.

 

                                                                   ***

Arrivò Settembre. Lorenzo aveva finalmente sistemato tutte le pratiche per poter partire. Ormai il tempo a disposizione per i suoi amici era veramente poco. Aveva sentito Claudio ancora un per un paio di volte e lo aveva invitato a Bologna. Ma di cominciare una relazione non ne aveva proprio l’intenzione.

‘Luciano

Letizia

Barbara

Claudia

Dario

Fabio

Alex

Andrea

Davide

Danilo’.

La lista di quelli che gli restavano da salutare dopo Irene e Luca.
I suoi dieci piccoli indiani, li chiamava lui.
Le ultime settimane le avrebbe dedicate a loro. Li avrebbe salutati singolarmente. Non aveva nessuna intenzione di vivere degli addii strappalacrime e di salire sull’aereo con il magone a causa delle lacrime dei suoi amici.
Non sarebbe stato facile parlare a Danilo ma lo avrebbe fatto lo stesso. Sperava di riuscire a trovare le parole giuste: sperava che una sintesi beffarda di parole non lo portasse a salutarlo senza dirgli ciò che veramente rappresentava per lui.

 

                                                               ***

L’aria del mattino era gelida. Il viso di Danilo esposto al vento era come se venisse lacerato durante la sua corsa. Lo faceva ogni mattina d’estate: si vestiva e raggiungeva in corsa il cimitero per portare dei fiori sulla tomba dei suoi nonni. Diceva che lo faceva stare bene e che si teneva in allenamento. Passò davanti casa di Lorenzo ma non si fermò: non se la sentiva di parlargli o vederlo sapendo che lo avrebbe perso da un momento all’altro. Era meglio chiudere lì la loro amicizia: per che cosa, si chiese, aveva trovato qualcuno uguale a lui, per perderlo?
Continuò la sua corsa verso la tomba dei nonni. Una marea di possibilità gli invasero la mente: e se lasciando andare via Lorenzo così lo avesse perso per sempre? E se il suo cammino senza Lorenzo fosse stato arido e sterile? E se gli occhi del suo migliore amico non sorridevano più da quando lui era sparito? Non poteva lasciar cadere tutto così, ma il dolore di perdere ancora qualcuno lo stava distruggendo.
Lasciò i fiori sulle tombe. Una lacrima.
“È solo il vento…” Si disse.
Ma il vento già non soffiava più e aveva lasciato posto al tiepido calore delle mattine di Settembre.

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